mercoledì 12 gennaio 2011

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, seconda parte


LDM: Quali sono le zone del repertorio chitarristico che ti interessano di più?

DL: Negli ultimi anni mi sono dedicato alla musica della prima parte del novecento, con particolare riferimento a quegli autori il cui stile è una commistione di nazionalismo musicale e impressionismo. Sto pensando ad autori come Torroba, Ponce, Villa-Lobos, ad esempio.
Ma anche gli altri periodi storici mi attirano: dalla musica antica alla nuova musica per chitarra che sia essa nuova musica consonante, live electronics o altro genere. Certamente risulta impossibile occuparsi di tutto. Nei primi anni studio leggevo ed eseguivo tutta la musica che mi capitava sottomano, ora invece amo dedicarmi ad una ricerca attenta ed accurata sui singoli pezzi. E' un lavoro che è distribuito su lunghi periodi, anni addirittura. Attualmente me lo posso permettere: essendo fuori dai grandi circuiti concertistici, posso dedicarmi alla musica che più mi piace, senza dovermi preoccupare di programmare a lungo termine programmi da concerto. L'esperienza giovanile però mi è molto servita per sviluppare quella capacità critica che consente di comprendere rapidamente la forma musicale: una qualità molto utile quando c'è l'esigenza di preparare un nuovo pezzo in breve tempo e che ritengo fondamentale nell'attività di insegnante.
Molte volte rifletto sul fatto che sia molto più facile da comprendere la musica contemporanea di quanto comunemente si creda. Quando ci troviamo ad intraprendere lo studio di un brano nel quale tutto è “diverso”: la scrittura, persino l'assenza di un pentagramma, l'ostacolo (più che altro psicologico) da superare è quello di usare il nostro strumento in modi inusuali o comunque diversi da come facciamo con la musica classica, “modi alternativi” nei quali il compositore è riuscito ad esprimersi. Non sempre troviamo allegata alla partitura una spiegazione precisa di come sia possibile suonare quel brano con la chitarra. E' una magnifica occasione per l'interprete di liberare la fantasia! In Ungheria nei libri che utilizzano gli studenti di chitarra sono presenti sin dall'inizio, accanto ai classici Giuliani, Carulli, Aguado, Sor etc., pezzi di autori moderni e contemporanei specialmente ungheresi. Gli studenti si cimentano sin da subito in maniera molto naturale con i brani di Béla Bartók, György Ligeti, Barna Kováts, Lajos Papp, Iván Patachich, Sándor Szokolay, György Kurtág.. e naturalmente di Zoltán Kodály che è sempre presente.
In Ungheria la musica in tutte le sue sfere è considerata un fattore fondamentale nella formazione culturale. Gli enormi sforzi operati a suo tempo da Kodály, da Jardanyi poi e da tantissimi altri hanno fatto in modo che oggi nel Paese ci sia una grande alfabetizzazione musicale. I concerti sono frequentatissimi, sopratutto da giovani e nei cartelloni figurano spesso concerti di musica contemporanea. Lo Stato sostiene i giovani interpreti, i compositori e gli studenti, fornendo per questi ultimi praticamente gratis l'istruzione musicale, ma anche i libri e lo strumento musicale a chi ne ha bisogno: non è infrequente trovare studenti che fino al diploma accademico usano uno strumento musicale in prestito dalla scuola. Una volta Kodály disse che: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della sua nascita”, poi qualche anno dopo si corresse: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della nascita di sua madre!”. Il senso di questa frase è chiaro: bisogna fare in modo che l'identità musicale di un popolo diventi parte integrante della società in cui vive. Mi piacerebbe che anche in Italia si ragionasse in questo modo, prima che la nostra identità culturale e musicale, frutto di secoli di civiltà, venga definitivamente annullata dalle scelte insensate dei governi.

LDM: So che nutri un forte interesse per la musica di Manuel Maria Ponce. Com'è nato il tuo amore per questo autore? In cosa lo senti affine alla tua sensibilità? Nel tuo cd “Classical Guitar Jewels” in particolare ti sei confrontato con uno dei capisaldi della produzione chitarristica non solo ponciana, ma dell'intero novecento: le “Variations et fugue sur la Folie d'Espagne”. Vuoi parlarci di questa scelta? E' un brano molto conosciuto che però non si sente così spesso...

DL: La prima volta che ho ascoltato Ponce è stato dalla chitarra di John Williams in un disco che vidi nella vetrina di un negozietto ad Amsterdam. Fu il primo disco di chitarra che acquistai. In mezzo a tanti pezzi di carattere e autori diversi c'erano anche le “Tre Canzoni Popolari Messicane” di Ponce. Il disco mi piacque a tal punto che avevo il desiderio di suonare tutti i pezzi della lista. Ero al primo o secondo anno di chitarra ma in pochi anni ci sono riuscito!
Quello che mi piace della musica di Ponce è la sua genuina musicalità, sensibilità, inventiva e sapienza compositiva che si traduce in un equilibrio formale perfetto, sopratutto nei piccoli brani come ad esempio, in quelle piccole gemme che sono i preludi.
Veniamo alle Variazioni sulla Follia. Anche io credo che sia un pezzo molto importante per il repertorio, facendo però delle considerazioni importanti. Il pezzo così com'è potrebbe essere incompleto: le ricerche musicologiche hanno accertato che manca un preludio iniziale (Segovia in una lettera a Ponce scrive che nel suo concerto all'Operá di Parigi lo ha eseguito e che però poi ha deciso di non consegnarlo all'editore per la pubblicazione). John Duarte ha ipotizzato che alcune variazioni siano state escluse da Segovia (cosa già successa per i preludi dei quali ne pubblicò 12 su 24) e ne rintraccia una: il Postlude inciso da Segovia in un disco per la RCA. Tutte notizie che però bisogna prendere “con le molle”, dato che sfortunatamente la stesura originale è andata perduta e tutto quello che ci rimane è la versione pubblicata da Segovia. Cosicché diciamo che questo è un pezzo importante, ma si ha il sospetto che non sia un insieme organico. Risalire esattamente a come lo aveva concepito il compositore è impossibile. In ogni modo, sono soddisfatto del risultato ottenuto e ringrazio pubblicamente tutte quelle persone, in particolare i musicisti, che si sono complimentati per il valore musicale della mia interpretazione.

continua domani
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