venerdì 4 marzo 2011

Intervista a Stefano Viola, quarta parte


Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Devo premettere che, non svolgendo (e non per scelta) una attività concertistica, non ho elementi diretti e personali per rispondere a questa domanda, dal momento che è proprio in questo ambito che sarebbe più utile parlare di marketing. Ho la sensazione che possa essere determinante specialmente per i giovani che devono inserirsi in un mondo musicale quantomai affollato e caotico (rispetto al passato) dove la promozione della propria attività e della propria immagine possono rappresentare un elemento in più a livello di comunicazione; la cosa importante è non pensare che una carriera si possa basare solo sull’immagine e sulla promozione di se stessi (anche se nel mondo della chitarra ne abbiamo dei fulgidi esempi) perché ciò determinerebbe un “successo” aleatorio ed apparente, non significativo di valori assoluti, che trovo sinceramente molto squallido. Credo che un marketing intelligente si dovrebbe basare, molto più di quanto succede, sulla condivisione musicale durante i concerti dal vivo o, al limite, le incisioni discografiche nonché proposte concrete dirette ad agenti e/o case discografiche e/o editori e non solo su una condivisione di immagine che spesso avviene solamente nella rete attraverso i siti personali dei musicisti.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

Premettendo che ascolto prevalentemente musica classica perché è quella che mi stimola e mi smuove maggiormente, porterei con me sicuramente un disco del Barocco interpretato da “Il Giardino Armonico”, le “Sinfonie di Beethoven” con la direzione di Claudio Abbado, I concerti per pianoforte di Rachmaninoff eseguiti da Sviatoslav Richter e un disco con la musica di Stravinskj.
Se parliamo di incisioni chitarristiche storiche prenderei un disco di Andres Segovia e uno di Julian Bream e per quanto riguarda incisioni più recenti sicuramente un disco di Stefano Grondona

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Ovviamente parliamo di musica originale per chitarra e in un’ottica di valori costitutivi le opere stesse quindi direi una delle “Rossiniane” di Mauro Giuliani, la Fantasia op.7 di Fernando Sor, l’Introduzione e Capriccio op.23 di Giulio Regondi, le Canzoni Catalane di Miguel Llobet, Invocacion y Danza di Joaquin Rodrigo, la Sonata di Antonio Josè, i Quattro Pezzi Brevi di Frank Martin, i Drei Tentos di Hans Werner Henze ma vorrei inserire nell’elenco anche una trascrizione bachiana come potrebbe essere ad esempio una delle Partite per violino solo…credo siano più di cinque ma potrei citarne altri.

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Il consiglio che mi sento di dare è di non avere fretta di arrivare ma di continuare anche dopo aver finito gli studi accademici un lavoro di crescita ed approfondimento delle conoscenze e delle competenze; naturalmente questa filosofia si scontra con l’esuberanza giovanile che porterebbe istintivamente a bruciare le tappe o addirittura a prendere delle scorciatoie. Penso che la maturazione di un musicista non abbia mai fine ma che le basi per costruire lo spessore della propria preparazione tecnico-musicale si debbano costituire in età giovanile, in modo naturale e secondo i tempi necessari (che sono diversi per ognuno); farsi prendere da una sorta di ansia da traguardo può condizionare negativamente questa fase così importante. Quindi un giusto equilibrio tra studio, concerti, concorsi.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Il progetto che in questo momento sta al centro della mia attività di ricerca è condotto in collaborazione con la facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Udine e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Il titolo è “Analisi posturale biomeccanica funzionale del musicista-chitarrista”che porterà alla produzione di un DVD che verrà distribuito a tutte le scuole di musica nell’intento di elevare la qualità didattica generale sulla base dei risultati maturati durante le indagini e i test scientifici; una opportunità davvero unica di indagare l’impiego articolare e muscolare esattamente come si fa con gli sportivi e spero di portare a termine questo lavoro nel migliori dei modi, anche se il campo di indagine è veramente vastissimo.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Posso rispondere dicendo il perché “io” faccio musica; in sintesi per una forte e spesso ineluttabile ed incontrollabile esigenza di esprimermi attraverso questa bellissima arte…coinvolgente, avvolgente, trascinante, profonda, vera…che sa proiettarti in un arco dimensionale che va dal “terreno” al celestiale”. Non posso essere certo però che tutti facciano musica per questi motivi…
Nella società di oggi, così superficiale e basata sul “apparire” piuttosto che sul “essere” credo sia piuttosto scontato valutare l’importanza dell’attività musicale che per definizione porta ad esprimere , qualsiasi sia il genere musicale, emozioni e sentimenti che risiedono alle volte anche in strati molto profondi dell’essere umano; una sorta di riscatto se non addirittura di rivendicazione della unicità di ognuno rispetto ai clichèt omologativi che la società impone, specialmente ai giovani. La presenza nella società di oggi e a diversi livelli (educativo, scolastico, discografico, concertistico ecc.) del “fatto musicale”rappresentato da esseri umani serve a mio avviso a tenere desti e attivi nella nostra specie i sensori emotivi profondi che altrimenti tenderebbero ad atrofizzarsi; questi sensori emotivi sono dentro di noi da sempre, dalle nostre origini e nell’evoluzione storica hanno rappresentato a fasi alterne valori “fondanti” la società o, al contrario e come nel periodo storico che stiamo vivendo, valori di cui la società farebbe volentieri a meno. Speriamo non succeda!!!

Grazie Maestro!

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