venerdì 19 novembre 2010

Torture Gardern dopo vent'anni, terza parte di Empedocle70



Una vera band di talenti puri, un mix di personalità, generi, talenti ed estremismi capeggiati da uno Zorn più incazzato che mai hanno prodotto un disco con quarantadue (42!) velocissime tracce taglienti e affilate come la lama di una satana, un assalto sonoro feroce e brutale dal quale non è semplice capire che diavolo sta succedendo. un disumano affresco sonoro di devastanti e nude alterazioni. Quarantadue pezzi impossibili da descrivere accuratamente, vi bastino solo alcuni titoli: Thrash Jazz Assassin, Blood Duster, Shangkuan Ling-Feng, Perfume of a Critic's Burning, Blunt Instrument, Sack of Shit, New Jersey Scum Swamp, Cairo Chop Shop, Victims of Torture e Fuck the Facts. Una compressione sonora ai limiti della tolleranza: eccovi i Naked City di "Torture Garden".

La tua musica sembra andare di pari passo con un complesso background culturale. Già in "Locus Solus" c'è un riferimento al surrealismo. Il riferimento a Roussel è un “modello stilistico” o solo espressione di gusti personali?

“Per me la musica che faccio, la musica di ogni compositore, deve essere musica vivente , musica che esprime ciò che io ho imparato, ciò a cui sto pensando e come mi sento e a causa di questo io compio una ricerca continua ascoltando, leggendo, guardando film, tentando di fare esperienza delle cose nuove, viste da angoli differenti. Nelle mie ricerche cresco come persona, e ciò diviene vero nei differenti progetti musicali, e questo perché mi sono interessato da quando avevo quindici anni a certe correnti artistiche, soprattutto Dada e surrealismo, venendo a conoscenza di Roussel, amando la sua opera e sentendo che forse c'è lo stesso tipo di connessione tra il lavoro con la forma improvvisativa nel rock e qualcosa delle strutture stilistiche con cui lavorava Roussel. Anche se forse questo non era così evidente in quel momento. Ma io devo seguire comunque il mio istinto; molto spesso sento che questa è la direzione giusta... e vado per quella via...Solo successivamente, verifico le mie intuizioni e posso dire: sì, aveva un senso, era giusto o meno.”

Di lì a breve Zorn si trasferirà in Giappone dove aprirà una propria label discografica di culto, la Avant, e getterà le basi per l’altra sua opera importante: la Tzadik.

E a proposito di Giappone, il tuo interesse per questo paese è ancora molto forte, dalle collaborazioni sempre più frequenti con musicisti giapponesi ai rapporti con alcuni grafici e, più in generale, con la cultura di quel paese.

"E' molto semplice anche se l'argomento richiederebbe ore e ore. Cercherò di essere il più conciso possibile. Posso dirti che, parlando un po' superficialmente, il Giappone è un luogo particolarmente vivo, la cultura è in rapida evoluzione e ha questa grande capacità di assimilare elementi diversissimi da tante altre culture, sintetizzandoli. La gente è curiosa riguardo a qualsiasi tipo di musica e i musicisti sono eccezionali: è uno strano miscuglio di cui ho bisogno e che influenza la mia musica. Riescono a prendere tutto, se necessario, da qualsiasi parte, tutto ciò che possa servir loro o interessarli in qualche modo e, a modo loro, ricreano nuovamente. E' questo il punto di contatto tra quello che attualmente faccio e il Giappone: l'informazione. Vado in quel paese e posso avere qualsiasi tipo di informazione da qualsiasi parte. Ti faccio un esempio: l'importazione di CD da tutto il mondo, cose che non ho mai visto neppure in America. E' straordinario!”
A distanza di vent’anni questo disco continua a dividere e stupire.

Empedocle70
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