
martedì 8 dicembre 2009
Intervista a Marco Maguolo parte prima

Caro Marco, raccontaci un po’ come è iniziata la tua attività e quando hai deciso che avresti fatto il liutaio…
Che differenza c’è tra le tue prime chitarre e quelle ultime uscite riprese nelle foto e nei video?
Con quali materiali preferisci lavorare?
Quanto riesci a soddisfare le richieste dei tuoi clienti? Mi spiego meglio facendoti un esempio banale .. se ti chiedo una chitarra classica con sette corde, a spalla mancante, diapason 66 cm .. magari amplificata .. ci sono problemi?
In quanto tempo evadi un ordine per uno strumento? Quali sono i tuoi tempi di attesa?
lunedì 7 dicembre 2009
Speciale Marco Maguolo: Biografia

A partire dall'autunno 2003, dopo aver interrotto le precedenti attività lavorative, mi sono dedicato completamente alla costruzione della chitarra classica, partecipando in parallelo al corso sulla manutenzione e riparazione degli archetti per violino, presso la Civica Scuola di Liuteria di Milano, sotto la guida del M° Pietro Cavalazzi, ed il corso sulla costruzione del violino presso la Scuola di Liuteria di Pieve di Cento (Bo) tenuto dal M° Marcello Bellei.
domenica 6 dicembre 2009
Corso di Luigi Attademo, 2-6 gennaio Mortara
ProgrammaIl corso è pensato su duel livelli. Il primo inerente al perfezionamento del repertorio del singolo strumento. Per quello che riguarda la chitarra, è ammesso qualunque tipo di repertorio e non ci sono selezioni. L'unico presupposto è quello di sviluppare una metodologia dell'interpretazione, coinvolgendo quindi nella lezione tutto gli aspetti (da quello tecnico e a quello storico-critico) che stanno alla base della conoscenza delle opere da interpretare. A fianco delle lezioni individuali, verranno dedicate delle lezioni a importanti sezioni del repertorio (come le Suites di Bach o gli Studi di Villa-Lobos).
Il secondo livello proietta lo strumento nel repertorio della musica da camera. Per formazioni già attive, o per chi avrà l'interesse e la disponibilità, ci saranno lezioni che metteranno in relazione gli strumentisti che partecipano ai differennti corsi (partner privilegiati per i chitarristi saranno flautisti, violinisti, e in seconda istanza, pianisti e violoncellisti) lavorando su repertori cameristici predeterminati, al fine di sviluppare un' attitudine - parte molto debole nella formazione musicale italiana - al suonare insieme.
Per ogni informazione si prega di fare riferimento a: tel 3474467780 - email info@lealtrenote.org - Dott.ssa Laura Frigerio
LE ARTI DEL SUONO DAL 9 AL 11 DICEMBRE
COSENZA-PALAZZO ARNONE (9-11 DICEMBRE 2009)
In collaborazione con
ASSOCIAZIONE MICROCOSMOS
CONSERVATORIO"S.Giacomantonio" di Cosenza
SOPRINTENDENZA ai beni storici, archeologici ed etnoantropologici della Calabria
CONSERVATORIO "San Pietro a Majella" di Napoli
FEDERAZIONE CEMAT
9 dicembre ore 18.00
LE ARTI DEL SUONO
PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA, in collaborazione con la FEDERAZIONE CEMAT
con Franco Alimena, Edizioni Orizzonti Meridionali,
Fabio De Chirico Sovrintendente ai beni storici, archeologici ed etnoantropologici della Calabria
Agostino Di Scipio, Conservatorio “San Pietro a Majella di Napoli”
Francesco Galante Conservatorio “S.Giacomantonio” di Cosenza
Ivano Morrone, Conservatorio “S.Giacomantonio” di Cosenza
Giorgio Reda, Direttore del Conservatorio “S.Giacomantonio” di Cosenza
Daniela Tortora, Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli
modera
Gianni Trovalusci, Federazione Cemat
a seguire:
CONCERTO ELETROACUSTICO
Bruno Maderna (1920-1973)
Musica su due dimensioni per flauto e nastro magnetico (1958)
Francesco Galante (1956)
Resilienza (2005-07)-Acusmatico
Stefano Silvestri (1984)
Studio sonoro n.1 (2007)-Acusmatico
Massimo Palermo (1978)
Collisioni-Acusmatico (2009)
Denis Smalley (1946)
Clarinet threads (1985)
for amplified clarinet and tape
Tommaso Rossi, flauto
Daniel Josè Cirigliano, clarinetto
Agostino Di Scipio, Francesco Galante, Ivano Morrone, regia del suono
10 dicembre ore 18.00
Il sogno di Pan
IL SOGNO DI PAN
Claude Debussy (1862-1918)
Syrinx (1913)
Gianluigi Durando, flauto
Vincenzo Galilei (1520-1591)
Ricercata V
Bruno Maderna (1920-1973)
Dialodia (1971)
Maki Ishii (1936)
Black intention (1975)
Giovanni Battista Graziadio, flauti dolci
Antonino Chiaramonte
Riflessioni (2006)
per suoni di flauto (flauto in do, flauto in sol, flauto basso e shakuhachi) elaborati al computer
Campioni di flauto: Gianni Trovalusci, Antonino Chiaramonte
Produzione: AuraMaris Studio ¬ Roma
John Cage (1912-1992)
Three pieces for flute duet (1935)
I Allegro giocoso
II Andante cantabile
III Grave adagio
Vincenzo [Giulio] Gualtieri (1965)
Flowte (2003)
per flauto dolce basso, flauto dolce tenore, flauto dolce contralto, flauto dolce soprano ed elettronica.
Tommaso Rossi, flauti dolci
Bruno Maderna
Serenata per un satellite (1969)
Ensemble di flauti dolci e traversi del Conservatorio di Cosenza
Gianluigi Durando, Antonia De Zarlo, Anna Piro e Paola Troiano, flauti
Tommaso Rossi, flauto dolce e traverso
Giovan Battista Graziadio, flauto dolce
11 dicembre ore 18.00
Man Ray Movies
sonorizzazione dei corti sperimentali di Man Ray
Ensemble Dissonanzen
La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte terza
Come dicevamo prima l’interazione fra concezioni musicali agli antipodi è sempre stata una tentazione irresistibile per i musicisti più ambiziosi. Nel caso specifico, cercare possibili collegamenti fra musica classica (o jazz) e pulsazioni techno è stato un obiettivo spesso ambito da diversi anni a questa parte. Partendo dalla fanfare jazz trasfigurate della Matthew Herbert Big Band, passando per Murcof, e arrivando al progetto dello stesso Carl Craig più attinente all’argomento: il disco “Programmed” dell’orchestra Innerzone. I ritmi, quando scomposti e sostenuti, quando caldi e ammalianti, hanno sempre provato a sollecitare (o assecondare) un’atmosfera tutt’altro che abituata a certi stravolgimenti melodici e strutturali e come ho detto precedentemente il risultato, se non supportato da ispirazione e smisurato controllo dei mezzi, s'è dimostrato spesso fuori centro e anacronistico. La realizzazione di questo disco ha chiesto non poco tempo e fatica al duo:" il disco ha preso forma nell’arco di un anno tra Detroit eBerlino, e questo ha. reso tutto ancora piu prezioso, il fatto che quando Moritz poteva veniva a trovarmi e lavoravamo su una sezione, quando potevo io andavo da lui e continuavamo con un’altra, c’è stato un interscambio di energie molto bello".
L’esperienza da entrambi maturata con anni di sperimentazioni sul campo aiuta la coppia a condurre le composizioni dalle parti di un minimalismo classico, scosso da flebili tumulti, un’oasi floreale di tranquilla beatitudine da cui prende vita il “Bolero” poi adeguatamente smembrato nel minimalismo quasi “reichiano” dei primi due movimenti, fra serpentine di fiati messi in loop che si aggrovigliano fra loro, comiche fanfare di trombe, flauti e fagotti timidi, elevando con tatto il numero di battiti al secondo nella parte centrale sfociando nell’implosione di “Movement 4” dove Von Oswald prende le redini del gioco e ci conduce in un universo di bolle dub, radiazioni sotterranee, frequenze metastatiche, luce fredda di tastiere mai così acide: gli universi della Basic Channel che tornano a farci visita in tutto il loro gelido meccanico splendore. Si rende necessario uno spatiacque, una pausa, un tramite, ecco quindi “Interlude” che ci trasporta senza bruschi cambi verso la seconda parte del cd, composta da sole due tracce, entrambe sui quindici minuti, un nuovo flusso armonico. Due movimenti che sembrano essere terreno fertile per Carl Craig, e non è un caso che siano anche i più sinfonici e tempestosamente romantici del lotto, con i contrabbassi a danzare pensantemente e gli archi a fondersi ciclicamente con il beat in un affresco degno dei cavalieri kosmische tedeschi. La maggiore durata dei due movimenti permette di svilupparne i concetti in maniera più tranquilla e meditata, con le melodie che serpeggiano furbone, le percussioni esplodono e si adagiano su un registro d’esecuzione più posato. Nel finale il ritmo si fa’ trascinante, quasi jazzy, rendendo così il sesto movimento un balletto disperatamente vitale, colmo di desiderio, profondamente “craighiano” a dimostrazione della validità del progetto e dell’idea originaria.
Ho cercato reazioni e recensioni a questa fatica discografica nel web e in alcune riviste ma le sole che ho trovato erano a nome di appassionati di techno ed erano tutte favorevoli. Nessun commento, nessun cenno dal mondo della classica che evidentemente non ritiene necessario interessarsi a questo esperimento, anche se avviene sotto le ali della prestigiosa Deutsche Grammophone.
Il punto che mi pare interessante sottolineare è che non vedo poi così tante differenze tra l’atteggiamento di chi fa techno e usa in maniera scientifica le macchine per generare musica tramite campionamenti e l’atteggiamento di compositori come Schomberg, Boulez e Cage caratterizzati dal desiderio assoluto di controllo sull’esecuzione e sugli esecutori. E allo stesso tempo mi interrogo sulle strategie della Deutsche Grammophone, già poco più di un anno fa ci aveva meravigliato iniziando (la prima tra le case discografiche dedite alla musica classica) la vendita di musica in formato mp3 anche se ad alta qualità (320 kb) e ora questa nuova collana dedicata ai remix effettuati attingendo a un catalogo semplicemente eccezionale. L’ennesimo tentativo di avvicinare nuove categorie di consumatori alla musica classica? Non so. Carl Graig e Moritz Von Oswald sono personaggi di culto nel mondo techno ma non penso assolutamente che le vendite dei loro cd siano lontanamente paragonabili alle vendite di un Giovanni Allevi o di un cantante pop. E la techno? Si prepara a un nuovo quantum leap evolutivo? Staremo a vedere.
Per ora mi godo questo disco, incrocio tra le radici del suono techno (i Kraftwerk, la “E2-E4” di Manuel Göttsching) e le avanguardie minimaliste da cui continua ad attingere idee e nuova linfa (Terry Riley e Steve Reich sono da sempre amati dai DJ) e il desiderio di remix che da sempre è uno stimolo e un pungolo per chi ama questa musica. Un opera di confine, molto borderline, in cui la manipolazione del materiale di partenza è talmente profonda da rasentare la riscrittura vera e propria: ci vuole un buon orecchio per riuscire a riconoscere i frammenti delle partiture classiche dalle alchimie perfezionate dai due signori del mixer e, in fin dei conti, ho trovato divertente andare a cercarli.
Empedocle70
sabato 5 dicembre 2009
La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte seconda
Carl Craig
Moritz Von Oswald
Moritz Von Oswald rappresenta la metà sia di Basic Channel che di Maurizio, fino a diventare uno dei più influenti produttori di musica techno nel 1990. Nel 1980 è stato percussionista per Palais Schaumburg, ma ha proseguito il suo percorso musicale nella musica eletronica dalla fine degli anni'80 e nei primi anni'90, cominciando con i progetti 2MB e 3MB (con Thomas Fehlmann) e, successivamente, ha co-fondato l'etichetta Basic Channel con Mark Ernestus, realizzando varie uscite definite minimal techno. Come parte dell’asse techono per eccellenza Berlino / Detroit, la Basic Channel ha prodotto musiche di altri artisti influenti comecaratterizzata minimal techno insieme ad altri artisti influenti e originali come Rob Hood, Jeff Mills, Mike Banks, e UR. Von Oswald vive a Berlino, e fa anche parte di una scena musicale imperniata attorno al Tresor Club e la sua etichetta discografica, nonché ad Hard Wax, il negozio fondato da Ernestus. Basic Channel e Maurizio record sono caratterizzati da una battute in 4x4 sincopate, dub-flesse e lentamente modulate nel tempo, la maggior parte dei 12 "s contenente tracce che occupano l'intero lato di ogni disco. Il loro lavoro è stato molto influente per Richie Hawtin, Thomas Brinkmann , Robert Henke (aka Monolake), Wolfgang Voigt, e poi altri artisti le cui registrazioni sono stati rilasciati su etichetta Chain Reaction Records, che fa sempre parte della famiglia.
continua domani...
venerdì 4 dicembre 2009
Un Precipizio di Rondini_LIM

• Cominciava così: “Quando il racconto...” .
E’ la lunga poesia che Roberto Sanesi scrisse per una mia-nostra opera (Stock-ZONE TakuHon, MilanoMusica1999) che egli, terminò e consegnò semplicemente un mattino in cui decise di non poter più continuare, con parole che sembrano annunciare un inizio: “...ecco, da questo momento”.
Nel mezzo, a un certo punto, l’immagine forte del precipizio di rondini. Un brivido. Cadute, cadenze, precipitose fughe e incontri di bravura in cielo aperto, le fantasie di una scrittura bianca e nera su fondo d’aria. Ecco, da questo momento.La Techno e la Classica …. Deliri, onnipotenze, masse ….. parte prima

1987. La casa discografica tedesca Deutsche Grammophon presenta la nuova ultima fatica di uno dei suoi artisti di punta, il famoso Direttore d’Orchestra Herbert von Karajan alla guida dei celeberrimi Berliner Philarmoniker licenza una nuova incisione discografica: il Bolero e Rapsodie Espagnole di Ravel e I Quadri di un’Esposizione di Mussorgsky. Sessantaquattro minuti e quindici secondi di pura, potente delizia musicale, eseguiti con magistrale perizia e precisione con qualità di incisione DDD (vi ricordo che siamo nel 1987 e non era cosa da poco), una interpretazione di altissimo praticamente presente in tutte le discoteche di chiunque di autodefinisca un audiofilo, anche se non particolarmente amante della musica classica.

2008. La sempre prestigiosa casa discografica tedesca Deutsche Grammophon fa uscire un curioso cd: l’edizione è un cartonato dalla grafica e le foto estremamente minimali, in bianco e nero. Titolo: “Recomposed by Carl Craig & Moritz Von Oswald”. Recomposed? Di cosa?
Per farla breve la mitica casa discografica tedesca Deutsche Grammophon, tempio indiscusso di tutti gli adoratori della musica classica chiede a due DJ, anzi ai due migliori produttori di musica techno in circolazione di rivisitare, ricomporre, riassemblare i nastri della famosa registrazione di Von Karajan.
Pensate sia uno scherzo? Niente da fare, non è uno scherzo e non è neanche l’inizio di un romanzo cyberpunk o steampunk (si presta ad entrambi i generi) di William Gibson o Bruce Sterling o John Shirley o Rudy Rucker, è semplicemente la verità: la Deutsche Grammophone ha chiesto e permesso a Carl Craig (Detroit) e Moritz Von Oswald (Berlino) di remixare il meglio del proprio catalogo!
La prima cosa che ti colpisce è vedere quei due nomi, quelli di due divinità della techno inseriti sotto quel logo giallo, dall’aria così regale e per cui sono state realizzate alcune fra le più esaltanti performance musicali del secolo scorso: un simbolo per chiunque abbia avuto a che fare, anche solo di striscio, con ascolti “classici”. All’inizio non ci fai quasi caso ma quei nomi scolpiti nel giallo acceso dell’intestazione sono quelli di due musicisti techno. Sì, insomma… la techno, avete capito benissimo. La sua migliore definizione è di Derrick May, uno dei suoi genitori: "Questa musica è come Detroit, uno sbaglio completo. E' come George Clinton ed i Kraftwerk bloccati in un ascensore". Dichiarazione rilanciata da un altro padre, Juan Atkins: "voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l'avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani".
Come seconda cosa ti domandi cosa può uscire da questo disco. Già in passato abbiamo assisitito a troppe riletture di brani classici in ogni salsa possibile e il risultato, quasi sempre , è stato quello di un impietosa schifezza. Troppo distanti i livelli culturali, troppa poca umiltà nell’analisi di un repertorio di per se al massimo della complessità e che vede l’interpretazione come sua meta suprema, troppo desiderio di autocompiacimento perché ne possa uscire sempre qualcosa di sincero, autentico e vibrante. E badate bene che penso la stessa cosa quando sento musicisti classici reinterpretare brani rock o jazz o altro. D’altra parte il flop era dietro l’angolo: commissionare a due musicisti contemporanei la rielaborazione di materiale composto da Maurice Ravel e Modest Mussorgsky è evento capace di dare adito alle congetture/sospetti più sfrenate/i e di far tremare i polsi dei figli della macchina più audaci. Ma qui i due professionisti chiamati all’azione sono il meglio, la crema, non solo come DJ ma anche come produttori (un ruolo praticamente sconosciuto nella musica classica ma fondamentale per altri generi come rock, jazz e elettronica) sono Carl Craig e Moritz Von Oswald: l’uno detentore della pura intellighenzia pre Obama della Detroit post Cybotron trio, l’altro, berlinese è artefice di quella techno rigorosa, minimale e scientifica che farà delle uscite Basic Channel un traguardo di assoluta originalità nel panorama “electronico” dei ‘90s. Artisti di cuore e cervello, dunque; qui talmente ispirati da creare qualcosa che va oltre la pur pionieristica “comunicazione fra due mondi” posta a fondamento (trasparente) dell’operazione.
Terza cosa: questa è già la terza uscita di una collana (Mathias Arfmann e Jimi Tenor i titolari dei precedenti volumi) votata a rileggere i classici attraverso lo sguardo della modernità, è quindi parte di un progetto di più ampio respiro dell’etichetta tedesca, motivi di mercato? Marketing? Desiderio di allargare la base di acquisto? Illuminata visione progressista? Intanto cerchiamo di capire un po’ meglio di chi stiamo parlando....
giovedì 3 dicembre 2009
MUSEO CARLO ZAULI Residenza d’Artista VIII edizione LUCA TREVISANI

MUSEO CARLO ZAULI
Residenza d’Artista
workshop di ceramica nell’arte contemporanea
VIII edizione
LUCA TREVISANI
12 dicembre 2009 – 31gennaio 2010
a cura di Daniela Lotta
Inaugurazione sabato 12 dicembre 2009 ore 18.00
Ridotto del Teatro Comunale “A. Masini”
p.zza Nenni, centro storico, Faenza – Ra.
Conferenza stampa Sabato 12 dicembre 2009 alle ore 12.00
Sala Conferenze MAMbo – Museo d’Arte Moderna
Via Don Minzoni 14, Bologna
Sabato 12 dicembre 2009 negli spazi del Ridotto del Teatro Comunale “A. Masini” di Faenza si inaugura la mostra personale di Luca Trevisani, organizzata nell’ambito dell’ottava edizione del progetto Residenza d’Artista – workshop di ceramica nell’arte contemporanea, a cura di Daniela Lotta.
La mostra, allestita negli spazi del Ridotto del Teatro Comunale nel centro storico della città, presenta tre opere inedite realizzate in ceramica da Luca Trevisani, artista tra i più interessanti della sua generazione.
Durante la Residenza l’artista ha lavorato allo sviluppo dei progetti in ceramica insieme ad uno staff tecnico coordinato da maestri ceramisti e formato da un gruppo di otto studenti selezionati dalle Accademie di Belle Arti di Ravenna, Bologna e Venezia, oltre che dalle locali scuole: l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica e l’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – ISIA.
Luca Trevisani ha sperimentato il materiale ceramico in sintonia con la sua personale poetica artistica che lo ha portato ad elaborare una progettualità in divenire, indipendente da logiche precostituite.
Una processualità derivata dall’esigenza di confrontarsi autonomamente con il materiale ceramico che ha coinvolto l’intero gruppo di lavoro, studenti e ceramisti che insieme a lui hanno sviluppato nuovi procedimenti per arrivare a ideare un metodo che fosse adatto alla realizzazione delle sculture.
Sempre sabato 12 dicembre, dalle ore 19.00, presso gli spazi del Do Nucleo Culturale sarà allestita la mostra delle ceramiche realizzate dai partecipanti al workshop.
Tutte le fasi del progetto Residenza d’Artista – workshop di ceramica nell’arte contemporanea, saranno documentate all’interno di un catalogo che conterrà oltre ai testi critici un ampio apparato iconografico.
Il catalogo, curato direttamente dall’artista in residenza, sarà pubblicato dalla casa editrice Silvana Editoriale, Milano.
per info e comunicato stampa:
339 1544010
museocarlozauli@gmail.com
Lunfardo una lingua per il Tango? di Rubén Andrés Costanzo parte terza

Ma perché la cultura argentina si porta dietro una polemica da cent’anni? Forse l’eredità culturale della Madre Patria Spagna: rigida, cattolica che non guarda la realtà, in quest’ottica la cultura dei poveri e di quelli che vivono del lavoro manuale non è degna di essere considerata come parte del patrimonio di una nazione.
Lo scrittore argentino Miguel Canè nel 1905 sosteneva che con l’estensione dell’educazione alle classi popolari il lunfardo doveva sparire dalla circolazione13.
Ezequiel Martìnez Estrada lo chiamò “linguaggio patologico”14.
Borges, in due libri che ha poi ripudiato – El tamaño de mi speranza (1926) e El idioma de los Argentinos (1928),15 – argomenta contro il lunfardo, con parole molto dure e riprende la critica 40 anni dopo nel libro El informe de Brodie (1970) dicendo: “(il lunfardo) è uno scherzo letterario inventato da commediografi popolari e da autori di tango e la vera gente del popolo lo ignora, se non è stata indottrinata dai dischi fonografici”16. Sappiamo che nel carattere del Grande
Inquisitore c’è un rifiuto per tutto quello che è popolare, comunque non possiamo negare che le sue argomentazioni contro il lunfardo racchiudano una grande verità: fuori dalla sua funzione letteraria il lessico lunfardo praticamente non esiste nel linguaggio quotidiano di Buenos Aires.È una guerra di simboli tra conservatori e progressisti, i primi asserragliati nel linguaggio ufficiale della Accademia delle Lettere, gli altri rubando al lessico popolare parole per contrastare l’ordine costituito. Dobbiamo sottolineare che i personaggi dell’alta cultura Argentina che combattono il cattivo linguaggio del popolo, parlano dei sobborghi e della loro gente senza mai scendere di persona nei bassifondi per verificare le loro tesi. Dai salotti bene della città di Buenos Aires predicavano a favore di una “culturizzazione” del popolo per poi appogiare governi che al popolo davano solo miseria.
Come andrà a finire questa guerra? Senz’altro il linguaggio popolare vincerà sempre contro la lingua ufficiale, ma alla fine gli archeologi trovano solo resti della “Cultura Alta”.
Dalla mia esperienza con il linguaggio di Buenos Aires posso dire che è inafferabile come un fiume, ci si avvicina per osservarlo ma tutto quello che possiamo fare è catturarlo in piccoli recipienti oppure immergerci in lui, senza mai averne una visione completa.
Sono 20 anni che vivo in Italia e quando, ogni due anni, visito Buenos Aires osservo come il tempo cambia il linguaggio; posso dunque testimoniare che le parole lunfarde che appaiono nei tanghi non sono utilizate nella vita quotidiana in maniera frequente, salvo per scherzare o per enfatizzare un sentimento.
L’uomo ha inventato l’arte per sconfiggere la morte o almeno morire nell’intento; nell’arte rimane registrato il breve passo della nostra eternità, il tango col suo linguaggio ibrido cerca di fermare nel tempo la memoria del Rìo de la Plata.
Vi lascio con le parole di un porteño che del tango la sapeva lunga…
Rubén Andrés Costanzo
Mi chamuyo
Di Juan Nilo Siciliano
Porque a veces salpico de florido lunfardo,
mi sensiyo chamuyo con resabio oriyero,
vos que sos medio camba, pensaràs que me ‘spianto
con palabras vacias, del biabazo del tiempo.
Yo quiero que comprendas que sin embalurdarte
puedo batirte mucho del ambiente porteño.
Pues vengo campaneando dede hace medio siglo,
que linda es Buenos Aires con empilche moderno.
Aunque cambien las cosas, no creas que el lenguaje
denominado “lunfa” se plegarà al recuerdo,
no. Al contrario, se nota que no hay otras palabras
que se ganen tan hondo en la zurda del porteño.
Desde el camba al ciruja, desde el fioca hasta el reo,
hasta el ejecutivo embrollòn y el burrero;
se chapan del lunfardo pa’ batir si estàn gunfias,
para tirar la bronca o batir su contento.17
Bibliografia consultata oltre a la citata nelle Note:
Rosalba Campra. “Como con bronca y junando…” la retorica del Tango. Edical. Buenos Aires 1996
Jaime Rest. Notas para una estilistica del Arrabal. Srecretria de Estado de Obras Pubblicas . Direccion de Obra Social Servicio de Extenxin Cultural. Buenos Aires 1965
Josè Gobello. Etimologias. Corregidor. Buenos Aires 1978
11 Daniel Vidart, El Tango y su mundo. Ediciones Tauro. Montevideo. 1967 pag 62
12 Idea Vilariño. Las letras de Tango. La Forma Temas y Motivos. Editorial Schapire srl. Buenos Aires 1965. pagina 15
13 Horacio Salas, Il tango. Ed. Garzanti. Milano. 1992. Dalla pagina 204
14 Ezequiel Marìnez Estrada. Radiografia de la Pampa. Editorial Losada S.A. Buenos Aires 1953 pagina 218
15 J.L. Borges Op. cit..
J.L. Borges El idioma de los Argentinos. Alianza Editorial. Madrid. 2000.
16 Jorge Luis Borges. Il manoscritto di Brodie in Tutte Le opere. Arnldo Mondadori Editore. Milano 1994. Tomo 2 pag 367
17La Mia palata.
Perché a volte spruzzo di fiorito lunfardo/ la mia semplice parlata con retrogusto marginale,/ tu che sei in gamba, penserai che mi vanto/ con parole vuote del tempo passato
Io voglio che tu comprenda senza ingannarti/ posso dirti molto dell’ambiente porteño./Perché lo osservo da mezzo secolo/ che bella è BsAs col vestito modero.
Anche se cambiano le cose, non credere che il linguaggio/denominato lunfa si piegherà al ricordo/no. Al contrario, si vede che non ci sono altre parole/ per urlare la rabbia o parlare di felicità
Dal ricco al barbone, dal magnaccia al carcerato,/ dal bussinesman allo azzeccagarbugli e al giocatore d’azzardo/si prendono del lunfardo per dire se sono infastiditi/per urlare la rabbia o parlare di felicità
mercoledì 2 dicembre 2009
Teatro Fondamenta Nuove: Virgilio Sieni|"Suites Bach"
VIRGILIO SIENI
"SUITES BACH"
coreografia e interpretazione Virgilio Sieni
pianoforte Riccardo Cecchetti
musica J. S. BACH
BWV 816 Suite Francese n°5 in Sol maggiore
BWV 810 Suite Inglese n° 5 in Mi minore
La Compagnia Virgilio Sieni è sostenuta da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Toscana
Comune di Firenze - Assessorato alla Cultura Comune di Siena - Assessorato alla Cultura
Suites Bach.
Virgilio Sieni rappresenta nella coreografia italiana un punto di riferimento: il gesto disarticolato e puntuale della sua danza, dettagliato nelle potenzialità dinamiche, muscolari e formali del corpo in movimento, la sua capacità di confronto con le altre arti in costante attenzione con il proprio tempo, ne fanno un artista profondamente contemporaneo. Il suo segno consapevole della densità dello spazio e del pulsare del tempo ha più volte dialogato con la musica di Bach sia nelle Sonate che nell'assolo costruito sulle Variazioni Goldberg.
Pianista e fortepianista Riccardo Cecchetti è membro fondatore di vari gruppi cameristici fra cui il Trio Voces Intimae con il quale tiene concerti in tutto il mondo. Dopo essersi diplomato con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore al Conservatorio di Firenze, ha iniziato un'intensa carriera concertistica che lo porta ad esibirsi regolarmente nelle sale da concerto più importanti nel mondo.
Con Suites Bach Sieni e Cecchetti danno vita a un incontro inedito che si sviluppa intorno alla comune attrazione per l'opera di Bach, la sua portata musicale, le sue implicazioni architettoniche, spaziali, corporee.
Compiuti studi di arte e architettura, Virgilio Sieni si forma nella danza classica e contemporanea tra Amsterdam, New York e Tokyo. Nell'83 fonda il gruppo Parco Butterfly e nel '92 la Compagnia Virgilio Sieni Danza, con la quale svolge un intenso e originale lavoro di ricerca coreografica e scenica. Nel 2000 gli viene assegnato il premio Ubu per la ricerca pluriennale intorno alla fiaba;
nel 2004 riceve il secondo premio Ubu per lo spettacolo Empty Space-requiem.
Ha presentato i propri lavori in Inghilterra, Germania, Francia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, New York, America Latina, Bangladesh, Malesia, Vietnam, Singapore. Ha rapporti produttivi continuativi con i più importanti teatri e festival italiani. Il suo lavoro coreografico è costellato da molte importanti collaborazioni con artisti visivi musicisti e compositori, con i quali sono state create opere originali; tra i musicisti: Alexander Balanescu, Giorgio Battistelli, Ennio Morricone, Steve Lacy, Giovanni Tamborrino, Francesco Giomi/Tempo Reale, Giovanni Damiani, Stefano Scodanibbio, Michael Moor, Toshinori Kondo, Evan Parker, Tristan Honsinger, Luis Sclavis, Giancarlo Schiaffini; tra gli artisti visivi: Grazia Toderi, Liliana Moro, Sandra Tomboloni, Flavio Favelli, Letizia Renzini, Maurizio Nannucci; per i costumi: Miuccia Prada. Oltre al lavoro con la compagnia, cura e realizza progetti artistici di varia natura, dalla performance all'installazione all'arte visiva alla produzione video. Svolge residenze artistiche di durata pluriennale in diverse città, con progetti articolati e tesi a produrre visioni e pratiche innovative del rapporto tra arte contemporanea e territorio.
E' responsabile del recupero e dell'ideazione di CANGO-Cantieri Goldonetta Firenze, insieme al Comune di Firenze, di cui è direttore artistico dal 2003: un centro dedicato alla sperimentazione sulla danza, le discipline legate al corpo e i linguaggi contemporanei dell'arte. Cango si è subito caratterizzato come luogo di natura e formati in progress, aperta all'incontro col territorio e all'ospitalità qualificata di artisti di rilevanza internazionale. Lo sforzo è verso la definizione di un progetto innovativo, in un'ottica di forte e ampia organicità progettuale e organizzativa, e ha portato al riconoscimento di Cango come punto di riferimento unico per la sperimentazione artistica.
Riccardo Cecchetti, pianista e fortepianista, è membro fondatore di vari gruppi cameristici fra cui il Trio Voces Intimae con il quale tiene concerti in tutto il mondo.
Dopo essersi diplomato con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore al Conservatorio di Firenze, ha iniziato un'intensa carriera concertistica che lo porta ad esibirsi regolarmente nelle sale da concerto più importanti nel mondo (Carnegie Hall di New York, Wigmore Hall e St. John's Smith Square di Londra, Musik Halle di Amburgo, Teatro Dell'Opera di Roma, Curtis Institute di Philadelphia, Filarmonica di San Pietroburgo, ecc.) e per i Festival e le Associazioni più prestigiose (Festival dei due Mondi -Spoleto, Festival di Granada, Festival di Melbourne, Accademia di Santa Cecilia di Roma, Amici della Musica di Perugia, Amici della Musica di Firenze, Unione Musicale di Torino, Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma ecc.).
Ha effettuato registrazioni per tutte le maggiori reti radiofoniche europee (RAI, BBC, Radio France, Radio Clásica - Spagna ecc.).
Come componente del Trio Voces Intimae incide in esclusiva per Warner Classics. La prima produzione di questa collaborazione è la pubblicazione di due CD dedicati ai sette trii di J.N. Hummel. Ha inciso per la casa discografica italiana Symphonia quattro CD - i trii di F. Mendelssohn-Bartholdy, i trii di F. Schubert, una raccolta di Fantasie inedite del XIX secolo per trio dedicate a Bellini ed i quartetti per pianoforte e archi di J. Brahms. Tutte queste registrazioni sono state effettuate su strumenti originali. Ha inoltre inciso per l'etichetta spagnola Verso in duo con l'oboista Eduardo Martínez sul pianoforte moderno
WEB
www.sienidanza.it
BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full Price € 12
Ridotti/Reduced € 10 [ residenti Comune di Venezia, giovani (under 18), anziani (over 65), Rolling Venice, Carta Giovani, Venice Card, San Servolo Card]
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50
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041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
Vortice - Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it
CALL FOR SCORES Torino 3 dicembre
Giovedì 3 dicembre 2009
Teatro Vittoria, via Gramsci 4, Torino
ORE 20.15 RINFRESCO, ORE 21 SPETTACOLO
ANDREA VALLE
Detti del Tuono
DOMENICO SCIAJNO
Terfly
FEDERICO PLACIDI
Solo
KRYSZTOF GAWLAS
AI Riff
JOSHUA PARMENTER
Corpi sonori
DONALD CRAIG
Sediment
Commissioni Fiarì Ensemble - Prime esecuzioni assolute
FIARÌ' ENSEMBLE
Luciano Condina, flauto
Gianluca Calonghi, clarinetto
Massimo Barrera, violoncello
Gilbert Impérial, chitarra elettrica
Alan Brunetta, percussioni
Marilena Solavagione, direttore
Lunfardo una lingua per il Tango? di Rubén Andrés Costanzo parte seconda

Se l’origine del lunfardo avviene nel mondo della malavita, come riesce questo gergo ad intrecciarsi con il linguaggio delle classi popolari di Buenos Aires? Un’ipotesi è che i delinquenti provenissero in maggioranza dalla classi povere che abitavano nei sobborghi, altra ipotesi è che i primi a pubblicare informazioni sul lunfardo non fecero ricerche lingustiche tra gli abitanti dei sobborghi ma tra i delinquenti6.
Nel suo libro, Dellepiane fa riferimento ad una “letteratura lunfarda”. L’autore cita inoltre un articolo del poeta nicararaguence Ruben Darìo pubblicato nel 1894 a Buenos Aires; Darìo ci parla sull’utizzo del lunfardo nella scrittura decandentista di Bryson e dell’argot in Jean Richepin7. È difficile pensare che i malavitosi dedicassero tempo a creare una “letteratura”, è più probablie pensare all’esistenza di un gruppo di intellettuali che voleva arrivare alle classi marginali utilizzando parole del lessico lunfardo.Buenos Aires all’inizio del ‘900 era un’autentico caos urbano, migliaia di immigrati provenienti da Paesi con culture diverse si ammucchiavano nelle periferie in maniera disordinata e non si era formato ancora un linguaggio porteño. C’era una disperata ricerca di un’identità culturale e senza dubbio l’utilizzo del vocabolario lunfardo – da parte di poeti, drammaturghi, romanzieri e parolieri di tango – forniva una strada a quella ricerca.
Josè Gobello nel suo Dizionario, si interroga e si risponde: “Cos’è il lunfardo? Niente di più difficile che azzeccare una definizione capace di soddisfare ugualmente linguisti, studiosi e semplici parlanti….Il lunfardo è, a mio parere un repertorio di termini portati dalla immigrazione, durante la seconda metà del secolo scorso (Ntd: XIX) e fino allo scoppio della prima guerra mondiale e assimilati dal popolo di Buenos Aires, nel cui discorso si mescolavano con altri di origine contadina, e quechuismi e lusismi che circolavano già nel parlato popolare, dando forma ad un lessico che adesso circola a tutti livelli sociali nelle repubbliche del Rio de la Plata”8.
C’è invece chi si oppone a questa definizione, il grande inquisitore Jorge Luis Borges che, in un’intervista con il giornalista Antonio Carrizo, affermò: “Io ho l’impressione che tutto il lunfardo è artificiale. Che sia una invenzione di Gobello … e di Vacarezza”9. Più che una diversa opinione quella di Borges è un’accusa grave, ma Gobello raccoglie il guanto ed ammette: “M’inchino, nella buona compagnia di Borges, a pensare che come linguaggio e come livello di lingua il lunfardo è una creazione letteraria; vale a dire: un linguaggio fittizio, non parlato mai nella vita reale, anche se molti di suoi elementi lessicali furono usuali nella bocca del popolo; non parlato mai da persone in carne e ossa, ma da soggetti di carta e inchiostro. Per questo, quando dico che il lunfardo è un livello di lingua e mi domandano: ‘livello di chi?’, stò attento a dire che è il livello dei compadritos (NdT: boss del quartiere). Quello che dico è che si tratta del livello di lingua dei personaggi del tango e del sainete (NdT: genere teatrale popolare centrato sui personaggi di Buenos Aires, di moda all’inizio del ‘900). Il Gauchesco e il lunfardo sono due artifici, begli artifici attorno ai quali si crearono una cultura gauchesca…. e una cultura lunfardesca, che inizia con la poesia del bordello e sainetes primitivi, passando dal cuplè malevo, Contursi Carlos de la Pùa, e arrivando al surrealismo di Horacio Ferrer”10.
4 Antonio Dellepiane. El idioma del Delito. Arnoldo Moen, Editor . Buonos Aires 1894 (Fu pubblicata una seconda edizione nel 1967)
5 José Gobello, Lunfardía.Argos, Buenos Aires1953. cita a :
Benigno B. Lugones, Los beduinos urbanos (bocetos policiales). La Nación Buenos Aires 18 marzo 1879
Benigno B. Lugones, Los caballeros de industria (bocetos policiales). La Nación Buenos Aires 6 aprile 1879
José Gobello y Luis Soler Cañas, Primera antología lunfarda, Las Orillas, Buenos. Aires., 1961. cita a :
Juan A. Piaggio. Calò porteño. La Naciòn Buenos Aires 11 febbraio 1887
6 Antonio Dellepiane era membro della comissione di controllo delle carceri di Buenos Aires, nel frontispizio del libro El idioma del delito troviamo la scritta “Contributo allo studio della psicologia criminale”.
7 Antonio Dellepiane. Op.Cit Alla pag 44 cita due aritcoli del poeta Ruben Darìo scritti per il giornale La Naciòn il 29 aprile e il 16 maggio 1894. Gli articoli parlano di Bryson scrittore decadentista americano corrispondente del New York Heral a Buenos Aires e lo scrittore francese Jean Richepin promotore del tango in Europa che nel 1896 aveva scritto la prefazione di un dizionario Argot-Francese. Alla fine del libro è presente un’appendice dedicata alla “letteratura lunfarda”
8 Josè Gobello Nuevo diccionario lunfardo. Corregidor. Buenos Aires 1997
9 Antonio Carrizo Jorge L. Borges. Borges el memorioso. Corversaciones de Jorge Luis Borges con Antonio Carrizo. Fondo de Cultura Economica. Mexico 1986
10 Josè Gobello. El libro de los 30 años de la Academia Porteña del Lunfardo. Fraterna. Buenos Aires 1993 Prelunfardismos, Paralunfardimos, Postlunfardismos.
martedì 1 dicembre 2009
- Una Futuribile Notte d'Inverno - Interazioni Immersive dentro l'Immaginario Elettronico Pt.2

CENTRO CULTIRALE CANDIANI 10 dicembre 2009 ORE 21.00
Laverna Net Label presenta:
- Una Futuribile Notte d'Inverno -
Interazioni Immersive dentro l'Immaginario Elettronico Pt.2
“Incrociarsi continuo di interazioni multidirezionali”: dentro questa definizione si trova il significato di un evento giunto alla sua seconda edizione. Nato come idea legata ad una proposta prettamente musicale, “Una Futuribile Notte d'Inverno” si presenta ora come evento multimediale che offrirà allo spettatore/ascoltatore una serie di stimoli legati al suono, alla letteratura, alla video arte ed infine alla cultura del web.
Tutta l'operazione gira attorno a Laverna Net label, etichetta discografica indipendente italiana che agisce esclusivamente sul web e propone suoni scaricabili gratuitamente sotto forma di mp3 legati alla Creative Commons License. Una libera circolazione del pensiero e della cultura 'elettronica' che troverà sfogo all'interno di una serata nella quale vari artisti legati a questa label proporranno dei live-acts dimostrativi. Un'altra disciplina culturale interverrà a far da liason tra un live e l'altro, sarà il reading di un racconto ambientato in un possibile prossimo futuro veneziano. La lettura verrà supportata, così come tutto l'evento, da una serie di video legati in qualche modo al tema della serata, video curati e creati appositamente per l'evento stesso da un gruppo di video artisti emergenti. Assoluto rilievo verrà ovviamente dato all'uso del web che, come un grande contenitore, raccoglierà tutte le informazioni video/audio della serata e le distribuirà in rete in tempo reale in modo che l'evento possa esser visto da chiunque sia connesso in quel momento.
Ad “Una Futuribile Notte d'Inverno” partecipano:
>>Suoni -
Mario 'Molven' Marino
Emanuele Errante
Enrico Coniglio
Giampaolo 'Halo XVI' Diacci
Giorgio Ricci
Massimo Berizzi
>>Reading (dal racconto 'Yu Ken Elp Yu?' di Mirco Salvadori)-
Mirco Salvadori – lettura
Gigi Masin – musiche
Massimo Berizzi – musiche
>>Video Artisti -
Francesca Coniglio
Donato Gagliano
Alberto Mandelli
Silvia Berton
>>Fotografa ufficiale evento
Laura Caldana
>>Analisti
Claudio Mandelli
Andrea Boscariol
Massimo Iuzzolino
>>Web Master -
Lorenzo Isacco







