giovedì 21 febbraio 2013

Intervista a Sergi Boal, seconda parte




Hai suonato e studiato diversi generi musicali, che valore ha l'improvvisazione nella tua ricerca musicale? Pensi sia possibile parlare di improvvisazione anche nella musica classica o ci si deve riferire ad essa solo per altri repertori come il jazz, la musica contemporanea, etc.?

Ad essere onesti, in base alla mia esperienza, il problema della musica classica è stata la sua rigidità.
Attualmente le cose stanno cambiando, soprattutto nelle scuole prívate di musica che stanno introducendo l’improvvisazione nella musica classica; sicuramente se parliamo di improvvisazione, dobbiamo guardare soprattutto alla musica sperimentale o contemporanea, soprattutto alle colonne sonore cinematografiche o di animazione. Secondo me i musicisti jazz fatta eccezione ovviamente per alcuni, improvvisano secondo standard stabiliti e in questo modo il concetto stesso di improvvisazione muore...
Il mio grande idolo è John Coltrane che ha portato il concetto di linguaggio al limite, sperimentando al massimo in ogni nuovo disco e forse proprio per questo un po’ incompreso tutt’oggi...

Ascoltando la tua musica ho notato la tranquillità con cui ti relazioni col tuo strumento, indipendentemente dal repertorio, da cosa e da con chi stai suonando, gli strumenti che suoni mostrando sempre un pieno controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante per te lavorare sulla tecnica per raggiungere questo livello di sicurezza?

Ho studiato moltissima tecnica nei primi 4 anni di scuola di chitarra.
La tecnica è importante per poter dimenticarsene e pensare solo alla musica, non per fare acrobazie. Questo è il mio obbiettivo attualmente: suonare meno note (anche se non lo sembra!) e andare all'essenza...
Dedico soltanto 10 minuti al giorno alla tecnica, per riscaldarmi: il resto del tempo lo dedico a suonare.

Tu hai lavorato con diverse netlabels, come AlchEmistica e Acustronica, entrambe italiane, perchè hai scelto le netlabels per promuovere la tua musica? Che ne pensi della crisi del mercato discografico, con la transizione al download digitale in mp3 e a questo nuovo scenario?

Posso riassumere dicendo che il futuro è la musica gratuita.
È meraviglioso comprare un CD o un LP ben fatto, con un packaging interessante, ma sono sicuro che il pubblico comprerà solo quei pochi CD che hanno su di lui un valore emozionale...
Rispetto alla crisi discografica, secondo me non è una crisi. È grazie alla cosiddetta crisi e alla nascita di case discografiche on line (nel mio caso, Acustronica, AlchEmistica, No Source), che il pubblico di tutto il mondo può ascoltare la mia mia musica! Prima ricevevo solo dei “No” perché la mia musica non è commerciale, è molto particolare.
Grazie a internet, alle piattaforme di musica gratuita, alle netlabels, a youtube, ai creative commons, ho avuto l’opportunità di mostrare la mia arte, iniziare a fare concerti e ricevere un po’ di critiche qua e là. Mi riempie di soddisfazione che uno sconosciuto dall’altra parte del mondo mi abbia ascoltato e mi faccia i complimenti. Ê chiaro che mi piacerebbe poter guadagnare con la musica e riuscire a dedicarmici completamente. Ma questa è un’altra storia… Immaginazione al potere!
Ritornando alle Netlabels, credo che rappresentino un gran valore aggiunto perché fanno da filtro di qualità nel marasma della musica su internet. E questo filtro è necessario.
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