sabato 16 aprile 2011

Recensione di Guitar Republic, Candyrat Records


L’ho cercata a lungo sui mappamondi e sulle mappe di mezzo mondo, questa Repubblica delle Chitarre. Alla fine l’ho trovata sua una carta redatta dalla Candyrat Records vicinissima a quei territori indistinti e dai contorni incerti indicati come “hic sunt leones” e “finis Africae”.

Eppure la Repubblica è ben organizzata, ha un suo “GR Airport” dove tra i terminal si sentono ritmi ed echi brasiliani, una “Republic Avenue” ampia e distesa, un "Radio Republic" dove il blues è di casa, un "Luna Park Republic" che risuona di flamenco e perfino un “Ghetto Republic” dove volano degli slide taglienti e affilati.

La gestione di questa Republic è affidata a Pino Forastiere, Stefano Barone e Sergio Altamura, ciascuno titolare di un dicastero a sei corde. Diversamente da quello che avviene in altri stati in cui spesso e sovente i ministri operano ciascuno per conto proprio, nella Guitar Republic i tre amministratori della “res pubblica” lavorano gomito a gomito, sempre in stretto contatto innovando, creando, promuovendo .. in una parola suonando le loro chitarre.

Si tratta di tre musicisti perfettamente affiatati e ben integrati tra loro, a ciascuno un compito, a ciascuno una voce, che cambia, si modifica, si rinnova, si muove assieme alla altre costruendo i pilastri sonori di questa Repubblica ideale.

Ciascuno di loro porta il suo stile e, pur non rinunciando a sopprimere la propria identità, riesce allo stesso tempo ad amalgamarlo e a farlo risaltare all’interno dei brani che compongono il cd. Cosa davvero non da poco.

Empedocle70

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