martedì 20 maggio 2014

Intervista al Maestro Umberto Cafagna con Andrea Aguzzi, seconda parte



Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Esiste certamente un fattore tempo ad influire sulla percezione di noi stessi, figuriamoci per un linguaggio.
Il problema tuttavia non risiede però solo e soltanto nella nostra capacità di percepire una storia in successione di stili, linguaggi evolventi in nuovi idiomi lessicali, ma ripeto, nella capacità di ogni singolo di trovare al centro dell'opera composta un nucleo di pensiero che attualizzandosi continuamente in nuove riletture non perda il suo potenziale di comunicazione.
Io credo che le opere di valore per loro natura creino una rete di relazioni attraverso il loro potenziale espressivo in cui rivive continuamente un intero mondo di rimandi semantici comune a Bach come a Beethoven , Telemann o Schoenberg , Vivaldi o Berio e che attraversa il tempo e lo spazio perché profondamente radicato nell'essere.

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora? Come poter scegliere?

E' per me molto difficile rispondere.
La scelta consapevole presuppone conoscenza.
Forse ,comunque, bisogna distinguere tra la necessità dell'artista di lasciare un segno, e la tendenza bulimica del mercato globale in cui il rischio che tutto sia banalmente uniformato è ormai una dolorosa realtà!
Ognuno , a maggior ragione, deve fare le sue scelte e militare nel campo cui appartiene con convinzione, consapevole che ,se il senso di ciò che si fa non è fuori da sè, qualcosa rimane , negli altri, tanti o pochi che siano , nell'aria che ci circonda , a coltivare le nostre e le altrui vite.


Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Dare consigli è cosa assai complicata…..!
Forse l'unica raccomandazione che mi sento di fare è di pesare molto bene le proprie motivazioni e procedere solo se proprio in fondo non se ne può fare a meno, ben consci che questo purtroppo non rappresenta una polizza contro gli inevitabili alti costi della scelta.

Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Che musiche ascolta di solito?

Mi piace moltissimo suonare con i miei colleghi e con gli allievi. Trovo la situazione del duo molto stimolante per un interprete, perché non è priva di impegno ed apre all'altrui mondo artistico permettendo di percepirsi con gli occhi dell'altro.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

E' mia consuetudine lavorare su più idee contemporaneamente finchè non giungo ad una sintesi convincente.
Al momento ho in ballo un nuovo progetto cameristico , la prosecuzione dell'integrale per chitarra e violino di Mauro Giuliani e un nuovo lavoro sul 900 Chitarristico.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

1-Perché non se ne può fare a meno.
2- Al di là di ogni attributo con il quale amiamo contraddistinguere generi e funzioni, credo che all'uomo di ogni tempo la musica parli con le stesse parole e che il ruolo del musicista , se pur connotato e declinato secondo le forme della modernità ,sostanzialmente e per fortuna conservi, all'artista , intatto il suo ruolo di sempre, cioè di farsi mediatore tra il concreto e l'intangibile.
3-La musica è pensiero , linguaggio, arte, quindi agisce in profondità dando forma continua al vivere.
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