venerdì 24 giugno 2011

Intervista a Dora Filippone, quarta parte


Lei attualmente titolare della cattedra di chitarra presso il Conservatorio "A.Vivaldi" di Alessandria, com’è la situazione nel mondo del Conservatorio dopo la riforma?

Disatrosa e con possibilità di peggioramento e questo non è pessimismo. Avevamo il Conservatorio rispetto a tutta l'Europa, che era una scuola straordinaria. Ci si poteva diplomare in musica anche da privatisti, era riconosciuto il talento a prescindere dall'età, ora tutto questo è stato distrutto e non c'è più alcuna differenza tra un Conservatorio e un qualsiasi Istituto Musicale o Scuola privata. Per poter avere un titolo musicale, cioè un'identità socialmente riconosciuta, bisogna entrare nei trienni e nei bienni. Che motivazione ha un ragazzino a venire ora in Conservatorio per fare quello che , può benissimo andare a fare sotto casa sua. Non sono un' accademica, ma non si può pensare di eliminare qualsiasi forma di strutturazione di un percorso di studio: e come se tutte le scuole, elementari, medie, licei togliessero qualsiasi certificazione del percorso effettuato ed il primo titolo che si consegue come studente è la laurea di primo livello perché diversamente non hai in mano niente. Nessun studente è costretto a fare le scuole fino alla laurea, ma può decidere di fermarsi ad un certo punto del percorso e dire sono arrivato fino a lì. Per il momento si va sulla falsa riga di come era prima ma mentre prima tu avevi in mano un titolo di studio, ora non solo non c'è l'hai ma sei costretto ad aspettare fino a 18 anni per entrare in un triennio musicale. A tutt'oggi non esistono ancora i licei musicali, dico licei musicali non falsi licei musicali cioè classici o quant'altro con sezioni dove i musicisti sono ammassati come fossero una rara specie animale. Non è mai esistito un vero progetto di riforma (se poi era così necessaria?!) che si occupasse in primis della delocalizzazione degli studi musicali e poi caso mai dell'Università .

Sappiamo tutti che la cultura in Italia è il fanalino di coda della società, con questa bella riforma è stata fatta tabula rasa e non te lo dico da reazionaria ma da musicista antidogmatica. Questa è la riforma più inutile e vanagloriosa che sia stata pensata: già l'Università è caduta nel caos totale e stiamo parlando di Istituzioni organizzate da secoli, pensa aver voluto forzare il Conservatorio ed imbrigliare tutto in crediti, debiti, dimenticando appositamente "talento" "vocazione" "arte". Non ho mai visto persone così poco "colte" incoronarsi dottori "honoris causa". Questa demagogia non può essere vincente perché non si entra in un comparto Universitario dal portone di servizio. Così assisteremo al declassamento della maggior parte dei Conservatori, in questo momento tutti cercano di gonfiare i numeri pur di dimostrare di avere più allievi del Conservatorio vicino ai trienni e ai bienni, perché è la guerra dei numeri quella che si sta facendo e tutti rimarranno a bocca asciutta perché verranno creati solo 4 o 5 cinque Conservatori Superiori in tutta Italia ( non so come si chiameranno aspettiamo che la Burocrazia partorisca l'ultimo nato) che rilasceranno l'agognata Laurea e ci sentiremo tutti più Europei e soprattutto più bravi!





Recentemente lei ha curato il convegno dedicato al liutaio Pietro Gallinotti, storico liutaio di Solero, come è andata questa lodevole iniziativa? Gallinotti è stato uno dei decani della liuteria chitarristica italiana …

L'omaggio a Gallinotti era doveroso non solo per la sua fama internazionale ma perché il Conservatorio di Alessandria data la vicinanza geografica a Solero, non poteva non essere l'Ente per eccellenza da coinvolgere con le sue ben tre cattedre di chitarra, la cattedra di chitarra jazz e i corsi di propedeutica musicale in cui la chitarra nuovamente è uno tra gli strumenti più richiesti. Il territorio alessandrino e astigiano sono sempre stati molto prolifici sia musicalmente che artigianalmente e nell'intento di rilanciare anche una professione -quella del liutaio- che non può scomparire, si sta cercando di mettere in moto un progetto che rivaluti anche il territorio sotto il profilo della ri-coltivazione e conseguente uso dei legni locali, con cui si facevano anticamente gli strumenti musicali.

Invitata da Giacomo Parimbelli che per primo ha contattato il Comune di Solero per la realizzazione di un CD di cui è l'esecutore con chitarre Gallinotti e con musiche di compositori del primo novecento italiano, insieme al liutaio Mario Grimaldi che opera anche in provincia di Alessandria, attento studioso della liuteria gallinottiana, abbiamo costruito una giornata indimenticabile: una maratone musicale e una preziosa esposizione di strumenti -chitarre e violini- per illustrare i cambiamenti dei modelli di riferimento man mano che Pietro Gallinotti produceva i suoi strumenti. Non è mancato nulla: abbiamo anche suonato brani jazz su una rarissima e preziosa chitarra jazz costruita da Gallinotti a dimostrazione che non solo era liutaio, ma anche fine intenditore di musica senza inutili barrire tra i generi musicali. Abbiamo avuto preziose testimonianze dal vivo - ha suonato anche il figlio Carlo Gallinotti- e rari documenti quali filmati e registrazioni televisive. A questo omaggio ha preso anche parte la classe del Conservatorio di Ginevra di Alessio Nebiolo col quale collaboro da diversi anni, anche perché Ginevra è stata la prima città che ha consacrato Gallinotti come liutaio, premiando i suoi strumenti nella prestigiosa Esposizione musicale del 1927. I prossimi passi saranno quelli di riuscire a creare a Solero un museo dedicato a Pietro Gallinotti, museo che non deve solo essere l'omaggio ad un grande liutaio nato e vissuto lì, ma che deve essere vivo non solo con la scontata programmazione di concerti e convegni, ma con l'attenzione a non diventare un luogo morto ma annodare saldamente ad esso il territorio per rilanciare oggi più che mai una professione e la preziosa figura del "liutaio".

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Le faccio questa domanda anche il relazione al fatto che lei ha realizzato diversi dischi .. come viene curata la loro distribuzione?

Non solo i dischi ma anche il mondo legato al cartaceo (giornali e libri) sono destinati a scomparire o a trovare una forma diversa dall'attuale. I dischi in generale, quelli con grandi interpreti o grandi orchestre costano troppo e non è il prezzo basso che diffonde quelli di "massa". La musica classica non accetta di reinventarsi nel senso che nel campo della musica leggera hanno capito subito che bisognava personalizzare il prodotto per far sentire il consumatore protagonista. Così ad un costo più basso hanno lanciato sul mercato dei CD con pochi brani scelti dal consumatore che vede così personalizzato il prodotto e che in fin dei conti ama magari una sola canzone di quel cantante o di quel gruppo, che è poi quella che li ha resi famosi. Il consumatore di oggi vuole personalizzare la musica che sente perché è inter-attivo e perché è lo stesso supporto multimediale che lo obbliga a fare ciò. Per il CD vista anche la lunghezza 70' ci vuole tempo e noi siamo ormai abituati a piccoli koctail sonori da pochi minuti a 15/ 20 al massimo che strutturano il nostro vissuto emotivo. E' cambiato profondamente l'atteggiamento dell'ascolto ed è questo uno dei motivi per cui il pubblico diserta ormai sempre più le sale da concerto e si muova solo in circostanze particolari dove il concerto si trasforma in un evento imperdibile. Se il CD ripropone le stesse dinamiche dell'ascolto del concerto è chiaro che entra nello stesso circuito problematico. Inoltre c'è da considerare anche il fascino dell'immaterialità dei supporti, sempre più piccoli e pieni di dati, anzi la sfida è proprio quella di creare supporti minimali inversamente proporzionali alla loro potenza. Non per ritornare al solito leitmotiv ma internet se adoperato bene è uno strumento che non ha rivali. Innanzi tutto è estremamente economico e permette una conoscenza non così superficiale delle cose, permette di orientarsi, di scegliere, di cambiare e poi su questa base si decide se possedere un supporto più raffinato, specifico, completo. Con l'offerta che esiste oggi è anche questione di spazio ed il consumatore medio non è più necessariamente un collezionista, l'accesso ai dati è per tutti. A questo punto acquistare il prodotto è una scelta dettata da altre esigenze, da altri criteri. Ho fatto molti dischi, ognuno con una storia diversa e in momenti storici ben differenti. Ho visto nascere l'industria dei CD e assisto al suo agonizzare: ormai ogni disco se pur in serie e almeno in 1000 copie, è una storia a sè a partire dalla produzione, a seguire la sua distribuzione e la vendita.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

Ascolto così tanta musica che alla fine nell'isola deserta, come in un film di Antonioni farei finta di caricare un juke-box e rigorosamente a rallentatore ascolterei il "Silenzio" di Cage.

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Quelli che Cage mi ha spedito per poter ascoltare "Il Silenzio" nell'isola deserta.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Sicuramente al momento di non rimanere purtroppo in Italia, i miei allievi si perfezionano all'estero in quanto le struttura pubbliche, intendo i Conservatori superiori sono più organizzati e permettono esperienze musicali di livello. Questo non vuol dire che in Italia nel pubblico non esiste la possibilità di studiare bene, ma è tutto molto frammentario, magari trovi un insegnante fantastico in una disciplina ma gli fa eco assolutamente l'incontrario in un'altra. Ne parlo con cognizione di causa perché ho vinto ben due borse di studio indette dalla Comunità europea: la prima quando non c'erano i trienni e bienni, ma esisteva solo il Conservatorio vecchio ordinamento e la seconda a distanza di 15 anni a riforma partita. Mentre 15 anni fa il problema era solo sotto il profilo formale, non esisteva l'Erasmus per i Conservatori italiani per cui avevo ottenuto lo scambio con un liceo musicale a Gant in Belgio, perché i nostri Conservatori non erano considerati Scuola Superiore per l'Europa ed il divario tra la preparazione che fornivamo noi italiani rispetto ai colleghi europei era notevolmente sbilanciato sotto il profilo strumentale a favore del Conservatorio italiano, l'esperienza fatta con l'ESMUC di Barcellona qualche anno fa ha evidenziato invece la totale inadeguatezza dei conservatori italiani: già solo gli spazi completamente ripensati per il professionismo, questo vuol dire in soldoni circa 90 aule studio prenotabili via internet, dipartimenti organizzati con referenti, uffici, segretarie, biblioteca con 20 postazioni internet e con partiture, DVD, CD a vista consultabili direttamente dallo scaffale, prestito elettronico, studi di registrazione, diversi auditorium, mensa, armadietti deposito borse o strumenti, macchine fotocopiatrici super moderne, continuo…. tutto costruito ex novo dalla città di Barcellona con i migliori architetti. Noi abbiamo Conservatori che esistono da secoli ma dormendo su questo privilegio storico non siamo stati capaci di ripensare gli spazi in modo diverso. Il Conservatorio di Musica di Ginevra col quale la mia classe di chitarra ha uno scambio attivo da anni è in pieno centro in una magnifica sede antica. Lì però non insegnano i 150 insegnanti e non vanno i 3500 allievi: capisci che con questi numeri sarebbe impossibile usare quella sede, infatti si fanno concerti solistici, musica da camera, ecc. La città di Ginevra ha messo a disposizione per il Conservatorio altri edifici per le lezioni e non solo in città ma anche nei comuni della cintura per un totale di 12 sedi. Poi c'è il Conservatorio Superiore che dipende dall'Università e ci sono 350 allievi cioè solo il 10% di 3500; e poi c'è ancora il Conservatorio di musica popolare e poi ci sono le scuole private. Io sto parlando solo di Ginevra città. Questa è l'Europa musicale, qui si parla solo di riforma ma facciamo musica al pari dei latinisti o dei grecisti. Che futuro occupazionale ci può essere di fronte a questi numeri che nessuno sciorina, per non perdere la corona che vuole avere a tutti i costi in testa?

Inoltre sono dati per difetto, ma la crisi della cultura con la quale si riempiono la bocca tutti politici per trovare soluzioni e rimedi è intimamente legata ad un altro dato: l'Italia è uno dei paesi con più fuga di cervelli in Europa circa 45.000 studenti hanno lasciato l'Italia per non fare più ritorno non solo per studiare nei bienni professionali ma per, una volta terminati gli studi, lavorare non sottopagati e malamente. Oggi il pubblico della musica classica è in Italia un pubblico vecchio e non c'è ricambio. Un'intera generazione è mancante e sarà mancante non solo come forza economica ma soprattutto come potenziale pubblico che consuma, che vive di cultura e spettacolo perché è il pubblico colto che mancherà. Questo porterà sempre più disoccupazione in campo artistico e i dati allarmanti sono già sotto gli occhi di tutti.

continua domani

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