lunedì 23 luglio 2012

Recensione di Quadrat D'Or di Stefano Grondona, Stradivarius 2012





"Bach, Mozart, Beethoven, Wagner.: nel presente progetto discografico si intende concentrare quel repertorio che vede la chitarra sollevare lo sguardo verso i più sacri lumi della musica ed offrire loro la sua voce."

Ci siamo. Forse. L'ultimo cd del Maestro Grondona conclude un lungo e avvincente percorso di esplorazione e di .. redenzione nel repertorio del maestro catalano. Nessuno prima di lui si era addentrato così a fondo nelle musiche di Llobet, curando con certosina dedizione ogni aspetto, ogni particolare della sua produzione musicale. I risultati di questa indagine sono stati eccezionali: una serie di cd dove le virtù di Llobet sono state riproposte e messe in evidenza dopo un periodo di inspiegabile "dimenticanza". 
A concludere, l'ultimo cd con le rimanenti trascrizioni per chitarra di musiche di Bach, Mozart, Beethoven e Wagner, un quadrumvirato di geni musicali capaci di far tremare i polsi a chiunque e che, comunque, non hanno mai scritto per chitarra.
Qui la genialità e la sensibilità di Llobet: trascrivere, tradurre, trasportare queste musiche perchè fossero suonate da una sei corde. Trascrizioni raramente eseguite in pubblico, dal carattere quasi intimo, confidenziale, non solo in ragione del carattere del chitarrista catalano ma anche della scarsa attenzione dedicata alle trascrizioni, ritenute spesso e volentieri semplici banalizzazioni dei brani originali.
Credo che questo non corrisponda al vero: questo cd unisce due profonde intelligenze musicali, quella di un virtuoso sensibile e da troppo tempo lasciato nell'ombra e quella di un interprete eccezionale che ha saputo riscoprire e identificarsi in questa musica. Aggiungere altro sarebbe superfluo, le chitarre parlano da sole.

"Oltreché evidenziare la caratura di Miguel Llobet quale vero titano della musica della chitarra moderna, questi arrangiamenti tutti, dai più intimisti - anche talvolta in forma di 'frammento' - ai più formalmente compiuti, spingono la sensibilità dell'interprete oltre i confini del repertorio più propriamente riconosciuto come 'chitarristico', se non altro offrendo la possibilità di un viaggio fuori dell'ordinario."
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