giovedì 5 luglio 2012

John Zorn: Cobra parte 3



Ma forse la migliore definizione di Cobra spetta a Guy Cluviocek che ha suonato nella prima versione del pezzo: “Nel 1984 ascoltai per la prima volta John Zorn an New Music America a Hatford. In programma era Rugby, un suo game piece. La performance era una sfida a tutte le mie idee su come si suona in gruppo: Zorn aveva creato una situazione in cui ogni decisione del pezzo era presa dagli esecutori, guidati da un set di istruzioni da lui fornite. Preso dall'entusiasmo, salii sul palco, mi presentai a Zorn e gli chiesi di pensare a me se in futuro avesse voluto servirsi di una fisarmonica. L'anno seguente Zorn mi prese in parola invitandomi nella big band di Cobra. Con Cobra Zorn ha realizzato il corrispettivo degli anni '80 di In C: un classico dalla strumentazione aperta per esecutori che vogliono partecipare creativamente alla realizzazione di un pezzo. Cobra codifica in pratica ogni aspetto dell'improvvisazione radicale, fornisce istruzioni che permettono ai singoli esecutori di determinare gli arrangiamenti, le dinamiche, la densità, le conclusioni, perfino la possibilità di richiamare eventi successi in precedenza nell'esecuzione (i “sistemi di memoria”). E con mossa tipicamente americana, Zorn prevede anche dei “sistemi di Guerriglia” per i solitari cui non piace ricevere istruzioni da nessuno.” Guy Klucevsek “Misfatti Fisarmonici”

Non deve trarre in inganno il confronto con In C di Terry Riley. In C è un brano composto da “53 ghirigori musicali che formano altrettante frasi staccate (lunghezza media 10 note)che vanno letti da ognuno degli undici strumentisti che partecipano all’esecuzione” (Glenn Gould, “L’ala del turbine intelligente”). Non c’è direttore e gli interpreti posso eseguire quanto vogliono ciascuna frase con l’unica regola che non si può suonare di nuova una frase già eseguita. Il pezzo si considera concluso quando l’undicesimo musicista completa la 53esima frase, viene lasciata agli esecutori libertà di percorso, con una durata dai 40 ai 90 minuti. La tonalità del brano, come indicato nel titolo, è il Do. La sua struttura è quindi radicalmente diversa da Cobra con il quale condivide forse una certa “partecipatorietà” e come ironicamente segnala Glenn Gould “le musiche come In C richiedono più istruzioni che istruzione, il che rientra decisamente nel campo della soggettività” Una delle cose che distinguono Cobra da altri sistemi aleatori utilizzati nella musica è che nell’unica “stesura” disponibile per questo pezzo nell’interno del cd Cobra Vol. 2.
Zorn non ha annotato o assolutamente indicato alcuna notazione musicale. In un certo senso è come se Zorn avesse voluto abdicare a ogni controllo dell'origine sonica della musica a favore degli improvvisatori nell'ensemble “limitandosi” a adottare una forma di "telecomando" che gli permette di gestire cambi nella "programmazione" del brano, sempre seguendo le regole da lui fissate, ma senza predeterminare quello che sarà suonato. Altri compositori hanno tentato di collaborare con improvvisatori - o, più frequentemente con musicisti a cui, sebbene inesperti, veniva richiesto di improvvisare. Christian Wolff (nella sua Prose Collection), Robert Ashley (nei "word scores" all’inizio degli anni’ 60) e Karlheinz Stockhausen hanno, fra molti altri, formulato quella che Stockhausen ha chiamato "musica intuitiva." Sfortunatamente, la maggior parte di questi pezzi sono abbastanza semplicisti per essere “classificati” come più vicini al collettivo Fluxus, un fenomeno degli anni ‘60 che incluse partecipanti come Yoko Ono, Nam June Paik, LaMonte Young e, per coptazione, Cornelius Cardew e Scratch Orchestra.


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