venerdì 21 ottobre 2011

Recensione di Italians di Marco Minà, Novantiqua


Iniziamo l’ascolto di questo cd con una riflessione: la musica anticipa, subisce o segue la storia?
Voglio dire è possibile seguendo il filo storico della musica ricostruire o comunque dare un senso di appartenenza di un paese o di un dato momento storico? Come dire: io c’ero e questa musica è stata fatta così perché rappresenta esattamente com’eravamo in quel momento?
Miles Davis pensava che compito della musica fosse quello di essere avanti coi tempi, di anticipare il futuro, che il musicista ne fosse consapevole o meno, in un certo senso attribuiva a chi suonava (e componeva) un ruolo magico, mistico, sciamanico.
Marco Minà prova a fare un percorso inverso. Nel suo cd Italians prova a ricostruire nell’anno del suo centocinquantenario un percorso musicale (classico) adatto a rappresentare il nostro paese proprio mentre sta attraversando un momento difficile e confuso della sua storia.
La scelta a onor del vero è interessante. Marco Minà suona con disinvoltura e pulizia la Grande Sonata in La Maggiore M.S. 3 di Nicolò Paganini, la Sonata in Do Maggiore opus 15 di Mauro Giuliani, la Sonata op. 77 di Mario Castelnuovo Tedesco, la Sonata Breve di Bruno Bettinelli (evidentemente Minà si trova particolarmente a suo agio nella forma della Sonata) e una versione tanto “sghemba” quanto interessante dell’Inno di Mameli.
Ci si muove tra suggestioni e sogni napoleonici, ardimenti rivoluzionari, restaurazioni austro- ungariche, impeti repubblicani, incubi e tristezze della prima e seconda Repubblica, per concludere con un Inno Nazionale tanto trasfigurato nella parte iniziale quanto melodico e intimo nella conclusione che da solo vale l’ascolto (e l’acquisto del cd).
Minà suona e suona bene e mi piace questo modo intelligente di costruire e di dare una prospettiva diversa a un recital, una bella idea attuata nel momento giusto, un augurio per il nostro paese.

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