martedì 15 febbraio 2011

Intervista a Lucia D'Errico, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato? Qual è il tuo background musicale?

Fin da piccola ho sempre ascoltato tanta musica, soprattutto classica, e la chitarra l'ho vista in mano a mio papà che la suona da amatore. Mia sorella ha iniziato a suonare il piano molto presto, ma nonostante questa enorme ricchezza di stimoli non ho considerato mai l'idea di suonare uno strumento fino all'età di undici anni: avevo cose più importanti da fare io – ovviamente, giocare e spassarmela! Poi galeotti furono i Beatles: ascoltando un loro disco mi sono incaponita a voler riprodurre le note di “Yesterday” su una chitarra che mio papà aveva comprato d'occasione (e che conservo ancora con affetto) e da allora non mi sono mai fermata. Insomma, posso dire di non aver mai smesso di giocare, con o senza una chitarra in mano...
Il mio strumento principale è la chitarra classica, ma negli anni mi sono divertita a sperimentare alcune sue declinazioni: elettrica, basso, steel-string, oud, balalaika, charango… Interessata alla composizione, ho imparato a mettere le mani sul pianoforte, col beneficio di un approccio del tutto diverso all’armonia e alla scala musicale. In qualche momento d’ozio mi diverto a suonare il tamburello – strumento affascinante e infinito; e per ultimo, cosa che mi è servita molto, ho imparato qualche rudimento del canto. Suono da cinque anni su una Novelli in abete e acero, e da due su una Fender Strato.
Come già ti ho detto la musica – chiamiamola – classica ha sempre avuto un ruolo preponderante nei miei ascolti. Ma sono curiosa verso ogni manifestazione musicale; la mia ultima passione è la musica di culture molto diverse dalla mia. E se negli anni del conservatorio mi sono un po’ allontanata dagli ascolti “rockettari” dell’adolescenza, oggi ci torno spesso e volentieri con rinnovata curiosità e divertimento. Non a caso alcuni tra i miei compositori preferiti sono quelli che coniugano la ricerca sonora e formale a generi popolari o commerciali: Romitelli, Ligeti, Bartók, Mahler, Schubert

Ti sei diplomata al Conservatorio "B. Marcello" di Venezia sotto la guida di Tommaso De Nardis e stai conseguendo un corso di alta specializzazione in performance presso il conservatorio di Birmingham (UK) focalizzandoti sul repertorio contemporaneo. Come ti trovi in Gran Bretagna? Vuoi parlarci di questo Master?

Tommaso De Nardis è stato una grande guida, sia dal punto di vista umano che artistico: in Italia quindi sono stata molto fortunata. La sua visione didattica impareggiabile e per certi aspetti avanguardistica l’ho ritrovata con piacere nell’organizzazione del conservatorio di Birmingham, ma stavolta elevata ad istituto. Purtroppo un ottimo insegnante non basta: le idee hanno bisogno di un ambiente favorevole in cui crescere, e quello dei conservatori italiani è ancora molto lontano dal clima collaborativo, vitale e propositivo che sto respirando a Birmingham – anche se le persone che si sforzano di cambiare le cose in questo senso sono tante, e spero avranno grande fortuna. Il master è una specie di tour de force per performers: tre grandi concerti, di cui uno con orchestra, più mille occasioni di mettersi alla prova. E seminari su psicologia per interpreti, sviluppo professionale, aspetti della performance… ho appena iniziato e l’impressione è che ci sia ancora moltissimo da scoprire.

continua domani ..
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