martedì 23 novembre 2010

Frammenti: Intervista con Irene Elena e Silvia Mastrogregori prima parte


Care Irene Elena e Silvia Mastrogregori come è nata la vostra passione per la chitarra classica e qual’è il vostro background musicale?

Silvia.: Ho iniziato a suonare la chitarra classica da bambina, prima per gioco e poi per piacere, ma lo studio più impegnato è stato una scelta di pochi anni fa, intorno ai vent'anni. E' stato in quel periodo che ho deciso di preparare l'esame di ammissione al Conservatorio di Bologna, dove sono attualmente iscritta, all'ottavo anno.

Irene: La mia passione per la chitarra è nata in casa. Mia madre la suonava da autodidatta, cantava diverse canzoni accompagnandosi ma sapeva anche fare la famosa “Giochi proibiti”. Questo pezzo mi affascinò molto da bambina e lo imparai per imitazione. Anche mio padre “strimpellava” e in generale si ascoltava molta musica di generi diversi. Il nonno era un ottimo violinista. Così ho cominciato ad amare la musica e verso i 10 anni ho cominciato a prendere lezioni privatamente. Agli studi in Conservatorio ho sempre affiancato la passione per la chitarra e il basso elettrici, per la musica elettronica e per moltissimi altri generi musicali.

Come è nata l’idea di un programma radio specifico per la chitarra classica e come mai il titolo di Frammenti?

Silvia: L'idea del programma sulla chitarra è stata di Irene, che già lavorava in radio. Il nome Frammenti è un po' un modo per dichiarare la nostra volontà di non tracciare un quadro preciso, esaustivo, ma presentare una realtà musicale varia, frammentaria - appunto -, senza una coerenza da rispettare che non sia il nostro gusto o la nostra curiosità.

Irene: Ho cominciato ad appassionarmi al mezzo radiofonico alcuni anni fa proprio a Radio Kairos e mi girava sempre in testa quest’idea di fare una trasmissione dedicata alla chitarra ma mi mancava una complice. Avevo voglia di mettere insieme “le diverse chitarre” che amo e tenere insieme più generi partendo dalla chitarra classica attraverso uno sguardo particolare, quello mio e di Silvia in questo caso. E così prendiamo questi infiniti “frammenti” nati dalla nostra curiosità e li usiamo per stabile infinite connessioni con altri.
Questa visione aperta sul mondo chitarristico-musicale ci ha permesso di fare molte cose che riprenderemo tutte anche in questa stagione: live in studio, interviste con chitarristi e compositori, ascolto di registrazioni antiche, presentazione di eventi che ci interessano e molto altro ancora. “Prove tecniche per un programma sulla chitarra” è il sottotitolo che ci siamo date, per sottolineare che siamo alle prime armi, facciamo delle prove, vediamo se funziona. Sperimentiamo e mettiamo a verifica delle ipotesi. Per ora ci stiamo divertendo molto.

Come vi trovate all’interno di Radio Kairos? Che tipo di radio è? Navigando del sito internet ho notato il forte interesse per tematiche sociale e per la musica indipendente, mi è sembrato quasi di tornare indietro alla scena musicale bolognese degli anni ’90 .. creativa.. vulcanica..

Silvia: Radio Kairos è stata per me una bellissima scoperta. Mi era capitato spesso di ascoltarla, ma passare dall'altra parte, dalla parte di chi crea i programmi, è stata ed è un'esperienza bellissima e stimolante. La radio è completamente autogestita, motivo per cui ti senti subito coinvolta e responsabile, desiderosa di curare una cosa che percepisci immediatamente come tua.

Irene: Radio Kairos è un grande esperimento collettivo di indipendenza. La storia delle radio a Bologna è ricca e di tutto rispetto e credo che questa esperienza, nel suo piccolo, tenti di inserirsi in maniera intelligente dentro il tessuto bolognese, che resta ricco di esperienze artistiche, politiche e culturali che troppo spesso non vengo adeguatamente valorizzate dalle varie amministrazioni locali. Ultimamente è nata una campagna (
www.siamolacultura.org) che mette insieme tantissime esperienze a livello locale proprio per dire questo: vogliamo più soldi per fare cultura, vogliamo valorizzare le tante e piccole esperienze che rendono ricca questa città. Ecco, per me Kairos è una di queste esperienze, fortemente caratterizzata dall’elemento culturale e politico-sociale, attraverso l’autogestione e la sfida ad essere indipendente nei contenuti. Oltre alla propria trasmissione c’è anche una dimensione collettiva di confronto che permette di fare piccoli progetti insieme, trasversali, imprevedibili. E così grazie al nostro “frammento” di trasmissione abbiamo la possibilità di reinventarci in altro, in un progetto più ambizioso, quello di una radio libera ed indipendente nel 2010.
L’anno scorso ad esempio ci siamo cimentati in un’impresa di video-inchiesta partecipando alla campagna “Yes we cash”, che chiede il reddito minimo garantito per i precari dell’Emilia-Romagna. Il video si intitola “Diversamente precari” (http://vimeo.com/14739629) e mi ha permesso anche di ragionare molto sull’assenza di diritti e tutele per i musicisti oggi. Quest’anno invece stiamo preparando un ciclo di trasmissioni per ragionare su donne, corpi e migrazioni che andrà in onda da Gennaio.

continua domani
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