giovedì 29 gennaio 2015

Intervista con Eon Guitar Quartet



Il quartetto di chitarre Eon Guitar Quartet, fondato nel 1999, è costituito da Giovanni Maselli, Rita Casagrande, Roberto Tascini e Mario Barbuti.
Eon è attualmente considerato uno dei migliori e più attivi ensemble cameristici nel panorama internazionale chitarristico e diversi compositori gli hanno dedicato importanti pagine. Oltre i numerosi appuntamenti italiani, in questi anni molti sono stati i pestigiosi palchi internazionali che li hanno visti esibire: Messico, Finlandia, Ecuador, Germania,Russia,Estonia,UK, Portogallo, Bulgaria, Spagna.

GUITARE è l'ultimo lavoro messo a punto da Eon per l'etichetta "Stamata", nascente etichetta discografica che abbraccia e mira a promuovere i talenti più ineressanti del panorama contemporaneo. Rivolgiamo qualche domanda agli esponenti del quartetto per approfondire il lavoro portato avanti e scoprire i progetti futuri.

Quando e come è nato il quartetto?

Mario Barbuti: Sul finire del secondo millennio, alcuni di noi erano studenti universitari al famoso DAMS di Bologna, altri gravitavano sempre per studi in area bolognese. Ricordo che una sera, in occasione di una festa a casa di amici comuni, si avvicina Giovanni e mi offre un mojito che aveva appena preparato, e mi dice: so che suoni la chitarra, che ne dici di formare un quartetto di chitarre?
Poi l’incontro con Rita, conosciuta il giorno del suo splendido diploma di chitarra al conservatorio di Bologna “G.B. Martini”, io e Giovanni eravamo lì perché iscritti al corso di Musica Elettronica.
E infine, e direi inevitabilmente, l’incontro con Roberto che passava da Bologna per recarsi a Lucerna in Svizzera, dove seguiva corsi chitarristici di perfezionamento post-diploma.
Col passare del tempo sono sicuro che non è stato il caso a farci incontrare, ma, è chiaro, una determinazione e un’ostinazione, chiamiamola pure passione, per la chitarra, che ci trovava perfettamente allineati ed empaticamente affini.
Il battesimo concertistico è avvenuto ovviamente a Bologna, città che ci ha formato e ci ha trasmesso un’energia culturale ed artistica straordinaria. E di lì lungo lo Stivale e poi all’estero abbiamo avuto modo di portare avanti i nostri progetti, ma soprattutto di affinare la nostra tecnica d’insieme e la nostra fraterna amicizia.

Eon da spazio al repertorio contemporaneo e alcuni giovani compositori hanno scritto dei brani a voi destinati. Potreste parlarci di questa esperienza?

Giovanni Maselli: Il disco “Guitare” di Eon Guitar Quartet ha una genesi piuttosto lunga. Ci siamo spesso interrogati circa il senso del ripropore trascrizioni per questa formazione, promuovere nuova musica o suonare repertorio esistente. L’attuale progetto si inserisce nel mezzo di queste opzioni. Abbiamo quindi preso brani di punta del repertorio tradizionale per chitarra sola, e abbiamo, dopo molte ricerche musicologiche, scoperto che essi avevano dei “cloni” di tipo orchestrale messi a punto dai compositori stessi. In pratica lo stesso brano originariamente concepito per chitarra sola, per molteplici motivi era stato trascritto dallo stesso compositore per orchestra sinfonica. Noi abbiamo fatto un’operazione “a ritroso”, una sorta di “traduzione” riportando tali brani sulla chitarra, ma in un ensemble cameristico che potesse da un lato suonare come il compositore aveva in origine pensato (la chitarra) ma poi produrre la molteplice quantità di sfumature timbriche che erano presenti nelle versioni orchestrali. Per questo lavoro di traduzione ci siamo affidati alle sapienti mani di compositori a noi molto vicini che hanno lavorato in modo eccezionale : Eugenio Becherucci, Fabio Rizza, Caterina Centofante, Paolo Geminiani.
Per quanto riguarda invece il discorso della musica nuova, è una strada che negli anni stiamo
percorrendo parallelamente alla frequentazione del repertorio tradizionale. Un esempio su tutti è Cristian Gentilini, compositore bolognese, che ci ha dedicato il suo lavoro per quartetto “ Psalterium”, che ci ha dato la possibilità di seguire la nostra vocazione di ricerca timbrica nella riproduzione dello srumento tradizionale (il salterio) e con un linguaggio estremamente moderno ed efficace di esplorare potenzialità che solo un ensemble a corde pizzicate e così “fresco” come il quartetto di chitarre può avere. Altro importante esempio è quello del brano dedicatoci dal famoso compositore pianista romano Sergio Cafaro. Sergio Cafaro, era famosissimo per essere uno degli ultimi pianisti classico viventi a saper improvvisare su tema dato dal pubblico in stili differenti. Ci sono ancora esempi audio di versioni di “O Sole mio” in stile di Brahms, Bach, Rossini. Nel brano scritto per noi si vede proprio questa capacità (ormai probabilmente poco in uso) del saper “trascrivere lo stile” ma questa volta con tema originale. Purtroppo questo è stato l’ultimo lavoro di Cafaro che non ha mai avuto modo di ascoltare. Alla prima esecuzione che tenemmo a Roma era già molto malato e intervenne solo la moglie (anche lei importante pianista).

Con la vostra musica avete girato il mondo, che sensazioni avete nel suonare in Italia rispetto alle esibizioni all'Estero? C'è stata una situazione durante la vostra carriera che ricordate in modo particolare, in positivo oppure anche in negativo?

Roberto Tascini: dal 2005, debutto del quartetto in un contesto estero di prestigio, ad oggi effettivamente i palcoscenici solcati da questa formazione sono stati molti e variegati per collocazione ed importanza. Mi sento di affermare che le più grandi differenze le abbiamo notate non tanto nei confini geografici ma quanto nella tradizione del contesto in cui ci trovavamo ad esibirci. Cioè a parità di paese le esperienze sono state anche fortemente discordanti e ciò è sempre dipeso dalla direzione artistica, dalla storia del Festival e dalla predisposizione del pubblico all’ascolto. Quindi non la matrice culturale a discriminare bensì la “fame di cultura”. Così ricordo degli splendidi concerti nella provincia bavarese come nel centro di Londra, negli altopiani del messico come a Bologna città. Negli anni abbiamo inserito in programma opere di grande richiamo per il pubblico, penso alla Carmen di Bizet o alle danze slave di A.Dvorak, come brani più difficili all’ascolto come F.Martin, W.Walton fino alla contemporanea sperimentale e sempre abbiamo riscontrato una grande accoglienza da parte del pubblico, soprattutto dove l’interesse dell’odience era genuino verso la chitarra e non tanto verso l’”happening”. Ricordo con particolare piacere un concerto vicino Zacatecas, in Messico, dove parteciparono più di 800 studenti universitari, con ingresso a pagamento, entusiasti ed attenti dalla prima all’ultima nota. Viceversa possiamo annoverare un pubblico nobile Finlandese che dopo avere compostamente applaudito al concerto diplomaticamente definì “fin troppo energica” la nostra esibizione!
L’italia vive generalmente una dicotomia in tal senso, presentando un pubblico spesso poco abituato alle sale da concerto e che quindi fatica a praticarle, soprattutto se a pagamento, che però è molto recettivo alla musica e che quindi una volta conquistato torna volentieri.


Quali sono i vostri prossimi impegni e progetti futuri?

Rita Casagrande: Anche per l’anno 2015 il quartetto è stato invitato in Germania, dove terremo 3 concerti dal 6 all’8 marzo. Personalmente il piacere di tornare tra il pubblico tedesco sarà ancora più grande visto che l’anno scorso non ho preso parte al Tour in Germania, programmato proprio nei giorni in cui ho dato alla luce mia figlia. Per la primavera altri concerti sono in via di definizione e immancabile poi è il tradizionale appuntamento all’interno del festival Claxica a Castel d’Aiano la seconda settimana di Luglio.
Considerato che nel 2015 Eon compie 10 anni, qualche sorpresa sicuramente ci sarà...
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