mercoledì 23 marzo 2011

Glenn Branca: le chitarre oltre, terza parte


Abbandonato questo progetto, Branca forma gli Static, un trio con una sezione ritmica tutta femminile costituita dalla chitarrista-bassista Barbata Ess e dalla batterista Christine Hahn. Gli Static, la prima vera e propria band cui Branca partecipa in veste di leader, costituiscono una svolta nelle sue concezioni riguardo alla composizione, come ravvisa anche egli stesso. Il suono si fa denso, acquista pathos sinfonico e si intuisce per la prima volta l'elemento della progressione, la tensione dell'ansiosa corsa delle celebri «re-tuned guitar» verso il silenzio, il punto di implosione di ogni tema branchiano, e ancora la costruzione meticolosa di una barriera sonora insormontabile,un autentico monolite di suono impenetrabile e minaccio; so. Le sperimentazioni degli Static, soprattutto le esibizioni dal vivo, furono in un certo modo le prove più autenticamente e tradizionalmente «rock» della carriera di Branca, tutte tese a riempire ogni spazio disponibile sul pentagramma, secondo la sovrapposizione di suoni tipica della tradizionale scrittura rock; ma allo stesso tempo furono l'anticipazione di una nuova via alla composizione classica. Sarà questa l'ultima volta che sentiremo Branca cantare (tutto sommato non sarà poi di una gran perdita) ma soprattutto suonare canzoni che per quanto siano stralunate, decadenti e dilatate sono ancora legate al format del rock sperimentale tradizionale. L’idea fondamentale di Branca è quella di estendere temporalmente le sue composizioni, fornendo ad esse una matrice esclusivamente strumentale. La sua frequentazione del punk-rock e la sua cognizione del verbo minimalista lo porta a combinare i due generi nella scrittura c1assicheggiante di stampo colto e post-moderno. L’armamentario doveva essere chiaramente quello del rock, con la chitarra in primo piano a dettare la morfologia in divenire del suono.
All'alba del decennio degli Ottanta, Branca è pienamente immerso nel lavoro di elaborazione di musica per ensemble ristretti di chitarristi. In una suggestiva intervista con il musicista, il giornalista e musicologo Brian Duguid fa notare come John Cage apparisse turbato dai primi lavori del compositore newyorkese. Lo colpiva negativamente, pur riconoscendo un certo valore a quella musica così granitica che qualche affinità aveva paradossalmente con l'assenza del suono, la qualità massimalista di quelle sonorità senza compromessi e il modo violento e dispotico con cui Branca dirigeva le proprie composizioni imponendo una rigida obbedienza ai suoi orchestrali.
Si trattava di pura geometria e l'assoluta mancanza di imprevisti di quella musica, sommata all'altrettanta assoluta mancanza di autoironia, indispettiva non poco Cage, che arrivò a bollare come fascista l'approccio all'orchestrazione di Branca. Branca accusa il colpo, ma col senno di poi tutto ciò aveva un fondo di verità: la predeterminazione giocava un ruolo fondamentale nella sua musica. Eppure la magia di quei suoni, che si reggeva su un'apparente apologia del caos (in realtà nulla di più compatto e preordinato era mai stato musicato per orchestra) e su un irritante e monotono vento sonoro senza soluzione di continuità (un ipnotico malestrum di suoni misteriosi e difficilmente percettibili, risultato dell'intreccio delle parti per chitarra e dagli involontari effetti di feedback), affidava all'imprevisto buona parte del suo fascino.
Branca decide di fare sul serio e riesce a convincere Ed Bahlman, gestore del 99, un negozio di dischi in quel periodo situato in MacDougal St., a fondare appositamente un'etichetta per produrre il suo EP "Lesson No. l'' (99Records, 19HO). Ad accompagnare Branca in questo sfolgorante debutto sono il chitarrista Michael Gross (ex membro dei Fluks, gruppo in cui aveva al suo fianco anche la chitarra di Lee Ranaldo), l'organista Anthony Coleman (stretto collaboratore di Marc Ribot e John Zorn nell'ancora embrionale scena downtown), il bassista Frank Schrider e il batterista Stephen Wischerrh (che da qui in avanti sarà il motore propulsore dei gruppi di Branca).




Ristampato successivamente su CD dall'Acute Records di Daniel Selzer, "Lesson No.1" estende in maniera traumatica l'eco della No Wave in un suono titanico che prende dal minimalismo solo il carattere monocorde e ciclico delle frasi armoniche. È un brano dalla struttura melodica semplice ma la sua dilatazione temporale fa si che la connotazione materica ne acquisti in spessore ed intensità. Il pezzo raccoglie pareri contrastanti nel circuito avantgarde newyorkese, spingendo Branca a espandere la propria intuizione oltre lo steccato davanti al quale s'era fermato in quel momento il collega-rivale Chatham. I club e i locali alternativi dell' East Village vengono disseminanti di annunci e flyer mediante i quali Branca invitava plotoni di chitarristi a presentarsi alle sue audizioni, indette per assemblare l'organico di un nuovo gruppo.

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