lunedì 20 dicembre 2010

I Rachel's, post rock avantgarde ensemble, prima parte

Avanzo una provocazione pesante: i Rachel’s sono riusciti dove torme di artisti progressive rock hanno miseramente fallito: creare un rock da camera originale e di grande fascino, proponendo un originale connubio tra arrangiamenti orchestrali di tipo classico e improvvisazioni post-rock, nel tentativo di gettare un ponte tra Romanticismo ottocentesco e avanguardie rock contemporanee. Con il risultato di suonare una musica minimalista e romantica, soave e struggente, che si pone a fianco degli esperimenti del Kronos Quartet e le innovazioni della Penguin Cafè Orchestra.



Formato nel 1991 a Baltimore, quando uscì la cassetta Rachel's Halo, coagulatosi a metà anni 90 intorno alla pianista Rachel Grimes e comprendente, in veste di musicisti e produttori, da una dozzina a una ventina di musicisti di formazione, classica, jazz e rock provenienti dalla fervida scena musicale di Louisville, Kentucky, l'ensemble da camera Rachel's deve il suo successo nel fatto di aver tentato la fusione fra rock e classica e fra composizione e improvvisazione, non adagiandosi nella ricerca di una forma ibrida ma lavorando nel metodo strumentale, riuscendo con successo ad elaborare una forma di musica popolare per questi anni 1.0.
Guidati dal violoncellista Christian Frederickson, attivo anche nella Turtle Bluff Orchestra, dal chitarrista Jason Noble (che suona anche nei Rodan) e dalla pianista Rachel Grimes, il gruppo esordi` su disco con Handwriting (Quarterstick, 1995), ), definito come "gli Slint alle prese con Debussy", che raccoglieva vecchie (1991-1994) composizioni per ensemble da camera (Southbound To Marion, Saccharin, Seratonin, la sonata per pianoforte di Frida Kahlo, Handwriting per soli archi) e qualche jam di jazz notturno (i dodici minuti di M Daguerre). Il disco, la cui vena classical viene esplorata di pari passo a timidi bagliori di un post rock etereo e decadente, è coronato dai 14 minuti della suite Full On Night, per chitarra, pianoforte, percussioni ed elettronica. Una qualità mestamente decadente e dallo spleen romantico, che ricorda un po’ l'atmosfera delle colonne sonore dei film muti, impedisce di classificarlo nella banale new age, da cui si distacca dimostrando fin da subito la presenza di robuste basi compositive e un progetto e un percorso artistico che negli anni a venire sveleranno tutta la loro solidità.
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