lunedì 26 gennaio 2009

SEGOVIA parte prima di Mauro Storti


























Nel 1987 si spegneva a Madrid, all’età di 94 anni, Andrés Segovia, una delle figure musicali più eminenti del XX secolo e sicuramente il più importante chitarrista che
il mondo abbia mai conosciuto.
Qualcuno potrebbe obiettare che nella storia della chitarra non mancano nomi di altri eccelsi virtuosi e compositori assurti a fama internazionale tanto nel secolo XIX come Carulli, Sor, Giuliani, Regondi e Tárrega, che nel secolo XX come Llobet, Pujol, Barrios e Yepes. Indubbiamente, pur avendo essi tutti fornito preziosi contribuiti al perfezionamento tecnico-espressivo dello strumento conferendogli le patenti di classicità, completezza e autonomia caratteristiche degli strumenti più blasonati, l’opera di alcuni di questi grandi maestri non è quasi mai andata oltre la ricerca del proprio personale successo, vuoi di virtuoso, vuoi di compositore o di insegnante.
A differenza dei suoi predecessori, Segovia non ha orientato l’attività dell’intera sua
vita verso l’unico scopo di raggiungere l’apice della gloria personale ma si è adoperato, con grande intelligenza e determinazione, per conferire più degna e vasta notorietà ad uno strumento che antichi e pesanti pregiudizi volevano relegato ad un infimo livello musicale.
Fuggito il 12 settembre 1936 dalla natia Spagna in guerra (25 giorni dopo la fucilazione di Garcia Lorca) il suo destino è stato quello di sfrecciare instancabile, per quasi un secolo, ai quattro punti cardinali (ebbe a dire: “Sto conducendo una vita sedentaria alla velocità di 600 Km/ora!”). Con quella semplice chitarra fatta oggetto non di rado di apprezzamenti poco lusinghieri e sfidando con coraggio le critiche severe di quanti ritenevano deplorevole che musicisti di grande valore potessero scegliere un così umile strumento,(1) riuscì a suscitare ovunque con il suo prodigioso talento sfrenati entusiasmi ed indimenticabili emozioni.
Non si può che rimanere stupiti leggendo ciò che hanno detto di lui e della sua arte alcuni noti compositori letteralmente soggiogati dal fascino delle sue esecuzioni:

“Aver sentito Segovia significa aver raggiunto le sfere più alte della beatitudine: egli sa conferire alla chitarra una melodiosità incantevole, morbida, trasparente, una armonia talmente ricca da parere che suonino due chitarre; egli sa condurre il suo strumento in una plaga pura e assoluta, immune da compromessi meccanici e da preconcetti gerarchici” (Luciano Chailly).

“I poteri di quest’ uomo e della sua arte sono di quelli che non si possono misurare. Il nome di Segovia è inseparabile dalla vita delle arti del nostro secolo che egli ha arricchito con il suo magnifico talento, con la sua arte sovrana di grande artista al servizio dei geni più alti della musica di tutti i tempi” (Henry Sauguet).
"I suoi concerti non sono l'esibizione di un virtuoso sen­za pari, ma una sorta di azione spirituale, unica nella sua autenticità, un'evasione dal quotidiano, un'atmosfera nella quale si dimentica lo strumento e l'interprete, ma si è tra­sportati dall'azione musicale spinta alle vette più alte, un arricchimento spirituale, una comunione nella bellezza" (Alexandre Tansman).



(1) Basta rileggere una critica del Fétis apparsa nel lontano 1830 sulla famosa Revue Musicale riguardante un concerto di Fernando Sor: “Citare il signor Sor vuol dire che si è sentito suonare la chitarra con rara perfezione. Che peccato che una testa tanto armonica abbia speso tanto talento e tanta pazienza per vincere uno strumento ingrato!”

1 commento:

PEJA ha detto...

Andrea! Pretendo che tu mi suggerisca qualcosa di selezionato di Andrés Segovia! :)