venerdì 27 gennaio 2012

John Zorn, Morricone e The Big Gundown, quarta parte



Performance. La scelta dei musicisti è da sempre un fattore cruciale per il successo delle musiche di Zorn: sono i musicisti impiegati che determinano il suono che prenderanno le musiche da lui composte o riarrangiate.
In ciascuna performance, che si tratti di suonare blocchi di noise cacofonico, libere improvvisazioni, temi di film dell’orrore, bucoliche melodie popolari giapponesi, linee di jazz bebop, richiami per anatra o chitarre di metallo che ruggiscono a tutto hardcore. Nel libretto che accompagna il cd c’è una frase: “The effect is like watching a chameleon race through a paint box.”, meravigliosa.
"That style of improvisation is a true American hybrid music, like rock was a hybrid music," dice lo stesso Zorn nel libretto della prima edizione del cd. "No generation of composers has been exposed to as much different music as we have, thanks to the technology of recording and the resulting boom in the quantity of music available."
La musica di Zorn può essere etichettata come “citazionista”, lui stesso è un grande collezionista di dischi (in un intervista risalente ai tempi di Spillane parlava di possedere circa 14.000 dischi di vinile e esistono numerose foto che lo ritraggono sullo sfondo di pareti coperte da dischi) e sicuramente il suo particolare stile riflette questo immensa quantità di ascolti: "Twenty or thirty years ago you had to bend over backward to find a record from Bali,today, media's gone nuts. We're just trying to incorporate all these different elements that are available to us."
Da qui la necessità di un gruppo di musicisti perfettamente coeso e in grado di interpretare al meglio le notazioni di Zorn, tutti presentano fondamentalmente le medesime caratteristiche: eccellenti capacità tecniche, una dedizione totale per la musica, una “naturale” predisposizione per l’improvvisazione, marcata personalità artistica, eccellente capacità di lavorare in gruppo, un approccio non convenzionale agli strumenti tradizionali.
L’effetto è quello di poter aggiungere nuovi colori alla già estesa tavolozza a disposizioni di Zorn. In quell’occasione poi Zorn incassò anche i “dividendi” maturati con i lavori dedicati a Weill e a Monk: la possibilità di avere a disposizione uno studio di registrazione di prim’ordine in cui poter sperimentare a piacere: "I got to spend time in a good studio, and it was a pleasure, that process of getting everything so perfect, being able to overdub even in the improvisation, we could layer the sound."
Questo gli permise anche di poter sfruttare al meglio le già notevoli capacità dei musicisti coinvolti: "I realized, here were all these incredible musicians I'd been working with, and I'd been using onetenth of their capabilities by restricting the music to whatever was happening in that one hour the tape was rolling."
Il cast dei musicisti coinvolti per The Big Gundown è semplicemente impressionante e rappresentava all’epoca (e anche oggi) il meglio dell’ala più avventurosa della nutrita comunità musicale di New York:"I wanted each track to be very different and one of the things that made that possible was the people that play on the record,".
Molti di loro collaboravano con Zorn già da diversi anni e a loro volta erano compositori e band leader: la violinista Polly Bradfield, il batterista Mark Miller e il tastierista Wayne Horvitz probabilmente potevano vantare la maggiore “anzianità di servizio”, ma anche gli altri tra cui Anthony Coleman [tastiere], Christian Marclay [giradischi], Carol Emanuel [arpa], Bobby Previte [batteria], David Weinstein [tastiere], Bob James [nastri magnetici], Michihiro Sato [Tsugaru shamisen], Guy Klucevsek [fisarmonica], Jim Staley [trombone], Luli Shioi [voce], and Vicki Bodner [oboe] avevano già lavorato con lui.
Una delle caratteristiche della musica di Morricone era l’uso particolare della chitarra elettrica nelle colonne sonore per gli spaghetti western degli anni ’60. The Big Gundown schiera sei tra i più quotati chitarristi d’avanguardia: Bill Frisell, Fred Frith, Jody Harris, Arto Lindsay, Robert Quine, e Vernon Reid. Memorabili le loro interpretazioni nei remake di "Milano Odea," "Once Upon a Time in the West," e "Metamorfosi" conferendo una dose di drammaticità e di sana nevrosi newyorkese alle già “cariche” musiche del maestro italiano.
Gli altri musicisti sono il batterista Anton Fier dei Golden Palominos; la cantante Diamanda Galas; Ned Rothenberg [ocarina, shakuhachi and Jew's harp]; Shelley Hirsch [voce]; Melvin Gibbs [basso elettrico]; Tim Berne [sassofono] e l’ensemble di batucada brasiliano presente nella title track.
Stupisce, ma si rivela perfettamente azzeccata come scelta, la presenza del leggendario tastierista proveniente dalla Blue Note Big John Patton che suona il suo organo hammond in "Erotico," e la sublime armonica a bocca di Toots Thielmans che “recita” un cammeo in "Poverty," dalla colonna sonora di C’era una Volta in America.
La ristampa per l’anniversario dei quindici anni è stata poi impreziosita di ben sei tracce in più, tra cui vale la pena di citare una stupenda versione di "The Sicilian Clan", meno sconvolgente ma non meno affascinante di quella che comparirà sul mitico Naked City qualche anno più tardi.
Zorn distrugge, ricostruisce, ci mette dentro di tutto, musica sperimentale, classica, bebop, folk giapponese, rock, country, jazz, creando come al suo solito una musica che ha la propria forza nella massima libertà d'espressione, priva d'ogni limite ed etichetta, una musica dove non ci sono né vincitori, né vinti ma soltanto "Suono" creato dalla più pura disciplina artistica, madre dell'improvvisazione. Un disco eccezionale, imprescindibile per chiunque voglia accostarsi alla musica di Zorn, mi permetto di chiudere con il commento (scritto) di Morricone, una simile dichiarazione vale più di mille recensioni o saggi sull’argomento.

"This is a record that has fresh, good and intelligent ideas. It is a realization on a high level, a work done by a maestro with great science-fantasy and creativity. At limes my works have been varied from but it doesn't change anything because the pieces are still recognizable. My ideas have been realized not in a passive manner, but in an active manner which has recreated and re-invented what I have done previously for films. Many people have done versions of my pieces, but no one has done them like this. "
- Ennio Morricone

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