mercoledì 1 agosto 2012

Recensione di BLU di Arturo Tallini di Empedocle70


English Version

La chitarra è uno strumento dalle infinite possibilità e se suonata da un interprete che possiede sensibiltà e fantasia è in grado di dare luce e stimoli al repertorio contemporaneo, affrancandosi dalla tradizione consueta e dimostrando la sua validità come strumento “nomade” sia nel tempo che nello spazio.
In quest’album Arturo Tallini affronta pagine di autori dell’avanguardia, che si sono confrontati sulla chitarra raggiungendo risultati diversissimi tra loro. Il percorso qui proposto si snoda tra Britten, Petrassi, Scelsi, Nicolau, Dall’Ongaro e Cresta dimostrando la necessità di superare steccati e barriere, andando oltre agli stereotipi ormai consolidati attorno alla chitarra classica per evidenziare il ruolo contemporaneo dello strumento e del suo suono, vagliandone tutte le possibiltà e cercando nuove prospettive dialettiche.
Il vertice assoluto del disco è l’esecuzione di Ko-tha di Giacinto Scelsi, qui eseguita per la prima volta nella sua versione integrale, dove il suono si prende tutto lo spazio, la chitarra viene trasformata in uno strumento ritmico, risonante diventando la base per nuove geografie sonore.
Se la mappa è il territorio le musiche interpretate da Tallini disegnano geografie insolite, quasi metafisiche dove non sarebbe strano veder apparire in lontananza uno dei treni di De Chirico, echi misteriosi, giochi d’ombre e rintocchi giapponesi, in un’atmosfera sospesa e danzante. Un percorso intensamente vissuto ed eseguito con notevole bravura tecnica ma allo stesso tempo esente da freddezze e manierismi virtuosistici, che invita a non fermarsi semplicemente all’ascolto di questo disco ma a superare le apparenze, ad approfondire, ad andare oltre le superfici e metabolizzare le lezioni che questi compositori ci hanno donato.

Come cercare definire ulteriormente questo disco? Semplicemente un disco di musica contemporanea, di ottima musica contemporanea!

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