giovedì 30 giugno 2011

Intervista a Sergio Sorrentino per AlchEmistica, quarta parte


Approfondiamo un po’ il discorso sull’improvvisazione, tema a me molto caro: Derek Bailey era alla disperata ricerca di una improvvisazione non “idiomatica”, di un qualcosa assolutamente lontano da qualsiasi altro linguaggio o base musicale esistente; alla fine anche il suo modo di improvvisare è diventato un marchio di fabbrica, il suo stile… come definiresti il tuo stile?

Il mio stile è onnivoro, ma altamente influenzato dalla musica d'arte contemporanea. Quando improvviso cerco sempre l'unità formale, la permutazione degli elementi che scelgo man mano per le mie improvvisazioni. Non che prepari a tavolino la performance, questo no, ma cerco sempre di ispirarmi a qualcosa (un suono, una suggestione poetica, grafica), per dare contenuto alla mia musica. Questo contenuto, se vogliamo è assolutamente “non idiomatico” in quanto non si riferisce ad uno stile in particolare. Sono affascinato dall'estetica della dicotomia, degli opposti. Mi piace unire Maderna al blues, Bailey ai modi popolari, gli accordi jazz alle decostruzione intervallare alla Webern, la sperimentazione elettroacustica alla chitarra metal.
In qualità di chitarrista sperimentale, i miei musicisti preferiti (oltre ai compositori d'avanguardia) sono Ambarchi, Frith, Bailey, Russell, Mota, Zorn, Stevens, Stangl, Rowe.
Ma cerco assolutamente di avere una mia voce, unica. Questa ricerca è per me la cosa fondamentale.

Nel 1968 Derek Bailey chiese a Steve Lacy di definire in 15 secondi la differenza tra improvvisazione e composizione. La risposta fu “In 15 secondi la differenza tra composizione e improvvisazione è che nella composizione uno ha tutto il tempo di decidere che cosa dire in 15 secondi, mentre nell’improvvisazione uno ha 15 secondi” .. la risposta di Lacy era troppo ironica o corrisponde a verità?

Lacy era un genio (come Bailey, del resto). E come tutti i geni aveva il dono della sintesi e della pregnanza. Non poteva descrivere meglio l'essenza dell'improvvisare, atto filosofico, prima che musicale.
L'improvvisazione è l'atto del subito, dell'hic et nunc. E' la celebrazione della libertà creativa, contro tutti i dogmatismi e i paletti accademici.

Nel corso della tua ultima intervista avevi diversi progetti in corso e cantieri aperti .. come sta procedendo al tua carriera e, più in generale, come vedi la situazione che stiamo attraversando, secondo te la crisi attuale come sta influendo e influirà sulla musica, non solo in termini economici ma anche stilistici, la cupa e depressa New York della fine anni ’70 riuscì in quei brutti periodi a generare musiche innovative che ancora adesso ci stanno influenzando .. come stanno reagendo gli artisti a questi anni difficili?

A breve usciranno diversi progetti discografici solistici, sia con la chitarra classica che con l'elettrica. Uscirà inoltre il primo disco con il Trio Sorrentino-Telandro-Sigurtà. Di Sigurtà ho parlato già in precedenza ma mi preme dire qualcosa anche su Simone Telandro. E' un musicista formidabile, attento ai particolari, instancabile studioso dello strumento. Ascoltando la sua tromba viene voglia subito di prendere carta e penna e comporre qualcosa per lo strumento.
Suonare e creare musica con loro è un vero privilegio.

Usciranno articoli, saggi e registrazioni per importanti case editrici ed alcune riviste specializzate; le edizioni Rugginenti pubblicheranno presto la partitura del mio “De Citharae Natura” per chitarra sola.
Ma più che altro sono preso da varie situazioni concertistiche, tra le altre, a Lagonegro, della quale ti parlavo prima, a Brescia dove in ottobre terrò un concerto ed una master class all'Accademia della Chitarra (dove eseguirò, tra le altre cose, la Sequenza di Berio), e tornerò in Lussemburgo per un giro di concerti.

La mia carriera procede nel segno della curiosità, dell'approcciarsi a mondi inesplorati, della coerenza ispirativa. Non cedo a facili operazioni commerciali, la mia musica deve essere sempre sincera e provenire dal profondo.
Ricevo continui apprezzamenti dal pubblico e da importanti interpreti e compositori. Ciò mi dice che la strada è quella giusta.

Per quanto riguarda la crisi, beh, la New York degli anni Settanta è un valido esempio di come si possa creare della buona musica, lontana da logiche commerciali, anche con pochi mezzi.
L'ideale è non scoraggiarsi e fare sempre le cose che più ci piacciono. Entusiasmarsi (senza cullarsi troppo) di fronte a complimenti anche importanti, e non piangersi addosso dinanzi a stroncature.
La musica deve essere la nostra vita, altrimenti noi musicisti non siamo credibili. Il canale per promuovere la nostra musica bene o male si trova, basta crederci e lavorare sodo.
E' quello che sto facendo...
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