lunedì 22 aprile 2013

Recensione di Open Letter di Ralph Towner, ECM 1992




Dear Mr. Towner

Le scrivo la presente dopo aver ascoltato, con colpevole ritardo di 20 anni, il suo cd “Open Letter” uscito per la ECM nel 1992. Credo sia doveroso risponde una lettera aperta sotto forma di musica. Il fatto che sia stata non scritta su carta ma incisa su un cd è solo un dettaglio di secondaria importanza, nel farlo Lei ha imbracciato le sue chitarre, posato le dita sui suoi sintetizzatori e ha suonato, accompagnato in alcuni casi, in modo molto discreto e essenziale dalla batteria di Peter Erskine, questi 11 brani, che possono essere ascoltati come 11 paragrafi di una lettera, per l’appunto, aperta.
In realtà avevo pensato di scriverLe più volte in questi ultimi … 24 anni. Nell’ottobre del 1989 ho avuto il piacere di sentirLa suonare con gli Oregon in concerto, ricordo ancora ogni singola nota, fu un concerto davvero emozionante, non c’era il compianto Colin Walcott sostituito da un validissimo (e simpaticissimo) Trilok Gurtu, ma la vostra musica fu calda, emozionante e meravigliosa. Ancora più meraviglioso riuscire a conoscerLa e stringerLe la mano e ancora di più la sua cortesia e gentilezza con cui lei rispose alle mie assillanti domande su come provare a suonare i suoi brani. Negli anni ho continuato a seguire la sua musica e a ascoltare i suoi dischi e a stupirmi ogni volta di come Lei faccia a coniugare assieme jazz, musica classica e musica contemporanea, mantenendo sempre il suo stile fluido e melodico.
Si potrebbe dire che Lei è il più BillEvansiano dei chitarristi? Come John McLaughlin è il più coltreniano?
Lei sa sempre trovare una bella melodia e a unirla con una struttura armonica splendida, non c’è mai un brano “povero” nel suo repertorio, una qualità insuperabile che difetta a molti suoi colleghi che spesso si adagiano nella ripetizione di frasi e lick sterili. Anche in questo disco Lei riesce sempre a non essere mai banale, mai una sbavatura. Non a caso Lei ha messo in questo disco la sua versione di “Waltz for Debby”, vero? O uno standard come “I fall in love too easily”. Due gemme che testimoniano non solo la sua passione per il jazz, ma soprattutto il modo intelligente con cui Lei sa  gestire e armonizzare uno standard.
Grazie ancora per questa “Lettera Aperta” e .. ne scriva ancora .. il mondo ha bisogno di belle melodie e belle emozioni, buone emozioni.

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