lunedì 30 agosto 2010

Recensione di Music by Detlev Müller-Siemens, Ensemble Phoenix Basel, Vergo, 2001


English Version

Avete presente quelle giornate di brutto tempo? Quando ancora non piove, ma il cielo è carico di nuvole pesanti che si muovono velocemente, in ogni direzione spostate da venti impetuosi ad alta quota? E noi, piccoli, seduti per terra ad ammirare questo spettacolo della natura che ci circonda, ci compenetra, ci fa sentire un po’ più piccoli e magri anche un pochino più modesti, nelle nostre idee, nelle nostre umane ambizioni.
La musica contenuta in questo cd, dove l’Ensemble Phoenix Basel suona esclusivamente musiche del compositore Detlev Müller-Siemens realizzate per ensemble, sembra andare in questa direzione, blocchi, nuovole massicce di suoni si spostano nella spazio tridimensionale a volte seguendo un caos apparente, a volte seguendo quelli che sembrano dei percorsi razionalmente prestabiliti.
Il cd inizia con il ciclo "Phoenix 1-3", sembra di assistere alle fasi iniziali di un concerto, quando gli orchestrali provano e riprovano alcuni passaggi, intonano lo strumento, in attesa che il direttore faccia il suo ingresso in sala e si possa iniziare il concerto, un momento di calmo caos iniziale, che gradatamente prende forma nello svolgersi del pezzo quando il materiale musicale prende lentamente una forma, si trasforma, si deforma seguendo determinate regole date dal compositore. Regole che investono direttamente tutti e tre i pezzi che si muovono tutti nello stesso spazio ed hanno un carattere comune di base, pur avendo ciascuno una sua autonomia di base, spostandosi tra gli estremi di una tonalità compatta da un lato e una melodia lineare intricata, dall'altro.
"Light blue, almost white" si riferisce a un testo di Samuel Beckett dal quale Müller-Siemens associa la 'light blue' a una tendenza malinconica di base, come è possibile trovare nel cool-jazz, ma anche nell'arte giapponese. 'Almost white' si riferisce invece al respiro, a un suono, a un rumore di base.
Il titolo "Cuts" ha una doppia valenza: si riferisce sia ai tagli, ai punti di svolta, nel tempo e anche ai tagli “fisici”, per sezioni longitudinali, cantilene alternate a voci musicali flebili, quasi mormoranti, suoni dilatati quasi ad aprire degli spazi …
Vale anche qui quanto già detto prima, non si tratta di musiche semplici, siamo su nuovi territori, spesso solo con mappe abbozzate, la cui esplorazione richiede tempo, fiducia e passione.

Empedocle70
Posta un commento