giovedì 16 febbraio 2012

Recensione di WaveFields di Rafael Toral, Dexter Cigar, 1997



Rafael Toral è un ingegnere elettronico portoghese con la grande passione per la musica. I suoni numi tutelari sono John Cage e Brian Eno: convergenze parallele? In un certo senso sì, da entrambi attinge le idee di musica come processo, di suono puro in se stesso, di contrapposizione tra rumore e silenzio, dell’uso dello strumento come generatore di possibilità.
Complice il fatto di lavorare all’epoca presso una radio, incomincia a pensare a come combinare tra loro queste influenze e a generare una idea nuova di ambient. Imbraccia una chitarra elettrica Fender Jaguar e comincia a registrare lunghe tracce di ambient microtonale. L’incontro con Jim O’Rourke fa il resto, Jim produce i suoi primi dischi e lo introduce nell’ambiente newyorkese. Toral comincerà a collaborare con Phil Niblock e Rhys Chatham e a conoscere la gioventù sonica che in quegli anni spiccava decisamente il volo. In più aiuta a creare la nuova scena d’avanguardia portoghese, un manipolo di musicisti e di laptopisti (scusate il neologismo) che proprio in quegli anni inizia a muovere i primi passi sotto l’occhio attento di The Wire (che ne pubblicherà anche una interessante compilation).
Tre i brani presenti in questo cd, ambient microtonale dicevamo, layer di suoni generati tramite l'interazione di un ebow e la sua chitarra, coltri di feedback e di rumore bianco impastate tra loro, per un suono che diventa materia. La bravura di Toral è stata quella comunque di affrancarsi da certe idee sulla casualità di Cage e di superare il concetto di musica come “tappezzeria”, come background di Eno, proponendo un suo personale e interessante progetto, sviluppato poi con altri cd e una definitiva conversione alla musica elettronica pura.
Molto, molto bello.
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