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lunedì 1 settembre 2014

Intervista a Corrado Pasquotti di Leonardo De Marchi

Dal 12 al 19 ottobre 2014 la splendida cornice dell’isola d’Ischia ospiterà una nuova edizione dei Corsi musicali dell’associazione Ischia Musica. 
L’iniziativa, patrocinata dai comuni di Forio e Lacco Ameno e giunta quest’anno alla sua quinta edizione, avvicina studenti di ogni fascia d’età ad uno studio specializzato della musica. In questo contesto, particolare attenzione è posta al repertorio delle avanguardie storiche e alla più recente sperimentazione musicale, con un’ampia offerta di concerti, masterclass e seminari a tema. 
Accanto alle discipline più consuete relative all’esecuzione strumentale (chitarra, pianoforte, flauto, musica da camera…), Ischia Musica ha rivolto - caso raro in Italia - la sua attenzione all’interazione tra musica e nuove tecnologie: negli anni sono stati offerti, tra gli altri, workshop dedicati alla composizione per strumenti acustici e live electronics (prevalentemente su piattaforma Max MSP), al soundscaping (paesaggio sonoro), alla videoscrittura musicale.
Corrado Pasquotti, docente di Composizione presso il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia e presidente dell’Associazione Ischia Musica, è ideatore ed anima della manifestazione. Ha deciso di rispondere alle domande di “Chitarra e Dintorni” in un’intervista di cui vi diamo conto.


Caro Corrado, ad ottobre la kermesse di Ischia Musica taglia il traguardo della sua V edizione. Innanzitutto, ci spieghi che cos’è Ischia Musica? Perché proprio Ischia?

L'Associazione Culturale «Ischia Musica» è stata costituita nel  2010 a Forio - Isola d'Ischia.
Le attività e le iniziative di «Ischia Musica» sono rivolte in particolare a studenti, giovani musicisti, addetti al settore musicale storico e interpretativo ed anche agli appassionati.
L'Associazione intende favorire la figura professionale del musicista odierno, nonché gli scambi culturali fra giovani e professionisti dei diversi paesi, attraverso anche  l’apprendimento delle nuove tecnologie e l’utilizzo di attrezzature elettroniche applicate al settore musicale.
I CORSI MUSICALI sono dedicati soprattutto agli studenti del Triennio di I livello, del Biennio di II livello (corsi di Laurea) dei Conservatori Italiani e agli studenti dei Licei Musicali (corsi pre accademici) una fascia di età che va dai 15 ai 28 anni circa.
Ai Corsi possono iscriversi anche studenti privatisti e appassionati di qualsiasi livello conoscitivo musicale i docenti sceglieranno l’insegnamento opportuno a seconda dei vari casi. Non c’è nessun esame o prova di ammissione. Parallelamente ai Corsi si svolgono ogni giorno CONCERTI con allievi e docenti.
Perché Ischia: soprattutto per il piacevole clima autunnale.
I CORSI si svolgono nella seconda settimana di ottobre e ciò può essere appetibile a quanti appassionati di musica desiderano unire una vacanza termale con impegni culturali.

In Italia la cultura e gli enti locali spesso non vanno d’accordo. La relativa longevità delle iniziative che promuovi sembrano suggerire, al contrario, che il territorio ha risposto bene e considera interessanti anche eventi diversi dalla sagra di paese o dai concerti delle tribute band. Qual è il rapporto che Ischia Musica ha con le istituzioni dell’isola? Quali comuni sono coinvolti e a che titolo?

I Corsi si svolgono nelle cittadine di Forio e Lacco Ameno; le rispettive Amministrazioni Comunali offrono a ISCHIA MUSICA oltre al Patrocinio morale l'utilizzo di luoghi importanti quali:
a FORIO la Sala consigliare, il chiostro del Municipio Vecchio, il Torrione;
a LACCO AMENO le sale espositive di Villa Arbusto-Gingerò.
Altre istituzioni come la Fondazione LA COLOMBAIA di Luchino Visconti, la Scuola Media "Santa Caterina da Siena", la Banda Musicale di Forio e l'Arciconfraternita di Santa Maria di Visitapoveri mettono a disposizione di ISCHIA MUSICA le loro rispettive sedi. Inoltre alcune Associazioni Ischitane come VICOLI SARACENI e RADICI ci offrono la loro collaborazione per la promozione dei CONCERTI dei CORSI MUSICALI.

Importante per il successo dell’iniziativa è stato il legame con alcune realtà produttive isolane che hanno dato un grande sostegno, materiale e pubblicitario, agli eventi. Ci parli di questo particolare aspetto? 

Il ruolo del Residence LA ROSA in particolare nella figura di Angelo Impagliazzo è stato per i Corsi il più grande e prezioso sostegno. Tutti i Corsisti e i Docenti sono ospitati alla ROSA e di volta in volta vengono trasferiti nei luoghi di lezione e ai concerti. Il Residence è la Sede ufficiale di ISCHIA MUSICA ed è anche l'aiuto economico maggiore considerando le tariffe del soggiorno applicate ai Soci e ai corsisti.
Da qualche anno con la collaborazione di due famosi ristoranti: IL LIMONETO a Forio e O'PIGNATTELLO a Lacco Ameno organizziamo dei CONCERTI APERITIVO - mezz'ora di musica e un prosecco, quest'anno offerto dal Consorzio di Conegliano Valdobbiadene.
L'iniziativa ha avuto molto successo ed è servita come veicolo informativo per le altre iniziative proposte dall'Associazione.

I corsi di Ischia Musica attraggono un numero sempre crescente di giovani: quali scelte sono state fatte per avvicinarli all’offerta, formativa e culturale in senso più ampio, delle ultime edizioni?

Naturalmente la qualità dei Docenti è la più importante. Ma negli ultimi anni la promozione dei Corsi nei Licei Musicali (ogni 12 studenti iscritti un insegnante accompagnatore ospitato gratuitamente) e l'aiuto indispensabile del Dott. Luigi Polito Amministratore delegato di IMPERATORE TRAVEL che mette a disposizione un Pullman riservato ai Soci di ISCHIA MUSICA da Udine per Forio e ritorno compreso il traghetto, hanno favorito la crescita degli iscritti negli ultimi anni ai Corsi Musicali.

Hai promosso un forte interesse per la Nuova Musica, sia nella programmazione dei concerti che nella scelta delle materie e dei docenti. 
Ci parli di ciò che ti ha fatto scegliere questo specifico indirizzo? Soprattutto considerando che sono corsi in cui si parla molto a musicisti giovani e giovanissimi, è una scelta forte ed audace: quasi a dire che la Nuova Musica non è solo una cosa per “vecchi”...

Sinceramente penso che la NUOVA MUSICA sia più per i giovani che per i vecchi.
Se la musica è veramente nuova è sempre in continua evoluzione. Non penso che l'avanguardia storica sia la nuova musica lo è stata a suo tempo ma non ora.
Questo è il pensiero dominante che mi ha fatto scegliere questo percorso. Offrire ai giovani la possibilità di fare della musica nuova sia come compositori che interpreti.

Come è strutturata l’offerta dei corsi in ambito di composizione e di nuove tecnologie? Chi sono stati i docenti delle edizioni passate e chi saranno quelli della prossima edizione?

La Musica e le Nuove Tecnologie nei Corsi di quest'anno si articola in due modi:
LAPTOP ENSEMBLE docente Paolo Zavagna del Conservatorio di Venezia
LIVE ELECTRONICS e SOUND DESIGN con un WORKSHOP con il SON Ensemble, coordinato dai Docenti Carmine Emanuele Cella (ricercatore IRCAM Parigi), Lorenzo Pagliei (docente Conservatorio di Vicenza) e Davide Tiso (docente Conservatorio di Venezia).
Comunque anche i corsi di Composizione tenuto da Fabrizio Fanticini (docente Conservatorio di Parma) e Orchestrazione tenuto da Aurelio Samorì (docente Conservatorio di Pesaro) si avvalgono di Nuove tecnologie. E non per ultimo il corso di Videoscrittura tenuto da Giorgio Bussolin docente al Conservatorio di Adria.
Nelle passate edizioni i Corsi di Elettronica sono stati tenuti da: Agostino Di Scipio (2010 e 2011),  Stefano Alessandretti e Giovanni Sparano (2012), Alvise Vidolin (2013).

Com’è strutturata l’offerta dei corsi strumentali? Chi li terrà? L’interesse per i nuovi autori e i nuovi repertori viene coltivato anche nei corsi ad indirizzo strumentale? In che modo?

I corsi strumentali sono strutturati in Masterclass e cioè lezione individuale e collettiva  nello stesso tempo (chi suona viene ascoltato da tutti gli altri).
L'obbligo di fare nuova musica non c'è. Naturalmente la scelta del docente è fondamentale:
quando il Corso di Flauto e tenuto da Federica Lotti, e Clarinetto da Rocco Parisi; specialisti della musica contemporanea, tanto per citarne due, mi sembra che il gioco sia fatto.
La responsabilità e la libertà didattica è sempre e comunque del docente.

Ci saranno corsi che debutteranno nel 2014?

I nuovi corsi in programma quest'anno sono:
FAGOTTO docente Paolo Carlini (Primo fagotto dell'orchestra regionale Toscana);
VIOLINO E QUARTETTO d'ARCHI docente Alessandro Fagiuoli (Quartetto Paul Klee);
VIOLA docente Maurizio Barbetti (concertista);
VIOLONCELLO docente Pietro Serafin (docente al Conservatorio di Trieste);
e per concludere il CORSO GRATUITO per tutti gli ospiti di Ischia:
I FILOSOFI E LA MUSICA: Scontri e incontri, tenuto da Luigi Perissinotto docente all'Università Ca' Foscari di Venezia.

Per concludere, quali prevedi saranno, a medio-lungo termine (dai 5 ai 10 anni) gli sviluppi di Ischia Musica? Progetti particolari? Sogni nel cassetto?

Il sogno nel cassetto: far diventare per la Musica i CORSI di ISCHIA MUSICA il parallelo del Giffoni Film Festival per il Cinema.

Ringraziamo Corrado Pasquotti per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande.

giovedì 9 agosto 2012

Frank Bungarten in concert in Venice. Shed notes by Leonardo De Marchi



Italian Translation

Frank Bungarten is one of the men at the top of the international guitar: protagonist of a bright career, the virtuoso of Cologne has divulged a repertoire that wonder between the XVII and the XX centuries, with ample and motivated recourse to the transcripts from musics written for other instruments.
His interpretative spirit, countersigned by extreme clarity and lucidity, is testified by a discography that in the last years has imposed itself on the international scene for quality and dimensions, two different aspects that not always mix themselves together. Among the musics proposed by the German guitarist I would like to quote the integral transcript of the "Sonaten und Partiten" for solo violin by Johann Sebastian Bach, the studies for guitar by Fernando Sor, the integral of the guitar works by Heitor Villa-Lobos and the "Caprichos de Goya" by Mario Castelnuovo-Tedesco.
Several times guest of numerous musical institutions in our country, Bungarten has been protagonist of a two days meeting in the Conservatory in Venice: opening the brief kermesse his concert on April the19th, that we go here to review.
Playing a heterogeneous program that foresaw music by Kapsberger (a choice of Preludi and Toccate), Sor (twelve studies op. 29), Torroba ("Castillos de Espana" and other scores) and Rodrigo ("A tiempo famous Italic fue"), Bungarten has shown rare dowries for interpretative maturity and emotional estate during the whole concert. His interpretation has not only been able to underline proven quality of Kapsberger, Sor and Torroba’s scores, but also to confer importance to passages like Rodrigo’s one, that essentially shines for the great virtuosity necessary for the performer.
I mention in particular the whole execution of Kapsberger, directly performed on a eight strings guitar and played directly from the intavolatura (decidedly unusual for a guitarist!), and the interpretation of the studies op. 29 by Sor. The German virtuoso has given here probation of total control on his instrument and also of refined and spontaneous musicality, being able to build togheter a solid sense of the musical structure and an effective emotional connotation of the salient moments. I like to underline how Bungarten has been able to impose himself on the stage without any virtuoso muscular exhibitions, but with a spontaneous charisma showed with naturalness and variety of colors in every single passage.

The only aspect that I personally don’ share is the choice to play “Un tiempo fue Italica famosa”  by Rodrigo, passage that – as I said before - qualitatively perhaps is not one of the more meaningful pages of the Spanish author. Bungarten’s interpretation however has showed his effectiveness all in this case.
In synthesis, we have assisted to such not a common or usual concert. The courage and the interpretative refinement as those of which Bungarten has given probation works like stimulus in two different directions: from a side they push to widen the search and to revisit a repertoire of great value, that goes out of the group of the few passages obsessively proposed on the occasion of festivals, recordings and competitions devoted to the guitar; from the other side, these choises are essential to help our instrument to exit from the circle of the guitar festivals and to bring it on the stages of the great international institutions with quality and authoritativeness.


mercoledì 8 agosto 2012

Frank Bungarten in concerto a Venezia. Note sparse di Leonardo De Marchi



English Version

Frank Bungarten è una delle figure ai vertici del chitarrismo internazionale: protagonista di una carriera luminosa, il virtuoso di Colonia ha divulgato un repertorio che va fondamentalmente dal seicento al primo novecento, con ampio e motivato ricorso alle trascrizioni da altri strumenti.
Il suo spirito interpretativo, contraddistinto da estrema chiarezza e lucidità, è testimoniato da una discografia che negli ultimi anni si è imposta sulla scena internazionale per qualità e dimensioni, aspetti che nel chitarrismo non sempre vanno di pari passo. Tra i cicli riproposti dal chitarrista tedesco si annoverano la trascrizione integrale delle “Sonaten und Partiten” per violino solo di Johann Sebastian Bach, gli studi per chitarra di Fernando Sor, l’integrale delle opere chitarristiche di Heitor Villa-Lobos e i “Caprichos de Goya” di Mario Castelnuovo-Tedesco.
Più volte ospite di numerose istituzioni musicali nel nostro paese, Bungarten è stato protagonista di una due giorni tenutasi non molto tempo fa al Conservatorio di Venezia: ad aprire la breve kermesse un suo concerto tenutosi il 19 aprile scorso, che andiamo qui a recensire.
In un programma eterogeneo che prevedeva musiche di Kapsberger (una scelta di Preludi e Toccate), Sor (dodici studi op. 29), Torroba (“Castillos de Espana” e altre pagine) e Rodrigo (“Un tiempo fue Italica famosa”), Bungarten ha dimostrato rare doti di maturità interpretativa e di tenuta emotiva durante l’intero concerto. La sua lettura è stata in grado non solo di restituire pagine di comprovata qualità come quelle di Kapsberger, Sor e Torroba, ma anche di conferire spessore a brani come quello di Rodrigo, che brillano essenzialmente per il grande virtuosismo richiesto all’esecutore.
Spiccano su tutte l’esecuzione di Kapsberger, eseguito su una chitarra ad otto corde e letto direttamente dall’intavolatura (fatto decisamente inconsueto per un chitarrista!), e l’interpretazione degli studi op. 29 di Sor. Il virtuoso tedesco ha qui dato prova, oltre che di totale controllo dello strumento, anche di raffinata e spontanea musicalità, in grado di unire un solido senso della struttura ad un’efficace connotazione emotiva dei momenti salienti. Da sottolineare inoltre come Bungarten si sia imposto sul palco senza esibizioni virtuosistiche muscolari e fini a se stesse, ma con un carisma spontaneo che ha fatto parlare con naturalezza e varietà di colori ogni singolo brano.
L’unico aspetto che, a titolo squisitamente personale, non condividiamo particolarmente è la scelta di inserire in programma “Un tiempo fue Italica famosa” di Rodrigo, brano che - lo anticipavamo sopra - non rientra forse tra le pagine qualitativamente più significative dell’autore spagnolo. L’esecuzione di Bungarten si è dimostrata comunque efficace anche in questo frangente.
In sintesi, abbiamo assistito ad un concerto come non se ne sentono molti. Un coraggio e una raffinatezza interpretativa come quelli di cui Bungarten ha dato prova fungono da stimolo in due direzioni: da un lato spingono ad allargare i fronti di ricerca e a (ri)appropriarsi di un repertorio di grande valore, che esce dal novero dei pochi brani ossessivamente riproposti in occasione di festival dedicati alla chitarra, concorsi, incisioni discografiche; dall’altro, essi sono strumenti imprescindibili per far uscire lo strumento dal circolo dei festival chitarristici e portarlo sui palchi delle grandi istituzioni internazionali con qualità ed autorevolezza.


lunedì 30 aprile 2012

Recensione del concerto di Alessandra Novaga 13 marzo 2012 di Leonardo De Marchi



Chi conosce Alessandra Novaga come interprete di solida formazione classica (studi con Stefano Grondona, Oscar Ghiglia, Paul Galbraith, concerti in molte sale prestigiose in tutta Europa e registrazioni per Stradivarius e Radio RAI) sarà probabilmente stupito nel vederla all’opera in qualità di strumentista elettrica. Il 13 marzo scorso la chitarrista di Latina si è infatti esibita allo spazio Altavoz di Marghera (VE), offrendo al pubblico un concerto che non esitiamo a definire gustoso. La scaletta proposta può essere letta come una overview delle possibilità espressive della chitarra elettrica contemporanea: si è partiti da War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell di Travis Just e si è arrivati a Trash TV Trance di Fausto Romitelli, passando per una selezione di studi dal Book of Heads di John Zorn. Si tratta di brani distanti dalle linee di ricerca musicale del secondo novecento, Darmstadt su tutte. Le matrici stilistiche di questi lavori possono piuttosto essere rintracciate oltreoceano, nel chitarrismo elettrico dai primi anni ‘70 in avanti e nelle ricerce della scena No Wave; ciononostante, si tratta comunque di brani dalle caratteristiche stilistiche eterogenee. Li descriviamo brevemente, soprattutto a beneficio di chi avesse meno familiarità con il repertorio contemporaneo per chitarra. Il ciclo zorniano dei Book of Heads (1978) raccoglie trentacinque studi, dedicati al vulcanico Eugene Chadbourne e resi immortali da un’incisione (1995) dell’americano Marc Ribot. Ognuno di questi studi si configura come una vera e propria “opera aperta”, dove all’esecutore viene richiesto di confrontarsi con tecniche altamente non convenzionali: archetti, palloncini pieni di riso e altri oggetti di norma non associati alla chitarra (se non alla produzione sonora tout-court) diventano un arsenale nelle mani dell’esecutore, che è chiamato a completare il pezzo facendo ricorso all’improvvisazione. Tanto improvvisativa è la scrittura di Zorn, quanto invece più deterministica è quella di Fausto Romitelli. Trash TV Trance (2002), scritto per il chitarrista belga Tom Pauwels, è un condensato di esperienze elettrofone riconducibili, come spiegato dallo stesso Romitelli, ad ambiti come il rock e la techno. Il suono della chitarra romitelliana, non distante dalle esperienze dello spettralismo francese, è molto ruvido e punta a dare un’idea del sound chitarristico quanto più possibile distante dalla levigatezza e dal nitore cari al mondo accademico. Il titanico War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell di Travis Just (2011), che proprio in questo concerto ha avuto il suo battesimo, potrebbe essere situato dal punto di vista della scrittura a metà tra determinismo ed improvvisazione: pur in un contesto interpretativo relativamente aperto, soprattutto per quanto riguarda le durate degli eventi sonori, il compositore fissa comunque numerosi parametri, altezza e successione dei suoni su tutti. Il risultato è un ciclo di grandi dimensioni (all’incirca tre quarti d’ora). Dei tre brani proposti, è forse quello meno legato all’idiomaticità della chitarra elettrica, tant’è che a nostro avviso potrebbe essere proposto, stanti le indicazioni in partitura, anche con uno strumento classico, senza che ciò sia di detrimento alla resa finale. Alessandra Novaga ha saputo destreggiarsi con competenza e solidità nel confronto con questi tre mondi espressivi. Di War/Alamo/Lenin/Science Fiction/Crime/Hell abbiamo ascoltato un’esecuzione particolarmente lucida, dove era possibile distinguere in maniera netta gli episodi ricorrenti, anche se molto distanti gli uni dagli altri, comunicando un grande senso di ordine e coerenza testuale in un magma musicale che, per le sue dimensioni mastodontiche, tende di per sè all’entropia. Il risultato è stato un flusso musicale di grande tensione, quasi ininterrotto. Molto convincenti anche le prove su Zorn, dove oltre all’aspetto più strettamente strumentale ha colpito la resa scenica (v. studio con i palloncini), e Romitelli; in Trash TV Trance il climax creato dall’accavallarsi incalzante delle fasce sonore, sapientemente gestito, è stato forse la vetta espressiva dell’evento. Colpiscono, oltre ai risultati più strettamente musicali, anche il coraggio, l’umiltà e la dedizione di Alessandra Novaga nel rimettersi in gioco per affrontare le sfide di un repertorio, lo sottolineiamo, non alla portata di tutti gli interpreti. Menzione speciale anche per l’ambientazione underground dell’evento, una palazzina nel cuore della Marghera post-industriale, che per una sera, grazie al concerto, è tornata a brillare di luce propria.

Leonardo De Marchi

martedì 3 aprile 2012

Club della Chitarra - Venezia TRE CONCERTI DI CHITARRA


Il Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche e AlchEmistica netlabel sono fieri di presentare

Club della Chitarra - Venezia
TRE CONCERTI DI CHITARRA
5 aprile - Malcontenta
27 maggio - Malcontenta
giugno - Vittorio Veneto


Giovedì 5 aprile 2012 - ore 17.30
Centro Culturale "Al Canevon" - Malcontenta (VE)
programma
Manuel Maria Ponce
Sonata III
Allegro Moderato - Chanson
Carlo Siega, chitarra
* * *
Giovanni Sparano
Pieghe (2011)
Noumenon (2011)
Stefano Alessandretti
Due pezzi laconici (2011)
Leonardo De Marchi, chitarra
* * *
John Dowland
Semper Dowland semper dolens
Johann Sebastian Bach
Fuga BWV 1000
Toru Takemitsu
Muir woods (da "In the woods")
Hans Werner Henze
Drei Tentos
Mathilde Chiappone, chitarra
_______________
INGRESSO LIBERO

Sede: Canevon, via Jacopo del Cassero 4, Marghera –Malcontenta

Come arrivare: linee ACTV
da Venezia: linea extraurbana 53 per Padova (solo corse con deviazione per Malcontenta), fermata Piazza Malcontenta

da Mestre: linea urbana 11 per Fusina (percorso: via Miranese, via Piave, Stazione F.S., Vempa, Piazza S.Antonio, via F.lli Bandiera, Malcontenta)

In auto: proseguire dritto su Via F.lli Bandiera, mantenere la sinistra al bivio, viaF.lli Bandiera fa una leggera curva a destra e diventa Via Padana, continuare su Via Malcontenta, si arriva in Piazza Malcontenta, si svolta a sinistra in Via Morazzani e la 1a a sinistra è Via Jacopo del Cassero 4.

mercoledì 30 novembre 2011

Guitars Speak nona puntata:Leonardo De Marchi live


Mercoledì 30 novembre Leonardo De Marchi su Guitars Speak alle 21 su RVS

Questa sera alle 21 su RVS ascolteremo le musiche del chitarrista veneziano Leonardo De Marchi. Mercoledì 30 novembre ascolteremo la registrazione del concerto svoltosi il 26 aprile 2011 allo Scarpon Live Club di Mestre Venezia, De Marchi suonerà musiche di Luis de Milan, Luys de Narvaez, Frank Martin, Dionisio Aguado, Fernando Sor, Giovanni Sparano.


domenica 2 ottobre 2011

Son Ensemble in concerto 12 ottobre



Image

Data: 12/10/2011
Ora di inizio: 18:00
Sede: Chiesa di S. Leonardo, Panza di Forio, Isola di Ischia, NA
Ambito: Corsi musicali all'Isola d'Ischia

Programma:
Giovanni Sparano (1978)
Pieghe per chitarra (2011)
I
II
III
IV


Strata per flauto e violino (2011)*

Marco Marinoni (1974)
Alif per chitarra (1999; rev. 2011*)

Dissection per violino (2005-2006)

Stefano Alessandretti (1980)
Due pezzi laconici per chitarra (2011)*
I
II


Marco Marinoni
Tre poesie di Alfonsina Storni per flauto, arpa, organo (2011)*
Rio della Plata nella pioggia
Vieni
Rio della Plata in celeste nebbiargentato


*=prima esecuzione assoluta

SON Ensemble
Leonardo De Marchi, chitarra
Francesco Gaggiato, violino
Costanza Pasquotti, organo
Caterina Stocchi, flauto
Valeria Zane, arpa

Info:
Cell.: +39 3495950010
eMail.: info@sonensemble.net
WebSite.: http://www.sonensemble.net

Altro:
Che cos'è il SON Ensemble? http://www.sonensemble.net/wp/?page_id=2

mercoledì 13 aprile 2011

Leonardo De Marchi in Concerto il 26 Aprile 2011 Scarpon Live Club




LAAM, AlchEmistica e Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche sono fieri di annunciare: martedì 26 aprile Concerto di Leonardo De Marchi presso Scarpon Live Club a Mestre, Venezia.

Programma

Luys Milan - Fantasia I (3')
Luys de Narvaez - Fantasia del quarto tono (3')
Fernando Sor - Studio op. 29 n. 17 (5')
- Sonata op. 15b (7')
Dionisio Aguado - Rondò brillante op. 2 n. 1 (13')
Giovanni Sparano - Pieghe (5'30")
Frank Martin - Quattro Pezzi Brevi

LEONARDO DE MARCHI
Nato a Padova nel 1989, studia chitarra sotto la guida di Giuseppe Pepicelli e Florindo Baldissera al Conservatorio “B. Marcello” di Venezia, dove attualmente frequenta è diplomando. Ha seguito come allievo effettivo corsi e masterclass con Claudio Maccari e Paolo Pugliese (musica dell'ottocento e prassi esecutiva su strumenti d'epoca), Arturo Tallini, Carlo Marchione, Elena Papandreou, Oscar Ghiglia, Giulio Tampalini, Elena Càsoli (repertorio tardo-romantico e contemporaneo). Ha partecipato a concerti in varie città del Triveneto (Venezia, Belluno, Bolzano e altre località) e nell’ambito dell’XI e della XIII edizione del corso chitarristico “Dalla musica al gesto alla musica” di Montemonaco (AP). Nel 2006, selezionato tra allievi delle scuole di chitarra dei principali conservatori italiani, è stato invitato a suonare come solista alla I edizione del Festival chitarristico internazionale “Città di Monterotondo”. Nel 2005 ha vinto il primo premio alla rassegna chitarristica “Levrone-Sacchi-Arpiè Bottero” di Mondovì nella categoria d’età 15-18 anni (con menzione speciale “per l’elevato livello tecnico e musicale raggiunto”). Nel 2008 è risultato vincitore della categoria di musica da camera del concorso "Musica insieme" di Musile di Piave (VE), in duo con Giacomo Costantini. Nel 2009 è risultato primo classificato nella sezione chitarristica dei concorsi "Musica viva" di Piombino (LI) e "Musicainsieme" di Musile di Piave (VE). Si è diplomato col massimo dei voti lo scorso anno presso il Conservatorio Benedetto Marcello.


SCARPON Live
Via Don Tosatto, 115
Mestre Venezia
davanti all’Auchan

venerdì 14 gennaio 2011

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, quarta parte


LDM: So che oramai da qualche anno vivi in Ungheria. Cosa vuol dire essere musicisti in Ungheria? Quali le differenze a tuo avviso più significative rispetto all'Italia?

DL: Prima di venire in Ungheria, la mia esperienza di musicista si era svolta esclusivamente in Italia. L'effetto è stato devastante: mi sembrava essere arrivato in un altro mondo. Naturalmente lo dico in senso positivo. Sembra che gli Italiani all'estero si divertano a denigrare l'Italia, ma non è così. Osservando la situazione del Bel-Paese dall'esterno ci si rende conto che la situazione è molto più grave di quel che si crede. L'Ungheria, lo sanno tutti, versa in condizioni economiche molto più precarie di quelle dell'Italia eppure, proprio in questo momento, le iniziative dello Stato e anche dei privati sono volte a rafforzare la cultura, la scuola, le infrastrutture e la qualità dell'istruzione. Non ci sono stati tagli finanziari alla scuola anzi, posso dire che i fondi stanziati a favore dell'istruzione artistica qui in Ungheria, rispetto a tre anni fa, sono aumentati. Gli enti musicali risentono della crisi, come nel resto del mondo, ma nonostante ciò nessuno è stato mandato a casa. Si moltiplicano invece le iniziative per rendere il mondo dell'arte sempre più interessante e competitivo.
A differenza dell'Italia la gente stima, quasi ammira i musicisti, perché riconosce la difficoltà del nostro lavoro, la scelta di fare dell'arte la propria ragione di vita. In Ungheria mi sento rispettato, la mia professionalità è riconosciuta e la buona notizia è che questa è una situazione generalizzata. I teatri e le sale da concerto, a quanto mi risulta, vengono ristrutturati o rimodernati e non chiusi e, nonostante la crisi, si riempiono ancora. I giovani poi, consapevoli delle proprie capacità, possono ritagliarsi i propri spazi e investire nel proprio futuro artistico. Molti di loro, condizionati dall'andazzo generale mondiale, dai concorsi musicali e dalle carriere fulminanti ad essi legati si buttano a capofitto in queste avventure. Secondo me sbagliano, perché a casa hanno già tutto quello che gli serve. Anche in Ungheria si organizzano questi grandi festival internazionali di chitarra: è interessante sapere che l'Ungheria è il Paese dei Festival. Si organizzano Festival che vanno dal cibo, alla musica, al cinema, etc. E naturalmente il primo Festival al mondo di chitarra è nato in Ungheria, ad Esztergom. Ormai i migliaia di festival di chitarra nel mondo sono un business e non un fatto culturale. Un business per i chitarristi, fatto dai chitarristi e per i chitarristi e non un fatto culturale come dovrebbe essere. In Ungheria, quando si crea un evento non ci si rivolge soltanto agli appassionati o agli specialisti. Ci si rivolge alla comunità intera, alla gente comune, che quando opportunamente sollecitata accorre in massa alle manifestazioni. Mi sembra invece che il “mondo della chitarra” sia diventato oggi un mondo autoreferenziale: questo è un tipo di globalizzazione dannoso!

LDM: Ti rivolgo una domanda classica per gli ospiti di “Chitarra e dintorni”: quali sono i cinque spartiti e le cinque registrazioni che vorresti portare nella fantomatica isola deserta?

DL: Ammesso che sia un isola deserta di lusso :) , porterei con me il doppio DVD (Warner Classics) di Miklós Perényi e András Schiff in cui c'è la registrazione di tre dei cinque concerti (tutti con programmi differenti) che due anni fa hanno tenuto all'Accademia Liszt di Budapest, in occasione dei sessanta anni dello stesso Perényi. Mi è particolarmente caro per due ragioni. La prima è che ero presente a quei concerti che hanno destato in me una profonda impressione: una delle vette più alte del far musica che io conosca, un punto di riferimento. L'altra ragione è che quel DVD è stato un regalo affettuoso di mia moglie: eravamo insieme durante quei concerti, condividendone l'emozione.
Per quanto riguarda gli spartiti, ne porterei solo se avessi con me una chitarra: quei pallini neri sul pentagramma sono morti senza l'esperienza uditiva che li rende vivi. Certo, la musica che amo vive in me senza bisogno di partiture e chitarra, ma è diverso. In ogni caso, credo che non potrei rinunciare alla musica di Bach. Attualmente sto preparando, fra le altre cose, la Chaconne e mi compiaccio del fatto che un pezzo così non possa mai annoiare. Per quanto profondamente vada la nostra ricerca, è sempre possibile cercare e trovare dell'altro: è magnifica!

giovedì 13 gennaio 2011

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, terza parte


LDM: Hai registrato il tuo primo cd in ambito cameristico, avvalendoti della collaborazione di una flautista. Che ruolo ha la musica da camera nella tua attività musicale?

DL: La musica da camera torna a periodi nella mia vita. Il dover preparare concerti di musica da camera è un'attività, quando capita, che assorbe tutte le mie energie intellettuali e fisiche. Voglio dire che pur essendo una persona coscienziosa, quando mi capita di suonare con altri è un imperativo per me essere sempre e comunque più preparato possibile, per rispettare quelle scadenze che quando si suona da soli si ha la comodità di organizzare con più tranquillità. Ho suonato in duo con flauto, violino, in duo, trio e quartetto di chitarre, con il pianoforte, in insiemi misti diversi. Ma devo dire che i concerti che ricordo con più affetto sono quelli con i cantanti. I cantanti con i quali ho auto il piacere di esibirmi erano tutte persone fini e sensibili e musicalmente molto preparate. E' proprio in questo modo che ho incominciato ad amare il Canto.
Quando la musica da camera viene fatta ad un livello sufficientemente alto è una magnifica occasione di allargare i propri orizzonti musicali ed umani.

LDM: Che chitarre suoni?

DL: Ho suonato per circa 12 anni su una Antonio Cardenal-Gonzalez dal suono caldo e proiettato. Attualmente suono una chitarra di Kim Hee Hong (Alma Guitar), un liutaio coreano di incredibile talento, famoso in Asia ed in USA, quasi sconosciuto in Europa. Si tratta di una chitarra double-top (doppio abete) dal suono brillante, con un perfetto equilibrio polifonico, uno spettro dinamico più che soddisfacente ed altre qualità che apprezzo. Ho cercato tanto la mia chitarra ideale: sembra che ora l'abbia trovata. E' la chitarra che ho utilizzato nel CD “Classical Guitar Jewels”.

LDM (domanda da chitarristi) Che corde usi?

DL: Quelle che vanno meglio alle mie dita... non mi va di fare pubblicità all'industria di corde! Posso dire solo che quelle che uso, oltre che per il timbro del suono, le scelgo perché durano a lungo, dato che sono pigro quando si tratta di cambiare le corde.

LDM: Quali sono i tuoi progetti musicali a medio-lungo termine?

DL: Attualmente sto preparando la registrazione del prossimo CD da solista. Un altro progetto è quello di realizzare un gruppo cameristico con musicisti ungheresi. Sono arrivato in Ungheria relativamente da poco tempo, per cui sto facendo un po di gavetta, anche se parto da una posizione privilegiata: insegno al Conservatorio e ogni tanto mi capita di dare qualche concerto. Dopo la fatica enorme di iniziare a comunicare in ungherese, lingua difficilissima, sto provando ad inserirmi in quest'ambiente musicale molto vivo e stimolante. I musicisti ungheresi hanno una preparazione musicale molto solida, c'è molto da imparare da loro. Le scuole ungheresi, i conservatori sono molto buoni e conservano un aspetto umano molto importante. I dirigenti, gli insegnanti e gli allievi sono tutti uniti nello sforzo di ottenere il risultato migliore. Inoltre il percorso didattico musicale è perfettamente strutturato e le varie istituzioni didattiche, dalla scuola materna al dottorato dell'Università, sono interconnesse. Una situazione quasi commuovente, per me che vengo dalla poco confortante situazione educativa italiana, che mi da la forza di programmare il mio futuro sulla base di questo lavoro.

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mercoledì 12 gennaio 2011

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, seconda parte


LDM: Quali sono le zone del repertorio chitarristico che ti interessano di più?

DL: Negli ultimi anni mi sono dedicato alla musica della prima parte del novecento, con particolare riferimento a quegli autori il cui stile è una commistione di nazionalismo musicale e impressionismo. Sto pensando ad autori come Torroba, Ponce, Villa-Lobos, ad esempio.
Ma anche gli altri periodi storici mi attirano: dalla musica antica alla nuova musica per chitarra che sia essa nuova musica consonante, live electronics o altro genere. Certamente risulta impossibile occuparsi di tutto. Nei primi anni studio leggevo ed eseguivo tutta la musica che mi capitava sottomano, ora invece amo dedicarmi ad una ricerca attenta ed accurata sui singoli pezzi. E' un lavoro che è distribuito su lunghi periodi, anni addirittura. Attualmente me lo posso permettere: essendo fuori dai grandi circuiti concertistici, posso dedicarmi alla musica che più mi piace, senza dovermi preoccupare di programmare a lungo termine programmi da concerto. L'esperienza giovanile però mi è molto servita per sviluppare quella capacità critica che consente di comprendere rapidamente la forma musicale: una qualità molto utile quando c'è l'esigenza di preparare un nuovo pezzo in breve tempo e che ritengo fondamentale nell'attività di insegnante.
Molte volte rifletto sul fatto che sia molto più facile da comprendere la musica contemporanea di quanto comunemente si creda. Quando ci troviamo ad intraprendere lo studio di un brano nel quale tutto è “diverso”: la scrittura, persino l'assenza di un pentagramma, l'ostacolo (più che altro psicologico) da superare è quello di usare il nostro strumento in modi inusuali o comunque diversi da come facciamo con la musica classica, “modi alternativi” nei quali il compositore è riuscito ad esprimersi. Non sempre troviamo allegata alla partitura una spiegazione precisa di come sia possibile suonare quel brano con la chitarra. E' una magnifica occasione per l'interprete di liberare la fantasia! In Ungheria nei libri che utilizzano gli studenti di chitarra sono presenti sin dall'inizio, accanto ai classici Giuliani, Carulli, Aguado, Sor etc., pezzi di autori moderni e contemporanei specialmente ungheresi. Gli studenti si cimentano sin da subito in maniera molto naturale con i brani di Béla Bartók, György Ligeti, Barna Kováts, Lajos Papp, Iván Patachich, Sándor Szokolay, György Kurtág.. e naturalmente di Zoltán Kodály che è sempre presente.
In Ungheria la musica in tutte le sue sfere è considerata un fattore fondamentale nella formazione culturale. Gli enormi sforzi operati a suo tempo da Kodály, da Jardanyi poi e da tantissimi altri hanno fatto in modo che oggi nel Paese ci sia una grande alfabetizzazione musicale. I concerti sono frequentatissimi, sopratutto da giovani e nei cartelloni figurano spesso concerti di musica contemporanea. Lo Stato sostiene i giovani interpreti, i compositori e gli studenti, fornendo per questi ultimi praticamente gratis l'istruzione musicale, ma anche i libri e lo strumento musicale a chi ne ha bisogno: non è infrequente trovare studenti che fino al diploma accademico usano uno strumento musicale in prestito dalla scuola. Una volta Kodály disse che: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della sua nascita”, poi qualche anno dopo si corresse: “l'educazione musicale di un bambino deve incominciare nove mesi prima della nascita di sua madre!”. Il senso di questa frase è chiaro: bisogna fare in modo che l'identità musicale di un popolo diventi parte integrante della società in cui vive. Mi piacerebbe che anche in Italia si ragionasse in questo modo, prima che la nostra identità culturale e musicale, frutto di secoli di civiltà, venga definitivamente annullata dalle scelte insensate dei governi.

LDM: So che nutri un forte interesse per la musica di Manuel Maria Ponce. Com'è nato il tuo amore per questo autore? In cosa lo senti affine alla tua sensibilità? Nel tuo cd “Classical Guitar Jewels” in particolare ti sei confrontato con uno dei capisaldi della produzione chitarristica non solo ponciana, ma dell'intero novecento: le “Variations et fugue sur la Folie d'Espagne”. Vuoi parlarci di questa scelta? E' un brano molto conosciuto che però non si sente così spesso...

DL: La prima volta che ho ascoltato Ponce è stato dalla chitarra di John Williams in un disco che vidi nella vetrina di un negozietto ad Amsterdam. Fu il primo disco di chitarra che acquistai. In mezzo a tanti pezzi di carattere e autori diversi c'erano anche le “Tre Canzoni Popolari Messicane” di Ponce. Il disco mi piacque a tal punto che avevo il desiderio di suonare tutti i pezzi della lista. Ero al primo o secondo anno di chitarra ma in pochi anni ci sono riuscito!
Quello che mi piace della musica di Ponce è la sua genuina musicalità, sensibilità, inventiva e sapienza compositiva che si traduce in un equilibrio formale perfetto, sopratutto nei piccoli brani come ad esempio, in quelle piccole gemme che sono i preludi.
Veniamo alle Variazioni sulla Follia. Anche io credo che sia un pezzo molto importante per il repertorio, facendo però delle considerazioni importanti. Il pezzo così com'è potrebbe essere incompleto: le ricerche musicologiche hanno accertato che manca un preludio iniziale (Segovia in una lettera a Ponce scrive che nel suo concerto all'Operá di Parigi lo ha eseguito e che però poi ha deciso di non consegnarlo all'editore per la pubblicazione). John Duarte ha ipotizzato che alcune variazioni siano state escluse da Segovia (cosa già successa per i preludi dei quali ne pubblicò 12 su 24) e ne rintraccia una: il Postlude inciso da Segovia in un disco per la RCA. Tutte notizie che però bisogna prendere “con le molle”, dato che sfortunatamente la stesura originale è andata perduta e tutto quello che ci rimane è la versione pubblicata da Segovia. Cosicché diciamo che questo è un pezzo importante, ma si ha il sospetto che non sia un insieme organico. Risalire esattamente a come lo aveva concepito il compositore è impossibile. In ogni modo, sono soddisfatto del risultato ottenuto e ringrazio pubblicamente tutte quelle persone, in particolare i musicisti, che si sono complimentati per il valore musicale della mia interpretazione.

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martedì 11 gennaio 2011

Intervista a Daniele Lazzari di Leonardo De Marchi, prima parte


Leonardo De Marchi: Com'è nato il tuo amore per la musica e per la chitarra?

Daniele Lazzari: Il desiderio di suonare uno strumento musicale è nato ascoltando mia sorella suonare il pianoforte (lei già prendeva lezioni da qualche anno). Inoltre, ascoltavo gli LP di musica sinfonica che erano in casa. Con i miei risparmi comprai una chitarra classica “Clarissa”. Probabilmente della chitarra mi affascinava il suono e la possibilità di portarla agevolmente ovunque, a differenza del pianoforte che ugualmente mi attirava. Non conoscevo bene la chitarra come strumento classico e quando nella scuola di musica il mio insegnante me ne fece conoscere le potenzialità me ne innamorai definitivamente.

LDM: Con chi hai portato avanti il tuo percorso? Quali esperienze didattiche (e non solo) ti hanno segnato di più? Come mai le ritieni importanti?

DL: Durante gli anni ho incontrato tanti bravi insegnanti, fra cui alcuni pianisti che frequentavo e che mi permettevano di assistere alle loro lezioni. Con alcuni si è instaurato un rapporto di amicizia durevole. Per quanto riguarda la chitarra devo molto ad Arturo Tallini e Giuseppe Pepicelli sotto la cui guida ho preparato rispettivamente il Diploma ed il Master ad indirizzo interpretativo. Naturalmente ho seguito come allievo effettivo molte master-class di chitarra ma anche di altri strumenti da uditore. Fra i chitarristi, l'incontro con Carlo Marchione si è rivelato illuminante: uno stimolo importante per tutto il lavoro che ho fatto da quel momento in poi. Ho studiato per tanti anni il Metodo Feldenkrais con Pepicelli approfittando di questa sua dualità di Maestro di Chitarra e Feldenkrais che egli mirabilmente coniuga. Per qualche anno sono stato studente di Canto al seguito di vari maestri, fra cui ricordo con molto affetto Pino Coluzzi di cui apprezzo l'instancabile entusiasmo e la profonda conoscenza della tecnica di emissione. Mi sembra quasi impossibile enumerare tutte le esperienze che in qualche modo ritengo formative per me stesso nell'arco di più di vent'anni, ma sono certo del fatto che quello che è presente nella musica che suono, raramente è giunto alla mia attenzione attraverso il convenzionale percorso di studio. La mia formazione musicale è stata tortuosa fino a quando non ho deciso, con grandi sacrifici, di andare a cercare ciò di cui avevo bisogno. Una delle più importanti esperienze è stata forse l'incontro con Júlia Alexa, una pianista ungherese di enorme talento che quotidianamente da qualche anno mi comunica il suo sapere e mi aiuta a crescere. Doppia fortuna, visto che è diventata anche mia moglie!

LDM: Quando si parla con un artista si è sempre curiosi di conoscere il suo immaginario e, più in generale, quali esperienze intellettuali lo hanno costruito e lo alimentano. Di conseguenza voglio porti due domande. La prima: quali generi musicali ascolti? Suoni o ti interessano altri strumenti musicali?

DL: Naturalmente mi capita di ascoltare altri generi musicali ma principalmente preferisco ascoltare la musica classica, possibilmente suonata dal vivo. La città in cui vivo, Budapest, è molto attiva da questo punto di vista e spesso vado ai concerti. L'opportunità di ascoltare i migliori interpreti del mondo, solisti o orchestre che siano, è per me la maggior fonte di ispirazione, forse l'esperienza intellettuale principe.

Come ho accennato prima, ho studiato canto per qualche anno. Ho voce di tenore e da qualche anno faccio parte del Coro della “Filarmonica Santo Stefano Re d'Ungheria – Zuglói Filharmónia” di Budapest che svolge intensa attività concertistica che mi ha permesso di partecipare a numerosi eventi di portata internazionale sotto la direzione di personalità come Zoltán Kocsis, Ken-Ichiro Kobayashi, Yuri Simonov, Gergely Menesi solo per citarne alcuni. E' meraviglioso prendere parte all'esecuzione dei pezzi con coro più significativi di Bach, Haendel, Purcell, Mozart, Haydn, Beethoven, Honegger, Orff, Bernstein, Frigyes, Borodin, Kodály etc. che normalmente un chitarrista non ha modo di vivere dall'interno di un'esecuzione.

LDM: La seconda: hai vissuto e/o vivi altre esperienze intellettuali oltre alla musica? Come le vivi? In che modo secondo te possono conciliarsi (sempre se possono farlo) con la tua ricerca artistica?

DL: Sono stato studente di Chimica all'Università a un passo dalla laurea: all'ultimo anno ho abbandonato per dedicarmi definitivamente soltanto alla musica. Amo molto leggere e sono un appassionato di cinema. Anni fa amavo disegnare e dipingere: è un'attività che desidero riprendere. Ritengo che ogni attività intellettuale in generale faccia parte della ricerca artistica ed accresca in qualche modo l'immaginazione. Ma, per quanto mi riguarda, hanno un ruolo fondamentale anche le esperienze affettive, l'amicizia, la curiosità verso il prossimo.

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giovedì 13 maggio 2010

Intervista a PierPaolo Dinapoli di Leonardo De Marchi, terza parte


I chitarristi che leggono se lo saranno chiesti sicuramente... che corde usi?


Mi dispiace per loro, ma non so ancora dare una risposta precisa... sono ancora alla ricerca delle corde ideali. Mi piacciono bassi profondi e cantini piuttosto scuri, ma pare sia difficile trovarli scuri e contemporaneamente “vivi”, non spenti. Attualmente uso una combinazione di Hannabach, tutte “silver” ad eccezione del si e del sol, che sono Hannabach Goldin.


Quali sono i tuoi progetti a medio-lungo termine? Pensi di continuare ad investire molto nella musica da camera?


Sicuramente portare a termine i miei studi nel miglior modo possibile, sia in campo musicale che in matematica. A dir la verità nel 2010 mi piacerebbe concentrarmi molto sull'attività concertistica, ho in testa un paio di programmi interessanti da proporre, vedremo... Quanto al duo, stiamo allestendo nuovo repertorio e riceviamo nuovi stimoli da compositori, che si cimentano con questa “strana” formazione e ci propongono le loro opere... speriamo presto di poterne proporre qualcuna in concerto.


Ci sono dei concerti in cui ti sei particolarmente divertito, o dei quali per qualche motivo porti dei ricordi gradevoli?


Premetto che ogni concerto per me è un evento unico e quando sono sul palco mi sento a mio agio a suonare ciò che più desidero, ma ricordo con molto piacere un concerto che abbiamo tenuto con il duo chitarra-violoncello durante gli scorsi Seminari Musicali Internazionali di Vasto (un appuntamento fisso oramai), nella splendida cornice del teatro “Rossetti”. E' stato bello vivere l'attesa e il dietro le quinte del teatro, l'impatto proprio con il legno del palcoscenico e quello con il pubblico. E' stato davvero emozionante... spero di aver potuto ricambiare le belle emozioni regalatemi dal pubblico con una bella performance!


Voglio farti un'altra domanda: quali sono i cinque spartiti e le cinque registrazioni che vorresti portare nell'isola deserta?


Partiamo con gli spartiti, che scegliere le registrazioni sarà durissima:
1- Douze Etudes – Villa lobos
2- Sonata omaggio a Boccherini – Castelnuovo tedesco
3- Sonata n.2 – Dusan Bogdanovic (o una qualsiasi sua composizione)
4- Opera Omnia delle suite per Liuto di Bach
5- Tres piezas espanoles – Rodrigo
anche se purtroppo così facendo lascio fuori Ponce, Turina e tantissimi altri...
Quanto alle registrazioni...
1-J. S. Bach: “Variazioni Goldberg”
2-Concerto in Sol di Ravel suonato da Martha Argerich
3-Sinfonia n.6 “Patetica” di Tchaikovsky
4-I più bei pezzi tra Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple, Queen
5- Un bel cd contenente vari concerti per chitarra ed orchestra dove infilerei il Concerto del Sur di Manuel Ponce, il Concerto op.99 di Mario Castelnuovo Tedesco, il Concertino di Alexander Tansman, e il Concierto di Heitor Villa-Lobos.
Un sentito grazie a Leonardo De Marchi per questa intervista!
Empedocle70

mercoledì 12 maggio 2010

Intervista a PierPaolo Dinapoli di Leonardo De Marchi, seconda parte


La seconda: vivi altre esperienze intellettuali oltre alla musica? Come le vivi? In che modo secondo te possono conciliarsi (sempre se possono farlo) con la tua ricerca artistica?


Ti confesso che questa domanda mi mette un po' in crisi! A parte gli scherzi, frequento Matematica all'università di Bari. Non so in quale misura la matematica mi abbia influenzato, ma di sicuro è presente. Sono poi della profonda convinzione che ogni situazione del nostro vissuto si rifletta nella musica, o meglio, nella nostra parte musicale più autentica e profonda. E' come se lasciasse un solco profondo nel nostro essere che, volente o nolente, tiriamo fuori e mostriamo agli altri nell'esecuzione, quasi fosse un'epifania! Altrettanto importanti sono i legami umani che costruiamo e il modo in cui essi rimangono vivi. Ho sempre sempre pensato che quando un interprete suona esprima se stesso attraverso tanti piccoli, ma visibili, particolari che lo mettono in comunicazione col proprio io.


Quali sono le zone del repertorio chitarristico che ti interessano di più? Hai uno o più autori cui rivolgi particolare attenzione? In cosa li senti affini alla tua sensibilità?


Per come la vedo io, uno strumento è il suo repertorio. Mi piace perciò quel repertorio che mi permette di usare tutta la vasta gamma di colori della chitarra e che mi stimoli ad una ricerca in questa direzione. Non ho un buon rapporto con il repertorio ottocentesco, sia esso classico o romantico: preferisco di gran lunga tutto ciò che è venuto dopo l'“Homenaje” di Manuel de Falla. Mi piace molto lo spirito lirico del repertorio cosiddetto “segoviano”, poiché vi trovo un carattere che ben si sposa con la mia idea di chitarra (penso soprattutto a Castelnuovo-Tedesco, a Ponce, a Rodrigo, a Tansman). Mi piace moltissimo a tal proposito ciò che dice Gianni Nuti, nel nuovo “Manuale di storia della chitarra” a proposito di questi autori: li raggruppa in un unico capitolo e definisce la loro poetica come “Poesia dell'evocare”. Ho anche un amore viscerale per la musica contemporanea, mi piace la ricerca continua per accedere a certi nuovi linguaggi. Sono un avido lettore di musica di norma poco frequentata, ma che può rivelare aspetti molto interessanti: mi vengono in mente gli italianissimi Rosetta, Chiereghin, Sergio Prodigo (che ha scritto una bellissima Sonata!). Il repertorio al quale possiamo attingere è talmente vasto che non abbiamo altro che l'imbarazzo della scelta. E poi, beh, apprezzo moltissimo la musica di Dusan Bogdanovic.
Discorso a parte merita poi la musica rinascimentale e barocca. La trovo pervasa di una monumentalità e grandezza intrinseca davvero invidiabile. Purtroppo però non mi sento ancora del tutto a mio agio con questo mondo... per me è una territorio ancora tutto da scoprire.


La tua attività spazia molto nel settore cameristico: in particolare sei attivo con un duo chitarra-violoncello. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa esperienza cameristica poco usuale? Che ruolo riveste nel tuo immaginario musicale?


Anche in questo caso tutto è iniziato per caso. Nel mio paese, Venosa, siamo poco meno di 12.000 abitanti, ci si conosce un po' tutti. Mentre stavo preparando l'esame di storia della musica, un mio amico stava preparando il compimento inferiore di violoncello e così nelle pause spesso parlavamo insieme di musica. La scintilla è scoccata con l'ascolto della splendida Sonata di Radames Gnattali. Abbiamo acquistato lo sparito ed abbiamo iniziato a suonare insieme. L'esperienza ci è piaciuta molto e così, parallelamente alle esibizioni in concerto, abbiamo iniziato una ricerca del repertorio originale composto per questa formazione. Ci siamo accorti, senza grandi sorprese, che è una formazione con un repertorio molto molto giovane (ad oggi non contiamo più di 3-4 brani scritti prima del '900) e priva di un consolidato livello di qualità medio-alto. E' difficile scrivere per questi strumenti, eludendo la classica formula melodia-accompagnamento, per via della sovrapposizione delle loro gamme timbriche e per differenza di “corpo” nel suono. E' stata una bella sfida, e lo è tuttora, cercare gli equilibri giusti, cosa di per sé complessa in ambito cameristico e, a maggior ragione, con strumenti così distanti. Trovo tuttavia che vi sia una bella commistione timbrica sicuramente ancora tutta da esplorare, speriamo quindi di essere dei pionieri! [ride di gusto]


Suoni anche in organici cameristici più “convenzionali”?


Non stabilmente. Ho avuto modo di suonare in duo di chitarre, con il flauto e con a volte con il clarinetto, ma nessuna collaborazione che si sia protratta nel tempo.


Ora una domanda più “terra-terra”: che chitarre suoni?


Una Maguolo in abete del 2007. E' uno strumento che mi piace moltissimo per comodità e sensibilità timbrica che offre. E' stato il mio primo strumento “serio” e mi ha permesso di cominciare a “scavare” sul suono, aspetto che come ti dicevo prima mi piace molto. Trovo inoltre che questa chitarra, per la fascia di prezzo in cui si colloca, sia proprio eccellente: ben rifinita, gradevoli finiture estetiche e ottima proiezione.

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