martedì 8 giugno 2010

Recensione di “Suite per Chitarra Sola” di Glenn Kurtz, EDT, 2010



Confesso di essere rimasto colpito da questo libro, l’ho riletto due volte, temevo di averlo capito male, di essermi perso qualcosa nella lettura, così veloce e scorrevole. Questo è un libro particolare e insolito. Non è un manuale di musica, non è un metodo di chitarra, non è neanche un diario, forse è una specie di confessione e leggerlo è come stare seduti davanti a un amico con una bottiglia di vino in mezzo metre si racconta e racconta la sua storia, la sua vita, la sua personalità. Che fondamentalmente è una storia triste, la storia di un aspirante artista che non ce l’ha fatta ad emergere, a diventare un concertista, un chitarrista classico di successo.
Mi sono fermato diverse volte mentre lo leggevo, cercando di non immedesimarmi nell’autore e nelle sue vicende, anche se la tentazione era forte dato che il libro è stato scritto così bene che è facile, davvero facile immaginarsi seduti, con la chitarra imbracciata, a suonare, a sognare.
Il libro si svolge su più livelli: l’autore che racconta la sua giovinezza passata nello studio serio e disciplinato dello strumento, sempre lui, ora, diversi anni dopo che studia assieme alla sua vecchia amica e una storia della chitarra dalle sue origini ad oggi, come si è sviluppata, evoluta e cresciuta assieme alla nostra società, dimostrando la sua incredibile capacità di adattamento. Come appassionato di musica e non come musicista mi sono un po’ stupito del senso di inferiorità che sembra emergere da queste pagine, del senso di inferiorità che la chitarra ha nei confronti degli altri strumenti classici, personalmente ho cominciato a farci caso solo di recente, iniziando a frequentare alcuni chitarristi classici. Come mai? Solo perché la chitarra è diversamente da altri uno strumento con una forte connotazione popolare? Per via della sua natura fortemente melodica e dolce? Per via del fatto di non essere uno strumento da orchestra? E se anche fosse vero che importanza avrebbe tutto questo oggi? Lo strumento continua a la sua storia di successo, cambiando forma, diventando elettrica, dimostrando di sapersi meglio adattare a un mondo che ormai più che in termina di musica e di note ragiona in termini di suono e di frequenze. E che dire del sempre crescente successo che riscuote presso i compositori contemporanei?
Nel libro non ci sono le risposte a queste domande. C’è invece un percorso umano, di un musicista che non ce l’ha fatta ad emergere, a entrare nel pantheon dei concertisti, non per mancanza di volontà e forse neanche per mancanza di talento. Che cosa fa diventare un musicista un genio? Che cosa lo porta ad emergere? Cosa fa di lui un grande? La tecnica? Il talento? Il sacrificio? Forse quello che Keith Jarrett definiva in un altro bellissimo libro “il suo desiderio feroce”? Kurtz analizza le figure di altri grandi chitarristi cercando di scoprire il loro segreto: come è riuscito Segovia dove Llobet e Tarrega non sono riusciti? Meglio Bach suonato da John Williams o da Julian Bream? Kurtz non riesce a scoprirlo, non riesce a farcela e abbandona la musica, cessa di esercitarsi, non suona più la sua chitarra. Però, col tempo, con pazienza, ritornerà a lei, segno che il tuo talento e la sua passione per la musica erano veri e vitali, in grado di andare oltre alla competizione musicale, e lo farà riscoprendo questo mondo di musica e cercando nuovi significati nell’esercizio quotidiano, nello studio dello strumento, nel piacere dell’indagine su uno spartito, nello studio di un brano di musica come studio sulla vita, come mezzo per migliorarsi, per diventare una persona migliore …. e forse, questo, è il vero segreto e il vero piacere di questa difficile arte e di questo strumento meraviglioso che è la chitarra classica.
Consigliatissimo non solo a chi suona questo strumento ma anche a chi vive a contatto con un chitarrista classico … non saprei consigliare un modo migliore per poter entrare nel suo mondo..


Empedocle70
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