mercoledì 8 giugno 2011

Recensione di Cruditè di Pablo Montagne e Giacomo Mongelli, Setola di Maiale 2011


E fu così che Pablo Montagne pagò il suo tributo al rock. A modo suo, ovviamente, anzi a modo loro. In questo cd, il suo secondo lavoro per l'etichetta super – indipendente Setola di Maiale Montagne è validamente affiancato dalle bacchette precise e flessibili di Giacomo Mongelli. E assieme lasciano davvero il segno, il rock, quello che si potrebbe trovare nella formula classica del power trio, viene smontato, metabolizzato e rielaborato in una serie di blocchi sonori all'insegna di un uso poliritmico della chitarra e della batteria, con una serie di call & response serrati, nervosi e distorti.
Entrambi sono ottimi musicisti, entrambi si muovono a loro agio nei confini che separano, o forse è meglio dire uniscono, due concetti apparentemente separati come improvvisazione e composizione, un percorso concettuale che sembra essere diventato il tratto distintivo di Pablo Montagne, un percorso che si era già chiaramente delineato in un disco maturo come Solo Immobile, uscito nel 2010. Ascoltando questo disco forse è più facile cogliere qualche riferimento a una certa scena newyorkese, vicina ai Naked City, a una idea innovativa di grindcore, ai Black Sabbath che decidono di suonare con Chad Wakerman alla batteria ….
Mongelli si rivela il compagno ideale per la chitarra di Montagne, un groove potente, preciso, pulito, ritmi complicati gestiti con (apparente) semplicità e scioltezza, una tecnica affidabile e un senso del tempo capace di spaccare il capello in quattro. Ascoltandoli suonare assieme si nota subito la loro affinità e la loro capacità di intesa con usciti in ambiti anche free jazz e contemporanei.
Lunga vita al rock e a chi è capace di reinterpretarlo e di rivviverso iniettando sempre nuova linfa vitale … out of the blue and into the black ...
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