mercoledì 6 ottobre 2010

IL CANTO DEL GABBIANO NORVEGESE gli anni classici di Terje Rypdal di Alessandro Monti, seconda parte



Così in quei mesi di fermento l'idea di un jazz libero ed esplorativo bussava sempre più insistentemente alla porta tanto da far nascere immediatamente il nuovo gruppo con Jan Garbarek (sax e flauto), Arild Andersen (contrabbasso), Jon Christensen (batteria) nonché Terje Rypdal alla chitarra. L'uso di questo strumento da parte di Rypdal é decisamente insolito, infatti usa principalmente una chitarra elettrica Rickenbacker dal suono tipicamente rock ma con una regolazione aspra e secca che unita ad accordi davvero inconsueti, crea armonie molto originali; pochi avevano pensato a quello strumento al di fuori del contesto rock, ma Roger McGuinn (Byrds) aveva insegnato un paio d'anni prima come potesse essere versatile: il suo assolo alla 12 corde Rickenbacker in Eight Miles High (da 5th Dimension del 1966), una specie di free-raga, fa ormai parte della storia del rock. Quando esce “Esoteric Circle” (Freedom 1969) il Jan Garbarek Quartet é la realtà più straordinaria della scena euro-jazz e la produzione prestigiosa di George Russell lo dimostra; i tre dischi complessivamente realizzati dal gruppo sono da ritenersi essenziali nell'evoluzione di un nuovo Euro-jazz influenzato da quello afroamericano, ma anche da una differente cultura “colta” che dirige lo stile verso un'altra direzione: un esempio di vera e propria musica progressiva europea delineata da un suono scarno ma molto efficace. Quelle prime incisioni, soprattutto quelle per la ECM, fanno tutt'ora impallidire il resto di quel prestigioso catalogo tanto sono innovative e visionarie: provate a mettere a confronto ad esempio il pigro Jan Garbarek degli anni recenti con il giovane esploratore di suoni per credere! Insomma Garbarek, Rypdal, Andersen, Christensen (e successivamente Bobo Stenson) lasceranno una traccia indelebile in tutto il panorama di quegli anni. L'influenza di Coltrane e Ayler é tangibile (soprattutto nel sax) ma qualcosa di glaciale si muove in sottofondo e la chitarra di Rypdal disegna trame elettriche uniche. Anche i dischi successivi a Esoteric Circle cioè “Afric Pepperbird” (ECM 1970) e "Sart” (ECM 1971, in quintetto con Bobo Stenson) ampliano ulteriormente il linguaggio arrivando a risultati sorprendenti. Non dimenticherò mai l'effetto che Sart ebbe su di me quindicenne al primo ascolto! In quel disco appariva un brano di Rypdal “Lontano” che per la prima volta estendeva il linguaggio della chitarra a pura sonorità spaziale, stridii elettrici con echi inconsueti per un disco di jazz... quel pezzo anticipa la ricerca sonora del suo primo lavoro solista, ma prima esce un pazzesco disco in trio con Bjørnar Andresen (basso) ed Espen Rud (drums) unica prova del gruppo “Min Bul” (Universal Norway 1970). Dopo un pezzo free furioso Rypdal sfodera alcuni brani straordinari tra i quali spiccano gli 11 minuti di “Champagne Of Course” dove, sopra un riff di basso ostinato, sfodera tutto il possibile caos organizzato che la sua mente può immaginare: distorsioni rock alla Hendrix, wah wah funk jazz e dissonanze al limite del feedback: un brano memorabile. Il disco alterna poi sprazzi più riflessivi ed escursioni in certo jazz-rock europeo dell'epoca (soprattutto in quel territorio affine ai Nucleus di Ian Carr) ma é certamente influenzato dall'approccio free della Music Improvisation Company di Derek Bailey e da alcuni musicisti europei (giro dell'etichetta FMP e Globe Unity).




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