giovedì 3 marzo 2011

Intervista a Stefano Viola, terza parte


Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Ritengo che il “saper improvvisare” sia una qualità innata che ovviamente va poi sviluppata, mai schematizzata o codificata; si percepisce subito la differenza tra una improvvisazione “pura”o per meglio dire “spuria” ed una improvvisazione “accademica” e cioè basata in qualche modo su schemi o eccessiva ripetitività. Personalmente non ritengo di possedere tale “dono”anche perché il praticare quotidianamente il repertorio classico porta inevitabilmente a sviluppare percorsi espressivi basati sulle forme e sugli stili che sono, in qualche misura, codificati; anche pensando alla “ornamentazione” nella musica barocca, che potrebbe essere confusa con una improvvisazione, ci rendiamo conto che in realtà non lo è affatto o lo è solo parzialmente dal momento che nei vari trattati dell’epoca se ne parla dettando e suggerendo una grandissima quantità di indicazioni sul modo di ornamentare che abbisognano sì di essere applicate con il cosiddetto “buon gusto”, ma mai del tutto improvvisate. Credo che entrando nel classicismo e successivamente nel romanticismo l’aspetto improvvisativo sia del tutto assente visto il consolidarsi di forme e strutture musicali sempre più definite e, a parte qualche cadenza nei concerti con orchestra (che tra l’altro veniva spesso scritta), non saprei dove l’indole improvvisativa di un interprete potrebbe trovare spazio senza rischiare di cadere nel “cattivo gusto”. Risulta da numerosi scritti e corrispondenze tra musicisti dell’epoca (in particolare chitarristi) che spesso i grandi virtuosi eseguivano le loro opere in pubblico in modo sostanzialmente diverso da come le stesse erano pubblicate ma ciò non derivava da un moto “improvvisativo” ma dal semplice fatto che nel pubblicare un brano spesso, essendo destinato ad un uso da parte di fruitori per lo più dilettanti, veniva volutamente semplificato e scarnificato per renderlo di più facile esecuzione e quindi “commercialmente” più appetibile. In conclusione credo che si possa parlare di vera e propria improvvisazione solo nella musica contemporanea, dove i concetti di “forma, codici di scrittura e codici teorici” sono pressoché assenti lasciando in questo caso molto spazio ad un moto veramente improvvisativo da parte dell’esecutore. Emblematico a questo riguardo l’aneddoto raccontatomi da un valente collega che pratica assiduamente il repertorio contemporaneo che mi ha detto come due esecuzioni dello stesso brano fatte alla presenza del compositore in occasioni diverse, siano state giudicate dal compositore stesso come “pregevoli”, nonostante egli (il collega) avesse di volta in volta improvvisato e introdotto nel brano situazioni, strutture, e forme del tutto antitetiche.

Ci può parlare delle linee e degli obiettivi che caratterizzano la sua didattica?

Anche il mio modo di intendere la didattica è profondamente mutato nel corso degli anni; all’inizio della mia carriera pensavo che il soggetto delle mie lezioni fosse la chitarra e quindi sviluppavo tematiche prevalentemente tecnico-meccaniche nella convinzione che fossero propedeutiche all’interpretazione (forse lo sono, ma solo agli inizi) e noto che ancora oggi vi sono molte scuole che continuano a muoversi in tal senso. Poi ho capito che il soggetto vero delle mie lezioni doveva essere la musica e la persona-studente nella sua naturalezza facendo musica spostando l’attenzione sul “come” riuscire a coniugare il soggetto (studente) con l’oggetto (chitarra) nel modo più naturale possibile salvaguardando la genuinità del gesto musicale sovrapponendolo al gesto tecnico che viene così risucchiato e guidato dall’intenzione espressiva stessa.
Negli ultimi anni mi sono completamente discostato da un “chitarrismo” fatto di perfezione estetica e funzionale ma che risulta alla fine svuotato di ogni contenuto determinando una globalizzazione e una standardizzazione del modo di suonare; l’evoluzione tecnica degli ultimi decenni se comprensibile da un punto di vista storico vedendola come esigenza di crescita rispetto ai chitarristi del passato piuttosto vulnerabili da questo punto di vista (salvo rare ed illuminate eccezioni), ha determinato uno spostamento in primo piano dell’”oggetto chitarra” rispetto al “soggetto musicista”ribaltando completamente l’idea rispetto all’origine del fenomeno musicale stesso che , non dimentichiamolo, sta dentro di noi e non al di fuori (sullo strumento). L’esasperazione di concetti quali le “preparazioni”e la filosofia del “praticismo” nella scelta delle diteggiature hanno indotto e inducono moltissimi esecutori a pensare che l’origine del suono sia lo strumento, che invece,secondo me, deve rimanere un luogo di transito; in sintesi una perfetta simbiosi e sovrapposizione di intenti tra il “gesto musicale” e il “gesto tecnico”.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Indubbiamente anche la storia della musica è assoggettata al ritmo frenetico con cui si sta evolvendo la società in genere, per cui non c’è il tempo di metabolizzare le nuove direzioni e/o tendenze che subito appaiono all’orizzonte nuovi scopi e nuove mete da raggiungere. La sensazione è che nessun compositore riesca ormai a radicare nell’immaginario collettivo perché si trova lui stesso a dover mutare spesso stile compositivo e non per convinzione ma spesso per convenienza; credo che ci vorrebbe più tempo per far sedimentare le correnti compositive innovative nel periodo storico in cui si manifestano e questo è impossibile perché il mondo è sempre più consumistico anche nell’ascolto musicale. Quindi l’uniformità o la sensazione che non vi sia niente di così significativo da annotare nella cronologia storico-musicale moderna nasce dall’impossibilità di una maturazione dei soggetti e dei nuovi concetti compositivi. Per non parlare delle contaminazioni e delle sperimentazioni che, se da un lato sono fondamentali per tracciare le linee per il futuro, rischiano se praticate in modo casuale e frettoloso di far smarrire la propria identità.

Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nell’altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?

Credo che se ammettiamo di poter essere “fallibili” automaticamente dobbiamo essere capaci di ascoltare gli altri tendendoci in modi diversi; da un lato cercando di riconoscerci e identificarci nelle cose che oggettivamente riteniamo consolidate come “sensate”e che quindi saranno conservatrici di sensi assoluti e definiti, e dall’altro aprendoci alla percezione di altre identità dalle quali cercare di trarre ispirazione per una sperimentazione ed eventuale crescita personale. Credo che un ragionamento simile si possa traslare anche nella didattica; non riconoscersi troppo negli studenti che diverrebbero inevitabilmente dei cloni privi di identità, ma aprirsi, nel ruolo di Maestro, verso una funzione di guida verso una libera identità.

Qual è il ruolo dell’Errore nella sua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

L’errore va considerato semplicemente come una “esperienza”e come tale va vissuto, come facente parte delle possibilità della vita e quindi, nel nostro caso, dell’interpretazione musicale; entro certi limiti quantitativi e tipologici direi che rende “umana” l’esecuzione nel senso più profondo del termine. Posseggo dei dischi “storici” di Horowitz o Rubinstein appartenuti a mia madre ed incisi per importanti etichette discografiche dove l’errore è stato volutamente lasciato (anche se avrebbero potuto tranquillamente reincidere o correggere) proprio a rappresentare un moto genuino ed espressivo “bello” in quanto tale, a prescindere da una perfezione estetica…bellissimo!!!
Traslando questa visione nella didattica che è il mio campo espressivo predominante il ruolo del Maestro è appunto quello di trasmettere fin dall’inizio una visione dell’errore esecutivo che lo inquadri come qualcosa che fa parte dell’esecuzione stessa e dal quale trarre esperienze ed indicazioni formative ed equilibrate; evidenziare troppo l’ errore come un fatto che non deve accadere porta inevitabilmente ad una frustrazione anche nello
studio, specialmente con uno strumento come la chitarra. Senza contare che il maniacale controllo meccanico proteso ad evitare l’errore stesso porta inevitabilmente ad una inibizione espressiva parziale o addirittura totale. Quanti esempi si potrebbero trovare nella vita quotidiana relativi a questa “ansia da prestazione e da perfezione” che pervade la società contemporanea e che sta portando le nuove generazioni ad inibire le emozioni, quasi come se ne vergognassero; credo che anche la famiglia nelle figure genitoriali dovrebbe aiutare i figli ad accettare gli errori e i fallimenti (inevitabili) che possano accadere, anche in questo caso con equilibrio e senza sconfinare nel lassismo…bella domanda, complessa ed interessante della quale consiglierei di considerare soprattutto la parte conclusiva dove si parla di “nuovi sviluppi ed inattese sorprese”!

mercoledì 2 marzo 2011

Intervista a Stefano Viola, seconda parte


Lei ha concentrato la sua attenzione sull’attività di insegnante anche se ha dei notevoli trascorsi come concertista, com’è la situazione nei Conservatori italiani?

Se devo considerare l’ambito didattico-chitarristico devo dire che nei Conservatori si rispecchia un po’ la stessa situazione delle Università nel senso che vi sono dei poli dove il livello qualitativo della docenza è di assoluto rilievo rispetto ad altre realtà dove la didattica non raggiunge nemmeno un livello di sufficienza spesso a causa di un immobilismo culturale ma talvolta per vera e propria inadeguatezza professionale. Ritengo comunque che la scuola chitarristica italiana sia una delle più significative nel panorama didattico mondiale.
Nell’ambito organizzativo e logistico riferito all’iter degli studi in questo momento regna una grande confusione dovuta al fatto che la legge di riforma 508 del ’99 non ha ancora trovato piena applicazione per la mancanza dei regolamenti attuativi della stessa, ad esempio riguardo alla equipollenza del titolo di studio rispetto alle lauree universitarie; solo da quest’anno è sancita a livello ministeriale la validità del nuovo titolo di studio (il diploma di laurea triennale) con l’emanazione dei relativi regolamenti senza considerare che in questo momento convivono all’interno del Conservatorio tre percorsi di studio diversi: il “vecchio ordinamento” con il quale gli studenti che abbiano iniziato a studiare precedentemente hanno il diritto di concludere gli studi, il “nuovo ordinamento” con l’attivazione delle lauree di primo e secondo livello e, per finire, i cosiddetti “corsi di base o pre-accademici” di cui il Conservatorio dovrà farsi carico fino al momento in cui vi sarà un adeguato numero di scuole medie e superiori ad indirizzo musicale (i costituendi licei) presenti sul territorio.

Quali sono stati gli effetti dei recenti tagli operati dal Governo nell’ambito dell’Istruzione e della Riforma Gelmini?

Credo che i tagli dei fondi destinati in genere alla cultura abbiano colpito soprattutto gli enti lirici, le orchestre e gli enti di produzione musicale dove peraltro bisogna riconoscere vi fossero degli sprechi piuttosto evidenti; di riflesso, naturalmente, anche i Conservatori che però non hanno mai potuto disporre di quantità di fondi paragonabile alle realtà sopra citate. Stesso discorso vale per i tagli dei fondi destinati alla didattica e alla ricerca nelle Università che si vedono ridurre drasticamente i finanziamenti rispetto al passato andando ovviamente in sofferenza; anche in questo caso bisogna dire però che l’entita dei finanziamenti riservati agli Atenei ha , per ovvi motivi numerici, una consistenza decisamente diversa rispetto a quelli destinati ai Conservatori. Il nocciolo del problema è, a mio avviso, riconducibile alle modalità con cui le risorse vengono impiegate seguendo la logica della distribuzione a pioggia piuttosto che riferendola a parametri di produttività didattica e culturale delle Istituzioni Musicali; ben venga quindi una logica meritocratica che mi sembra forse l’aspetto più interessante della riforma, soprattutto se applicata al reclutamento dei docenti.

Lei insegna attualmente al Conservatorio di Udine, ci vuole parlare di questa struttura e delle iniziative che avete in programma per quest’anno accademico?

Il Conservatorio di Udine rappresenta per me un punto di arrivo per quanto riguarda la mia carriera accademica e penso che , salvo imprevisti, sarà difficile che lo abbandoni; ho fatto questa scelta per svariati motivi tra cui i più significativi sono la pregressa conoscenza dell’ambiente e di molti colleghi dovuta ad una serie di supplenze che avevo fatto all’inizio della mia carriera e l’idea che una città universitaria come Udine potesse offrire agli studenti strutture scolastiche e logistiche di prim’ordine, considerando il fatto che la metà degli studenti presenti nella mia classe sono stranieri. Ho considerato poi il fatto che la sua collocazione geografica potesse avere un bacino d’utenza molto vasto (vista la presenza in regione di un solo altro Conservatorio) che si proietta e si amplia verso paesi stranieri quali l’Austria, la Slovenia, la Croazia. Attualmente il Conservatorio udinese è in fase di ampliamento e ristrutturazione per dare vita, nel giro di qualche anno, ad una vera e propria “cittadella della musica” che vuole porsi come punto di riferimento per le attività musicali e culturali dell’intera regione. Devo riconoscere che in questa realtà le possibilità che ho avuto di poter realizzare iniziative importanti e determinanti per gli studenti (concerti, masterclass, seminari) sono state moltissime ed hanno goduto sempre del sostegno umano, economico e logistico da parte di tutte le componenti scolastiche (…e non è poco visto il totale immobilismo che ho vissuto in altre realtà); per quest’anno sono previsti (nell’ambito di una masterclass annuale per gli studenti del biennio specialistico) tre incontri con il M° Pavel Steidl che sono in via di definizione e un interessantissimo seminario tenuto dal M° Elena Casoli sul repertorio contemporaneo e sui nuovi linguaggi.

martedì 1 marzo 2011

Intervista a Stefano Viola, prima parte


La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

Se da un lato l’abitudine a sentire e respirare musica fin dalla nascita avvertendola come una presenza naturale e quasi ovvia deriva dal fatto che la mia era una famiglia di musicisti (mia madre e due fratelli pianisti e mio padre il classico “Maestro di musica”, notare la emme maiuscola!) dall’altro non era così scontato che io potessi avvicinarmi ad uno strumento diverso dal pianoforte; infatti lo studiai per un po’ di anni seguendo, per così dire, un percorso di famiglia obbligato ma non per questo poco stimolante e gratificante. Arrivato il momento di affrontare un repertorio pianistico che necessitava di totale indipendenza di movimento tra le due mani sia nelle dinamiche che nella realizzazione di poliritmie dovetti realizzare che per il mio cervello tale gestione era pressochè impossibile dal momento che le due mani tendevano naturalmente a muoversi in una perfetta simbiosi sia nel moto lungo la tastiera che nell’articolazione ritmica; così “ripiegai” su uno strumento come la chitarra, totalmente diverso dove le due mani, anche se all’interno di funzioni e scopi diversi, si muovono secondo movimenti in qualche modo coordinati, ritmici e simbiotici. Questo strumento mi emozionò a tal punto che lo studiavo per ore ogni giorno (avevo 12 anni) e quando non studiavo ascoltavo i dischi di Segovia e Bream che appartenevano a mio padre…era come scoprire qualcosa che già era dentro di me! Per quanto riguarda gli strumenti che ho suonato posso solo dire che ho attraversato tutte le fasi naturali della crescita musicale e che in ognuna di esse lo strumento cambiava, come è ovvio, al cambiare delle esigenze o necessità espressive; alla fine penso che lo strumento perfetto sarebbe quello che muta nel tempo assieme all’interprete ma siccome ciò non è possibile dobbiamo accettare l’ipotesi di distaccarci da uno strumento nel momento in cui divenga solo un oggetto non più idoneo a rappresentarci nell’immagine sonora. Senza dimenticare poi che repertori appartenenti a diversi periodi storici e stili andrebbero eseguiti con strumenti alle volte profondamente diversi non solo dal punto di vista quantitativo o qualitativo riguardo al suono, ma anche dal punto di vista organologico.

Lei è stato un giovane prodigio della chitarra italiana: a soli diciotto anni, si è diplomato al conservatorio con il massimo dei voti e la lode. Com’era la situazione “chitarristica” in Italia all’epoca?

Mi capita spesso di discutere di questo con i miei studenti…nel senso che quando guardo i video delle lezioni di Segovia all’Accademia Chigiana di Siena o a Santiago de Compostela risalenti al 1965 e dintorni l’immagine che ne ricavo salvo rare eccezioni e al di là del genio Segoviano, è di una sorta di preistoria chitarristica (intesa come “origine”) con i suoi pregi e difetti che non è poi così lontana temporalmente dal periodo dei miei studi in Conservatorio iniziati nel ’75 e finiti nel ’79, anche se molte cose che ho appreso rappresentavano già una evoluzione rispetto a quella “origine”. Tanto per fare degli esempi concreti che possano essere significativi rispetto alla situazione del tempo basti pensare che i “bravi” maestri a cui ci si poteva rivolgere per studiare si potevano contare sulla punta delle dita di una mano a livello nazionale, lo stesso dicasi per i liutai (imperavano all’epoca gli strumenti di Ramirez e Khono); per non parlare poi dell’enorme difficoltà a reperire le partiture specialmente delle edizioni straniere (internet non esisteva) che bisognava alle volte ordinare e aspettare per mesi prima di poterle toccare e che cosa dire infine del fatto che una grande fetta del repertorio originale oggi disponibile non era ancora stato scoperto!! Una situazione però che obbligava a protendersi con le proprie forze verso l’obiettivo del comprendere e sviluppare le proprie attitudini con la bellissima sensazione, a mio avviso, di far parte di un movimento di espressione nel quale tanto c’era da scoprire e da dire…bellissimo!!!

So che lei ha studiato con Ruggero Chiesa e Oscar Ghiglia .. che ricordi ha di loro, dei loro insegnamenti, della loro poetica musicale?

Come dicevo pocanzi la ricerca di un Maestro mi portò, dopo il diploma, a frequentare per la prima volta un corso estivo (all’epoca se ne potevano contare pochissimi) e scelsi, su consiglio dell’amico e collega Giancarlo Rado che già si era mosso in tale direzione, il corso di Gargnano tenuto da Oscar Ghiglia che alla fine del corso mi fece conoscere Ruggero Chiesa che teneva in quel contesto un corso di trascrizione dalle intavolature. Iniziò così la mia frequentazione con Chiesa dal quale andavo a lezione circa due volte al mese nella sua casa di Milano e con Ghiglia dal quale andavo d’estate a frequentare i corsi all’Accademia Chigiana di Siena e a Gargnano. Due personalità molto diverse…
Ruggero Chiesa un vero “Maestro”, una guida nel quotidiano; paziente, preciso, analitico e anche disponibile ad aspettare il momento giusto per i tuoi progressi, oltre che persona molto preparata culturalmente. Oscar Ghiglia l’esatto opposto; vulcanico, incisivo e istintivo (alle volte anche all’eccesso), capace di smuovere in te le più profonde cavità espressive…in una parola “geniale”. Credo di poter dire di aver ricevuto da lui le più belle lezioni di musica della mia vita e mi ha veramente emozionato reincontrarlo di recente in occasione di una sua masterclass al Conservatorio di Udine perché ho potuto constatare come molte proiezioni di questa “filosofia musicale” istintiva ed estemporanea siano ancora oggi presenti in me e nel mio modo di pormi nei confronti degli studenti.

lunedì 28 febbraio 2011

Lucia D'Errico: Monografia


Biografia


Video

Ipazia on video seconda puntata



Ipazia è un programma dedicato alla chitarra contemporanea realizzato per:

Il mio libro: 121 Cd per la Chitarra Contemporanea: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=559795

Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche: http://chitarraedintorni.blogspot.com/


Oggi parliamo di questi cd e libri:

- AAVV: I never meet a guitar
- Rhys Chatham: A Crimson Grail
- Glenn Branca: Symphony 8 & 10
- Steven Mackey: Dump Truck
- Steven Mackey: Tuck and Roll
- Awakenings: New American Chamber Music
- Alfonso Moreno: Rodrigo The 3 Guitar Concertos
- Fausto Romitelli: An Index of Metal

Libro: Il Corpo Elettrico, Viaggio nel suono di Fausto Romitelli di Alessandro Arbo

Video realizzato con un deck Onosendai Cyberspace 7

Stefano Viola: Biografia


STEFANO VIOLA,
didatta e titolare della cattedra di chitarra al Conservatorio Statale di Musica “Jacopo Tomadini” di Udine.

Nato nel 1960 da genitori musicisti riceve i primi insegnamenti proprio dal padre che lo avvia allo studio della chitarra all’età di dodici anni dopo precedenti esperienze con la fisarmonica ed il pianoforte. L’incontro con le sei corde è folgorante e porta, a soli diciannove anni, al diploma di conservatorio con il massimo dei voti e la lode. Dopo il diploma studia per quattro anni a Milano con Ruggero Chiesa e partecipa come allievo effettivo ai corsi di alto perfezionamento tenuti da Oscar Ghiglia a Gargnano (BS) e all’Accademia Musicale Chigiana di Siena.

Molto intensa e precoce l’attività didattica che lo ha portato ad insegnare nei conservatori statali di musica di Venezia, Trieste, Rovigo, Perugia, Modena, Bologna, Bari, Castelfranco Veneto (TV).

Sono oltre 100 i premi vinti da suoi studenti nei più importanti concorsi nazionali ed internazionali: tra questi figurano i “Primi Premi” ai Concorsi “Fernando Sor” di Roma, “Pittaluga” di Alessandria”, “Julian Arcas” di Almeria (Spagna), “Francisco Tàrrega”di Benicasim (Spagna),”Castelnuovo-Tedesco” di Parma, “Benvenuto Terzi” di Bergamo, “Enrico Mercatali” di Gorizia, “Rospigliosi” di Lamporecchio, Sernancelhe (Portogallo) ecc.; questi risultati ne fanno uno degli insegnanti di Conservatorio più autorevoli delle ultime generazioni.

E’ impegnato da vari anni in un approfondimento continuo di tutti gli aspetti tecnico-meccanici riguardanti il rapporto con lo strumento e la postura e in virtù di queste ricerche è invitato a tenere conferenze e Masterclass in vari Festival Chitarristici in Italia, Slovenja, Croazia, Repubblica Ceka, Messico, Austria e Spagna. Alcuni suoi scritti sull’argomento sono stati pubblicati dalla autorevole rivista “Il Fronimo” di Milano.

Sta inoltre elaborando e coordinando, con il sostegno economico della Regione Friuli Venezia Giulia, un importante progetto di ricerca che vede coinvolti il Conservatorio e l’Università di Udine (Facoltà di Scienze Motorie) dal titolo “Analisi posturale biomeccanica-funzionale del musicista”, progetto che si concluderà con la pubblicazione di un DVD.

Ha pubblicato per le Edizioni Musicali Sinfonica (distribuzione Carish) due volumi di Tecnica chitarristica (le Scale, le Legature) e curato la revisione di due raccolte di studi di Sor e Giuliani pubblicate dalla stessa casa editrice.

È risultato vincitore nel 2007, 2009 e 2010 del “Premio Rospigliosi per la Didattica”.

domenica 27 febbraio 2011

Di che musica sei? Programmazione musicale dal 28 febbraio al 5 marzo


Di che musica sei?

Programazione musicale dal 28 febbraio al 5 marzo 2011

Su Radio Voce della Speranza

I Festival Chitarristico Internazionale “Luigi Mozzani”


Master Class Gaëlle Solal

- Regolamento – Italiano
- Scheda Iscrizione – Italiano

Concerti
Concerts

27 luglio 2011: Gaëlle Solal in concerto
28 luglio 2011: Duo ConCorde
29 luglio 2011: Consentia Guitar Trio in Concerto
31 luglio 2011: Concerto di premiazione dei vincitori del concorso chitarristico e dei migliori allievi della master class.

Calendario Concorso

Calendar Competition

Cat. A
Cat. B
Cat. C
Cat. Musica da Camera
Cat. Superiore


sabato 26 febbraio 2011

Musica Elettronica fatta a Mano Concerto domenica 27 febbraio

Giornata della Chitarra Classica: 29 gennaio 2011 foto terza parte





Concerto di Giacomo Costantini allo Scarpon Live Club martedì 8 marzo


LAAM, AlchEmistica e Blog Chitarra e Dintorni Nuove Musiche sono fieri di annunciare per martedì 8 marzo il Concerto di Giacomo Costantini presso Scarpon Live Club a Mestre, Venezia: musiche di Fernando Sor, Dionisio Aguado, Josè Viñas, Francisco Tarrega, Enrique Granados.

GIACOMO COSTANTINI nasce nel 1986 e intraprende lo studio della chitarra con il m° Florindo Baldissera al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, dove ottiene nel 2008 il diploma accademico di I livello con il massimo dei voti e la lode. Ha inoltre frequentato in qualità di allievo effettivo corsi di perfezionamento e masterclass con Claudio Maccari, Paolo Pugliese, Emanuele Segre, Alberto Ponce. Oltre ad aver svolto attività didattica nelle principali scuole di musica veneziane, è docente abilitato per le scuole medie ad indirizzo musicale. Ha svolto concerti in numerose località (Venezia, Belluno, Bolzano...) e, nel 2004, ha preso parte con una selezione di allievi del Conservatorio di Venezia alla VII edizione del Festival chitarristico internazionale “Mario Castelnuovo-Tedesco” di Treviso. Nel 2008 ha vinto la categoria di musica da camera del concorso internaz. "Musicainsieme" di Musile di Piave (VE), in duo con Leonardo De Marchi. Nel 2009 ha vinto i concorsi chitarristici "Musica viva" di Piombino (LI) e "Musicainsieme" di Musile di Piave (VE).

SCARPON Live
Via Don Tosatto, 115
Mestre Venezia
davanti all’Auchan

info & prenotazioni
340 4957182
info@scarpon-live.com

Come raggiungerci:
ACTV, Linea 24H da P.le Roma, fermata Auchan, corse ogni 20′, da lun. a sab.
ACTV, Linea 83 da P.le Roma, fermata via Don Peron loc. Auchan
ACTV, Linea H1 da Mestre, fermata via Don Tosatto loc. Auchan
ACTV, Linea H2 da Mestre, fermata via Don Tosatto loc. Auchan
ACTV, Linea 3 da Marghera, fermata Auchan
FS, fermata Nuovo Ospedale dell’Angelo

CONCERTO E MASTER-CLASS DEL CHITARRISTA FLAVIO CUCCHI Bari 28 - 29 - 30 Aprile 2011


Associazione Culturale e Musicale De Falla
presenta

CONCERTO E MASTER-CLASS
DEL CHITARRISTA FLAVIO CUCCHI

Bari
28 - 29 - 30 Aprile 2011
Flavio Cucchi

-Giovedì 28 aprile , ore 21.00, Concerto di F. Cucchi , presso Hotel Sheraton - Bari

-Venerdì e Sabato , 29 e 30 aprile, Masterclass di chitarra con il M° F. Cucchi
(corso di perfezionamento chitarristico per solisti , ensemble e formazioni da camera )

Per Informazioni
Info Tel : 347.60.52.769 -
Info Mail: pasqualescarola@fastwebnet.it
Info Mail : orchestradefalla@fastwebnet.it
Visita il Sito : www.orchestradichitarredefalla.it


Flavio Cucchi
Definito dalla critica come uno dei più noti e ammirati chitarristi italiani sulla scena internazionale, Flavio Cucchi ha tenuto centinaia di recital  in America, Europa, Asia  e Australia partecipando a trasmissioni radiotelevisive delle più importanti emittenti del mondo (BBC, RAI, ZDF, Bayerischer Rundfunk, Televisa Mexico, Television Corporation of Singapore, Radio Praga e altre).
Come solista ha suonato in più di trenta città europee e nei piu’ importanti teatri italiani, dal Teatro alla Scala di Milano al Comunale di Firenze, Regio di Torino, Regio di Parma ecc.È regolarmente invitato dai maggiori festival chitarristici internazionali.Specialista di musica contemporanea ha eseguito la prima mondiale della Sestina d’Autunno di Petrassi e ha partecipato a numerose opere del ‘900 di Berio, Henze, Boulez, Bussotti e altri.Ha collaborato anche con artisti di aree diverse (teatro, letteratura,) come l’ attore Carmelo Bene con cui ha tenuto un recital al Palazzetto dello sport di Milano e il poeta americano premio Pulitzer per la poesia Yusef Komuniakaa che gli ha recentemente dedicato  “Ode alla chitarra” Molti compositori gli hanno dedicato le loro opere: tra questi il grande pianista Chick Corea, che ha scritto in una rivista americana: "Ascoltando un musicista abile e creativo come Flavio, sono stato ispirato a scrivere per lui e la sua chitarra... E' molto eccitante per me ascoltare il risultato, vedere la mia idea realizzata con un'arte di cosi' alto livello"
Dal 1986 è  titolare della cattedra di chitarra presso L’Istituto di alta cultura “Mascagni” di Livorno, tiene inoltre Masterclass in tutto il mondo (Italia, USA, Giappone, Messico, Russia, Singapore ecc.)È direttore artistico della Guitar Media Collection.
Ha al suo attivo oltre 15 CD e recentemente è uscito il suo primo DVD

giovedì 24 febbraio 2011

STAGIONE INTERNAZIONALE DI CHITARRA CLASSICA Mariano Fraga in Concerto2011


STAGIONE INTERNAZIONALE
DI CHITARRA CLASSICA 2011
(Sesta edizione)
25 Febbraio 2011
ORE 21,15
Mariano Fraga
(Argentina)
Aula Magna del Liceo Pietro Verri
Via San Francesco 11 - Lodi

Prima parte
Compositori argentini
-Angel Lasala (1914-2000)
3 preludios americanos
*no. 1 "Pampeano"
*no. 2 "Norteño"
*no. 5 "Serrano"
-Astor Piazzolla (1921-1992)
*Campero (from las cinco piezas)
*Compadre (from las cinco piezas)
-Jorge Morel(1931)
Sonatina
*Allegretto
*Andante espressivo
*Allegro

Seconda parte
L'ottocento europeo
-Johann Kaspar Mertz (1806-1856)
3 spartiti dl op. 13 "Bardenklange"
*An di entfernte
*Sensucht
*Abenlied
-Giulio Regondi (1822-1872)
Nocturno Reveriè op. 19
-Mauro Giuliani (1781-1829)
6 Variations sur les Folies d'Espagne,
Op.45
Grande Overture op. 61

Atelir Chitarristico Laudense
Direzione artistica
Mario Gioia
Info@atelierchitarristicolaudense.it
Segreteria
Francesco Tagliaferri
segreteria@atelierchitarristicolaudense.it
Info.cultura@comune.lodi.it
tel.0371 409410
turismo@provincia.lodi.it
Dipartimento cultura-U.O.Attività dello spettacolo
tel.0371 442275

Giornata della Chitarra Classica: 29 gennaio 2011 foto prima parte





mercoledì 23 febbraio 2011

RÖDVINTERSVIT in Sweden and Spain


Gävle, february 24th, première at IDKA, Institutet för Digitala Konstarter
Madrid, march 23rd
Skinnskatteberg, april 9th
Blockflöten Katarina Widell
Archlute Patrik Karlsson
Music and AudioVideo Maurizio Pisati
Video shooting in collaboration with AAEmpedocle, HernànP, Öberg


RödVintersvit è la suite delle parti in duo e solistiche di Flauti dolci e Arciliuto, che costituiscono l’ossatura del precedente RödKonsertper Ensemble.
La suite allude a tutto il percorso formale in tre movimenti diRödKonsert e -pur non includendone tutte le clip audiovideo- è a questo pezzo che la sua idea poetica riconduce. Ecco quindi alcune delle parole che accompagnano la partitura di RödKonsert, che anche qui valgono da presentazione:
• RödKonsert -concerto (g)rosso per Flauti dolci, Arciliuto, audiovideo, ensemble con molti istromenti- è una visione e una scrittura. Pura forma e suono del rosso, di Vivaldi, e ancora della luce. L’elemento che qui unisce scritture manuali, murali, segnaletiche, segni rossi su pietra, è principalmente l’acqua. Di essa la scrittura si nutre, dopo di che ogni segno scompare, proprio nell’acqua, portato dalla velocità del viaggio e dalla indifferenza del tempo verso ogni velocità.
• Le parti in video, pur nell’astrattezza delle immagini, sono a loro modo narrative: vere storie di rossi in volo e fluttuanti, sfumature, fuochi, scritte, riflessi.
Nelle ultime sequenze invece, ambientazione e riferimenti storico-geografici vivaldiani sono più caratterizzati, ma scompare la narrazione e con essa anche l’uomo in parrucca rossa: egli fugge incessantemente tra le calli e termina forse fluttuando sull’acqua -una rossa Ophelie- instancabile come una scrittura.
• Presenza costante è l’ombra del Concerto in DO minore per Flauto e Archi rv441 di Antonio Vivaldi trasformato elettronicamente ora con ironia ora con salti temporali avventurosi.
Gli Interpreti vengono immersi in questo viaggio fantastico e continuamente inventano la propria presenza: diversamente perderebbero la strada, per trovarsi soli e senza tempo in una calle sconosciuta. mp
RödVintersvit is a suite of the soloistic and duo parts for Blockflöten and Archlute, that are the heart of the previous three movements RödKonsert for Ensemble.
The suite flows in one single movement, it touches the entire formal sequence of RödKonsert as well as its poetic idea, even if it does not include the whole original audiovideo parts. So some of the words I used to present RödKonsert fits very well to this suite too:
• RödKonsert -concerto (g)rosso per Flauti dolci, Arciliuto, audiovideo, ensemble con molti istromenti- is a vision. Writings, pure forms and sounds of “the” red, of Vivaldi, and once again of light.
Water, in RödKonsert, unifies such different writings combined in a totally free attitude: handwritings, wall writings, urban signals, red signs on a stone.
Water is the basic element of writings, and each sign disappears in it, transported by the journey speed as well as by the priority of time on every kind of speed.
• Videoclips are here revealing a clear attitude for narration, stories of flying and fluctuating “reds”, fires, drafts, fadings, reflections. On the countrary, the last frames have clear environment and hystorical references but the core of this clip is no more narrative: it mostly shows a disappearing attitude. Untiring as a writing everything is escaping on the next “calle” (the venetian streets), until the man in red wig disappears, maybe floating on the water, as a red Ophelie.
• In the audiotrack and some solo parts we constantly have the shadow of the Cminor concert for Recorder and Strings rv441 by Antonio Vivaldi, that is here electronically edited, sometimes ironically, someother with reckless time shiftings.
For the Interpreters this score is a sort of submerged journey, they are suggested to continuously “invent” their own presence in the music: otherwise they would get timeless and lost in an unknowned calle. mp




Programma Giornata della Chitarra Classica 26 febbraio




lunedì 21 febbraio 2011

Podcast dell'Intervista a Lucia D'Errico su Frammenti di Radio Kairos Venerdì 18 febbraio ore 13




Frammenti è un programma radiofonico in onda su Radio Kairos
In fm a Bologna sui 105.85 fm e in streaming web dal sito http://www.radiokairos.it/
Tutti i venerdì alle 13:00 e in replica il martedì alle 19:00

Trenta minuti di musica da tempi e luoghi diversi
Racconti vicini e lontani che parlano di chitarre
Novità discografiche, concerti, interviste, notizie

ELETTROFOSCARI 2: Hardware hacking. Laboratorio per la costruzione di strumenti musicali elettronici.




Dopo l’esperienza dell’anno passato, ELETTROFOSCARI propone, per l’anno 2011, un laboratorio intensivo dedicato allo scassinamento creativo e alla costruzione di circuiti elettronici ricavati da materiale riciclato e componenti elementari a basso costo.
Il laboratorio, curato da Nicolas Collins dell’Art Institute di Chicago e organizzato dall’Università Ca’ Foscari nell’ambito di MusiCaFoscari, è rivolto agli studenti degli atenei veneziani.
Collins offrirà agli studenti la possibilità di creare, sotto la propria guida, degli oggetti sonori da suonare ed esporre durante una performance/concerto conclusivo.

Non è richiesta alcuna particolare conoscenza di elettrotecnica o di musica.

È consigliata, ma non indispensabile, la conoscenza del volume di Nicolas Collins Handmade Electronic Music, Routledge 2009.

Ogni partecipante dovrà portare con sé alcuni attrezzi e oggetti di facile reperibilità il cui elenco verrà comunicato in seguito all’iscrizione.
Docenti: Nicolas Collins, con l’assistenza di Veniero Rizzardi

Iscrizioni: a partire dal 14 febbraio

Gli studenti dovranno inviare all’indirizzo elettrofoscari@unive.it una mail specificando e motivando il più possibile il desiderio di partecipazione. A parità di punteggio, verrà data precedenza a coloro che per primi invieranno la mail.

Calendario del laboratorio:

Mercoledì 23 febbraio: dalle 18:00 alle 22:00
Giovedì 24 febbraio: idem
Venerdì 25 febbraio: idem
Sabato 26 febbraio: dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 20:00
Domenica 27 febbraio: dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 23:00 con installazione/performance conclusiva

Info e ascolti:
http://www.nicolascollins.com/look.htm