venerdì 28 maggio 2010

Intervista a Mauro Franceschi, quarta parte


Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se. I classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

Per la chitarra classica mi porterei Phantasie di Silvia Cesco (mia moglie), perché contiene il brano di Franghiz Ali Zade – che da titolo all’album – un capolavoro, per me il capolavoro per chitarra classica, registrato in prima mondiale. Per la chitarra elettrica, la scelta è pìù difficile, ora opterei per Heavy Light di Steve Mackey. Tra tutto il resto… Borboletta di Santana, la prima cassetta che comperai, un disco di musiche per pianoforte non preparato di John Cage e uno con musiche per orchestra di Ligeti. Ascolto musiche di tutti i generi, ma non “di tutto”.

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Lo spartito di Invention #8 di Tim Brady, il primo che mi ha offerto la sensazione di suonare veramente una chitarra elettrica, ossia di sfruttarne a pieno le potenzialità. E poi In a Landscape di John Cage, Il Quartetto per la fine del tempo di Messiaen, gli Studi per pianoforte di Ligeti, e infine Cantus di Paert.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Il solo consiglio che mi permetto di dare è quello di fermarsi a riflettere, per trovare una propria identità musicale, e poi condividerla con più persone possibile: in bocca al lupo.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

In questi giorni ho finito di scrivere le musiche per una versione teatrale del Piccolo Principe, pianoforte a quattro mani, due voci recitanti e disegnatrice dal vivo. Ho appena iniziato a comporre per un nuovo progetto in duo con Carlo Schneider Graziosi, saxofonista romano docente al conservatorio di Salerno,

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Domande che meriterebbero discussioni prolungate, ma cerco di rispondere in modo sintetico. Si suona (anche) per offrire un momento di gioia e serenità al pubblico. Il musicista non meriterebbe la situazione di precarietà che oggi gli è propria. La musica può contribuire in molti modi all’evoluzione della società, aumentando la produzione del latte delle mucche del Winsconsin come ricordava Baricco, ma pure dando forma a emozioni e pensieri, quali ad esempio la possibilità e utilità di molti punti di vista, l’attitudine e la capacità di innovazione, la curiosità verso altre culture, il piacere della condivisione. Che la musica offra un contributo positivo alla società non è scontato.
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