sabato 19 giugno 2010

Recensione di landscapes – classical guitar di Mauro Tonolli, 2009


Fa decisamente piacere vedere finalmente qualche musicista classico reagire positivamente alle nuove situazioni create dai cambiamenti tecnologici e di mercato, invece di commiserarsi e di rimpiangere “il bel tempo perduto” è bello vedere qualcuno che con saggio e concreto pragmatismo cerca di adeguarsi alle nuove situazioni e di coglierne il lato positivo. E’ questo il caso di questo cd autoprodotto dal giovane chitarrista trentino Mauro Tonolli, che con molto coraggio e grande intraprendenza esegue un repertorio contemporaneo che partendo dalla “Sarabande” di Francis Poulenc arriva alla ghost track rigorosamente elettrica dell’ultima parte di “m,a,u,r,o” di Nicola Straffellini, passando per il “Preludio” del venezianissimo Gian Francesco Malipiero, allo “Studio da concerto” di Giorgio Francesco Ghedini e ai “Cinque preludi per chitarra” di Bruno Bettinelli.
Da buon milanese di origine e veneziano di adozione non posso che gioire nella scelta di questo repertorio non molto eseguito ed ascoltato che combina tra loro delle forme compositive sì contemporanee ma che allo stesso tempo si muovono senza mai rinnegare il senso di tradizione e il bagaglio culturale a loro precedenti, la sensazione qui non è quella di trovarsi di fronte a una netta rottura stilistica compositiva con il passato, bensì piuttosto di doversi confrontare con tematiche come quelle relative alle polifonie e al respiro interpretativo che le musiche consentono. Scelte e decisioni formali che Mauro Tonolli sembra padroneggiare e gestire senza problemi, muovendosi con disinvoltura e mostrando un bel suono caldo e pulito in grado di creare una piacevole sensazione di intimità musicale.
Penso che la scelta di realizzare questo disco sia stata una buona idea e un buon modo per “rompere il ghiaccio” e tentare di superare le difficoltà che in questi tempi difficili di cambiamenti sembrano particolarmente coinvolgere chi ha scelto di fare della musica sia un mestiere sia una scelta di vita lontana da certi atteggiamenti superficiali legati a ciarliere mode televisive.
Bella la fragorosa chiusura elettrica, una bella chitarra ruvida e tagliente, ho la sensazione che sentiremo ancora parlare di lui.

Empedocle70
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