martedì 7 dicembre 2010

Intervista a Marco Tabellini per la la compilation Guitars An Anthology of Experimental Solo Guitar Music, prima parte


Come è nata l’idea di questa compilation? E’ decisamente una cosa inusuale di questi tempi un’opera del genere: 2 cd per 24 tracce con 23 chitarristi coinvolti, non vedevo una cosa simili dai tempi delle raccolte di metal degli anni ’80 …



Inizialmente, avendo conosciuto e apprezzato diversi chitarristi e improvvisatori italiani, ero intenzionato a raggrupparli in varie formazioni (soprattutto trio e quartetto); l’idea era di sfruttare la grande varietà di approcci e sound, sviluppando un misto di improvvisazione e composizione scritta. A causa di interferenze e difficoltà logistiche, però, la cosa non si è mai fatta.
In seguito, avendo suonato con altri chitarristi, soprattutto stranieri, ho maturato l’idea di una raccolta che desse risalto a questi e altri di cui ero venuto a conoscenza.
Per quanto riguarda le motivazioni più profonde, la speranza è che un’antologia del genere possa suggerire qualcosa a diversi livelli, ed essere efficace secondo diverse prospettive. Si può pensare alla prospettiva incrociata di innovazione e recupero, ossia in che modo tecniche e idee nuove o in via sperimentale si fondono con tecniche e idee imitate o recuperate altrove. Potrebbe essere una testimonianza rilevante anche nella prospettiva a lungo raggio, per poter vedere, a distanza di un certo numero di anni, quelle che ora riteniamo differenze e particolarità come componenti di un filone più omogeneo. È anche possibile porsi in una prospettiva progressista, cercando cioè di capire su cosa vale la pena di puntare per elaborare una musica nuova e vitale, e quali sonorità o gesti tecnici andrebbero invece scremati.

Non deve essere stato facile gestire così tanti musicisti contemporaneamente, come è avvenuta la selezione degli artisti coinvolti e la scelta dei brani?



Dopo una prima lista di nomi con i quali avevo collaborato personalmente, che conoscevo o semplicemente ammiravo, ho setacciato MySpace fino a raggiungere un numero tale da imporre la scelta del doppio album (e non è stato difficile!).
Ho cercato di includere musicisti il cui approccio allo strumento fosse problematico, non meramente decorativo o “sulla scia di …”. Sono stati quindi considerati i lavori focalizzati su una ricerca specifica (e con “ricerca specifica” intendo sia “tecnico/timbrica”, sia “storica”).
Ho anche tenuto conto della relativa fortuna critica (e di pubblico) dei vari musicisti, preferendo dare spazio a quelli la cui proposta, per quanto valida, non ha ancora avuto una diffusione importante; a parte un paio di eccezioni, ho preferito non dare la precedenza a chitarristi più navigati e conosciuti, il cui discorso è già stato assimilato da addetti ai lavori e profani.
Naturalmente, come abbiamo ricordato nelle liner notes, sarebbe stato impossibile essere assolutamente esaustivi!
I brani non sono stati scelti da me; una volta reclutati i musicisti, mi sono fidato della loro comprensione del progetto e del loro senso (auto)critico, e ho incluso quello che mi hanno mandato.




continua domani
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