venerdì 22 febbraio 2013

Intervista a Sergi Boal, terza parte




Come descriveresti la tua musica? Parlaci dell'ultimo tuo lavoro uscito con Acustronica e AlchEmistica?

La mia musica scorre. Mi piace pensare alla pioggia. Nel momento di suonare non mi metto limiti; semplicemente suono, improvviso, anche durante le registrazioni... Le 5 canzoni dell’EP " cercle", sono state registrate al primo colpo, e pur avendo una linea di lavoro, in alcuni punti sono improvvisate; ecco perché nelle mie registrazioni ci sono “piccoli errori” che non ho voluto cancellare...
Nei miei concerti faccio lo stesso; neanch’io so quello che suonerò; c’è il rischio che il risultato sia pessimo o meraviglioso. Devo dire che ciò mi affascina.
"Nylonand Turtle" (acustronica) è un album di chitarra contemporanea di composizioni proprie nel quale mostro chi sono... e credo che quest’album definisca molto bene il mio stile....
In "silenci", il mio secondo album, pubblicato da Acustronica, ho composto tutti i pezzi e introduco altri strumenti, come il violoncello, la tromba, e ovviamente la voce. Son canzoni più elaborate, con una linea più definita...sono soddisfatto del risultato perché in ogni canzone cerco di raggiungere l’essenza; ognuna è diversa anche se il mio stile è riconoscibile in ognuna.
Nel mio terzo cd, che viene pubblicato in AlchEmistica e Acustronica, ritorno a una linea più sperimentale, di pura chitarra, con un suono molto ambientale, avvolgente, libero. Sono entusiasta di questo nuovo suono che sono riuscito a raggiungere in questo lavoro.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale? 

È un problema. Ascolto Debussy e poi i Radiohead e poi ancora Chet Baker: da pazzi!
L’arte è evoluzione; senza le basi, senza conoscere le proprie radici, è difficile creare o innovare... C’è una frase che sintetizza quello che voglio dire: per creare, devi dimenticare ciò che hai imparato; prima però devi impararlo!

Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo possono assumere la musica e i compositori contemporanei in questo contesto? 

L’improvvisazione come fatto a sé stante, non ha senso… il fine ultimo è comunicare, raccontare una storia attraverso la musica. Secondo me, il passato è necessario per creare qualcosa di nuovo.
Paco de lucia, dopo aver studiato il passato, ha creato un nuovo mondo nella chitarra e ha rivoluzionato il Flamenco.
Dobbiamo preservare il passato....ma non imitarlo; ascolto molti gruppi che cercano di imitare gli anni ’40 o ‘60. Credo che ciò non abbia senso, semplicemente ubbidisce a logiche di mercato.


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