venerdì 6 luglio 2012

John Zorn: Cobra parte 4



Quello in cui molti di questi compositori fallirono fu il fatto di non capire che questa nuova forma di estetica compositiva richiedeva allo stesso tempo nuove forme di notazione, ma anche aspetti nuovi nell'abilità di musicista. Mentre molti strumentisti formatisi nell’ambito della musica di classica europea possono essere competenti nell’area delle musiche contemporanee, non necessariamente possiedono la sensibilità per poter improvvisare un brano musicale intrinsecamente coerente e ricco di inventiva. Quando Earle Brown or Morton Feldman crearono spartiti che richiedevano invenzioni melodiche (o interpretazioni grafiche), questi furono interpretati tipicamente professionisti “convenzionali” della "nuova musica" che facevano riferimento alle loro procedure abituali, così che la musica aveva una tendenza a suonare, paradossalmente, più ultra controllata che spontanea. Al contrario, quando compositori come Frederic Rzewski, Alvin Curran, o Elliott Schwartz richiedono una improvvisazione in uno dei loro pezzi, l’improvvisatore è generalmente Steve Lacy, Evan Parker, o Marion Brown generalmente, e la musica ne risulta diversamente stimolata. Cobra può condividere una parentela spirituale / intellettuale con i lavori di Brown o Feldman, dove la musica viene intesa come "un ambiente potenziale", o con le “live performance pieces” che sono fondamentalmente “programmi per attività” che cedono ogni specifico controllo in termini di suono e si limitano a definire le possibilità di scelta, i campi di attività e l'impossibilità di prevedere il risultato finale.
Mentre esistono differenze sostanziali, fondamentali, essenziali, basate non su quello che Zorn vuole far suonare, ma su chi sta partecipando e come lui li inspira per generare una “interazione creativa”. Il fatto è che Cobra è basato su una sorta di implicito ossimoro: libertà completa del musicista all'interno di regole di "gioco" esigenti. Qualunque cosa queste regole definiscano non rappresentano una limitazione o una direzione dell'attività individuale, ma una condizione sociale che fa dei musicisti stessi una comunità e che richiede da parte loro una precisa consapevolezza nei modi di interazione, nei modelli di comportamento e nel risultato delle loro azioni. Non va, a mio avviso, visto come un tentativo di limitazione all'autoespressione compositiva, non è mirato a creare l'indipendenza delle singole parti musicali (come avviene in alcune musiche contemporanee che affermano di voler sposare la "libertà"), ma una inter-dipendenza fra le parti basato sull'indipendenza di pensiero e delle scelte operate dai musicisti, creando un web complesso di relazioni, in cui le dinamiche personali sono nelle mani dei partecipanti. Essendo basato su regole indeterminate, Cobra assume il carattere di chi vi partecipa. Senza perimetri fissi, è in uno stato continuo di divenire, sfruttando forme di simultaneità che trasformano i flussi relazionali in strutture musicali generate dall’ensemble all’opera sulle regole e sul processo definiti da Zorn. Ogni performance sarà indubbiamente e drasticamente diversa in termini di suono e strutture in base a come i partecipanti porteranno le loro proprie percezioni private, le loro esperienze passate, le tecniche strumentali, e gli atteggiamenti interpersonali per affrontare e gestire le opportunità offerte dal game piece.
Questa differenza è frutto anche di una evoluzione stilistica dei musicisti stessi. Due generazioni sono già passate rispetto ai primi improvvisatori degli anni ’50 e i musicisti di oggi hanno sviluppato un approccio molto più disponibile e versatile nei confronti della cornucopia di stili a loro disposizione, dal classico al pop. Il risultato del lavoro di queste persone non è come si potrebbe aspettare il caos o l’anarchia totale, ma al contrario, democrazia, interattività, interdipendenza. E nonostante i continui e rapidi cambi in tessitura, tempo, e temperamento si intravede un ordine, un'organizzazione spontanea e a volte ironica all’interno della caotica logica musicale risultante
 Alla fine è sempre Zorn ad avere l’ultima parola: “But above all, COBRA is a musical experience words cannot convey blah blah blah. Listen, just listen, and you're liable to find yourself lost in the magic of the game, and the music.”


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