lunedì 3 febbraio 2014

Recensione di Sale quanto basta di Paolo Angeli, 2013



Per la recensione di questo cd voglio proporvi tre diverse chiavi di lettura:
1)      Maturità artistica o salto evolutivo
2)      Il sale .. elemento troppo banalizzato dalla nostra quotidianità
3)      Il mediterraneo e il libretto che accompagna il cd
Allacciatevi le cinture, si parte.
Maturità artistica o salto evolutivo?
Aspettavo con una certa ansia questo disco: dopo il meritato successo di Tessuti , la conferma in dvd e mega dolby surround di Tibi e le diverse collaborazioni in duo e Orchestra Gagarin, aspettavo il nuovo disco solista di Paolo. Cosa potevo aspettarmi? Paolo viaggia sui 45 anni, un’età per cui è lecito aspettarsi la cosiddetta “maturità artistica”, quel momento in cui l’artista per così dire “cristallizza” il proprio stile, realizzando i suoi lavori della maturità, perfetti, puliti, lungamente centellinati e meditati ma che poco aggiungono a quanto detto in precedenza e che sono sinonimo tanto di un maggiore e meritato riscontro in termini di vendite e di immagine (il famoso hype)  quanto di una imminente stagnazione creativa. Oppure .. un nuovo salto evolutivo? Prendere il mazzo delle carte delle possibilità creative faticosamente ammassato nel corso di tanti anni di duro e continuo lavoro, mescolarle e poi lanciarle in aria alla ricerca di nuove possibilità assumendosi ancora rischi?
In realtà avevo pochi timori: se Paolo avesse scelto la prima strada mi sarei ritrovato nelle mani un lavoro che, sì magari aggiungeva poco a quando di lui conoscevo, ma di cui mi sarei beato nell’ascolto, pronto  a seguire le evoluzioni sulla sua chitarra preparata. Se invece Paolo si fosse lanciato in nuove direzioni avrei riprovato ancora la stessa scarica d’adrenalina con cui avevo ascoltato la prima volta anni fa i suoi primi dischi, consapevole di aver trovato un nuovo filone di pura creatività da esplorare. In entrambi i casi la mia scommessa sarebbe stata vinta. E Paolo infatti non mi ha deluso: Sale quanto basta è un lavoro di cesello, curatissimo, lungamente meditato ma , allo stesso tempo, è una nuova scommessa. Paolo ha saputo ben meditare sugli incontri avvenuti dai tempi di Tessuti e di Tibi e ha lanciato il suo strumento in nuove direzioni dimostrando di essere un ottimo assimilatore e rielaboratore culturale. Sale quanto basta apre nuove direzioni e nuove possibilità, da ascoltare cercando di capire cosa c’è di nuovo in nu fritto mistico davvero stimolante.
Il sale e l’espressione “quanto basta”. Non siamo più abituati a considerare e a trattare con rispetto il sale. Per millenni questo alimento è stato alla base della nostra alimentazione e della nostra economia. Guerre, misfatti e eroismi si sono perpetrati nel suo nome. Capitani coraggiosi e intrepidi avventurieri hanno cercato di aprire nuove strade, nuovi mercati, nuove vie di approvvigionamento per portare sulle nostre tavole questo elemento così indispensabile. Oggi non gli diamo più peso, il sale, anche quello più raffinato, quello rosa, quello affumicato, torbato, quello grigio, quello nero, si trova facilmente e da elemento base è al massimo diventato un elemento di design culinario o di forbita discussione intellettuale tra gourmet dal palato sopraffino. Anche l’espressione “quanto basta” è quasi scomparsa, se aprite un ricettario di 20-30 anni fa non trovate ricetta che la riporti soprattutto nella gestione dei condimenti.  Ora tutto è deciso, pesato, pianificato al millimetro, l’equilibrio dei sapori di un piatto viene dosato, misurato, quasi vivisezionato con la stessa cura con cui una industria farmaceutica pesa e misura gli elementi che compongono un farmaco. Le ricette non sono più dei canovacci interpretativi, no. Le ricette sono assunte alla stregua di rigorosi spartiti musicali dai quali non è possibile derogare .. pena il bando dalla comunità musicale e il pericoloso marchio di infame improvvisatore o peggio mistificatore musicale. Secondo voi .. Paolo Angeli quando cucina che ricettario segue? Quelli della televisiva  Parodi o quelli scambiati sottobanco nel corso di tanti viaggi, mangiate e bevute?
Il Mediterraneo e il libretto. Il Mediterraneo, questo mare attorno a cui da millenni sono sorte, cresciute e poi scomparse società, culture, musiche, traffici commerciali, religioni. Quante speranze, quanti incroci, quante idee sono state scambiate, riviste, modificate, riproposte. Il Mediterraneo vive in questo cd da cui ne viene estratto il sale e questo non ve lo spiego. Per capirlo dovete leggere il libretto che accompagna il cd. Questo cd infatti non dovrebbe essere acquistato da solo, ma accompagnato da un bel libretto, piccolino, una sorta di piccola agenda, di diario nel quale Paolo ha annotato le sue riflessioni su quanto qui ha suonato. E’ una sorta di viario, di piccola guida tra i suoni di Paolo, le sue idee e le sue intuizioni. Aggiungere altro mi sembra superfluo e inutile. Meglio tacere e ascoltare.
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