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domenica 25 agosto 2013
Guitar Improvisations di M Tabe su AlchEmistica Netlabel
Free Download e libero ascolto su : http://www.alchemistica.net/releases/al005.html
Marco Tabellini, in arte M Tabe, sembra avere il dono della tempestività: riesce infatti a siglare la decima realise con AlchEmistica, il quinto Guitar Improvisation Project e a festeggiare contemporaneamente il primo anno di attività della nostra netlabel. Decisamente non male!
Lo fa con un Guitar Improvisation Project con sette tracce dai nomi e dai gusti orientali, discreti. Con una musica che lascia parlare il suono, lascia spazio alle risonanze evanescenti della chitarra, e utilizza alcuni elementi ricorrenti per disegnare degli spazi, dei momenti di oblio, di quieta apparente staticità. Inutile soffermarsi a parlare di musica tonale o atonale, di pieni o di vuoti, piuttosto parliamo di spontaneità. Questa sembra essere la parola d'ordine, l'elemento chiave non per definire ma per entrare all'interno di questo mondo musicale, alla fine così semplice e allo stesso tempo complesso.
mercoledì 21 novembre 2012
McGuffin Electric + MTabe + Kaspar Hauser
Venerdì 23 novembre
Malegno, Museo “Le Fudine” Via S. Antonio 25053 Malegno (Bs)
Nella suggestiva cornice del museo "Le Fudine" una serata speciale dedicata all'energia.
La chitarra sarà la protagonista di questo bizzarro evento, con due giovani musicisti che diranno la loro singolarmente, per poi unirsi in un dialogo strettamente connesso al luogo che li ospiterà.
Ad accompagnare ed arricchire la performance ci penserà la "Kaspar Hauser Produzioni".
Giovane gruppo di artisti del visivo che sforna un prodotto interessante dopo l'altro.
Ad accompagnare ed arricchire la performance ci penserà la "Kaspar Hauser Produzioni".
Giovane gruppo di artisti del visivo che sforna un prodotto interessante dopo l'altro.
Qualche info sui chitarristi:
Matteo Fiorini [McGuffin Electric] è nato e cresciuto in Valcamonica, radici che tornano continuamente nella sua musica.
Suona chitarra elettrica, acustica, classica, banjo, lapsteel guitar e ukulele incrociando le tecniche e gli stili, rimanendo sempre legato alla semplicità, nel suono come nella composizione.
Ha condiviso il palco con moltissimi musicisti negli ultimi due anni, suonando in Italia, Francia e Svizzera.
Il prossimo anno sarà coinvolto in un tour in Germania con tappe in alcune tra le città principali del paese.
Dal vivo utilizza i suoi strumenti, a volte filtrati da effetti e loop o arricchendoli con sample vocali e sonori.
In questo caso suonerà la chitarra acustica ed elettrica collegate direttamente all’amplificazione, così da fare uscire il suono più puro possibile.
Suona chitarra elettrica, acustica, classica, banjo, lapsteel guitar e ukulele incrociando le tecniche e gli stili, rimanendo sempre legato alla semplicità, nel suono come nella composizione.
Ha condiviso il palco con moltissimi musicisti negli ultimi due anni, suonando in Italia, Francia e Svizzera.
Il prossimo anno sarà coinvolto in un tour in Germania con tappe in alcune tra le città principali del paese.
Dal vivo utilizza i suoi strumenti, a volte filtrati da effetti e loop o arricchendoli con sample vocali e sonori.
In questo caso suonerà la chitarra acustica ed elettrica collegate direttamente all’amplificazione, così da fare uscire il suono più puro possibile.
DISCOGRAFIA:
“Guitar Improvisation project” (alchemistica, Novembre 2011)
“Le Biscuit” (PetitsMachins/Guadalupe!Rec, Dicembre 2011)
“Merde, il pleut.” (PetitsMachins, Febbraio 2012)
“Guitar Improvisation project” (alchemistica, Novembre 2011)
“Le Biscuit” (PetitsMachins/Guadalupe!Rec, Dicembre 2011)
“Merde, il pleut.” (PetitsMachins, Febbraio 2012)
"Un album coraggioso..ennesimo frutto della poliedrica musicalità di Matteo Fiorini ed un nuovo tassello che va ad inserirsi in un mosaico fatto di scelte fermamente antimainstream che sottolineano la personalità del giovanissimo artista" [Movida Magazine]
"Folk-blues antichissimo, se non archetipale, “Little Frog” è l’intro a questa raccolta bozzettistica, un po’ naif, un po’ velatamente ambientale (“La classe operaia brucia all’inferno”), tra sample vocali e riferimenti multipli. Musica solitaria per chitarra e spazi ampi, soprattutto riguardante non-luoghi per eccellenza come sotterranei di metropolitane e piazze brulicanti di gente indifferente." [Rockit.it]
" La capacità di racconto, il passo della narrazione comunque è già tutto Mc Guffin Electric a dispetto della giovane età e la sua poetica è già molto personale come lo è la rilettura di alcune pagine strumentali, propriamente chitarristiche, mutuate da diversi mondi sonori " [Rockline.it]
"Questo sarebbe un disco perfino da studiare, da analizzare nel dettaglio, perché non ho dubbi rispetto al fatto che - sotto una già di per sé valida ed efficace superficie che consentirebbe da sola un ascolto più che gradevole - si celano molteplici significati che trasformano questo bel disco in un piccolo capolavoro. I titoli in francese, italiano, inglese, le fantastiche cover di Black Trombone di Gainsbourg e poi di Mamma mia, dammi cento lire (...) rendono questo CD un oggetto da avere e consumare, e McGuffin un personaggio da conoscere più da vicino." [Sands –zine]
Marco Tabellini [M Tabe] è un chitarrista dal sound ruvido e spigoloso, caratterizzato da una personalissima sensibilità melodica e ritmica, e dedito alla ricerca di un linguaggio che unisca tecniche eterodosse sviluppate nella musica sperimentale e forme più solide, derivate da diverse tradizioni musicali.
Nato nel 1985, ha sviluppato il proprio stile da autodidatta, attraversando diversi ambiti musicali con gruppi stabili, ensemble estemporanei e soprattutto come solista.
Il suo repertorio attuale è incentrato su brani originali, ai quali si aggiunge una serie di rivisitazioni provenienti da ambiti musicali e strumentali diversi.
Ha ideato, coordinato e co-prodotto l'antologia "Guitars", che riunisce 23 chitarristi da tutta Europa.
DISCOGRAFIA:
"solo acoustic guitar" (無, febbraio 2012)
"guitar improvisation project" (alchemistica, maggio 2011)
"guitars - an anthology of experimental solo guitar music" (setola di maiale, settembre 2010)
"12 improvised compositions for solo electric guitar" (setola di maiale, giugno 2009)
"15 improvisations for solo electric guitar" (setola di maiale, marzo 2009)
Nato nel 1985, ha sviluppato il proprio stile da autodidatta, attraversando diversi ambiti musicali con gruppi stabili, ensemble estemporanei e soprattutto come solista.
Il suo repertorio attuale è incentrato su brani originali, ai quali si aggiunge una serie di rivisitazioni provenienti da ambiti musicali e strumentali diversi.
Ha ideato, coordinato e co-prodotto l'antologia "Guitars", che riunisce 23 chitarristi da tutta Europa.
DISCOGRAFIA:
"solo acoustic guitar" (無, febbraio 2012)
"guitar improvisation project" (alchemistica, maggio 2011)
"guitars - an anthology of experimental solo guitar music" (setola di maiale, settembre 2010)
"12 improvised compositions for solo electric guitar" (setola di maiale, giugno 2009)
"15 improvisations for solo electric guitar" (setola di maiale, marzo 2009)
"Quello che colpisce immediatamente nella musica di Marco Tabellini à questo suono grezzo, ruvido e spoglio, l'economia dei mezzi, questo senso di attacco (che rifiuta qualsiasi evanescenza), ma anche la fulmineità e la chiarezza di esposizione delle idee, senza ridondanza o ascetismo. …" [Revue et Corrigée]
"Lo stampo M Tabe sembra ottenuto dalla liquefazione di vecchie e nuove glorie, e il resoconto di ciò porterebbe chiunque a ipotizzare uno stuzzicante melange fra Derek Bailey e Manuel Mota sotto l’influsso di una soffusa lucina bluesy…" [Sands-zine]
"Lo stampo M Tabe sembra ottenuto dalla liquefazione di vecchie e nuove glorie, e il resoconto di ciò porterebbe chiunque a ipotizzare uno stuzzicante melange fra Derek Bailey e Manuel Mota sotto l’influsso di una soffusa lucina bluesy…" [Sands-zine]
"Crudezze assortite, eseguite senza rete di protezione. Marco Tabellini, possiede talento. …" [Kathodik]
"Nulla di più lontano dalla noia, questo giovane chitarrista ha assemblato una serie di composizioni e improvvisazioni che senza indulgere nella tecnica e nell'auto-compiacimento portano con sè una fresca ispirazione. …" [Chain D.L.K.]
"Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non 'nasce imparato' ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale. …" [Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche]
mercoledì 17 ottobre 2012
Guitars Speak secondo anno: Solo Acustic Guitar di M Tabe (Marco Tabellini)
Questa sera ore 21 su Radio Voce della Speranza
Marco Tabellini (in arte MTabe) è un chitarrista elettrico ben conosciuto dai lettori del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche per le sue improvvisazioni uscite con la casa discografica indipendente Setola di Maiale e la netlabel AlchEmistica. Come altri maestri dell'improvvisazione in questo suo nuovo cd passa anche lui alla chitarra acustica e la cosa non poteva lasciare tracce sul suo stile già così asciutto e minimale.Rispetto ai suoi lavori elettrici si avverte un maggiore avvicinamento alle idee di John Fahey: M Tabe suona un blues astratto e materico, ritmicamente più ricco e fantasioso e con una maggiore vena melodica.
Recensione
This evening 9 PM on Radio Voce della Speranza
Marco Tabellini (aka MTabe) is an electric guitar player well known to the readers of Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche for his improvisations produced with independent record label Setola di Maiale and AlchEmistica netlabel. Like other masters of improvisation in his new cd he decided to play an acoustic guitar and it could not leave traces on his style already so dry and minimal. Compared to his electrical work we can feel a greater closeness to the ideas of John Fahey: M Tabe plays an abstract and material blues, rhythmically richer and with more imaginative and more melodic vein.
Review
Links:
Radio Voce della Speranza http://www.radiovocedellasperanza.it/
Streaming http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/onair-fo.html
Radio Voce della Speranza http://www.radiovocedellasperanza.it/
Streaming http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/onair-fo.html
domenica 14 ottobre 2012
Guitars Speak secondo anno: Solo Acustic Guitar di M Tabe (Marco Tabellini)
Mercoledì sera ore 21 su Radio Voce della Speranza
Marco Tabellini (in arte MTabe) è un chitarrista elettrico ben conosciuto dai lettori del Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche per le sue improvvisazioni uscite con la casa discografica indipendente Setola di Maiale e la netlabel AlchEmistica. Come altri maestri dell'improvvisazione in questo suo nuovo cd passa anche lui alla chitarra acustica e la cosa non poteva lasciare tracce sul suo stile già così asciutto e minimale.Rispetto ai suoi lavori elettrici si avverte un maggiore avvicinamento alle idee di John Fahey: M Tabe suona un blues astratto e materico, ritmicamente più ricco e fantasioso e con una maggiore vena melodica.
Recensione
Wedsneday evening 9 PM on Radio Voce della Speranza
Marco Tabellini (aka MTabe) is an electric guitar player well known to the readers of Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche for his improvisations produced with independent record label Setola di Maiale and AlchEmistica netlabel. Like other masters of improvisation in his new cd he decided to play an acoustic guitar and it could not leave traces on his style already so dry and minimal. Compared to his electrical work we can feel a greater closeness to the ideas of John Fahey: M Tabe plays an abstract and material blues, rhythmically richer and with more imaginative and more melodic vein.
Review
Links:
Radio Voce della Speranza http://www.radiovocedellasperanza.it/
Streaming http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/onair-fo.html
Radio Voce della Speranza http://www.radiovocedellasperanza.it/
Streaming http://www.radiovocedellasperanza.it/streaming/onair-fo.html
venerdì 10 agosto 2012
Review of Acustic Guitar Solo by M Tabe
Italian Translation
Sooner or later it had to happen. Electric guitarists don't know how to withstand the charm of a twelve strings acoustic guitar and sooner or later they have to aim it and try to recreate their sonorous topographies with the new instrument.
So also Marco Tabellini decided to play the acoustic guitar following the footsteps of many other guitar player. And this change has left several signs on his style usually so minimal and “dry”.
In comparison to his electric works I warn a greater approach to the ideas of John Fahey: M Tabe plays an abstract and material blues, rhythmically richer and fanciful and with a great melodic vein.
In comparison to his Guitar Improvisation Project produced by AlchEmistica netlabel last year and where he breathed a certain Zen abstractism, here Tabellini seems to draw more to an Europian repertoire having in mind improvisators as Frith and Bailey, giving a great attention to melody and to more defined structure of the passages.
Atmospheric music, suspended and dilated times, great creativeness allied to a great attention for the memory and the tradition, M Tabe continues his bright improvisator’s career adding a new wedge to his production. Please Marco, never stop!
lunedì 4 giugno 2012
Recensione di Solo Acustic Guitar di M Tabe
English Version
Prima o poi doveva succedere. I chitarristi elettrici non sanno resistere al fasciano di una 12 corde acustica e prima poi la imbracciano e provano a ricreare le loro topografie sonore con il nuovo strumento.
E così Marco Tabellini passa anche lui alla chitarra acustica seguendo le orme di tanti come lui. E la cosa non poteva lasciare tracce sul suo stile già così asciutto e minimale.
Rispetto ai suoi lavori elettrici avverto un maggiore avvicinamento alle idee di John Fahey: M Tabe suona un blues astratto e materico, ritmicamente più ricco e fantasioso e con una maggiore vena melodica.
Rispetto al suo Guitar Improvisation Project uscito per AlchEmistica l’anno scorso e dove si respirava un certo astrattismo Zen, qui Tabellini sembra attingere più a un repertorio di tipo europeo e pur avendo presenti modelli di improvvisatori come Frith e Bailey si nota una grande attenzione per la melodia e per una struttura più definita dei brani.
Musica atmosferica, tempi sospesi e dilatati, grande creatività alleata a una grande attenzione per la memoria e la tradizione, M Tabe continua la sua carriera di brillante improvvisatore aggiungendo un nuovo tassello alla sua produzione, non possiamo che augurargli di non fermarsi e di continuare così, sempre.
venerdì 17 giugno 2011
Ipazia 17° puntata: la chitarra di M Tabe
Questa puntata di Ipazia viene dedicata alle musiche della chitarra di M Tabe (Marco Tabellini).
Ascolteremo le sue musiche registrate per la casa discografica Setola di Maiale.
Potete ascoltare e scaricare liberamente "Guitar Improvvisation Project" di M Tabe su AlchEmistica QUI
Tutto su M Tabe QUI
Per seguire IPAZIA basta collegarsi a Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche oppure su Laverna.
venerdì 27 maggio 2011
Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), quarta parte
Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Ti faccio questa domanda anche il relazione al fatto che AlchEmistica è una netlabel che distribuisce solo musica in formato mp3 ..
In genere simpatizzo per le crisi in quanto momenti interessanti di necessaria e chirurgica rottura.
Certamente, tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e accumulare mp3 porta a trascurare la reale assimilazione di idee e processi creativi, e a considerare la musica come un oggetto prodotto al solo fine di essere fruito superficialmente. L’eccesso di offerta inibisce il desiderio e banalizza l’esperienza musicale: i dischi per i quali si ha un reale appetito non possono essere e non sono così tanti.
In ogni caso, l’effettiva differenza qualitativa (hi-fi, lo-fi) fra CD originali, dischi scaricati illegalmente o scaricati su netlabel è secondaria: tutto sta nella capacità di un individuo di capire quello di cui ha veramente bisogno e quello che è trascurabile. Se sento il bisogno di ascoltare una certa opera nel minimo dettaglio, me la procuro nel supporto idoneo e l’ascolto con un impianto adeguato; se di un altro artista mi interessa una panoramica generale, mi faccio un misto con mp3 scaricati. Se voglio conoscere il lavoro di un chitarrista di cui non si trova nulla nei negozi e su emule, avere del materiale a disposizione su una netlabel può essere utilissimo.
Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con sè.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta? Che musiche ascolti di solito?
Negli ultimi anni sempre più musica classica, poi musica per interprete solista di ogni genere, musica tradizionale Giapponese, rock in varie salse, dischi di artisti o gruppi che conosco personalmente… Ribot è sempre una gran fonte di ispirazione, così come Buckethead un divertente diversivo. Non sono onnivoro, e al momento i dischi che ho messo da parte dentro scatoloni vari sono molto di più di quelli che tengo a portata di mano.
Alcuni album che ascolto sempre più che volentieri sono le variazioni Goldberg nell’incisione di Gould dell’81, la Lectura Dantis di Carmelo Bene, i concerti per violoncello di Šostakovič eseguiti da Rostropovich…
Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti senti di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?
Non posso dare consigli a musicisti molto più preparati di me! Spero solo che sempre più spesso bravi chitarristi collaborino con bravi compositori, invitandoli a scrivere per lo strumento, cercando i punti nodali più critici e stimolanti nel dialogo fra tradizione e evoluzione.
Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?
Mi piacerebbe trovare i musicisti adatti per un trio elettrico – batteria/percussioni e basso, o un’altra chitarra – in grado di utilizzare sonorità vicine al rock con un approccio quasi cameristico; in realtà non so se esistono musicisti con le caratteristiche specifiche di cui avrei bisogno…
Mi piacerebbe fare qualche “traduzione”: trasporre sulla chitarra ed eseguire alcune cose di Erik Friedlander, Anthony Braxton, Tom Cora…
Sto dando gli ultimi ritocchi a un nuovo album solista interamente acustico, composto per metà da composizioni istantanee e metà da brani scritti.
Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?
Si fa musica per tanti motivi; quello che al momento mi sembra più degno è la ricerca di una Sensazione estrema e rivelatoria, che trascenda l’ordinarietà. Questo non esclude la ricerca di una qualche forma di Bellezza.
Nella società – non solo contemporanea – c’è posto per chi lavora, produce e consuma; credo che un musicista possa tranquillamente essere lavoratore, produttore e consumatore, ma la componente più vitale, importante e indicibile del fare musica non è contemplata in tutto questo – non è parte dell’essere civile.
Infine, se la musica contribuisce all’evoluzione di questa società vuol dire che è asservita ad essa. Mi auspicherei piuttosto una musica portatrice di crisi, oblìo, trascendenza, catastrofe!
Grazie Marco!
giovedì 26 maggio 2011
Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), terza parte
Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nel altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?
Porre questo “altro” come oggetto di interesse finale mi sembra una forma ancora maggiore di violenza, o perlomeno eccentricità forzata, frutto di condizionamento concettuale. La componente razionale, quella che può interessarsi di altri pensieri, rumori, sonorità e idee è variabile e influenzabile, soprattutto dall’educazione, dall’istruzione, dall’ambiente culturale. Tuttavia la musica dovrebbe portare anche allo smarrimento di quel “sè stesso”, colpendo e illuminando la componente universale dell’essere umano, in comunicazione con il corpo (sensibile al ritmo), con l’energia vitale e con la consapevolezza della mortalità; questo non significa che debba essere musica primitiva o riproporre solo materiali già assimilati e interiorizzati. Quello che andrebbe ri-trovato e ri-conosciuto è nell’individuo, e va solo stimolato con sempre rinnovata precisione. Altri pensieri, rumori, sonorità e idee non come fine della ricerca, quindi, ma come mezzo: quali di questi posso elaborare per “scremare” la trascurabile contingenza storico-culturale e arrivare a una musica più netta e radicale? Ogni artista risponde a questa domanda in modo diverso.
Qual è il ruolo dell’Errore nella tua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...
L’errore di cui parli è fondamentale. Nel mio caso, la ricerca di una forma, di una solidità o verità della composizione (istantanea o premeditata) si scontra con i limiti del mio linguaggio o con la mia ritrosia nel caso l’esecuzione prenda una piega troppo prevedibile, comoda, banale; questo scontro può generare tensione, e spesso proprio quel procedimento erroneo. Che sia frutto di un corto-circuito della mia tecnica, di un raptus o di un gesto volontario, il mio lavoro consiste nel “significare” questo aborto, o aborto mancato, e organizzare il brano di conseguenza.
Va fatta distinzione, però, fra i famosi “errori sbagliati” e gli “errori giusti”. Nell’improvvisazione non premeditata, quando gli “errori” si succedono con frequenza, è importante per me non cedere a quella forma di astrattismo che porta ad accettare acriticamente qualsiasi cosa; l’improvvisazione “aperta”, nella quale si è disposti ad includere di tutto, annulla il rischio: la metafora con il lancio dei dadi richiamata dalla musica “aleatoria” ha senso se il rischio di sbagliare è reale. Se l’esito del lancio è sempre positivo, non c’è più rischio e ogni gesto è decorativo e intercambiabile. Personalmente, preferisco perdere molti brani potenzialmente interessanti (molte volte basta un errore sbagliato, o uno di troppo, per compromettere irrimediabilmente l’esecuzione) che sacrificare quella tensione.
Parliamo di marketing. Quanto pensi che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?
È un lavoro assolutamente determinante, che richiede molte risorse, tempo e motivazione. Naturalmente, il fatto che sia fondamentale per la “carriera” di un musicista non significa che abbia rilevanza sulla qualità della musica.
continua domani
mercoledì 25 maggio 2011
Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), seconda parte
Nel 1968 Derek Bailey chiese a Steve Lacy di definire in 15 secondi la differenza tra improvvisazione e composizione. La risposta fu “In 15 secondi la differenza tra composizione e improvvisazione è che nella composizione uno ha tutto il tempo di decidere che cosa dire in 15 secondi, mentre nell’improvvisazione uno ha 15 secondi” .. la risposta di Lacy era troppo ironica o corrisponde a verità?
Forse un po’ sardonica. La composizione offre la possibilità di articolare un pensiero musicale in modo approfondito, riflettendo, provando diverse soluzioni, attingendo a risorse di non immediata reperibilità, ecc.; l’improvvisazione sfrutta un gesto dagli esiti non completamente prevedibili, potenzialmente rischioso, che genera tensione attiva e può lanciare la composizione istantanea in una direzione inaspettata e magari più interessante. Ma è importante ricordare che i due approcci non sono esclusivi; composizione e improvvisazione possono benissimo essere impiegate insieme, con infinite possibilità di dosaggio degli ingredienti.
Ovviamente, tutto sta nelle capacità del musicista, e dipende da ciò che vuole ottenere.
(Ci ho messo 15 minuti a comporre questa risposta.)
La tua Guitar Improvisation a volte suona quasi .. giapponese .. ci sono dei riferimenti alla musica tradizionale gagaku o alle musiche di Takemitsu?
Credo che il riferimento sia soprattutto al primo pezzo, nel quale uso la chitarra preparata e rendo chiaramente tributo alla musica dell’estremo oriente.
Sono appassionato di cultura Giapponese, e mi piace molto la musica tradizionale – più che del gagaku, sono un grande estimatore della musica per shamisen, taiko e koto; sento molta affinità per la qualità anti-ipnotica di questo strumenti, il modo in cui il silenzio risalta e fa risaltare ogni nota o colpo nella sua discrezione timbrica e ritmica.
Riguardo Takemitsu, conosco solo alcuni suoi lavori – per quanto apprezzi quello che ho sentito, non posso dire di conoscerlo abbastanza bene, e non c’è alcun riferimento alla sua musica, né ritengo possibile una sua influenza su quello che ho fatto finora.
Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?
Un artista ha il dovere, oltre che l’opportunità, di tener conto del lavoro dei suoi predecessori e di alcuni contemporanei per affilare il proprio stile nel modo più opportuno, sviluppando una “cassetta degli attrezzi” che permetta di lavorare il materiale offerto dal tempo in cui vive. Nello specifico, un odierno chitarrista o compositore per chitarra non può permettersi di ignorare tanto Francesco da Milano quanto The Book of Heads. Passato, presente e futuro non sono necessariamente monoliti impermeabili e imperscrutabili, da ordinare in fila (la Storia musicale intesa in rispettoso senso cronologico), ma materiale passibile di interpretazione, critiche, modifiche, tradimento. L’artista stabilisce delle gerarchie, in base alla propria sensibilità. Non visione uniforme, quindi, ma gerarchica, caleidoscopica e sintetica.
Il rischio di labirintite discografica è reale, ma non credo sia imputabile alla varietà (opinabile) dell’offerta. La responsabilità è individuale.
continua domani
martedì 24 maggio 2011
Intervista con M Tabe (Marco Tabellini), prima parte
Caro Marco questa è la seconda volta che facciamo due “chiacchiere” assieme. La prima volta abbiamo parlato della compilation Guitars An Anthology of Experimental Solo Guitar Music da te curata per l’etichetta discografica indipendente “Setola di Maiale”; ora siamo qui per il tuo nuovo lavoro, il Guitar Improvvisation Project con Alchimistica. Approfittiamone per presentarti meglio ai lettori del Blog: come mai ti firmi “M Tabe”? Come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato? Qual è il tuo background musicale?
M Tabe è semplicemente l’abbreviazione di Marco Tabellini – mi è capitato e mi capita di usarla senza ragioni particolari; a volte la preferisco semplicemente perché è più minimale e immediata.
Come tanti, ho iniziato a frequentare la chitarra perché un amico suonava cover rock e volevo farlo anch’io. Dopo qualche anno di rock più e meno ortodosso, avendo conosciuto musiche diverse, jazz d’avanguardia e classica contemporanea, ho iniziato uno studio più personale e consapevole – ma non per questo disciplinato – delle potenzialità dello strumento, usando da subito l’improvvisazione, “preparando” lo strumento con oggetti vari e sperimentando tecniche e gesti eterodossi in combinazione con il vocabolario chitarristico tradizionale.
Altri strumenti: in privato studio il clarinetto, ma esclusivamente per diletto e arricchimento personale. Non amo particolarmente il polistrumentismo.
Tu hai già realizzato due dischi di improvvisazioni chitarristiche con Setola di Maiale: “15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”. Non sei quindi nuovo a cimentarti su questi percorsi accidentati, ma che significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? L’improvvisazione sembra ormai essersi guadagnata la reputazione di essere un genere musicale a se stante, indipendente dal jazz, dalla contemporanea…
L’improvvisazione è uno strumento, non ha significato in sè. Nel mio caso, non avendo un diploma in composizione – cosa che mi auguro di ottenere, nella prossima reincarnazione – è stata un metodo abbastanza naturale ed efficace, soprattutto in solo, per approfondire il mio studio nel modo più immediato possibile; e con “immediato” non intendo tanto “veloce”, quanto “non mediato da… (preoccupazioni di varia natura)”. Improvvisare mi è servito anche per affrontare alcuni piccoli paletti e limiti derivati dal mio background “di genere”.
Eseguendo una serie di brani/étude scritti negli ultimi anni, poi, mi sono accorto che nella ripetizione di frasi e gesti codificati si può trovare un grado di improvvisazione spesso molto più suggestivo di quello che si ottiene limitandosi a suonare materiale eterogeneo ogni volta – è interessante contemplare le minuscole differenze (veramente impreviste) fra più versioni dello stesso pezzo o addirittura dello stesso suono, o gesto.
È verissimo che da qualche decennio si è consolidato un “genere improv”, legato spesso a un’interpretazione approssimativa e qualunquista della pratica improvvisativa – Berio ne parla in modo ineccepibile e definitivo nell’Intervista sulla musica (pagg. 89-94); per quanto mi riguarda, mi trovo più d’accordo con quelle 5 pagine che con tutto il libro di Derek Bailey.
Derek Bailey era alla disperata ricerca di una improvvisazione non “idiomatica”, di un qualcosa assolutamente lontano da qualsiasi altro linguaggio o base musicale esistente; alla fine anche il suo modo di improvvisare è diventato un marchio di fabbrica, il suo stile… come definiresti il tuo stile?
Tralasciando l’indiscutibile influenza su numerosissimi chitarristi e musicisti, penso che Bailey sia sopravvalutato, o perlomeno valutato in modo poco obiettivo – quindi anche il discorso sulla sua influenza andrebbe rivisto in modo critico.
Un qualsiasi estratto di una sua performance, o album, presenta elementi interessantissimi dal punto di vista della tecnica e dell’aneddotica strumentale – penso all’uso di armonici inusuali e modulati sfruttando il ponte a cordiera, il ricorso a intervalli estremamente ampi, i ritmi spezzati, i contrasti fra certi elementi rumoristici e aperture liriche; il problema è che nell’arco della sua produzione ha sostanzialmente riproposto sempre le stesse cose, risultando carente in fattori per me importantissimi, come tensione, freschezza, dinamismo, curiosità. Paradossalmente, quello “stile” che si voleva non “idiomatico” risulta in pratica un altro idioma: un esperanto magari affascinante, ma alla lunga statico e prevedibile, e incapace di reggere il confronto con linguaggi più longevi e stratificati (consolidati grazie al contributo di diversi grandi compositori e interpreti).
Per quanto riguarda il mio stile, lo definirei grezzo, teso e austero.
continua domani
lunedì 23 maggio 2011
M Tabe (Marco Tabellini): Biografia

Marco Tabellini (M Tabe) suona chitarra elettrica e acustica. Nato nel 1985, ha sviluppato il proprio linguaggio da autodidatta, attraversando diversi ambiti della sperimentazione per chitarra in solo, con gruppi stabili (Auto da fè, attivo dal 2006 al 2009, e il duo con il percussionista Enrico Malatesta) ed ensemble estemporanei.
Partendo dall’improvvisazione radicale, giunge all’utilizzo di partiture scritte (lasciando comunque spazio alla composizione istantanea), in una tensione costante volta all’unione di tecniche estese, eterodosse, e forme più solide, coniugando elementi rumoristici e melodici.
Suonando in elettrico, Tabellini utilizza un set scarno e minimale, basato esclusivamente su chitarra e amplificatore (senza pedali). Il set acustico, perfezionato nel 2010-2011, sintetizza gran parte delle ricerche degli ultimi anni utilizzando anche la chitarra “preparata”, esplorando le potenzialità tecniche dello strumento e riscoprendo sonorità provenienti da diverse tradizioni musicali.
Ha collaborato con Enrico Malatesta, Stefano Giust, Manuel Mota, Renato Ciunfrini, Stefano Pilia, Rakshasa e numerosi altri artisti e gruppi. È stato curatore di “Sottoterra – rassegna di musiche non convenzionali” (Gabicce Mare, 2008), e ha suonato come solista per le rassegne Soul Limbo Sessions, Il Rombo Strozzato, Il Gaio Meriggio, Drink In Peace Your Sadness.
Ha pubblicato due album solisti con l’etichetta Setola di Maiale (“15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”) ed à ideatore, coordinatore e co-produttore (insieme a Stefano Giust, sempre per Setola di Maiale) della doppia antologia “Guitars – an anthology of experimental solo guitar music”, che ha coinvolto 23 chitarristi da tutta Europa.
"(...) Quello che colpisce immediatamente nella musica di Marco Tabellini à questo suono grezzo, ruvido e spoglio, l'economia dei mezzi, questo senso di attacco (che rifiuta qualsiasi evanescenza), ma anche la fulmineità e la chiarezza di esposizione delle idee, senza ridondanza o ascetismo. …” [Revue et Corrigée]
“Lo stampo M Tabe sembra ottenuto dalla liquefazione di vecchie e nuove glorie, e il resoconto di ciò porterebbe chiunque a ipotizzare uno stuzzicante melange fra Derek Bailey e Manuel Mota sotto l’influsso di una soffusa lucina bluesy…” [Sands-zine]
“Crudezze assortite, eseguite senza rete di protezione. Marco Tabellini, possiede talento. …” [Kathodik]
“Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non ‘nasce imparato’ ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale. …” [Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche]
venerdì 10 dicembre 2010
Marco Tabellini: monografia

Intervista con M Tabe (Marco Tabellini)
Intervista con M Tabe (Marco Tabellini) del 24 maggio 2011
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- M Tabe - 12 improvised compositions for solo electric guitar - 07- Marco Tabellini - Guitars - Étude #10 Marco Tabellini - Guitars - Étude #10
- M Tabe - 15 improvisations for solo electric guitar - 05
giovedì 9 dicembre 2010
M Tabe:“15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”
Due i dischi pubblicati da Marco Tabellini con lo pseudonimo di M Tabe per Setola di Maiale. Due dischi di pura improvvisazione per chitarra elettrica, registrati a poca distanza l’uno dall’altro nel corso del 2009, ciascuno l’ideale prosecuzione dell’altro.
I dischi di improvvisazione per strumento solista tradiscono sempre un’indole e un animo molto intimo e con dovuta ragione: cosa c’è di più difficile e allo stesso appagante per un musicista di doversi esibire senza una partitura, senza uno spartito di fronte al suo pubblico o in uno studio di registrazione?
In un certo senso questi dischi rimangono come pure espressioni di un’idea, di uno stile, di una forma musicale cristallizzata e legata al suo tempo di esecuzione. Ora si è così, si suona così, domani, tra un mese, tra un anno cambia tutto: una specie di istantanea, di attimo congelato, di ”Pasto Nudo” con il quale saziare se stessi e il proprio pubblico.
Marco di idee ne ha e le sa mettere a fuoco, lo fa con la nervosa tranquillità di chi sa che questo può fare e nel farlo sa di dover pagare il giusto tributo alle sue influenze musicali che mi sembra emergano in modo chiaro e lineare. Il suo suono saturo, distorto quanto basta ma allo stesso tempo diretto nella sua proiezione rimanda a Jimi Hendrix, il suo partire quasi senza l’attacco a Fred Frith e Derek Bailey a cui Marco sembra collegarsi anche per l’ideale struttura libera delle improvvisazioni e per l’uso nervoso degli stoppati, utilizzati per creare una struttura ritmica sottostante ai feedback chitarristici.
Forse c’è più blues che jazz, più senso della narrazione che strutturalismo musicale, più il desiderio di osare correndo qualche rischio in più che non il piacere di suonare in maniera impeccabile ma senza passione.
Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non “nasce imparato” ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale.
Lunga vita!
Empedocle70
I dischi di improvvisazione per strumento solista tradiscono sempre un’indole e un animo molto intimo e con dovuta ragione: cosa c’è di più difficile e allo stesso appagante per un musicista di doversi esibire senza una partitura, senza uno spartito di fronte al suo pubblico o in uno studio di registrazione?
In un certo senso questi dischi rimangono come pure espressioni di un’idea, di uno stile, di una forma musicale cristallizzata e legata al suo tempo di esecuzione. Ora si è così, si suona così, domani, tra un mese, tra un anno cambia tutto: una specie di istantanea, di attimo congelato, di ”Pasto Nudo” con il quale saziare se stessi e il proprio pubblico.
Marco di idee ne ha e le sa mettere a fuoco, lo fa con la nervosa tranquillità di chi sa che questo può fare e nel farlo sa di dover pagare il giusto tributo alle sue influenze musicali che mi sembra emergano in modo chiaro e lineare. Il suo suono saturo, distorto quanto basta ma allo stesso tempo diretto nella sua proiezione rimanda a Jimi Hendrix, il suo partire quasi senza l’attacco a Fred Frith e Derek Bailey a cui Marco sembra collegarsi anche per l’ideale struttura libera delle improvvisazioni e per l’uso nervoso degli stoppati, utilizzati per creare una struttura ritmica sottostante ai feedback chitarristici.
Forse c’è più blues che jazz, più senso della narrazione che strutturalismo musicale, più il desiderio di osare correndo qualche rischio in più che non il piacere di suonare in maniera impeccabile ma senza passione.
Credo di non sbagliare dicendo e pensando che Marco non è uno che gioca a dadi, ma che poggia i piedi su un terreno solido, su una struttura musicale personale, costruita magari con fatica e con le ingenuità di chi non “nasce imparato” ma con la passione di chi ama il suo strumento e assieme a questo è alla ricerca di una strada e di un suono personale.
Lunga vita!
Empedocle70
mercoledì 8 dicembre 2010
Intervista a Marco Tabellini per la la compilation Guitars An Anthology of Experimental Solo Guitar Music, seconda parte

Voi siete una casa discografica indipendente votata alla musica improvvisata, ho la sensazione però che in questo disco, come nel vostro precedente Guitar Solo di Pablo Montagne, non tutti i brani nascano da una improvvisazione ma vi siano delle strutture compositive… una scelta deliberata, la volontà di aprirsi a nuove cose, una necessità?
Premetto che parlo in quanto freelance (come del resto tutti quelli che collaborano con Stefano e contribuiscono a rendere Setola di Maiale ciò che è).Come abbiamo specificato nelle liner notes, il concept con cui ho invitato i vari musicisti a contribuire a questo progetto era proprio “il rapporto fra composizione e improvvisazione”. Essendo una linea-guida molto libera, è stata interpretata in modo molto personale ed è quindi interessante vedere come questa “linea di confine” sia in realtà un margine mobile decisamente fertile.Il recuperare una tensione compositiva, dal mio punto di vista, è una necessità che nasce dall’osservazione critica di molte proposte legate all’improvvisazione radicale; in questa pratica musicale la segmentazione e la disposizione del materiale sonoro sono generalmente grossolane (a meno che il musicista non abbia grande esperienza e senso musicale). La composizione offre la possibilità di codificare determinati gesti e tecniche non appartenenti all’ortodossia strumentale, e di perfezionarli grazie alla riflessione critica e alla reiterazione pratica (le molteplici esecuzioni di una partitura o un canovaccio).Per quanto mi riguarda, dunque, l’improvvisazione è una tecnica come un’altra – una scelta relativa, come la scelta fra l’utilizzo di una serie di pedalini multi-effetto o di certi oggetti per ottenere una chitarra “preparata”; come la scelta dello strumento acustico invece che elettrico. Non è (o non dovrebbe essere) un dogma: anche fra i grandi interpreti contemporanei del chitarrismo sperimentale, molti dei più influenti e creativi lavorano proprio con partiture scritte, integrandole con la pratica improvvisativa.
Quanto tempo vi ha richiesto una cosa simile e .. se non sono indiscreto che costi avete supportato per realizzarla?
Per quanto riguarda la tempistica, ho iniziato a mandare le prime mail a Marzo (2010), e i chitarristi hanno iniziato a ricevere le proprie copie a Settembre. Questi 6-7 mesi sono stati impiegati per: scegliere e reclutare i chitarristi, esporgli il progetto, raccogliere il materiale, scegliere il packaging, progettare la grafica e l’artwork, fare le 2 tracklist, fare il mix e il master, aspettare che i rispettivi studi realizzassero e poi spedissero le copertine e i CDr, assemblare gli album, fare i pacchi e coordinare tutte le spedizioni.
Quale è stata la reazione degli “addetti ai lavori” per una cosa simile? Ci sono state recensioni favorevoli?
Quale è stata la reazione degli “addetti ai lavori” per una cosa simile? Ci sono state recensioni favorevoli?
Siccome i chitarristi hanno ricevuto le loro copie alla spicciolata, soprattutto nell’ultimo mese e mezzo, ancora le recensioni devono arrivare.
Oltre a questo disco e al già citato lavoro di Pablo Montagne quali altri lavori per la chitarra avete realizzato nei 17 anni di vita di Setola di Maiale e ne avete in programmazione altri?
Lascio a Stefano la lista completa, che include anche i miei lavori solisti per chitarra elettrica: “15 improvisations for solo electric guitar” e “12 improvised compositions for solo electric guitar”.
Grazie Marco!
Empedocle70
martedì 7 dicembre 2010
Intervista a Marco Tabellini per la la compilation Guitars An Anthology of Experimental Solo Guitar Music, prima parte

Come è nata l’idea di questa compilation? E’ decisamente una cosa inusuale di questi tempi un’opera del genere: 2 cd per 24 tracce con 23 chitarristi coinvolti, non vedevo una cosa simili dai tempi delle raccolte di metal degli anni ’80 …
Inizialmente, avendo conosciuto e apprezzato diversi chitarristi e improvvisatori italiani, ero intenzionato a raggrupparli in varie formazioni (soprattutto trio e quartetto); l’idea era di sfruttare la grande varietà di approcci e sound, sviluppando un misto di improvvisazione e composizione scritta. A causa di interferenze e difficoltà logistiche, però, la cosa non si è mai fatta.
In seguito, avendo suonato con altri chitarristi, soprattutto stranieri, ho maturato l’idea di una raccolta che desse risalto a questi e altri di cui ero venuto a conoscenza.
Per quanto riguarda le motivazioni più profonde, la speranza è che un’antologia del genere possa suggerire qualcosa a diversi livelli, ed essere efficace secondo diverse prospettive. Si può pensare alla prospettiva incrociata di innovazione e recupero, ossia in che modo tecniche e idee nuove o in via sperimentale si fondono con tecniche e idee imitate o recuperate altrove. Potrebbe essere una testimonianza rilevante anche nella prospettiva a lungo raggio, per poter vedere, a distanza di un certo numero di anni, quelle che ora riteniamo differenze e particolarità come componenti di un filone più omogeneo. È anche possibile porsi in una prospettiva progressista, cercando cioè di capire su cosa vale la pena di puntare per elaborare una musica nuova e vitale, e quali sonorità o gesti tecnici andrebbero invece scremati.
Non deve essere stato facile gestire così tanti musicisti contemporaneamente, come è avvenuta la selezione degli artisti coinvolti e la scelta dei brani?
Dopo una prima lista di nomi con i quali avevo collaborato personalmente, che conoscevo o semplicemente ammiravo, ho setacciato MySpace fino a raggiungere un numero tale da imporre la scelta del doppio album (e non è stato difficile!).
Ho cercato di includere musicisti il cui approccio allo strumento fosse problematico, non meramente decorativo o “sulla scia di …”. Sono stati quindi considerati i lavori focalizzati su una ricerca specifica (e con “ricerca specifica” intendo sia “tecnico/timbrica”, sia “storica”).
Ho anche tenuto conto della relativa fortuna critica (e di pubblico) dei vari musicisti, preferendo dare spazio a quelli la cui proposta, per quanto valida, non ha ancora avuto una diffusione importante; a parte un paio di eccezioni, ho preferito non dare la precedenza a chitarristi più navigati e conosciuti, il cui discorso è già stato assimilato da addetti ai lavori e profani.
Naturalmente, come abbiamo ricordato nelle liner notes, sarebbe stato impossibile essere assolutamente esaustivi!
I brani non sono stati scelti da me; una volta reclutati i musicisti, mi sono fidato della loro comprensione del progetto e del loro senso (auto)critico, e ho incluso quello che mi hanno mandato.
continua domani
lunedì 6 dicembre 2010
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