giovedì 27 settembre 2012

Intervista a Geoffrey Morris, seconda parte


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Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Io uso molto l’improvvisazione nel mio insegnamento ed io sono molto interessato all'improvvisazione nella “early music” ma non ne sono così interessato nella nuova musica o nella 'free music' unicamente perché ne ho ascoltata molta e mi sembra un campo nel quale suonare è molto più interessante che ascoltare. Devo anche dire che amo il CD dove Pat Metheny e Derek Bailey suonano insieme. Ma ritornando alla “early music” amo l'uso di improvvisazione o della divisione come sta ora riemergendo tra i liutisti ed altri musicisti. Lascia spazio a una performance molto personale.

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

La chitarra è uno strumento “tecnicamente pesante”. Devi sempre essere al massimo della forma e sempre aprirti a nuovi sviluppi. Non penso che la tecnica che ora ho possa rifersi anche di lontano alla tecnica che ho imparato dai miei insegnanti. Viene dal suonare musica da camera ... significa .. avere un buon direttore che segnali delle cose sul tuo modo di suonare ... proiettare il suono all'interno di un ensemble misto ... accompagnare un buon cantante. Queste cose ti spingono. Ci sono alcuni chitarristi in Australia che sono totalmente ossessionati dal pensiero della tecnica. Al punto di arrivare a una specie di forma di vanità in grado di superare qualsiasi espressione musicale e scopo. In ogni modo se io ho un obiettivo nella tecnica è quello di essere capace di cambiare ed adattarmi al repertorio ed allo strumento che sto suonando.

Mi sembra che si sia formata una una piccola scena musicale con chitarristi classici dedicati ad un repertorio innovativo e contemporaneo, mi vengono così in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Elena Casoli, Emanuele Forni, Marc Ribot che ha suonato le musiche di John Zorn ... è possibile parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra voi o ciascuno opera indipendentemente? Ci sono gli altri chitarristi che Lei consoce e che può suggerirci che operano su questi percorsi musicali particolari?

Io ho avuto molti contatti con Elena Càsoli. Ho organizzato un concerto per lei qui a Melbourne. E’ stata grande e lei è una musicista eccezionale. Seth Josel è un grande chitarrista che suona principalmente con la chitarra elettrica e certo anche Jürgen Ruck è molto bravo. Ci sono ora diversi bravi interpreti di musica nuova come è giusto che sia. Poichè però io sono sull'altro lato del pianeta mi ritrovo molto isolato il che è a volte un grosso problema. La mia pratica di musica nuova in Australia non ha niente per fare con la scena chitarristica di qui. Infatti io conduco due vite completamente separate!

Lei ha suonato con Maurizio Pisati per il suo Teathre di Dawn, cosa ricorda di quella esperienza?

Suono la musica di Maurizio dal 1993 quando lui compose Dercialet per Elision. Io ho suonato i suoi Sette Studi, le trascrizioni e gli arrangiamenti di Scarlatti e Sciarino e un mucchio di altra musica da camera tre dei quali con accompagnamento cinematografico. Lui è un compositore veramente interessante ed io penso uno dei pochi che hanno saputo unire tra loro tecnica compositiva ed abilità strumentale in modo veramente innovativo e comprensivo della chitarra. Il suo “Theatre of Dawn” è un lavoro meraviglioso e ha bisogno di essere presentato in un festival importante con un vero appoggio, sono sicuro che i riscontri da parte del pubblico sarebbero eccellenti.

continua domani


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