"LA BATTENTE NEI LUOGHI DELLA MEMORIA"
- Prima rassegna itinerante di chitarra battente -
Con la partecipazione dell’etnomusicologo Antonello Ricci e dei più grandi Maestri di ieri e di oggi
L’evento, a carattere itinerante, coinvolgerà molteplici comuni della Sila Greca e Jonica e dell'alto Crotonese e rappresenterà un momento di confronto tra gli anziani suonatori di chitarra battente ed i virtuosi di oggi.
L’invito a partecipare è esteso comunque non solo ai “Grandi” ma a tutti coloro che amano e vivono tale strumento e che hanno voglia di confrontarsi e divertirsi.
Durante la manifestazione sarà premiato a Cariati il Maestro Liutaio Vincenzo De Bonis.
La rassegna sarà seguita da Radio Rai Tre Suite.
Direzione Artistica: Cataldo Perri
Date raduni:
19 luglio - Cariati
20 luglio - Calopezzati
4 Agosto - Crucoli
9 Agosto - Bisignano
19 Agosto - Campana
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sabato 5 luglio 2008
Speciale Cataldo Perri: MEMORIE MEDITERANEE, CHIMERE D'ARGENTINA
Sogni sospesi fra una tarantella e un tango
http://it.youtube.com/watch?v=_zcdDcIHSqU
Milonga de mis amores
http://it.youtube.com/watch?v=Fc6D7kQkaX4
http://it.youtube.com/watch?v=_zcdDcIHSqU
Milonga de mis amores
http://it.youtube.com/watch?v=Fc6D7kQkaX4
venerdì 4 luglio 2008
Speciale Cataldo Perri: IL MIO MONDO IN SCENA
IL MIO MONDO IN SCENA
T: Il tuo mondo interiore di Cataldo Perri, la sua vena artistica, la voglie di raccontare ciò che è stato e ciò che è, trovano nel teatro un forte mezzo di comunicazione. Ecco che nasce così “Laura e il sultano”, un viaggio musicale e storico nella memoria delle incursioni turche in Calabria dove racconti le vicende di una giovine di Cariati che , rapita, finisce col divenire la favorita del sultano di Costantinopoli.
Segue poi “Bastimenti”, uno spettacolo che narra della diaspora calabra nelle Americhe in cui tra una tarantella e un tango, racconti le speranze e le attese di milioni di persone partite verso l’incognita di un mondo nuovo.
Come nasce “Bastimenti”?
C: Ho scritto Bastimenti - sogni e chimere sospese fra una tarantella e un tango - nel 2000 ispirandomi alla storia di mio nonno Michele che, partito per l’Argentina nel 1924, ha lasciando nella sua Cariati nonna Marianna e due bambine ad aspettarlo invano per tutta la vita.
Ha dato sue notizie ed ha mandato soldi per dieci anni poi… più nulla.
Le notizie che arrivavano dai compaesani di ritorno parlavano di un uomo vinto che si era perso nei meandri della vita di Buenos Aires. Poi, per nonno Michele il marciapiede di Villaneda fino all’ultima spiaggia dell’etilismo.
Attraverso questa intima storia familiare ho voluto raccontare la storia di chi non ce l’ha fatta , dello sradicamento doloroso, della diaspora nelle Americhe, di quegli “arrivederci” senza certezze … Bastimenti allora è un viaggio nei profumi, nelle immagini e nelle malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata in cui tarantelle e tanghi stanno ad indicare la fusione delle memorie mediterranee con le chimere d’Argentina.
In sintesi, sospesa fra questi due universi musicali si è consumata la vicenda esistenziale dei nostri emigranti, legati fortemente alle proprie radici musicali ma attratti inesorabilmente dalla malìa del tango e dalla “vita” tentatrice di Buenos Aires.
A mio nonno e a tutti quelli che come lui non ce l’hanno fatta ho dedicato Bastimenti.
T: Il tuo mondo interiore di Cataldo Perri, la sua vena artistica, la voglie di raccontare ciò che è stato e ciò che è, trovano nel teatro un forte mezzo di comunicazione. Ecco che nasce così “Laura e il sultano”, un viaggio musicale e storico nella memoria delle incursioni turche in Calabria dove racconti le vicende di una giovine di Cariati che , rapita, finisce col divenire la favorita del sultano di Costantinopoli.
Segue poi “Bastimenti”, uno spettacolo che narra della diaspora calabra nelle Americhe in cui tra una tarantella e un tango, racconti le speranze e le attese di milioni di persone partite verso l’incognita di un mondo nuovo.
Come nasce “Bastimenti”?
C: Ho scritto Bastimenti - sogni e chimere sospese fra una tarantella e un tango - nel 2000 ispirandomi alla storia di mio nonno Michele che, partito per l’Argentina nel 1924, ha lasciando nella sua Cariati nonna Marianna e due bambine ad aspettarlo invano per tutta la vita.
Ha dato sue notizie ed ha mandato soldi per dieci anni poi… più nulla.
Le notizie che arrivavano dai compaesani di ritorno parlavano di un uomo vinto che si era perso nei meandri della vita di Buenos Aires. Poi, per nonno Michele il marciapiede di Villaneda fino all’ultima spiaggia dell’etilismo.Attraverso questa intima storia familiare ho voluto raccontare la storia di chi non ce l’ha fatta , dello sradicamento doloroso, della diaspora nelle Americhe, di quegli “arrivederci” senza certezze … Bastimenti allora è un viaggio nei profumi, nelle immagini e nelle malinconie di un’epoca troppo importante per la nostra identità per essere rimossa e dimenticata in cui tarantelle e tanghi stanno ad indicare la fusione delle memorie mediterranee con le chimere d’Argentina.
In sintesi, sospesa fra questi due universi musicali si è consumata la vicenda esistenziale dei nostri emigranti, legati fortemente alle proprie radici musicali ma attratti inesorabilmente dalla malìa del tango e dalla “vita” tentatrice di Buenos Aires.
A mio nonno e a tutti quelli che come lui non ce l’hanno fatta ho dedicato Bastimenti.
T: Tema principale dell’opera , dunque, è l’immigrazione di ieri. Ed oggi? Come vedi questo fenomeno?C: Qualche tempo fa in collaborazione con l’associazione Maslow di Crotone , molto impegnata sul fronte assistenza immigrati, ho messo lo spettacolo BASTIMENTI al servizio del dramma delle moderne carrette di mare , cariche di carne umana in schiavitù, ricattata e venduta dalla mafia.
E’ nato così “Bastimenti e carrette di mare” in cui la struttura dello spettacolo rimane intatta fino a dieci minuti dalla fine quando sul video appaiono quelle “precarie carrette di mare” che approdano sulle nostre coste vomitando bambini e donne distrutte, giovani con la dita a forma di V e qualche anziano avvolto in un telo, morto durante la tremenda traversata…
Questo per ricordarci e, soprattutto, ricordare ai nostri giovani che gli occhi di Abdul, di Mohammed, di Fatima sono gli stessi dei tanti Michele, Giovanni, Rocco, che bussarono pieni di speranza alle porte dell’America fine 1800- inizio 900.
Si può e si deve guardare a questo fenomeno con gli occhi e la memoria rivolta al nostro passato,
partendo dal presupposto che non esiste una popolazione, una razza criminale e una civile.
Ci sono dei comportamenti individuali che allorquando sfociano in atti delinquenziali vanno perseguiti secondo il principio di civiltà giuridica della responsabilità individuale.
Immaginiamo un po’ se anche i tedeschi e gli americani avessero giudicato e omologato tutti noi calabresi a quei pochi farabutti mafiosi – ndranghetisti? (Duisburg docet)
Il fenomeno immigrazione va certamente governato , regolamentato , evitare che si formino dei campi indecenti dove l’emarginazione sociale e lo stato di incuria e precarietà diventino miscela esplosiva che a volte sfocia in cieca bestialità.
Alla conferenza finale del progetto “Bastimenti e carrette di mare” ho ipotizzato che forse la civile Europa potrebbe porre fine allo schiavismo, allo sfruttamento mafioso e alle tante morti in mare di tanti disperati organizzando tali viaggi in sicurezza , andando a prendere, magari programmandone il numero in base alle opportunità di lavoro , questi disperati altrimenti vittime del mare o della mafia.
E’ nato così “Bastimenti e carrette di mare” in cui la struttura dello spettacolo rimane intatta fino a dieci minuti dalla fine quando sul video appaiono quelle “precarie carrette di mare” che approdano sulle nostre coste vomitando bambini e donne distrutte, giovani con la dita a forma di V e qualche anziano avvolto in un telo, morto durante la tremenda traversata…
Questo per ricordarci e, soprattutto, ricordare ai nostri giovani che gli occhi di Abdul, di Mohammed, di Fatima sono gli stessi dei tanti Michele, Giovanni, Rocco, che bussarono pieni di speranza alle porte dell’America fine 1800- inizio 900.
Si può e si deve guardare a questo fenomeno con gli occhi e la memoria rivolta al nostro passato,partendo dal presupposto che non esiste una popolazione, una razza criminale e una civile.
Ci sono dei comportamenti individuali che allorquando sfociano in atti delinquenziali vanno perseguiti secondo il principio di civiltà giuridica della responsabilità individuale.
Immaginiamo un po’ se anche i tedeschi e gli americani avessero giudicato e omologato tutti noi calabresi a quei pochi farabutti mafiosi – ndranghetisti? (Duisburg docet)
Il fenomeno immigrazione va certamente governato , regolamentato , evitare che si formino dei campi indecenti dove l’emarginazione sociale e lo stato di incuria e precarietà diventino miscela esplosiva che a volte sfocia in cieca bestialità.
Alla conferenza finale del progetto “Bastimenti e carrette di mare” ho ipotizzato che forse la civile Europa potrebbe porre fine allo schiavismo, allo sfruttamento mafioso e alle tante morti in mare di tanti disperati organizzando tali viaggi in sicurezza , andando a prendere, magari programmandone il numero in base alle opportunità di lavoro , questi disperati altrimenti vittime del mare o della mafia.Mp3 Baciala questa terra
Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte terza
INTERVISTA (terza parte)
T: Da anni offri il tuo contributo al gruppo di musica etnica calabrese Agorà. Ce ne parli?
C: Con Agorà ho registrato un disco di grande rigore tradizionale “Tinghi e Tingone” e spesso Agorà è coinvolta in Bastimenti. E’ un gruppo di proposta filologica della tradizione calabrese. Da qualche anno però sto portando avanti un mio personale progetto che coinvolge anche musicisti non necessariamente tradizionali e in cui fa capolino spesso anche qualche sonorità jazz.
T: Com’è nata, invece, la tua collaborazione con Eugenio Bennato nell’ambito di Tarantella Pawer?
C: Con Eugenio Bennato ho suonato insieme in varie occasione (Caulonia, Terni..)
ed è stato molto gratificante lavorare con uno dei miei miti della proposta musicale anni 70. Ho collaborato più organicamente, però, con Peppe Barra, in una tournèe del 1996.
T: Armando Corsi e Mario Arcari, musicisti che hanno suonato per Ivano Fossati e per il compianto Fabrizio De Andrè, collaborano con te nel cd Bastimenti.
C: Questi grandi maestri hanno voluto regalare i loro magici suoni al mio progetto musicale ed è stato entusiasmante veder lavorare insieme Arcari, Corsi, Beppe Quirici, la Filaronia Mediterrenaea e Agorà, tutti coinvolti per la prima di Bastimenti. Quindi zampogne e violoncelli, chitarre battenti, lira calabra , oboe, chitarra classica… il tripudio della musica oltre qualsiasi rigidità di genere.
T: Molte tue composizioni sono state utilizzate da varie trasmissioni televisive: Sereno Variabile, Linea Blu, Porta a Porta, Meteo Rai… Come prende forma un’idea musicale?
C: Io penso che abbiamo già tutto dentro in forma confusa ed oscura (la primigenia sonorità della nascita del cosmo), basta a volte un rumore, un suono di strada e…
Il musicista credo che sia un medium fra le tenebre dell’opera non nata e il suo parto, direi una levatrice. Poi la cultura , la geografia , l’esperienza, la sensibilità fanno il resto.
T: Cosa pensi di comunicare con il tuo repertorio?
C: Che in musica si possono dire cose diverse dalle solite labbra, i tuoi occhi, il batticuore, l’amore, i tuoi capelli ...
La musica è un formidabile strumento culturale ed emozionale , può e a volte deve essere anche impegno civile specie per chi vive in posti socialmente complessi. Ultimamente sto lavorando a urlare in musica l’indignazione contro la mafia.
T: La tua vena artistica comunque non si esaurisce solo nell’essere musicista ma abbraccia il teatro e ultimo anche la letteratura con il progetto che stai portando avanti con Vito Teti e Carmine Abate.
C: Teti e Abate sono due formidabili rappresentanti della cultura calabrese e nazionale: il primo è direttore del dipartimento di etno-antropologia e culture del Mediterraneo all’Unical e Abate (premio Bancarella , premio Napoli …), invece, è lo scrittore della diaspora migratoria .
Lui ha scritto in letteratura quello che io ho scritto in musica, cioè identità e emigrazione, e da qualche tempo stiamo portando nei teatri “La festa del ritorno” (romanzo di Abate), un reading di letteratura e musica.
T: Cataldo Perri: medico per professione , musicista per passione e politico per ….
Come riesci a conciliare tre attività che richiedono una partecipazione pressoché totale della persona?
C: Politico amministratore per dovere civile e perché ad un certo punto ho sentito che non bastava più cantarla la mia terra per dimostrale amore .
Il piccolo paese mi permette di vivere queste tre dimensioni.
E’ faticoso e a volte mi sento miracolato quando riesco a lavorare a nuove ispirazioni.
Ho seguito il mio istinto e le mie passioni. E’ dura , ma ne vale la pena.
T: Da anni offri il tuo contributo al gruppo di musica etnica calabrese Agorà. Ce ne parli?
C: Con Agorà ho registrato un disco di grande rigore tradizionale “Tinghi e Tingone” e spesso Agorà è coinvolta in Bastimenti. E’ un gruppo di proposta filologica della tradizione calabrese. Da qualche anno però sto portando avanti un mio personale progetto che coinvolge anche musicisti non necessariamente tradizionali e in cui fa capolino spesso anche qualche sonorità jazz.
T: Com’è nata, invece, la tua collaborazione con Eugenio Bennato nell’ambito di Tarantella Pawer?
C: Con Eugenio Bennato ho suonato insieme in varie occasione (Caulonia, Terni..)
ed è stato molto gratificante lavorare con uno dei miei miti della proposta musicale anni 70. Ho collaborato più organicamente, però, con Peppe Barra, in una tournèe del 1996.
T: Armando Corsi e Mario Arcari, musicisti che hanno suonato per Ivano Fossati e per il compianto Fabrizio De Andrè, collaborano con te nel cd Bastimenti.
C: Questi grandi maestri hanno voluto regalare i loro magici suoni al mio progetto musicale ed è stato entusiasmante veder lavorare insieme Arcari, Corsi, Beppe Quirici, la Filaronia Mediterrenaea e Agorà, tutti coinvolti per la prima di Bastimenti. Quindi zampogne e violoncelli, chitarre battenti, lira calabra , oboe, chitarra classica… il tripudio della musica oltre qualsiasi rigidità di genere.
T: Molte tue composizioni sono state utilizzate da varie trasmissioni televisive: Sereno Variabile, Linea Blu, Porta a Porta, Meteo Rai… Come prende forma un’idea musicale?
C: Io penso che abbiamo già tutto dentro in forma confusa ed oscura (la primigenia sonorità della nascita del cosmo), basta a volte un rumore, un suono di strada e…
Il musicista credo che sia un medium fra le tenebre dell’opera non nata e il suo parto, direi una levatrice. Poi la cultura , la geografia , l’esperienza, la sensibilità fanno il resto.
T: Cosa pensi di comunicare con il tuo repertorio?
C: Che in musica si possono dire cose diverse dalle solite labbra, i tuoi occhi, il batticuore, l’amore, i tuoi capelli ...
La musica è un formidabile strumento culturale ed emozionale , può e a volte deve essere anche impegno civile specie per chi vive in posti socialmente complessi. Ultimamente sto lavorando a urlare in musica l’indignazione contro la mafia.
T: La tua vena artistica comunque non si esaurisce solo nell’essere musicista ma abbraccia il teatro e ultimo anche la letteratura con il progetto che stai portando avanti con Vito Teti e Carmine Abate.
C: Teti e Abate sono due formidabili rappresentanti della cultura calabrese e nazionale: il primo è direttore del dipartimento di etno-antropologia e culture del Mediterraneo all’Unical e Abate (premio Bancarella , premio Napoli …), invece, è lo scrittore della diaspora migratoria .
Lui ha scritto in letteratura quello che io ho scritto in musica, cioè identità e emigrazione, e da qualche tempo stiamo portando nei teatri “La festa del ritorno” (romanzo di Abate), un reading di letteratura e musica.
T: Cataldo Perri: medico per professione , musicista per passione e politico per ….
Come riesci a conciliare tre attività che richiedono una partecipazione pressoché totale della persona?
C: Politico amministratore per dovere civile e perché ad un certo punto ho sentito che non bastava più cantarla la mia terra per dimostrale amore .
Il piccolo paese mi permette di vivere queste tre dimensioni.
E’ faticoso e a volte mi sento miracolato quando riesco a lavorare a nuove ispirazioni.
Ho seguito il mio istinto e le mie passioni. E’ dura , ma ne vale la pena.
giovedì 3 luglio 2008
Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte seconda
INTERVISTA (seconda parte)
Esposito Titty: Compagna inseparabile del tuo cammino musicale è da sempre la chitarra battente di cui sei un virtuoso.
Cataldo Perri: La battente è uno strumento magico, il riverbero delle sue corde ricorda la risacca del mare, il suo eterno ritorno , la sua sonorità crea a volte degli strati di trance ossessiva .Io ho quattro battenti di De Bonis , grande insuperato maestro liutaio di Bisignano(CS)e sono diventate le mie compagne di viaggio nei suoni mediterranei
T: Quali caratteristiche deve avere una buona chitarra battente?
C: Buoni legnami: abete rosso, palissandro, acero dei balcani, noce, ebano, castagno ecc.. e poi soprattutto un buon manico , una tastiera e una meccanica precisa.
T: La tecnica da te adoperata per suonare la battente esalta appieno la natura armonico percussiva di questo tipico strumento popolare. Come nasce e come si sviluppa?
C: Quella che adopero io è una tecnica personale e originale, mi è venuta spontanea fin dai primi giorni che ho preso in mano questo strumento che così è diventata nel contempo chitarra di accompagnamento, tamburello e strumento solista. Ogni chitarrista che si approccia alla battente ne ricava sempre qualche tecnica personale , è uno strumento generoso e per certi versi ancora giovane malgrado i suoi quattrocento anni.
T: Quali altri strumenti tipici calabresi utilizzi nei tuoi spettacoli?
C: In Bastimenti in particolare sono coinvolti musicisti tradizionali che suonano la zampogna surdulina (una delle quattro varianti della zampogna calabrese), la lira calabra (originaria dell’isola di Creta), i doppi flauti, la pipìta o ciaramella e il tamburello.
T: Con la battente e le tue musiche hai girato tutto il mondo: Toronto, Spoleto, Stanford, Singapore… portando in giro suoni e colori della tua terra.
C: La musica fa viaggiare la mia anima e spesso anche il mio corpo. Le tappe che ricordo con grande soddisfazione sono Buenos Aires, dove al teatro Coliseo, alla presenza di 2500 persone, ho rappresentato Bastimenti e gli spettatori hanno rivissuto la loro storia in un afflato di grande emozione, e poi Singapore, dove in un teatro gremito ho visto tanti cinesi cimentarsi con la nostra tarantella. Lì ho avuto la conferma dell’universalità del messaggio musicale.
Esposito Titty: Compagna inseparabile del tuo cammino musicale è da sempre la chitarra battente di cui sei un virtuoso.
Cataldo Perri: La battente è uno strumento magico, il riverbero delle sue corde ricorda la risacca del mare, il suo eterno ritorno , la sua sonorità crea a volte degli strati di trance ossessiva .Io ho quattro battenti di De Bonis , grande insuperato maestro liutaio di Bisignano(CS)e sono diventate le mie compagne di viaggio nei suoni mediterranei
T: Quali caratteristiche deve avere una buona chitarra battente?
C: Buoni legnami: abete rosso, palissandro, acero dei balcani, noce, ebano, castagno ecc.. e poi soprattutto un buon manico , una tastiera e una meccanica precisa.
T: La tecnica da te adoperata per suonare la battente esalta appieno la natura armonico percussiva di questo tipico strumento popolare. Come nasce e come si sviluppa?
C: Quella che adopero io è una tecnica personale e originale, mi è venuta spontanea fin dai primi giorni che ho preso in mano questo strumento che così è diventata nel contempo chitarra di accompagnamento, tamburello e strumento solista. Ogni chitarrista che si approccia alla battente ne ricava sempre qualche tecnica personale , è uno strumento generoso e per certi versi ancora giovane malgrado i suoi quattrocento anni.
T: Quali altri strumenti tipici calabresi utilizzi nei tuoi spettacoli?
C: In Bastimenti in particolare sono coinvolti musicisti tradizionali che suonano la zampogna surdulina (una delle quattro varianti della zampogna calabrese), la lira calabra (originaria dell’isola di Creta), i doppi flauti, la pipìta o ciaramella e il tamburello.
T: Con la battente e le tue musiche hai girato tutto il mondo: Toronto, Spoleto, Stanford, Singapore… portando in giro suoni e colori della tua terra.
C: La musica fa viaggiare la mia anima e spesso anche il mio corpo. Le tappe che ricordo con grande soddisfazione sono Buenos Aires, dove al teatro Coliseo, alla presenza di 2500 persone, ho rappresentato Bastimenti e gli spettatori hanno rivissuto la loro storia in un afflato di grande emozione, e poi Singapore, dove in un teatro gremito ho visto tanti cinesi cimentarsi con la nostra tarantella. Lì ho avuto la conferma dell’universalità del messaggio musicale.
mercoledì 2 luglio 2008
Speciale Cataldo Perri: intervista di Esposito Titty parte prima
Esposito Titty: Cataldo Perri rappresenta indubbiamente una figura emblematica nell’ambito della musica popolare. Ad essa sei approdato come autodidatta dopo molteplici esperienze anche in altri settori musicali ed in particolare, nei primi anni di attività, in quello della musica leggera.
Quali tappe hanno veramente segnato il tuo cammino di artista?
Cataldo Perri: Gli studi universitari a Perugia, negli anni settanta, mi hanno messo in contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Erano gli anni dell’impegno politico e delle ideologie esasperate. La musica popolare del sud Italia aveva un carisma ed una carica dirompente, molto in stile con le idee rivoluzionarie di allora, e poi rappresentava le mie radici. Sulle scalette del Duomo ogni studente suonava la musica della propria terra : spagnoli, americani, africani, ma alla fine di ogni concerto c’eravamo noi del sud con le nostre ubriacanti tarantelle.
Al di là della razza o della religione, la tarantella era il forte elemento socializzante. Erano gli anni di gruppi storici come la nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato e Musica Nova e dietro tutto questo c’era lo straordinario e raffinato lavoro del grande maestro Roberto De Simone. Erano gli anni della Gatta Cenerentola e c’era tanto orgoglio nel fare la “nostra musica”.
Direi, perciò, che la tappa che più di tutte ha segnato il mio percorso artistico è stata senz’altro la musica polare degli anni settanta.
T: Cos’è per te la Musica e cosa vuol dire “fare Musica”?
C: Finiti gli studi universitari decisi di tornare per una scelta politico-sociale nel mio paese in Calabria.
Arrivai alle tre di notte in pieno inverno. Alla stazione cinque cani randagi, un vento forte , la mia valigia e io, emigrante di ritorno, con un nodo alla gola … Avevo lasciato Perugia , i miei compagni di viaggio, la crescita culturale, il confronto col mondo.
Per fortuna avevo la mia chitarra , avevo riportato con me la mia anima , la mia finestra sulle emozioni, la mia salvezza contro la frustrazione e la depressione di un piccolo paese del sud.
La musica è diventata da allora la mia felice ossessione, la mia energia , la mia terapia, uno strumento formidabile per guardarmi dentro e volare sopra tutto e tutti.
Le prime cose le avevo scritte quando adolescente suonavo con un gruppo di musica leggera , avevo 16 anni, e questi miei primi tentativi creativi riescono ancora ad emozionarmi e ad intenerirmi.
Comunque, dopo il ritorno a casa da laureato comprai una chitarra battente e cominciai a scrivere ispirandomi alla storia , all’identità della mia terra. Poi “Laura e il sultano”, squarcio musical-teatrale sulle vicende di una ragazza cariatese rapita dai turchi nel 1500, e successivamente Bastimenti, ispirato all’altro grande tema iscritto nei cromosomi della storia del sud: l’emigrazione nelle Americhe.
In definitiva fare musica per me è anche e soprattutto un modo per parlare e raccontare la nostra identità.
T: E la musica di tradizione?
C: E’ un patrimonio di incommensurabile valore che andrebbe tutelato dalle istituzioni a tutti i livelli perché in un brano di musica etnica è racchiusa la storia di un popolo. Bisognerebbe perciò studiarla a scuola e nei conservatori ed insegnare gli strumenti in via di estinzione come la chitarra battente , la lira calabra, la zampogna…
La tarantella deve diventare per il sud Italia quello che il tango è per l’Argentina ed il flamenco per la Spagna, avere la stessa dignità.
Io ho dato al mio comune, in virtù della sua tradizione musicale, l’appellativo di “Città della tarantella”.
T: Negli ultimi anni sembra che la musica popolare stia cominciando a farsi conoscere ed apprezzare anche da un pubblico più vasto: E’ moda o….
C: Per fortuna comincia a diventare di moda , finalmente l’Italia si accorge di questo fenomeno dopo anni dominati da musica oscena –commerciale, costruita a tavolino per farne un prodotto quasi da supermercato. E’ fondamentale ora mantenere un alto profilo di qualità per evitare che le varie rassegne si banalizzino con pericolosi folklorismi .
L’altro dato importante è che la musica etnica sta creando un turismo mirato, vedi Melpignano, il salento e l’esempio della pizzica.
Mp3 Tarantella di Cariatii
http://www.4shared.com/file/53161668/885e84ea/1_tarantelladicariatii.html
Quali tappe hanno veramente segnato il tuo cammino di artista?
Cataldo Perri: Gli studi universitari a Perugia, negli anni settanta, mi hanno messo in contatto con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Erano gli anni dell’impegno politico e delle ideologie esasperate. La musica popolare del sud Italia aveva un carisma ed una carica dirompente, molto in stile con le idee rivoluzionarie di allora, e poi rappresentava le mie radici. Sulle scalette del Duomo ogni studente suonava la musica della propria terra : spagnoli, americani, africani, ma alla fine di ogni concerto c’eravamo noi del sud con le nostre ubriacanti tarantelle.
Al di là della razza o della religione, la tarantella era il forte elemento socializzante. Erano gli anni di gruppi storici come la nuova Compagnia di Canto Popolare, Eugenio Bennato e Musica Nova e dietro tutto questo c’era lo straordinario e raffinato lavoro del grande maestro Roberto De Simone. Erano gli anni della Gatta Cenerentola e c’era tanto orgoglio nel fare la “nostra musica”.
Direi, perciò, che la tappa che più di tutte ha segnato il mio percorso artistico è stata senz’altro la musica polare degli anni settanta.
T: Cos’è per te la Musica e cosa vuol dire “fare Musica”?
C: Finiti gli studi universitari decisi di tornare per una scelta politico-sociale nel mio paese in Calabria.
Arrivai alle tre di notte in pieno inverno. Alla stazione cinque cani randagi, un vento forte , la mia valigia e io, emigrante di ritorno, con un nodo alla gola … Avevo lasciato Perugia , i miei compagni di viaggio, la crescita culturale, il confronto col mondo.
Per fortuna avevo la mia chitarra , avevo riportato con me la mia anima , la mia finestra sulle emozioni, la mia salvezza contro la frustrazione e la depressione di un piccolo paese del sud.
La musica è diventata da allora la mia felice ossessione, la mia energia , la mia terapia, uno strumento formidabile per guardarmi dentro e volare sopra tutto e tutti.
Le prime cose le avevo scritte quando adolescente suonavo con un gruppo di musica leggera , avevo 16 anni, e questi miei primi tentativi creativi riescono ancora ad emozionarmi e ad intenerirmi.
Comunque, dopo il ritorno a casa da laureato comprai una chitarra battente e cominciai a scrivere ispirandomi alla storia , all’identità della mia terra. Poi “Laura e il sultano”, squarcio musical-teatrale sulle vicende di una ragazza cariatese rapita dai turchi nel 1500, e successivamente Bastimenti, ispirato all’altro grande tema iscritto nei cromosomi della storia del sud: l’emigrazione nelle Americhe.
In definitiva fare musica per me è anche e soprattutto un modo per parlare e raccontare la nostra identità.
T: E la musica di tradizione?
C: E’ un patrimonio di incommensurabile valore che andrebbe tutelato dalle istituzioni a tutti i livelli perché in un brano di musica etnica è racchiusa la storia di un popolo. Bisognerebbe perciò studiarla a scuola e nei conservatori ed insegnare gli strumenti in via di estinzione come la chitarra battente , la lira calabra, la zampogna…
La tarantella deve diventare per il sud Italia quello che il tango è per l’Argentina ed il flamenco per la Spagna, avere la stessa dignità.
Io ho dato al mio comune, in virtù della sua tradizione musicale, l’appellativo di “Città della tarantella”.
T: Negli ultimi anni sembra che la musica popolare stia cominciando a farsi conoscere ed apprezzare anche da un pubblico più vasto: E’ moda o….
C: Per fortuna comincia a diventare di moda , finalmente l’Italia si accorge di questo fenomeno dopo anni dominati da musica oscena –commerciale, costruita a tavolino per farne un prodotto quasi da supermercato. E’ fondamentale ora mantenere un alto profilo di qualità per evitare che le varie rassegne si banalizzino con pericolosi folklorismi .
L’altro dato importante è che la musica etnica sta creando un turismo mirato, vedi Melpignano, il salento e l’esempio della pizzica.
Mp3 Tarantella di Cariatii
http://www.4shared.com/file/53161668/885e84ea/1_tarantelladicariatii.html
martedì 1 luglio 2008
Speciale Cataldo Perri: Discografia
ROTTE SARACENE - Edizioni Rai Trade - 2003
Tratto dall’opera Laura e il Sultano, il cd rappresenta un viaggio musicale tra le incursioni dei Turchi in Calabria e le avventure di una ragazza che, rapita dalla sua terra, diviene la favorita del sultano di Costantinopoli.
Vi hanno collaborato: Gigi De Rienzo, Bob Fix, Savio Riccardi, Peppe Sannino, Peppino Donnici e Filomena Perri
TINGHI E TINGONI - Blond Records - 2003Il recupero e la riproposta del patrimonio etno-musicale calabrase, non rinnegando il contributo fornito dalla musicalità di tutto il Mediterraneo, trova nel cd Tinghi e Tingone, realizzato in collaborazione col gruppo musicale Agorà, piena espressione.
BASTIMENTI - Edizioni Squilibri - 2005In Bastimenti, tratto dall’opera omonima, l’epopea della emigrazione in terra Argentina diviene il pretesto per contrapporre alla malia del tango i suoni ancestrali della musica etnica calabrese.
Vi hanno collaborato Armando Corsi e Mario Arcari, prestigiosi musicisti che hanno suonato anche con Ivano Fossati e Fabrizio De Andrè.
Premiato a Faenza dalla Redazione Demo di RAI RADIO UNO con l’AWARD RAI, il cd è ritenuto uno dei migliori ed originali lavori del 2005. Stessi lusinghieri giudizi per il disco sono stati espressi da testate specializzate come WORLD MUSIC – DIARIO- BAZAR - SLOW FOOD.
lunedì 30 giugno 2008
Speciale Cataldo Perri: Biografia

Nato a Cariati (CS),dove lavora come medico di medicina generale, coltiva dagli anni universitari una grande passione per la musica e per la chitarra a cui si è approcciato come autodidatta.
Si occupa soprattutto di musica popolare del sud Italia suonando in maniera preponderante la chitarra battente con una tecnica particolarissima e perciò nel giugno del 1992 viene invitato dalla York-University di Toronto (Canada) per una serie di lezioni-concerto.
Ha suonato con diversi artisti dell’ambito della musica di tradizione tra cui spiccano Peppe Barra ed Eugenio Bennato e da anni collabora con il gruppo di musica etnica calabrese AGORA’.
Autore di numerose canzoni e musiche, ha girato tutto il mondo esibendosi (solo per citare alcune località) a Roma, a Norimberga, a Spoleto nel festival dei “Due Mondi”, a Liverpool, a Saint Flour in Francia, poi in America ed ancora a Singapore, in un memorabile concerto alla Jubilee Hall.
Tra le sue composizioni spiccano le musiche dello spettacolo La Zampogna e il Violoncello in cui ha formato un ensemble originale costituito da un quartetto d’archi, un’arpa ed un insieme di strumentisti che utilizzavano la lira calabrese, la zampogna, la pipita, la battente, il buzuki, l’organetto e le tammorre, cioè strumenti marcatamente etnici.
Nel 2006 la fiction Rai “L’uomo che sognava con le aquile” ha adottato alcune delle sue musiche e nello stesso anno la sua “Tarantella di Cariati” viene utilizzata dalla Rai come sigla di presentazione del Meteo, divenendo così il refrain di tarantella più ascoltato in assoluto.
La sua vena artistica trova poi ulteriore realizzazione nella scrittura del canovaccio teatrale e delle musiche dello spettacolo Laura e il Sultano e dell’opera Bastimenti.
Attualmente sta lavorando ad un progetto di letteratura e musica con Vito Teti e Carmine Abate.
http://www.cataldoperri.it/
Si occupa soprattutto di musica popolare del sud Italia suonando in maniera preponderante la chitarra battente con una tecnica particolarissima e perciò nel giugno del 1992 viene invitato dalla York-University di Toronto (Canada) per una serie di lezioni-concerto.
Ha suonato con diversi artisti dell’ambito della musica di tradizione tra cui spiccano Peppe Barra ed Eugenio Bennato e da anni collabora con il gruppo di musica etnica calabrese AGORA’.
Autore di numerose canzoni e musiche, ha girato tutto il mondo esibendosi (solo per citare alcune località) a Roma, a Norimberga, a Spoleto nel festival dei “Due Mondi”, a Liverpool, a Saint Flour in Francia, poi in America ed ancora a Singapore, in un memorabile concerto alla Jubilee Hall.
Tra le sue composizioni spiccano le musiche dello spettacolo La Zampogna e il Violoncello in cui ha formato un ensemble originale costituito da un quartetto d’archi, un’arpa ed un insieme di strumentisti che utilizzavano la lira calabrese, la zampogna, la pipita, la battente, il buzuki, l’organetto e le tammorre, cioè strumenti marcatamente etnici.
Nel 2006 la fiction Rai “L’uomo che sognava con le aquile” ha adottato alcune delle sue musiche e nello stesso anno la sua “Tarantella di Cariati” viene utilizzata dalla Rai come sigla di presentazione del Meteo, divenendo così il refrain di tarantella più ascoltato in assoluto.
La sua vena artistica trova poi ulteriore realizzazione nella scrittura del canovaccio teatrale e delle musiche dello spettacolo Laura e il Sultano e dell’opera Bastimenti.
Attualmente sta lavorando ad un progetto di letteratura e musica con Vito Teti e Carmine Abate.
http://www.cataldoperri.it/
giovedì 19 giugno 2008
Cataldo Perri in Concerto a Verona 21 giugno 2008
Cataldo Perri in Concerto
Sabato 21 giugno ore 21,00
Sound Expo Verona
- Fiera Internazionale strumenti musicali – nona edizione

Elenco completo degli artisti che si esibiranno nei due giorni
www.musicalbox.com/SoundExpo08/Index_Expo08.html
www.musicalbox.com/SoundExpo08/Index_Expo08.html
sabato 3 maggio 2008
Bastimenti di Cataldo Perri a Gioiosa Jonica il 4 maggio 2008
Domani 4 maggio ore 18,30 presso il Teatro Gioiosa di Gioiosa Jonica a cura del Centro teatrale Meridionale
"BASTIMENTI"
(sogni e chimere sospese fra una tarantella e un tango)
di Cataldo Perri

attore:Alessandro Castriota
voce :Rosa Martirano
percussioni -chit: Checco Pallone
fisarmonica:Enzo Naccarato
violino:Piero Gallina
basso:Pasquale Ascione
zampogna:Daniele Mazza
organetto:Masino Leone
chit. battente -voce:Cataldo Perri
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