martedì 3 giugno 2014

Recensione di Saqiya di Soni Sfardati, 2014



Avevo già avuto modo apprezzare le qualità musicali dei Soni Sfardati (Enrico Cassia alle chitarre e Antonio Quinci alle percussioni) con il loro ottimo Tri Soni uscito per la fucina musicale di Improvvisatore Involontario, ma se il disco precedente era un progetto principalmente legato all’improvvisazione, questo nuovo Saqiya, paziente ruota ad acqua di origine egiziana e diffusa nel mondo islamico con lo scopo di sollevare il prezioso liquido per distribuirla in altri punti, si dimostra un progetto più elaborato e complesso, anche con l’aggiunta della bella voce di Gaia Mattiuzzi.
Mi permetto di esprimere una opinione: il jazz di matrice italiana si è ormai affrancato dai modelli culturali americani e punta ormai felice verso una propria matrice italiana/mediterranea dove riesce a gestire/miscelare/integrare formule improvvisative/compositive legate alla tradizione americana con la tradizione musicale italiana (nel caso dei Soni Sfardati direi soprattutto siciliana) e mediterranea, attingendo quindi a un repertorio tradizionale etnico vastissimo che non desidera altro di essere riproposto con formule nuove e innovative in grado di rinfrescare una tradizione consolidata.
Da questo punto di visto Saqiya riesce benissimo nell’intento proponendo una musica che una ventata di freschezza nello stantio panorama italiano che non riesce ormai a elevarsi al di là dei paludosi palinsesti televisivi. Musica che, sono orgoglioso di scrivere, viene proposta anche tramite gli amici della netlabel La Bel che si dimostrano sempre attenti a queste proposte dove la qualità musicale è sempre in primo piano.
Gran bel lavoro! Musicisti eccellenti! Come chitarrista mi permetto solo di aggiungere una lode all’abilità e all’intelligenza musicale di Enrico Cassia. Concedetemelo.
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