mercoledì 9 marzo 2011

Labradford. Il post rock si fa contemporaneo. terza parte



In attesa del nuovo disco nel 1998 Mark Nelson realizza uno dei dischi più belli di quell’anno con il suo personale progetto Pan American (Kranky, March 1998). Da qualche parte è stata definita “musica ambientale da ballo”: toni grigi e sfumati, i ritmi barcollanti e instabili, canzoni stanche e anemiche. Di sicuro un grande lavoro su processi di loop, riverbero e diffusione, con al centro della sperimentazione un'esplorazione fortemente analitica sui ritmi che acquistano in diversi casi cadenze pulsazioni dub. Disco bellissimo e molto personale.
Nello stesso anno, dopo la pausa di Pan American, i Labradford ritornano con Mi Media Naranja (Kranky, 1998), che, deludendo le attese suscitate da Labradford, e` un disco praticamente strumentale. Ciascuno dei sette brani si affida allo stesso processo: la chitarra imbastisce una figura a tre note, che viene impreziosita dal basso e da altri strumenti, e il pianoforte subentra con un solenne crescendo portando a compimento la canzone. Il brano piu` riconoscibile e` S, praticamente una suite in tre parti: nella prima la chitarra scimmiotta lo stile di una colonna sonora per film western, nella seconda il violino trasporta il tema in un concerto classico, e nella terza l'armonia si addormenta cullata fra le note delle tastiere. Disco bello, certo ma qui forse i Labradford hanno forse abusato del loro metodo, nel tentativo di lasciarsi alle spalle i riferimenti rock. Un disco curato, rifinito ma che in fin dei conti comincia a ripetere dei cliché stilistici già metabolizzati. Cristallizzazione che continua con l’ultimo disco di cui parliamo oggi, quel E Luxo So, uscito nel 1999, melodico, evanescente e onirico, quasi un compendio del loro repertorio, con tutti i pregi e i difetti. Completamente strumentale, contiene sei lunghe tracce che hanno come titolo semplicemente i nomi dei collaboratori. Il sound e` piu` che mai "artificiale", visto l’uso massiccio di loop e campionatori, in contrasto con le timbriche ricche, organiche, plastiche degli strumenti acustici. Lo stile dei Labradford comincia a segnare il passo, forse è diventato fin troppo minimalista, forse ha raggiunto una calda e confortevole maturità, ma “classicità” sempre essere il termine più appropriato e austero per definire questo lavoro. Forse alla fine resta questa la cifra stilistica dei Labradford: di loro non si è ancora ben definito il valore. Ma la loro musica sembra rimanere costantemente sospesa nell’aria, in un’attesa senza tempo.

Empedocle70
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