mercoledì 1 dicembre 2010

Setola di Maiale: intervista con Stefano Giust, seconda parte


Avete mai pensato ad edizioni particolari magari in vinile? Ultimamente vedo che sempre più case indipendenti e musicisti escono con edizioni limitatissime in long playing... una scelta di stile o commerciale?


Il primo lavoro pubblicato da Setola era proprio un LP, ma affrontare quel tipo di percorso significa avere buoni budjets e soprattutto limitare il numero delle uscite, operando delle scelte quantitative, che per Setola di Maiale invece non ci sono, grazie all'assetto che l'etichetta si è data. Inoltre, se produci cd e vinili hai bisogno di distributori - altrimenti le copie si ammucchiano nell'armadio - ed io non volevo e non voglio quel tipo di rapporto. L'idea è di avere una etichetta davvero radicale che possa esistere e mantenersi a prescindere dal mercato, e cioè dalla stampa musicale (spessissimo disinteressata) e dal pubblico (conseguentemente disinteressato). Per un certo tipo di musica, oggi, è più facile trovare distributori se produci vinile anzichè cd, quindi direi che chi sceglie il vinile lo fa sia per stile, perchè sono bellissimi e tecnicamente eccezionali, sia per ragioni commerciali (anche se commerciale non sempre significa arricchirsi ovviamente).


Ho letto che curate anche progetti di collaborazione e contatti con festivals, siete stati presenti alla 48ma Biennale di Venezia e presso la storica radio inglese Resonance del London Musicians' Collective, ci volete parlare di queste situazioni? Come si sono create e che riscontri avete avuto?


Alla Biennale di Venezia abbiamo suonato nel 1999 in due differenti situazioni: al Chistro dei Tolentini con l'ensemble Setoladimaiale Unit, mentre al Padiglione Italia ho suonato con un quintetto. I due set sono stati molto differenti, il primo estremamente disciplinato (il mio preferito), mentre il secondo è stato molto aggressivo e furibondo; la risposta del pubblico fu positiva in entrambe le situazioni. Fummo invitati insieme al Gruppo Oreste di cui Andrea Nurcis era uno dei promotori; rappresentavamo l'idea del networking come metodo privilegiato di produzione e diffusione artistica.
A Radio Resonance, nel 2005, eravamo un quartetto di improvvisazione elettronica (Rediffusion, con Andrj Bako, Karen O'Brien e Gareth Mitchell). Suonammo il nostro concerto e poi parlai a lungo dell'etichetta con molti ascolti da dischi setolari… domande e risposte, un bel pomeriggio! Poi ci tornai nel 2008 con Mick Beck e Jonny Drury (Blistrap), suonammo e parlammo ancora a lungo di Setola. Di tutti questi concerti, due sono stati pubblicati. Nel Regno Unito c'è molta attenzione e rispetto per un certo tipo di produzione artistica, non solo, c'è una grande comunità di musicisti, organizzatori, critici e appassionati che si spalleggiano, si aiutano e si scaldano reciprocamente: questo produce occasioni di incontro e mezzi che veicolano il pensiero dei musicisti, creando un corpus importante di scritti, articoli, libri e dischi che approfondiscono i più disparati aspetti delle musiche sperimentali. Purtroppo in Italia non è così, anche se la gente brava non manca.

continua domani
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