mercoledì 8 agosto 2012

Frank Bungarten in concerto a Venezia. Note sparse di Leonardo De Marchi



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Frank Bungarten è una delle figure ai vertici del chitarrismo internazionale: protagonista di una carriera luminosa, il virtuoso di Colonia ha divulgato un repertorio che va fondamentalmente dal seicento al primo novecento, con ampio e motivato ricorso alle trascrizioni da altri strumenti.
Il suo spirito interpretativo, contraddistinto da estrema chiarezza e lucidità, è testimoniato da una discografia che negli ultimi anni si è imposta sulla scena internazionale per qualità e dimensioni, aspetti che nel chitarrismo non sempre vanno di pari passo. Tra i cicli riproposti dal chitarrista tedesco si annoverano la trascrizione integrale delle “Sonaten und Partiten” per violino solo di Johann Sebastian Bach, gli studi per chitarra di Fernando Sor, l’integrale delle opere chitarristiche di Heitor Villa-Lobos e i “Caprichos de Goya” di Mario Castelnuovo-Tedesco.
Più volte ospite di numerose istituzioni musicali nel nostro paese, Bungarten è stato protagonista di una due giorni tenutasi non molto tempo fa al Conservatorio di Venezia: ad aprire la breve kermesse un suo concerto tenutosi il 19 aprile scorso, che andiamo qui a recensire.
In un programma eterogeneo che prevedeva musiche di Kapsberger (una scelta di Preludi e Toccate), Sor (dodici studi op. 29), Torroba (“Castillos de Espana” e altre pagine) e Rodrigo (“Un tiempo fue Italica famosa”), Bungarten ha dimostrato rare doti di maturità interpretativa e di tenuta emotiva durante l’intero concerto. La sua lettura è stata in grado non solo di restituire pagine di comprovata qualità come quelle di Kapsberger, Sor e Torroba, ma anche di conferire spessore a brani come quello di Rodrigo, che brillano essenzialmente per il grande virtuosismo richiesto all’esecutore.
Spiccano su tutte l’esecuzione di Kapsberger, eseguito su una chitarra ad otto corde e letto direttamente dall’intavolatura (fatto decisamente inconsueto per un chitarrista!), e l’interpretazione degli studi op. 29 di Sor. Il virtuoso tedesco ha qui dato prova, oltre che di totale controllo dello strumento, anche di raffinata e spontanea musicalità, in grado di unire un solido senso della struttura ad un’efficace connotazione emotiva dei momenti salienti. Da sottolineare inoltre come Bungarten si sia imposto sul palco senza esibizioni virtuosistiche muscolari e fini a se stesse, ma con un carisma spontaneo che ha fatto parlare con naturalezza e varietà di colori ogni singolo brano.
L’unico aspetto che, a titolo squisitamente personale, non condividiamo particolarmente è la scelta di inserire in programma “Un tiempo fue Italica famosa” di Rodrigo, brano che - lo anticipavamo sopra - non rientra forse tra le pagine qualitativamente più significative dell’autore spagnolo. L’esecuzione di Bungarten si è dimostrata comunque efficace anche in questo frangente.
In sintesi, abbiamo assistito ad un concerto come non se ne sentono molti. Un coraggio e una raffinatezza interpretativa come quelli di cui Bungarten ha dato prova fungono da stimolo in due direzioni: da un lato spingono ad allargare i fronti di ricerca e a (ri)appropriarsi di un repertorio di grande valore, che esce dal novero dei pochi brani ossessivamente riproposti in occasione di festival dedicati alla chitarra, concorsi, incisioni discografiche; dall’altro, essi sono strumenti imprescindibili per far uscire lo strumento dal circolo dei festival chitarristici e portarlo sui palchi delle grandi istituzioni internazionali con qualità ed autorevolezza.


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