giovedì 18 aprile 2013

Recensione di Animato di John Abercrombie, Ecm 1990




Sebbene acquistato di recente nel mio classico negozio di dischi nel banco dei cd usati, avevo memoria di aver ascoltato questo Animato quando era uscito nel 1990. All'epoca Abercrombie era uno dei chitarristi di punta della ECM e della scena jazz europea. L'anno prima era uscito il suo Timeless che mi aveva entusiasmato non poco e ricordo ancora il senso di attesa per questo suo nuovo lavoro, che però all'epoca non mi aveva entusiasmato più di tanto. Riascoltarlo 23 anni più tardi mi ha fatto un altro effetto.
Abercrombie suona in trio nella formazione classica che il jazz ci ha abituato da Wes Montgomery e dal Tony Williams Lifetime in poi: chitarra, batteria e tastiere.
A coadiuvare Abercrombie troviamo Jon Christensen, tuttofare poliritmico della Ecm in quegli anni che dimostra come sempre la sua flessibilità e affidabilità e Vince Mendoza alle tastiere che firma 6 degli otto brani presenti nel cd.
Abercrombie è un chitarrista singolare che sembra aver fatto del senso di sospensione e di indeterminatezza il marchio di fabbrica del suono del suo strumento, musicista tanto fantasioso quanto schivo e introverso ha sempre amato atmosfere riflessive dove far aleggiare il suono leggermente saturo della sua chitarra elettrica. Negli anni è diventato un musicista quasi di culto, lontano dalla notorietà del guitar hero che all'epoca aveva raggiunto altri suoi colleghi, sempre in ambito jazz rock. In questo cd forse complici i tappeti sonori e cromatici di Mendoza si abbandona a improvvisazioni e a discorsi musicali di più ampio respiro che mettono bene in luce la qualità del suo fraseggio e i colori delle sue invenzioni musicali.
Nell'arco della sua carriera ha saputo guadagnarsi la stima di musicisti e appassionati e ha saputo farsi riconoscere per il suo suono e la sua bravura. Questo disco, troppo frettolosamente accantonato da me anni fa, è un'ottima testimonianza della sua passione e della sua intelligenza artistica.
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