mercoledì 9 giugno 2010

Recensione di Elica di Chiara Liuzzi, Silta Records, 2010


“Elica è un progetto che fonda le sue radici su una dimensione percettiva del suono attraverso un approccio olistico.” Così recita l’incipit del libretto che accompagna questo cd, inciso a nome della cantante Chiara Liuzzi, assieme ai sodali Adolfo La Volpe (oud, chitarre, elettronica e banjo), Francesco Massaro (Sax alto e baritono, clarinetto, flauti e quena) e Valerio Daniele (sound design) per la Silta Records lo scorso anno. Una cosa colpisce fin da subito: si parla immediatamente di suono, sia come visione cinestetica (le musiche del disco sono molto evocative e “filmiche”) sia dal punto di vista “materiale”, quante altre volte avete letto nel booklet di un cd accreditato come membro effettivo una persona che si occupa di “sound design”? Io solo nei dischi di ambient o di elettronica d’avanguardia devoti alla figura di Murray Shafer.
Questo invece non è un disco di elettronica, anche se viene usata qua e là come una spezia, per aggiungere un gusto, un suono, un colore in più, è un disco ben suonato, e sebbene vi sia come un senso di disordine e di improvvisazione, è decisamente ben pensato e organizzato.
Uso il termine “organizzato” nella sua eccezione più vasta, nel senso di pianificato, coordinato, ordinato, organico, preparato. Curioso perché questo disco sembra spesso dividersi in due anime: una logica,razionale e una più dionisiaca, destrutturata, caotica, due anime, due visioni della musica che si intrecciano tra loro, apparentemente in contrasto, apparentemente in eterna tensione, ma che proprio grazie a questa tensione e a questa loro apparente diversità riescono a generare una musica ispirata, fresca, quasi morriconiana.
Vi sembra poco? Legioni di artisti si sono tormentati sulla visione apollinea e dionisiaca dell’arte, spesso senza riuscire a conciliare tra loro questi che alla fine sono due lati della stessa medaglia, due realtà apparentemente inconciliabili ma dalla cui sintesi e dalla cui eterna opposizione riesce sempre ad emergere qualcosa di creativamente nuovo. Chiara Liuzzi e i suoi compagni non sembrano minimamente porsi alcun problema al riguardo: l’idea dell’elica “le cui pale da ferma sono perfettamente distinguibili, mentre in movimento creano un circolo confondendosi l’una nell’altra.” definisce meglio di tante parole una musica che è bella perche non sembra emergere dal suo contesto una voce principale, un solista, ma bensì un senso di ensemble curato e ordinato, razionalmente organizzato e (de)strutturato. Ne emerge un suono speziato, mediterraneo, sghembo e avvolgente, da assaporare con calma, senza fretta, questo tipo di musica si lascai avvicinare con calma e senza tensione.

Empedocle70
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