sabato 12 settembre 2009

Recensione di Guitarreo di Antonio Rugolo (Stradivarius 2004)

Antonio Rugolo Guitarreo
Prima prova discografica di Antonio Rugolo nel 2004 e nono capitolo della Guitar Collection (diretta da Frederic Zigante) della Stradivarius, questa incisione lascia al recensore diverse chiavi di interpretazione e di lettura … provo ad elencarle in modo da fornirvi una recensione la più possibile estesa e, soprattutto non legata ai miei gusti personali.
Cominciamo dicendo che il disco ha un’ottima qualità di incisione, senza nessun eccesso di riverberi (una qualità che denota lo stile della Stradivarius) e che Antonio Rugolo è sicuramente un ottimo chitarrista, suona bene, molto bene, con grinta e senza alcuna traccia di svenevole romanticismo, rischio che a volte si corre con chi esegue un repertorio sudamericano e che qui viene completamente scongiurato, si sente che dietro a ogni brano c’è un grosso lavoro di tecnica e di analisi musicale ma senza indulgere in nessun autocompiacimento virtuosistico.
Il repertorio, i compositori e le musiche che qui vengono suonate meriterebbero da sole l’acquisto del cd. Come scrive giustamente Angelo Gilardino nel bel libretto che accompagna il cd (altra prerogativa della Stradivarius: l’attenzione al disco come oggetto, quasi come feticcio, se mi è consentito) “il proposito dell’interprete è chiaro: offrire una sostanziosa antologia del repertorio chitarristico rioplatense non supinamente votato alla pura e semplice riproduzione della musica popolare in veste strumentale .. ma elaborata da compositori che – pur non insensibili alle suggestioni del folclore – sono stati capaci di forgiare musiche formalmente e stilisticamente definite, con il sigillo di forti e distinte personalità.”
Aggiungo a queste belle parole la scarsa reperibilità discografica delle musiche eseguite: una rapida ricerca su internet mi ha permesso di verificare che se esitono diverse incisioni della Sonata op.47 di Ginastera, si nota una assoluta penuria per quanto riguarda le registrazioni delle musiche di Carlos Pedrell (ad eccezione di una interpretazione di Segovia di Guitarreo incisa nel 1945 e ripubblicata recentemente dalla Deutsche Grammophon), lo stesso dicasi per la Serie Argentina di Gilardo Gilardi e la Sonata n° 4 “Italiana” di Guido Santorsola.
Lo definirei un cd indispensabile. Peccato per la difficile reperibilità …. una ristampa?

Empedocle70

venerdì 11 settembre 2009

FrameDuo in concerto l' 11 settembre a Mogliano Veneto (TV)

Filanda Motta, Campocroce di Mogliano Veneto (TV), 11/09/2009 ore 21.00

Frame è un gruppo fondato da musicisti determinati nel proporre la musica nuova con il desiderio di creare e promuovere spettacoli in cui possano coesistere le più svariate forme della musica e dell’arte.Frame crede indispensabile la stretta collaborazione e interazione tra compositori ed esecutori per dar forma e voce ad un nuovo universo sonoro: una novità costituisce sempre una frattura, ma è anche una scommessa sull'esistenza di una continuità, sulla possibilità di crescita. Essa è frutto di invenzione, sperimentazione e, soprattutto, ricerca.All’interno di Frame, il duo formato dalla flautista Michela Caser e dalla chitarrista Lucia D’Errico propone il concerto “Contrasti”, dedicato al fascino multiforme dei contrasti tra le esperienze musicali di compositori del XX e XXI secolo.

PROGRAMMA
Franco Margola Sonata IV
Poco allegro
Andante
Allegro con spirito

Silvia Colasanti Varia imaginación
Francesco Telli Divertimento aspettando l'aurora (commissione FramEnsemble, prima esecuzione italiana)

* * *
Mario Castelnuovo-Tedesco Sonatina op. 205
Allegretto grazioso
Tempo di Siciliana
Scherzo-rondò
Ada Gentile Perflautoechitarra (commissione FramEnsemble, prima esecuzione italiana)
Marcella Pavia Solen (commissione FramEnsemble, prima esecuzione italiana)

Intervista di Antonio Rugolo di Empedocle70 parte quarta


Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscire e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc.?

Credo che sia difficile pensare di trovare spazi improvvisativi in un certo tipo di musica (mi riferisco ovviamente alla musica di cui mi occupo in particolare io), la fantasia interpretativa ha comunque poco da spartire con l’ improvvisazione. La mia ricerca va più verso il tentativo di far rivivere nel miglior modo possibile l’ idea fissata dal compositore sul suo spartito; mi sono occupato raramente di musica d’ avanguardia che lascia ampi spazi improvvisativi all’ interprete. Con questo non voglio assolutamente sminuire la dimensione “improvvisativa”, del resto cosa altro erano i grandi virtuosi del passato se non degli straordinari, funambolici improvvisatori.
E’ una dimensione che non mi appartiene, forse perché non posseggo, o non ho mai coltivato abbastanza, lo “speciale” talento che le da forma. Come ogni arte necessita di studio e applicazione ed il mio lavoro in questi anni si è orientato verso altre direzioni. Le faccio un esempio: nella musica di Santórsola oltre ad una scrittura chiara ed inequivocabile, vi sono innumerevoli indicazioni interpretative che non lasciano niente al caso e che, a primo acchito, sembrano imbrigliare l’ interprete che invece può dare il meglio di se grazie ad una “regia” accurata e dettagliata.

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere questo livello di “sicurezza”?

La “apparente” tranquillità viene da un accurato lavoro di preparazione che non lascia mai nulla al caso. Il lavoro sulla tecnica non deve mai essere svincolato dal discorso musicale: ogni dito, ogni scelta di diteggiatura è calibrata e costruita sul fraseggio, sulla dinamica e sul carattere del brano, quindi assolutamente incentrato sulla musica.
Ho terminato da poco questo lavoro sul Quintetto di Castelnuovo-Tedesco che ho suonato a fine maggio. La riuscita di una esecuzione dipende per un buon 80% dal lavoro di impostazione che si fa su di esso. Cerco sempre di far capire questo ad i miei alunni, perché credo che non esistano passaggi ineseguibili, bisogna solo trovare le soluzione giuste per le diteggiature di entrambe le mani e poi non avere mai il timore di cambiare e ricambiare sino a trovare la combinazione che per la nostra tecnica e per le nostre mani, “funziona”. E’ assolutamente inutile studiare e ristudiare un passaggio difficile se a monte non si è capito il perché della difficoltà. E’ un lavoro che richiede molta pazienza ma ripaga con frutti incredibili. In questo, lo studio della musica di Santórsola mi ha aiutato tantissimo, ricordo il lavoro fatto su alcune frasi del 1° tempo della Sonata Italiana: alcuni passaggi sembravano davvero impossibili e irrealizzabili alla velocità finale, l’ unico problema era che non avevo ancora trovato la giusta idea per realizzarlo. La musica di Santórsola è stata ed è ancora la mia palestra a tutti i livelli, e mi ha aiutato a capire che ogni passaggio può con un adeguato studio, diventare perfettamente eseguibile e musicalmente fluido ed efficace.


Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quando diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo possono assumere la musica e i compositori contemporanei in questo contesto?

Berio non a caso dice “anche”….. Credo che la musica deve assolutamente evolversi e deve cercare nuovi modi per esprimersi e per comunicare; a volte magari si correrà il rischio di non essere subito compresi ed apprezzati, ma questo non deve pesare sulle scelte di un interprete o sulla libertà espressiva da parte di un compositore moderno nell’ utilizzo di linguaggi nuovi: credo fermamente che ognuno deve seguire il proprio istinto per liberare l’ arte che è in se senza condizionamenti.

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Credo che il progresso non si possa fermare ne tantomeno si può prevedere il futuro.
Non so, io sono molto legato al “disco” e lo sono sempre stato anche da bambino, quindi difficilmente immagino la possibilità di smettere di avere il piacere di comperare ed ascoltare dischi. Forse il futuro non è solo nel download in mp3, potrebbe esserlo per la musica di consumo, anzi credo che sia il modo migliore per fruire di tutta quella “musica spazzatura” che fa innamorare le ragazzine ma che dopo sei mesi è già vecchia. Per fortuna noi non ci occupiamo di questo settore e fino a quando i lavori discografici avranno alle spalle progetti di rivalutazione e di ricerca storica e non solo di sfoggio della propria narcisistica bravura allora difficilmente il disco morirà.
Io immagino un futuro dove magari potremo avere un fenomeno di espansione dell’ audiofilia con la decadenza dei supporti digitali e la rinascita del vinile………….

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

James Taylor (LIVE) del 1993
Andrés Segovia che suona la “Fantasia para un Gentilhombre” e il “Concierto del Sur”
Dire Straits “Money for Nothing”
J. S. Bach i “Concerti Brandeburghesi”
J. S. Bach le “Cello Suites”



Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Douze Études di Heitor Villa-Lobos
Opere Complete per Liuto di J.S. Bach
Le Rossiniane di Mauro Giuliani
5 Preludi e le 5 Sonate di Guido Santórsola
Studi di Trascendenza e Virtuosità di Angelo Gilardino

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

In primo luogo mi sento di consigliare fortemente a tutti i neo diplomati di non fossilizzarsi esclusivamente nello studio e nell’ approfondimento del repertorio solistico: tutti i periodi storici hanno riservato alla chitarra, ed affini, ruoli di grande importanza all’ interno delle più svariate formazioni cameristiche. La ricerca e l’ approfondimento di tutto questo repertorio originale, potrà riservare piacevolissime sorprese ed ampi spazi di espressione e gratificazione. In secondo luogo credo sia fondamentale studiare sempre alla ricerca di una idea musicale profonda: è nostro dovere come artisti e professionisti, regalare al nostro pubblico la possibilità di fruire di tutta la ricchezza che la musica ha in se.

Con chi le piacerebbe suonare?

A dire la verità i musicisti con cui suono a partire dal Quartetto d’ archi Paul Klee continuando con mia moglie flautista Nicoletta Di Sabato e gli amici chitarristi del Quartetto Santórsola, sono tutti musicisti straordinari con cui riesco a trovare intenti comunicativi comuni molto forti e con cui riesco a raggiungere durante i concerti momenti di grande intensità ed emozione.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Sono sul mio leggio da circa un anno dei nuovi brani per chitarra sola di Santórsola a cui voglio dedicare un nuovo disco solistico. La Sua musica non smette mai di sorprendermi e di entusiasmarmi. Inoltre stiamo lavorando, insieme con il Quartetto Santorsola, a diversi nuovi brani tra cui lo splendido Concerto Italiano di Angelo Gilardino ed il secondo movimento di Claps che Davide Ficco sta scrivendo per noi..



giovedì 10 settembre 2009

Video: Antonio Rugolo, Carlos Pedrell - Improvisaciòn

Intervista di Antonio Rugolo di Empedocle70 parte terza


Una delle cose che posso sinceramente dire di amare della chitarra è la sua capacità di trasformazione nella Forma musicale nei secoli e di medium tra le varie forme musicali, non ultima quella popolare. Diversi compositori hanno saputo attingere al repertorio popolare della propria cultura infondendo nuova linfa al repertorio classico e contemporaneo, lei che è eccellente interprete di Ginastera e Santórsola come riesce a “tradurre” queste influenze nelle sua musica, pur essendo italiano?

Sono un italiano del Sud e credo che non sia un dettaglio da trascurare: tutti i Sud del mondo hanno delle radici comuni ed in particolare il sud Italia con il sud America.
Santórsola è stato per me una “folgorazione” e devo la sua scoperta alle intuizioni del M° Zigante che ha letto in me un possibile interprete della sua musica e della musica sud-americana del ‘900 non votata al semplice folklorismo. La “Sonata Italiana” incisa in “Guitarreo” è stata amore a prima vista, dal 1° Tempo seriale, al neoclassico Reverie, sino alla Tarantella politonale; i ritmi travolgenti della Sonata di Ginastera e le melodie suadenti delle Danze di Pedrell sono elementi che hanno da sempre caratterizzato ed assecondato il mio istinto musicale.
Mi piacerebbe raccontare un episodio che in qualche modo ha cambiato le mie visioni. Ero a lezione con Alirio Diaz nel 1996 e stavo suonando i “Quatro Valses Venezolanos” di Antonio Lauro, ad un certo punto il Maestro imbraccia la sua chitarra ed incomincia ad accompagnarmi improvvisando ritmi ed armonie travolgenti. Una emozione incredibile, un segnale forte: la musica della sua terra è danza, ritmo, pulsioni del corpo. Il suo modo di suonare è stato il modo più diretto per farmi capire cosa volesse dire l’accento e la sincope in Sudamerica: è un ballo del corpo ed è indispensabile ballare con il proprio strumento come se fosse una dama e come Diaz faceva in modo insuperabile; corpo – gesto - suono in un unico messaggio sonoro. Difficilmente avrei potuto interpretare quella musica in modo efficace senza questo incontro. Le ricerche fatte poi qualche anno dopo mi hanno messo di fronte alle Sonate dei Compositori più autorevoli del Sud America: Ginastera, Gilardi, Guastavino, Grau, Santórsola sono stati tutti “servi” di questa danza perpetua che ha attraversato le loro anime ……….. e forse ora attraversa un po’ anche la mia.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Non credo si possa parlare di “globalizzazione” musicale come di un problema. Forse la vera difficoltà è nel riuscire a suonare o comporre in modo originale, nuovo o avere il coraggio di essere “diversi”. Quello che apparentemente può sembrare un rischio di omologazione credo che sia per l’ artista moderno (compositore o interprete) anche una grande ricchezza e un forte stimolo; intendo dire che in questi anni e secoli abbiamo potuto assistere alla creazione di grandi capolavori e all’ ascesa di magnifici interpreti che hanno aiutato le generazioni moderne ad essere migliori. E’ il tempo che renderà poi giustizia ai veri nuovi capolavori e lascerà cadere nell’ oblio tutta quella musica e tutti quegli interpreti che non hanno operato in modo “creativo”.

Ho notato in questi ultimi anni un progressivo avvicinamento tra due aspetti della musica d’avanguardia, da un lato l’aspetto più accademico e dall’altro quello portato avanti da musicisti ben lontani dai canoni classici e provenienti da aree come il jazz, l’elettronica e il rock estremo come Fred Frith, John Zorn, la scena downtown newyorkese e alcune etichette di musiche elettroniche come la Sub Rosa e la Mille Plateux. Che ne pensa di queste possibile interazioni e pensa che vi sia spazio anche per esse in Italia?

Questo sinceramente non lo so, ma credo che all’ arte non si possano mettere barriere; se Santórsola ha scritto Tarantelle e Malambo dodecafonici, perché non pensare a contaminazioni di ogni altro genere. Tutta la musica e l’ arte sono frutto della convivenza e della commistione di generi, stili e culture diverse che sarebbe impensabile, oltre che sciocco, frenare.

Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Arturo Tallini, Geoffrey Morris, Magnus Anderson, Elena Càsoli, Emanuele Forni, Marc Ribot con gli studi di John Zorn … si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente? Ci sono altri chitarristi che lei conosce e ci può consigliare che si muovono su questi percorsi musicali?

Fortunatamente ormai da diversi anni anche noi chitarristi abbiamo scoperto le enormi potenzialità espressive dei “nuovi” linguaggi grazie anche alla riscoperta di repertori poco frequentati dalle generazioni legate troppo a lungo esclusivamente al repertorio segoviano. Siamo ormai di fronte ad una scena musicale nuova che coltiva ed approfondisce in modo continuativo percorsi e strade diverse.
Di questi artisti ho incontrato una sola volta Elena Càsoli a Milano durante la presentazione della “Guitar Collection” della Stradivarius; per il resto conosco molto bene i lavori di molti di loro ma non condividiamo direttamente i nostri progetti.






continua domani...

mercoledì 9 settembre 2009

Seminario Internazionale di Studi, La chitarra italiana nell’Ottocento e nel Novecento Treviglio 19 settembre

Città di Treviglio
Assessorato alla Cultura
AccademiaMusicale di Treviglio
Associazione Bergamo Chitarra
Centro Studi e Ricerche “La chitarra”
Archivio Chitarristico Italiano
Seminario Internazionale di Studi
La chitarra italiana nell’Ottocento e nel Novecento

Approfondimenti sul repertorio, liuteria e documentazione
DOCENTI
Giacomo Parimbelli
(repertorio novecentesco)
Massimo Agostinelli
(repertorio ottocentesco)
TREVIGLIO
Sabato 19 settembre 2009


Video: Santorsola Guitar Quartet, Angelo Gilardino's Sinfonietta "Feste Lontane". (Brescia, october 20 2008)





Intervista di Antonio Rugolo di Empedocle70 parte seconda


Lei è membro e fondatore del Quartetto Santórsola, come è nata questo progetto e come si sta sviluppando?

Il progetto è nato sul finire del 2006 semplicemente dal desiderio di lavorare insieme ad amici che ho sempre stimato ed apprezzato come musicisti e come chitarristi: Vincenzo Zecca è stato per me da ragazzino un modello da raggiungere; Angelo Gillo e Livio Grasso inizialmente alunni di Vincenzo negli anni hanno dimostrato una ricerca ed uno studio di alto profilo. Quattro tarantini con una visione non solo folkloristica della chitarra e con una solida preparazione tecnico-interpretativa non potevano che trovarsi e lavorare insieme. Dopo i primi concerti è arrivata subito un’occasione importante: Angelo Gilardino ci chiede di partecipare ad un concerto interamente dedicato alle sue musiche con la Sinfonietta “Feste Lontane” da poco composta; brano di grande bellezza e di raffinata arte compositiva. A quel punto però era necessaria una chitarra ad otto corde ed il liutaio Roberto de Miranda di cui già possedevamo tre chitarre si è reso disponibile a costruirne una. La sera del concerto in sala c’erano Angelo Gilardino insieme con Filippo Michelangeli, Frédéric Zigante, Lucia Pizzutel ed altri ed abbiamo diviso il palco con Giulio Tampalini, Ugo Orlandi ed il suo Quartetto a Pizzico. L’ incontro con il Maestro Gilardino è stato illuminante ed abbiamo sentito “forte” la Sua presenza; i Suoi complimenti per la nostra interpretazione rappresentarono in qualche modo la nostra consacrazione.
Da quel momento il rapporto con Gilardino si è intensificato e non senza remore ho trovato il coraggio di chiedere al Maestro un brano per il nostro quartetto. Ricordo che ero in un hotel negli USA quando lessi la mail della splendida idea che Gilardino aveva avuto per noi: “Sonetti Giuliani”. Una sorta di omaggio al chitarrista pugliese più famoso di tutti i tempi. La Prima esecuzione dei “Sonetti” si è tenuta in uno scenario molto suggestivo: il chiostro del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, uno dei musei più accreditati d’ Europa grazie anche alla presenza dei famosissimi “Ori di Taranto”. Il concerto è stato un vero successo e la registrazione live è stata apprezzata dal M° Gilardino e da Filippo Michelangeli che da lì a poco ha deciso di produrre il nostro primo CD da poco uscito in allegato con il N° 98 del magazine SEICORDE.


Di recente Taranto, la sua città natale, ha visto la bella rassegna “Itinerari culturali con la chitarra” organizzata da L'Associazione Jonica della Chitarra con Masterclass sua e di musicisti eccellenti come Lorenzo Micheli, Matteo Mela, Vincenzo Zecca, Lucia Pizzutel, vuole parlarcene, raccontarci come è andata e se ci sarà un seguito per il 2009?

Gli “Itinerari culturali con la chitarra” è stata un’iniziativa straordinaria che ha visto coinvolti più di quaranta alunni provenienti da tutta Italia che con le loro quote di iscrizione hanno contribuito a realizzare un progetto portato avanti dall’Associazione “Amici di Manaus” volta a ristrutturare una casa a Manaus in Brasile che accoglie gli indios della foresta amazzonica affetti da malattie tropicali. Le masterclasses erano affiancate da un Laboratorio di Musica d’Insieme tenuto da Lucia Pizzutel che è stato per tutti i ragazzi un importante momento di socializzazione e di arricchimento culturale. Il tutto si è concluso con i concerti dei maestri e dei ragazzi.
La forza dell’iniziativa credo sia stata il “confronto nella solidarietà” dove il fare musica è stato un modo per arricchirsi sia musicalmente che umanamente. Spero che per il 2009 si possa ripetere l’iniziativa con delle interessanti novità che non voglio anticiparvi, terremo i lettori del blog al corrente sulle novità, posso solo comunicare le date che saranno dal 20 al 27 Novembre.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Credo sia fondamentale; chi non riesce a fare questo avrà serie difficoltà ad imporsi sul mercato. E’ importante però avere anche un progetto interessante ed originale da promuovere.


continua domani...

martedì 8 settembre 2009

MASTER CLASS E CONCERTO di LORENZO MICHELI 22 -23 - 24 -25 OTTOBRE '09


Associazione Culturale e Musicale De Falla - Bari

Presenta
MASTER CLASS E CONCERTO
DEL CHITARRISTA
LORENZO MICHELI
il 22 -23 - 24 -25 OTTOBRE '09
direzione artistica : M° Pasquale Scarola
e-mail - orchestradefalla@fastwebnet.it

Associazione Culturale Musicale DE FALLA - Bari
info: 347.6052769
VISITA IL SITO
http://www.orchestradichitarredefalla.it/

Video: Antonio Rugolo e Quartetto Paul Klee, Guido Santorsola: "Concerto a cinque"










C o n c e r t o d e l T R I O C H I T A R R I S T I C O “ A. VIVALDI ” domenica 13 settembre 2009

Comune di Borgo di Terzo (Bg)
con la partecipazione del Museo Val Cavallina

in collaborazione con
Associazione Bergamo Chitarra
Centro Studi e Ricerche “ La Chitarra ” - Archivio Chitarristico Italiano

p r e s e n t a n o

“ Liuti Chitarre Mandolini a Bergamo ”
percorsi di storia e cultura musicale in terra bergamasca

Seconda edizione – itinerario: maggio – dicembre 2009

con il patrocinio ed il sostegno degli enti e dei comuni citati

Omaggio ai Liutisti Terzi di Borgo de Tertio (sec. XVI)
C o n c e r t o d e l
T R I O C H I T A R R I S T I C O “ A. VIVALDI ”

domenica 13 settembre 2009 , ore 16.00
Ex-Castello di Cimaborgo presso Antico Cortile Parigi, via Roma

curatore artistico Maestro Giacomo Parimbelli

www.giacomoparimbelli.com

info 347 88 94 703

l i b er o i n g r e s s o


TRIO CHITARRISTICO “A. VIVALDI”

( Mario Cosco - Enrico Negro - IgnazioViola )

Luigi Boccherini (1743-1805)
Introduzione e Fandango (trascrizione: Heinz Wallisch)

Heitor Villa-Lobos (1887-1959)
Lenda do Cabôclo (trascrizione: Marcelo Fortuna)

Olof Näslund (1952)
Trio (dedicato al Trio Vivaldi)

Enrico Negro (1966)
Rat Muscià (dedicato al Trio Vivaldi)

Isaac Albéniz (1860-1909)
Asturias

Dimitris Fampas (1922-1996)
Greek Fiesta

Giorgio Mirto (1972)
Su Bentu (dedicato al Trio Vivaldi)
Maestrale, Tramontana, Scirocco

Antonio Vivaldi (1678-1741)
Concerto in Re Maggiore: Allegro, Largo , Allegro (trascrizione: Trio Vivaldi)

CURRICULUM ARTISTICO

Il Trio chitarristico “A. Vivaldi” è nato nel 1992, composto da Enrico Negro, Ignazio Viola e Mario Cosco, musicisti torinesi allievi di G.Margaria al Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria. Il gruppo si è imposto in vari concorsi aggiudicandosi i premi “Amadeus” di Martina Franca (1993), “Città di Ercolano” (1994), “P. Barsacchi” di Viareggio (1995), “Città di Nova Milanese” (1995).

Il Trio promuove il repertorio ottocentesco e novecentesco originale per tre chitarre, nonché trascrizioni di musiche barocche ed opere contemporanee. Il Trio ha collaborato alla creazione di nuove musiche con gli autori di F. Mannino, G. Ferrari, T. Procaccini, D. Zanettovich, R. Vianello, A. Basevi, R. Beltrami e G. Mirto.

Ha inciso: “Original 20th Century Works For Three Guitars” (Rainbow Classics 1996); “Contemporanea – Autori Italiani per tre chitarre” (Lira Classica - M.a.p. 2002) e “La crava mangia ij more” (Folkclub – Ethnosuoni 2008) e pubblicato per le case Bèrben, Pizzicato e Verlag.

Il Trio ha suonato in Italia, Germania, Polonia, Slovenia; presso Festivals, Rassegne di musica contemporanea ed Enti musicali (Agimus, Unione Musicale, Istituto Italiano di Cultura di Lubljiana, Gliwice Guitar Festival, Folkermesse, Musincanto, etc.).

info@vivaldiguitartrio.it www.vivaldiguitartrio.it
www.myspace.com/vivaldiguitartrio

Intervista di Antonio Rugolo di Empedocle70 parte prima



La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra?

Mio padre ha sempre suonato per diletto la chitarra e quindi in casa ci sono sempre state chitarre con cui giocare, dallo strimpellare alcune canzoni popolari al decidere di studiare la chitarra classica il passo è stato breve.

Lei si è diplomato al Liceo Musicale “G. Paisiello”di Taranto, studiando con Pino Forresu, che ricordi ha di quel periodo e della sua esperienza come studente?

Ho il ricordo di un periodo felice, sereno, dove studiare chitarra era un motivo in più per sentirmi un ragazzo realizzato, ben inserito nei contesti più disparati: in quei dieci anni la chitarra è stata una compagna fedele ovunque andassi, non ricordo nessun viaggio nessuna gita, nessuna serata in spiaggia in cui la chitarra non fosse il collante tra me e tutti quelli che mi circondavano.
In quegli anni, inoltre, in Conservatorio il percorso non è stato quasi mai in salita grazie anche alla sensibilità del M° Forresu che mi ha aiutato nei momenti difficili in cui coniugare lo studio della musica con i normali studi al Liceo Scientifico diventava di difficile gestione.


Con che strumenti suona?

In questi ultimi anni sto suonando quattro strumenti dei liutai italiani Roberto de Miranda e Luigi Locatto. Dal 2006 suono sia in concerto che in disco una de Miranda in cedro. Il mio primo disco “Guitarreo” invece l’ho inciso con una Locatto del 2000 in abete modello Simplicio. Nel 2008 de Miranda ha costruito per me una chitarra quintina in cedro che utilizzo con il quartetto Santórsola. Ho inoltre una copia Panormo costruitami da Locatto nel 2007 che utilizzo per il repertorio ottocentesco.
Per tantissimi anni ho suonato anche una Kohno 30 J che credo sia stata molto importante per la mia formazione sia di musicista che di chitarrista. Ora la possiede un mio alunno Francesco che “purtroppo” ha deciso di fare il medico………….


La sua carriera discografica è iniziata in modo brillante nel 2004 con il bellissimo Guitarreo e proseguita nel 2006 con Guido Santórsola, un altro disco eccellente. Come è iniziato il suo rapporto con la Stradivarius e come mai la sua scelta verso il repertorio sud americano e verso autori particolari come Ginastera e Santórsola?

In primo luogo La ringrazio per il “bellissimo Guitarreo” ed “eccellente Santòrsola”. Il rapporto con la Stradivarius è iniziato in modo molto semplice. Ho lavorato per due anni ad un progetto originale e di un certo rilievo storico (in Guitarreo c’è la prima incisione dell’opera completa di Carlos Pedrell) in collaborazione con il M° Angelo Gilardino, che sento di dover ringraziare per la sua generosità intellettuale e per aver scritto le splendide note di copertina del disco, ed insieme al M° Frédéric Zigante con cui abbiamo costruito l’intero lavoro passo dopo passo. Ho così inciso il master ed ho aspettato che la direzione artistica dell’editore lo ascoltasse; il riscontro è stato subito positivo e da lì a poco ci siamo accordati per la pubblicazione.
Dopo il diploma ho studiato per dieci anni con Frédéric Zigante ed è stato lui a vedere in me un potenziale interprete di tutta quella musica del’ 900 che è riuscita a filtrare la tradizione popolare attraverso l’evoluzione storico-culturale del linguaggio. Così dopo aver affrontato molti dei capisaldi della letteratura chitarristica, ho incominciato il lavoro sulla Sonata di Alberto Ginastera e sulla musica di Carlos Pedrell e di Guido Santórsola incontrando subito nel loro linguaggio, una forte sinergia di intenti comunicativi.

continua domani...

lunedì 7 settembre 2009

Recensione di I maestri della chitarra del Quartetto Santorsola, Seicorde 2009

Quartetto Santorsola

Prima incisione discografica per il Quartetto Santorsola, ensemble formatosi nel 2006 “come coronamento di una lunga amicizia tra” Antonio Rugolo, Angelo Gillo, Vincenzo Zecca e Livio Grasso e il cui nome è dedicato al compositore Guido Santorsola di nascita pugliese come i quattro musicisti che lo compongono.
Un esordio decisamente interessante che mette bene in luce sia le notevoli capacità tecniche e strumentali dei quattro musicisti che la loro ottima intesa artistica e musicale, le loro musiche (si tratta delle prime registrazioni assolute dei Sonetti giuliani per quattro chitarre e della Sinfonietta per quattro chitarre del Maestro Angelo Gilardino e di Andalucia di Ernesto Leccona nella trascrizione sempre di Gilardino) scorrono gentili e serene, senza sforzo, senza nessuna sensazione di un forzato virtuosismo tecnico ma con la tranquilla consapevolezza artistica e musicale di chi ha dietro di se anni di completa dedizione allo strumento e alla musica.
Si sente che questo cd non arriva dal nulla e non è frutto di un veloce incontro ma di un lavoro portato avanti con costanza e impegno dai quattro musicisti ed esce a testimonianza della loro notevole capacità di interazione musicale da loro raggiunta: è difficile a volte accorgersi quali e quante chitarre (tutte realizzate dal liutaio Roberto De Miranda) stanno suonando in quel dato momento.
Conclusione: un disco davvero piacevole che apre nuovi spazi a una visione più ampia della chitarra da strumento tradizionalmente solista a ensemble integrato e armonicamente più ricco e complesso. Seguite il Quartetto Santorsola, sono già bravi, miglioreranno ancora.

Empedocle70

Speciale Antonio Rugolo


Antonio Rugolo

Care Amiche e cari Amici ... un altro speciale? Ebbene sì, continua incessante l'attività di incontro e di intervista del Blog, questa settimana conosceremomeglio il Maestro Antonio Rugolo, sensibile e intelligente interprete di compositori sudamericani come Ginastera e Santorsola.
Sono sicuro che troverete interessanti sia l'intervista, sia la musica che i video suoi e del Quartetto Santorsola.

Empedocle70

Speciale Antonio Rugolo: biografia



Nel 2004 il suo esordio discografico come solista, con il cd “Guitarreo” pubblicato dalla Stradivarius , viene accolto con unanime favore dalla critica internazionale:
...seldom has it sounded so poetic, and I liked it very much.



(C. Cooper “CLASSICAL GUITAR”)
Il repertorio della chitarra ha bisogno di menti e mani come le sue.



(A. Gilardino-“SUONARE NEWS”)
Grande dote del giovane chitarrista è il controllo della qualità del suono anche ai limiti del virtuosismo tecnico.…… i caratteri ci sembrano assolutamente scolpiti nel diamante.


(F. Biraghi-“IL FRONIMO”)
...il quadro che il bravo Antonio Rugolo riesce a tratteggiare è assai affascinante… l’interpretazione è assolutamente felice…

( M.Riboni - “AMADEUS”)

Nel 2007 sempre per la Stradivarius viene pubblicato un cd interamente dedicato alla musica per chitarra del compositore italo-uruguajano Guido Santórsola e contenente la prima incisione del Concerto a Cinque registrato insieme con il Quartetto d'archi Paul Klee.
Anche questo lavoro viene accolto con parole di elogio dalla stampa specializzata; già recensito da Amadeus, Repubblica, su “Il Fronimo” Marco Riboni scrive: Rugolo sfoggia una interpretazione eccellente… estremamente rigoroso e preciso, espressivo e suadente, impeccabile tecnicamente… Insomma siamo in presenza di un disco importante che merita di essere ascoltato.

Nato a Taranto nel 1972 , dopo aver vinto in tutta Italia molti dei più importanti concorsi nazionali, si diploma nel 1994 con il massimo dei voti sotto la guida di Pino Forresu.
Frequenta successivamente le Masterclasses di Alirio Diaz e dal 1996 al 2001 si perfeziona con Frédéric Zigante alla “Fondation CIEM Mozart” di Losanna. Nello stesso anno vince due premi in Concorsi Chitarristici Internazionali: 2° Premio a Viareggio e 1° Premio al “Nicola Fago” di Taranto.
A partire dal 1997, sotto la guida di Oscar Ghiglia, ottiene nei successivi quattro anni il diploma di merito presso l’Accademia Chigiana di Siena.
Nel maggio del 1998 esordisce come solista nell’Orchestra Sinfonica dell’Università Cattolica di Milano con il Concerto Op.99 di Mario Castelnuovo-Tedesco.
Nel 2000 continua a riscuotere successi in competizioni chitarristiche internazionali vincendo il
2° Premio alla XXV edizione del Concorso Internazionale Chitarristico di Gargnano e il 1° Premio al Concorso Chitarristico Internazionale di Isernia; nel 2001 vince il 1° Premio al Concorso Chitarristico Internazionale di Savona “Omaggio a Joaquin Rodrigo”.

Nel 2006 partecipa, con la sua chitarra, alla realizzazione del cd “L’ultimo bivio” edito da RAI Trade. Nel 2007 Consegue il Diploma Accademico di II Livello con 110 e Lode presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Tartini” di Trieste.
Accanto all’impegno didattico come docente di chitarra nelle Scuole Statali ad Indirizzo Musicale, svolge attività concertistica in diverse località italiane ed estere, prevalentemente come solista, ma anche in duo con sua moglie, la flautista Nicoletta Di Sabato, con la quale nel 2006 effettua la prima esecuzione assoluta della Sonatina Lied n°3 di Angelo Gilardino, e con il Quartetto di Chitarre Santórsola a cui lo stesso Gilardino dedica nel 2008 la sua nuova opera per quattro chitarre Sonetti Giuliani, eseguita nello stesso anno in prima mondiale. Sempre con il Quartetto Santórsola incide un cd pubblicato da SEICORDE nel 2009 all’interno della collana “ I Maestri della Chitarra”.
Le sue incisioni sono più volte mandate in onda da diverse reti nazionali in Europa, negli USA e in Canada (RAI Radio3 , Rai Filodiffusione , Sveriges Radio P2, CBC Canadese ecc.), è stato inoltre più volte ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche come Piazza Verdi di Radio RAI 3.

www.antoniorugolo.com
www.quartettosantorsola.it

domenica 6 settembre 2009

IL MONDO DELLA CHITARRA 5° EDIZIONE 21 settembre - 28 ottobre Conservatorio di Novara



Il “Mondo della Chitarra”, tra le principali manifestazioni promosse dal Conservatorio Guido
Cantelli di Novara, giunge alla sua quinta edizione, presentandosi quale appuntamento di sicuro
interesse tra le varie iniziative dedicate in Italia a questo strumento musicale ad un tempo popolare e colto, storico e simbolo di modernità e di gioventù. Anche quest’anno accoglieremo con gioia gli studenti provenienti da più parti, interessati ad approfondire le problematiche concernenti il proprio strumento e ad assistere alle masterclass e ai concerti degli illustri ospiti, personaggi di caratura internazionale.
Anche gli studiosi e gli appassionati del settore sono i benvenuti in questa rassegna che
proporrà, oltre alla significativa presenza di chitarristi affermati, anche concerti di studenti provenienti dall’ISSM “Conservatorio Guido Cantelli”.
Nel ringraziare sentitamente l’instancabile coordinatore della rassegna, M° Guido Fichtner,
quest’anno coadiuvato dal nuovo “acquisto” del Conservatorio il M° Maurizio Grandinetti, e tutto
il personale docente e non docente che collabora con sincero entusiasmo affinché tutte le
manifestazioni del Conservatorio “Guido Cantelli” possano avere il successo meritato, auguro a tutti gli studenti e agli appassionati, che frequenteranno il bel Conservatorio di Novara durante questo “momento” chitarristico, un soggiorno ricco di liete scoperte.


Il Direttore M°Ettore Borri




21 Settembre, ore 21 - AUDITORIUM
Concerto, Guitalian Quartet,
chitarre: Claudio Marcotulli, Stefano Palamidessi, Maurizio Norrito, Guido Fichtner
Musiche di: Maderna, Jappelli, Rullo e Sollima.
22 Settembre, ore 9-17 - AULA 1
Master, Claudio Marcotulli, Interpretazione.
ore 9-17, AULA 2
Master, Stefano Palamidessi, Interpretazione.
ore 9-17, AULA 4
Master, Maurizio Norrito, Interpretazione.
23 Settembre, ore 10-16 - AULA 24
Corso, Guido Fichtner, “La chitarra nella musica da camera”.
ore 21, AUDITORIUM
Concerto, Giulia Ballarè, chitarra.
Musiche di Villa-Lobos: i 5 Preludi e i 12 Studi (versione ms. del 1929)
30 settembre, ore 10-13 - AULA 7
Seminario, Maria Vittoria Jedlowski, “Inaudita musica per chitarra”.
ore 21 - AUDITORIUM
Concerto, Maria Vittoria Jedlowski, chitarra.
Musiche di: Bò, Campodonico, Giuliani, Peyrot, ecc.
7 Ottobre, ore 10-13 - AULA 7
Incontro Mario Dell’Ara
Presentazione del libro “Calligrafia secolare della chitarra”.
ore 21 - AUDITORIUM
Concerto: Allievi del Conservatorio Cantelli

8 Ottobre, ore 21 - AUDITORIUM

Concerto: Maurizio Grandinetti, chitarra classica ed elettricacon la partecipazione di Mariagrazia Gazzola, pianoforte

Musiche di: Cage, Francesconi, Carter, Tüür.

9 Ottobre, ore 10-16 - AULA 24

Corso, Maurizio Grandinetti “La chitarra classica ed elettrica nella musica da camera contemporanea”

ore 21, AUDITORIUM

Concerto, Massimo Felici, chitarra

Musiche di: Debussy, Ravel, Poulenc, Milhaud, Roussel, Migot,Samazeuilh, de Breville, Auric

10 Ottobre, ore 10-13 e 14-17 - AULA 7
Master-Class, Massimo Felici, interpretazione.
20 Ottobre, ore 21 - AUDITORIUM
Concerto, Allievi del Conservatorio dei corsi superiori di Triennio e Biennio
20 Novembre, ore 21 - AUDITORIUM
Concerto, Frank Bungarten, chitarra.
Musiche di: Narvaez e Bach.
21 Novembre, ore 10-13, 14-17 - AULA 7
Master-Class, Frank Bungarten, Interpretazione.
novembre, tre giorni da definire - AULA 7

corso, Carlos Piñana, Introduzione al Flamenco.

IKONA GALLERY VENEZIA


International School of Photography
Campo del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909 Venezia

“Crossing Boundaries” Reinhild Hoffmann
“Solowithsofa ” e “ Boards ” Solo performances (video)
“Metamorphosis of Death” acquerelli di Simone Kornfeld
dal 3 settembre al 18 ottobre


IKONA PHOTO GALLERY Dorsoduro 48, Zattere
“A Mid Summer’s Night Dream ” Slobodan Trajkovic
dal 29 agosto al 27 settembre

IKONA VENEZIA
International School of Photography
Campo del Ghetto Nuovo
“Estensione” Fotografie di Daniele Duca

dal 21 ottobre al 22 novembre
IKONA PHOTO GALLERY 19 7 9 - 20 0 9

T/F +39 041 5289387 :: +39 041 5205854
ikonavenezia@ikonavenezia.com
www.ikonavenezia.com

Francesco Cusa "Skrunch" LIve at Moro Jazz (Lentini, Italy)



venerdì 4 settembre 2009

Recensione di L’arte della guerra di Francesco Cusa “Skrunch”, Improvvisatore Involontario, 2007

Francesco Cusa Skrunch

L'Arte delIa guerra o Sun Tzu è di gran lunga il pùt famoso e studiato fra i trattati di soggetto militare prodotti nella Cina antica; di esso si sono proficuamente avvalse generazioni di strateghi e militari per circa ventiquattro secoli e la sua grande influenza non è venuta scemando nemmeno in tempi a noi prossimi, come testimoniano ad esempio vari scritti teorici e le gesta belliche del presidente Mao Zidong e talune recenti applicazioni nel campo delle strategie economico-manageriali. Così se un musicista come Francesco Cusa, chiamarlo semplicemente batterista sarebbe semplicemente didascalico e riduttivo, decide di incidere un disco con questo nome meglio drizzare le orecchie e cercare di capire cosa c’è sotto. Se poi anche il libretto che accompagna il cd prodotto dalla Improvvisatore Involontario insiste con un breve saggio sull’argomento firmato da Frank Usa (pseudonimo svelato da Pat Ferro nella sua intervista) e se le due tracce iniziali e finali riportrano brani tratti dal libro in questione recitati in modo cupo e solenne da una voce distorta e stentorea, allora è proprio il caso di andare ad approfondire: perché un musicista così si lascia affascinare da un simile testo a tal punto da utilizzarlo come base per le strategie sonore del suo gruppo, un manipolo agguerrito composto da Dario De Filippo alle percussioni, Riccardo Pittau alla tromba, Tony Cattano al trombone, Beppe Scardino al sax baritono e i chitarristi Paolo Sorge e Carlo Natoli alla baritone guitar.
Tutto è finalizzato alla vittoria nel Sun Tzu, perchè vincere e l'unica cosa che conti in caso di guerr, e vince veramente solo chi sappia imporsi ottenendo il massimo profitto nel minor tempo possibile (meglio se senza combattere) e col minimo delle perdite. Un tale obiettivo si raggiunge con una meticolosa valutazione iniziale atta ad evitare le situazioni potenzialmente svantaggiose, variando inesauribilmente i piani e la disposizione tattica con manovre irregolari e imprevedibili, sfruttando sapientemente i vuoti e i pieni dello schieramento nemico, mascherando l' entita reale delle proprie forze, e avvalendosi di ogni altro stratagemma in grado di garantire il successo finale. Il bello di questo libro è che queste teorie possono essere fonte di ispirazione e essere applicate in contesti diversi, dal gioco degli scacchi al gioco del go, dagli affari alle campagne di marketing, dai grandi eserciti alle piccole unità, perché non anche a un ensemble musicale? E così Cusa dirige il suo ensemble (avrete notato l’assenza di un bassista) confidando su un muro di fiati preciso e potente, due chitarre in grado di gestire senza problemi qualunque parte ritmica e solistica (Cinque stelle a Paolo Sorge per l’assolo micidiale nel brano “Afrodionisiaco”) e una sezione ritmica da sballo, flessibile, poliedrica e poliritmica. Il risultato è una musica cinematica, che ammicca a certe cose tipo Electric Masada, scherza con le idee zappiane di Grand Wazoo e Waka Jawaka, sballa con un bel funky alla George Clinton , un mix ubriacante, frizzante e mai solamente e inutilmente cerebrale, non stupitevi se vi soprenderete a muovere i fianchi con “Alljazzera” o a rincorrere le acrobazie di ritmiche di “Quel giorno in cui J.J Cale si svegliò senza un gamba”, brano che tra l’altro vince il primo premio in fatto di originalità per il titolo.
Lunga vita ai guerrieri!

Empedocle70

p.s. disco consigliatissimo a quelli che “il jazz italiano è succube di quello americano e scandinavo” …

Recensione di V IV MMV Death Jazz di Riccardo Pittau Congragation, Improvvisatore Involontario, 2005

Riccardo Pittau Congragation

Era una sera come tante altre, me ne stavo seduto con i piedi sulla scrivania del mio ufficio rimuginando tra me e me se uscire e andare a bere un drink al postaccio all’angolo o cercare avere qualche soffiata su qualche nuovo compositore improvvisatore post moderno. A un certo punto la mia attenzione venne attirata dalla confezione di un cd dalla copertina dai colori nebbiosamente evanescenti da cui sembrava uscire una mummia dall’aria tutt’altro che rassicurante e che portava come titolo in calce la frase “Death Jazz”… che diamine … una seconda occhiata confermò i miei sospetti .. 26 brani, ventisei tracce racchiuse in un’ora, sette minuti e quarantadue secondi .. che diamine pensai fra me e me adoratori dei Naked City? Poi cercai i nomi dei musicisti e provai quasi un giramento di testa: Riccardo Pittau alla tromba, Francesco Cusa alla batteria, Vincenzo Vasi al basso, Gianni Gebbia al sax e Paolo Angeli con la sua chitarra sarda preparata. Per ciascuno di loro avevo un fascicolo rigonfio nel mio articolo: improvvisatori, musicisti atipici, fuori dal coro e dai canoni anche per essere dei jazzisti, e per di più due di loro sardi e perfino due laureati al DAMS di Bologna, doveva essere roba forte, senza tanti compromessi e inutili giri di blues .. soprattutto quel Paolo Angeli, con cui avevo già avuto a che fare quest’anno…
Beh .. inutile aspettare Sam, alzati e metti questo disco sul piatto e sentiamo di che stoffa è fatta questa musica.. qualche secondo di silenzio e poi ..un inizio sommesso .. lunghe note di basso.. fremiti di batteria .. note tirate di una tromba sghemba … le oscurità che si coagulano negli angoli del mio ufficio .. straniamenti timbrici, poliritmi come nuvole e iniezioni di noize con la giusta carica nevrotica .. però sono bravi! E in quintetto sono anche meglio! Non si risparmiano di sicuro e ce la mettono tutta, echi di Miles elettrico, canti ubriachi alla Captain Beefheart, geometrie braxtoniane .. e questa tromba che se ne va in giro, tranquilla, sicura, piazza le note come un pugile i colpi, con calma sicurezza, gestendosi i tempi nel modo migliore, quasi cool, levigata e lucida.
Riprendo in mano il cd cercando meglio nelle note, schivando i tranelli delle date di nascita dei musicisti messi così apposta per deviare qualche investigatore poco accorto e esperto, bel disco libero, provocatorio, sperimentale e libertario, sorrido, a Wojtyla sarebbe piaciuto? Questa è musica da riascoltare, gente, non si accontenta di un approccio sommario, no questa musica è libera come l’aria non inquinata e, lo so, non finirà qui, ci risentiremo e presto, nelle notti insonni di questa calda e afosa metropoli…

… sarà meglio andare ora, là fuori, da qualche parte Lester Bangs sta discutendo con Miles Davis…

Empedocle70

giovedì 3 settembre 2009

"SKINSHOUT! "- live concert in Sicily

Gaia Mattiuzzi & Francesco Cusa

4 sett. Pozzallo (Rg) "Cortile Pandolfi"
7 sett. Reggio Calabria "Museo degli Strumenti Musicali"

MITOMORFOSI 6 settembre Palazzo Murat Positano

MITOMORFOSI VIAGGIO POETICO-MUSICALE NEI MITI OVIDIANI
ENZO SALOMONE, VOCE RECITANTE
TOMMASO ROSSI, FLAUTI DOLCI ,FLAUTO TRAVERSO, FLAUTO MIDI

Testi dalle Metamorfosi di OvidioMusiche di B. Britten, C. Debussy, J. Van Eyck, J. Ibert. Sembra quasi che il concetto di metamorfosi appartenga alla musica come un dato essenziale, quasi ontologico. La musica è un organismo in evoluzione, che si muove nel tempo e insieme al tempo. A partire da Six Metamorphosis after Ovid di Benjamin Britten, Enzo Salomone e Tommaso Rossi costruiscono un percorso poetico-musicale che, per diretta ispirazione e per suggestive analogie, unisce i miti ovidiani alla musica, in un gioco di rimandi tra musica antica e musica contemporanea, tra repertorio scritto e improvvisazione.
Un’occasione per ri-leggere e ri-ascoltare le storie di Pan e Siringa, di Niobe, di Fetonte, di Bacco, di Narciso tratti dalle Metamorfosi di Ovidio.Laddove ai confini del mito rimane solo la musica.

http://www.positanomythfestival.com/

Intervista a Pat Ferro di Empedocle70 parte terza

A volte ho la sensazione che la possibilità di scaricare tutto, qualunque cosa da internet gratis abbia creato una frattura all’interno del desiderio di musica, una sorta di banalizzazione: insomma dov’è la spinta per un musicista a incidere un disco che con pochi euro riesci da solo a registrare e stampare quello che vuoi e chiunque può farlo? Alla fine diventa quasi un gesto quotidiano che si perde in un mare di download dove scegliere diventa impossibile … stiamo entrando in un epoca radicalmente diversa da quella che abbiamo vissuto finora?

Ti posso assicurare che produrre un disco buono, di qualità, e per qualità io non intendo solo la musica stessa ma anche il suo involucro e tutto ciò che gli gira intorno, dall'ufficio stampa alla vendita, non è così facile e diretto: certo è vero che un artista può farsi il disco in casa e lavorare ad una copertina e via, ma a quali canali può aspirare di arrivare? Noi abbiamo l'esempio di un disco autoprodotto che, spedito ad una nota etichetta portoghese, vedrà la sua pubblicazione nel 2010 e quindi seguirà l'iter "classico" per così dire. Quindi anche qui, un'auto produzione giunge al traguardo.
La banalizzazione c'è per chi la vuol fare ma non è il nostro caso: il nostro è un cd su cui lavorano più persone contemporaneamente, ed il risultato finale vogliamo sia un feticcio da collezione, piuttosto che l'ennesimo jewel box in libreria, per questo abbiamo lavorato un anno per la realizzazione di ciò che vedrete in autunno. Non è solo musica ma è una, come dicevo all'inizio, interpolazione tra le arti: il contenuto è parte dell'involucro e l'involucro è stato studiato e formato sul quel contenuto. Già se pensi alle grandi rock star funziona così: vedi grandi video installazioni di artisti che hanno lavorato anche alla cover di un cd. Questo è splendido no?

Come sono i rapporti all’interno della scena indipendente italiana, c’è collaborazione o siamo al solito italico “tutti contro tutti”?

Collaboriamo eccome: il cd in lavorazione Portogallo di cui vi parlavo prima è il lavoro nato da alcuni musicisti di Improvvisatore Involontario e Gallo Rojo, ad esempio.
Switters, un altro storico nostro gruppo, vede la compresenza di tre artisti facenti parte realtà diverse. No, assulutamente non vi è scontro se non produttivo.
Basti pensare alle riunioni che sono sorte in questi ultimi anni tra i collettivi!


Parliamo di marketing. Quanto pensi sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi? E in confronto al passato? Il mecenatismo illuminato è stato semplicemente sostituito dal libero mercato? Com’è la situazione in questo momento, questa crisi si sente o.. è solo psicologica?

Cominciamo dalla fatidica crisi: si sente nel momenti in cui festival storici ti parlano di 30-40 mila euro di tagli o più; non è una mera questione psicologica. Possiamo però dire che qui si è sentita molto meno rispetto agli States ad esempio. Si suona per pochissimi soldi e la questione più fastidiosa è quella delle "differenze" tra artisti locali e non, che molti festival fanno, giocando su questioni inesistenti. Ma questo è un problema tipicamente italiano che affrontiamo giornalmente. Da parte dell'artista ci deve essere la volontà di rispondere a tali situazioni imponendo il peso specifico dell'operato.
Il marketing, più che per il musicista, è importante per chi lo rappresenta: l'artista dovrebbe pensare solamente al proprio lavoro, cioè il creare l'arte, tecnicamente dovrebbe essere l'agente, secondo l'idea che io ho di questo mestiere, che si preoccupa di studiare strategie di marketing per vendere quello che ha. E' essenziale poi, per arrivare da qualche parte, affidarsi a delle persone capaci, con le tecniche e le conoscenze giuste, che si imparano col tempo e l'esprerienza. Credo non sia stato diverso in passato ma semplicemente il campo d'azione era diverso.
Sicuramente aiuta l'agente il fatto che l'artista si sappia, usando un termine poco piacevole se vuoi, vendere al miglior offerente, e c'è da dire che vale la pena non scendere a compromessi e non svendersi. Non è necessario essere presenti in tutti i palchi se questi palchi non ripagano e non riconoscono il lavoro svolto.
Potrà sembrarti una visione utopista ma spero non mi passi mai!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

I miei progetti futuri riguardano Marco Cappelli e portare il suo "In the Shadow of no tower - after Art Spiegelman" qui da noi, riguardano Paolo Sorge e gli interessanti progetti che sta portando avanti da ottimo direttore del dipartimento jazz di Reggio Calabria qual'è, riguardano Francesco Cusa che mi ha accompagnata alla conoscenza di Improvvisatore Involontario e di questo mondo fin dall'inizio, riguardano Dario De Filippo che dalla sicilia a Parigi, con un salto di qualità ed un grosso studio personale, sta diventando un percussionista di enorme grandezza, con progetti che faranno parlare, come "Putain de Reve" in Italia a ottobre, riguardano ancora Riccardo Pittau e Federico Squassabia e le loro collaborazioni internazionali da Boban Markovic a Frank Vigroux passando per Marc Ribot.
Poi c'è la fotografia: in cantiere una pubblicazione sul tango, ma non un lavoro classico, un qualcosa di totalmente diverso in collaborazione con un etnomusicologo argentino, ed una video-installazione ...
Insomma, non mi annoio!

Ci racconti, per chiudere, qualche aneddoto qualche retroscena curioso legato alla realizzazione di qualche disco o di qualche scatto fotografico?

What means "retroscena"? Per il resto ultimamente c'è stata una lunga discussione interna sui buchi ... ma per questa ci sentiamo appena esce il disco!

Grazie Pat!

mercoledì 2 settembre 2009

Paolo Angeli e Riccardo Pittau Video



Intervista a Pat Ferro di Empedocle70 parte seconda

Quali sono i titoli che hanno funzionato meglio in termini di vendita? Quali dischi vi siete pentiti di aver fatto e quali invece avreste voluto e non siete riusciti a realizzare?

Ma queste non sono domande da fare! E' come chiedere ad un nonno chi è il nipote preferito a cui lasciare la casa in eredità e qual'è invece quello a cui dare solamente mazzate!!!
La scelta di pubblicare o meno un prodotto spetta alla commissione label: questo gruppo di lavoro (tutta l'associazione si basa sul principio dei gruppi di lavoro) è formato non solo da musicisti, che in questo caso sono i tecnici della situazione, ma anche da ricercatori e giornalisti. Credo poi che ognuno di loro abbia delle idee ben precise su ogni prodotto uscito o non uscito, ma di pentimenti non ve n'è aria!
Sicuramente aver fatto uscire Phase III di Jim Pugliese è stato un forte riconoscimento, non possiamo lamentarci di nulla in tal senso. Tutte le nostre pubblicazioni hanno una storia intensa ed articolata che spero avrete voglia di conoscere più approfonditamente andando a spulciare il nostro sito e magari acquistando quel che più vi soddisfa.

Che rapporti hai con i tuoi musicisti? Come reagiscono al tuo occhio fotografico e come li hai scelti per la tua attività di promoter e per l’etichetta discografica?

La fotografia mi è sempre servita per imparare a conoscere meglio chi o cosa ho davanti, e mi piace definirmi una ritrattista, dunque, anche in questo caso, mediante il lavoro ho imparato a conoscere meglio questi artisti. Sono stati poi loro che hanno scelto me, la stessa etichetta mi ha riconosciuta prima come fotografa e poi mi ha chiesto di occuparmi anche del resto.
All'inizio ero preoccupata del fatto che le due cose non potessero essere compatibili ma poi, sul piano pratico, mi sono resa conto che queste due mansioni si possono scindere od amalgamare in base alla situazione, con assoluta tranquillità.
Nel tempo si è sviluppato uno stretto rapporto di amicizia oltre che di collaborazione con ognuno di loro, lavoriamo nella stessa direzione.
La reazione all'occhio fotografico non è sempre facile: io sono abituata a riprendere non sempre il lato bello delle situazioni, per quello ci sono altri tipi di fotografi; a me piace e mi soddisfa di più quello che in genere non piace perchè dà la possibilità di vedere oltre. Quello che cerco di sperimentare è un viaggio speculare tra musica ed una staccata visione di essa, ed è un viaggio appena cominciato.

Parlaci del rapporto che hai instaurato con internet e col downloading e se credi che i due fenomeni abbiano cambiato il jazz e il modo in cui si produce e si ascolta la musica…. E non solo la musica .. anche l’attività di promozione, i concerti…

Internet è un grande mezzo, per noi vitale: la promozione di un prodotto ora parte da qua, non certo dalla vendita al banco.
Certo che il modo di produrre ed ascoltare musica è cambiato ed è in costante trasformazione e trovo questo sia molto interessante. Le nuove tecnologie ci aiutano eccome: provate a chiedere alla nostra Anna Troisi, che abbiamo la fortuna di avere tra noi.
Oggi ci rapportiamo al pubblico in maniera diretta, quasi personale. Ti basti pensare ad una fan page di Facebook di un grande jazzista che manda l'invito ad un concerto, a tutti gli iscritti: quella pagina non è certo gestita dall'artista stesso anzi da un collaboratore, ma il pubblico, molto spesso, si sentirà direttamente coinvolto. Il coinvolgimento è diverso perchè è diversa la modalità di interfacciarsi. La strategia è banale eppure funziona.
Per quel che ci riguarda abbiamo discusso, all'interno del nostro forum, per molto tempo sulla possibilità del free downloading.
Personalmente penso sia una strategia, anche questa, per dare maggiore visibilità, ma sta di fatto che, quando si parla di etichette che fanno tutto da sole, non possiamo permetterci il lusso di regalare il nostro lavoro, ma di abbassare i costi si; non siamo una major, ed è giusto valorizzare ed investire, anche in minima parte, in un prodotto che suda sette camice per emergere.
Le nostre novità, a tal proposito, comuque ci saranno e riguarderanno la collana Limited Edition "Shortcuts" ...
La promozione è totalmente cambiata: se ci pensi mentre gli scorsi anni avevamo molti posti dove far suonare questo genere ed ancora pochi gruppi, oggi la produzione musicale è moltiplicata ed i locali sono ridotti rispetto alla mole di materiale. Soprattutto è ridotto l'investimento in queste produzioni. I conservatori sfornano artisti che non sanno dove suonare, mentre chi ha già il proprio posto se lo tiene ben stretto, ovviamente!
Il jazz poi è un linguaggio in continua evoluzione e come tale tende a mischiarsi con le nuove tecnologie: questo è inevitabile.


... continua domani

martedì 1 settembre 2009

mdi ensemble in concerto 5 settembre 2009 Teatro del Tempo Chiasso


Sabato 5 settembre 2009, ore18.00
Cinema Teatro - Chiasso

La Via Lattea
http://www.teatrodeltempo.ch/

George Crumb
Night of the Four Moons

mdi ensemble:

Sonia Formenti, flauto
Virginia Arancio, chitarra
Giorgio Casati, violoncello
Simone Beneventi, percussioni
Luisa Castellani, soprano

Yoichi Sugiyama, direttore

Gaia Mattiuzzi & Francesco Cusa video

Intervista a Pat Ferro di Empedocle70 parte prima

Pat Ferro … promoter .. manager.. discografica.. fotografa.. ballerina di tango?

La prima, la terza e la quinta: Pat è semplicemente un agente, spinta in questo mestiere dalla visionarietà di alcuni grandi artisti con cui ho il piacere di lavorare, ed una fotografa che ama la sperimentazione e l'interpolazione tra le arti; il tango poi è una passione grande che finalmente sono riuscita a riprendere: dalla teoria in cuffia sono passata alla prova in pista. Lo consiglio vivamente!

Come è nata l’idea di Improvvisatore Involontario, come è stato scelto il nome, il logo, qual’era l’idea di base .. e come mai proprio a Venezia?

Sono entrata in Improvvisatore Involontario circa un anno e mezzo fa, ma l'associazione è nata ben prima, a Catania, da un gruppo di amici capeggiati da Francesco Cusa e Paolo Sorge. Oggi è diventata una delle più note realtà indipendenti italiane e vantiamo note collaborazioni a partire dalla downtown newyorkese. Improvvisatore Involontario non è solo musica ne tantomeno è solo jazz: è qualcosa che va oltre ogni aspettativa, tra il sublime e l'orrido.
Il logo è stato ideato da colei che, come grafica e non solo, ci ha accompagnati per parecchio tempo, Raffaella Piccolo, che partì prendendo spunto dalla Impulse.
Oggi, a partire dalle nuove uscite autunnali, vedrete una grafica completamente cambiata, dal packaging ai contenuti selezionati tra vari artisti visivi che ci dedicheranno una loro opera per ogni uscita. Nell'ultimo anno siamo stati impegnati in una totale opera di restyling: il risultato sarà acido e fastidioso quanto basta per importunare chi ha già visto e sentito tutto.
Per il resto il nostro presidente, il Cusa batterista ed istigatore, sarà felice di specificarvi la nascita di questo famigerato collettivo. Chiamatelo Frank Usa: sarà contento!


Raccontaci come è nata l’etichetta discografica indipendente di Improvvisatore Involontario, come pensavate fosse il jazz, in particolare quello italiano, quando avete iniziato e come lo vedete oggi, cosa volevate fare e se pensate di esserci riusciti, quali erano i vostri modelli…

Beh in questo, quelli che io amo definire "i miei ragazzi", ti risponderebbero meglio di me, ma l'idea di base, credo di poter dire, sia nata dalla volontà di lavorare su qualcosa che in Italia non ha produzione se non in una realtà poliedrica e sfaccettata come la nostra.
I progetti discografici che ci caratterizzano sono altro rispetto allo standard italiano: ci piace pensarci al di fuori di questo momento drammatico che sta vivendo la musica e le indie italiane.
Dal jazz cerchiamo altro: lavoriamo sul nuovo rispetto che sul ritrito passato. Cosa siamo riusciti a fare? Nel nostro piccolo, partendo da zero, siamo arrivati ad importanti festival europei, siamo stati apprezzati e criticati, ma la nostra fase d'espansione massima arriverà tra un pò: tenete le orecchie bene aperte!


... continua domani

lunedì 31 agosto 2009

Il nuovo Blog Chitarra e Dintorni in lingua inglese

Cari Amiche e cari Amici: una piccola novità, spero a Voi gradita, da oggi 31 agosto prende il via il lato inglese del Blog Chitarra e Dintorni.

http://chitarraedintornienglish.blogspot.com/

A partire da oggi verrano ripubblicati in inglese gli articoli già pubblicati sul sito in italiano con l'aggiunta di nuovo materiale. Spero che la cosa vi faccia piacere e che possa essere di aiuto per la diffusione della musica che noi tutti amiamo. Anche in questo caso il logo è stato realizzato dall'amica Sarah France http://www.sarahfrance.com/

Vi chiedo solo un po' di pazienza, comprensione e aiuto ... non sono un traduttore esperto e quindi vi saranno di sicuro errori e inesattezze, per favore, se ne trovate segnalatemele alla casella email del blog: chitarraedintorni@gmail.com Grazie!

salutoni
Empedocle70

Dear friends, welcome to the English site of the italian Blog Chitarra e Dintorni

http://chitarraedintornienglish.blogspot.com/

Here you will find the same articles and essays that have been published and that will be published on the italian site. I beg your pardon if you will find any mistakes! I'm not a professional translator so there can be mistakes or misunderstandings, please send me an email to chitarraedintorni@gmail.com showing them to me and I will correct them as soon as possible!
The logo has been made by Sarah France http://www.sarahfrance.com/

all the best
Empedocle70

Pat Ferro


Care Amiche e cari Amici, questa settimana viene dedicata all'amica Pat Ferro e alla casa discografica di jazz indipendente Improvvisatore Involontario.
Di Pat avete già potuto vedere le belle foto pubblicate assieme all'articolo "Che cos'è quella cosa chiamata Tango?" di Rubén Andrés Costanzo, questa settimana scoprirete che oltre che una
eccellente fotografa è una brava ballerina di tango e anche manager e promoter di diversi musicisti...

salutoni
Empedocle70

Pat Ferro: Biografia


Nasce nella palude del basso polesine nel maggio del 1978, tra Adige e Po, che lascia, a 18 anni, per la laguna veneziana per iscriversi a Cà Foscari dove studia lingue e culture orientali. Al Cairo, tra il 2001 ed il 2002, dove si trova per motivi di ricerca, frequenta l'Istituto di Cultura Francese che la porta a visitare mostre ed appassionarsi alla fotografia. Tornata dall'Egitto espone a Venezia la sua prima personale di fotografie dal titolo "Esperienze - Tournant", recensita da Exibart, che racchiude circa 15 foto in bianco e nero e calligrafie in arabo, su legno decorato, della stessa. Nello stesso anno la nota un fotografo inglese con la quale comincia a collaborare, ampliando la sua conoscenza in campo di assistenza in studio, sviluppo ed archiviazione dell'immagine. In questi anni accumula numerose collaborazioni come fotografa ufficiale di eventi e spettacolo. Ha lavorato con la Photo-Crew di Luca D'Agostino per Rototom-Sun Splash festival 2008 e 2009. E' fotografa ufficiale della nota associazione ed etichetta discografica Improvvisatore Involontario. Collabora con il Teatro Fondamenta Nove di Venezia come fotografa degli eventi della rassegna Risonanze. Si segnalano anche la partecipazione ad una mostra collettiva per Amnesty International, per la campagna contro la violenza sulle donne e la collaborazione con la ricercatrice Maria Elena Paniconi per la presentazione della giornata dedicata al nobel Maguib Mahfouz alla Casa della Cultura di Milano. Attualmente sta lavorando ad una pubblicazione sulla storia del tango in collaborazione con il musicologo Ernesto Serra.


Pubblicazioni: Jazzcolours, XL di Repubblica, All About Jazz, Il giornale della Musica, Blow Up, Vanity Fair.


BOOKING AND MANAGEMENT

Marco Cappelli

Dean Bowman

Francesco Cusa

Riccardo Pittau

Paolo Sorge

Dario De Filippo

Federico Squassabia



http://www.patferro.com/
Pat Ferro calle cavalli sestiere castello 6536/a - 30122 Venezia mobile. +39.347.6604914 booking@improvvisatoreinvolontario.com


Rasenta la follia per la granita siciliana e la milonga.

domenica 30 agosto 2009

«Cover - L'arte a 33 giri», a Napoli

Negli anni Novanta, con il passaggio degli album musicali dal supporto Lp a quello Cd abbiamo perso tanto. E non solo in termini di «calore» del suono: gli Lp, con le loro copertine cartonate, offrivano a graphic designer e artisti l'occasione di parlare a un pubblico ancora più vasto proprio mentre la rivoluzione pop abbatteva ogni confine tra cultura alta e bassa. Alle «contaminazioni incrociate» tra arti figurative e musica è dedicata la mostra «Cover - L'arte a 33 giri», in programma al Museo Madre di Napoli fino al 9 settembre. Gli album esposti sono sintomaticamente 333, tutti a disposizione dei visitatori che oltre ad apprezzarne la grafica possono anche procedere all'ascolto. Dalla metà degli anni Cinquanta i rapporti tra musica e arte si fanno sempre più interessanti: la busta che conteneva il disco cessa di essere un anonimo contenitore e si trasforma nel plico chiuso e illustrato, con fotografie o disegni talvolta di pregevole fattura. Alcune delle firme più celebri del periodo si cimentano con questo che, a tutti gli effetti, può essere considerato un nuovo medium artistico: nel 1967 il profeta della Pop Art americana Andy Warhol lancia il «suo» gruppo, i Velvet Underground, con il leggendario album della banana sbucciabile mentre dall'altra parte dell'oceano il suo «omologo» italiano Mario Schifano decorava con le «Stelle» il progetto psichedelico «Dedicato a…». Altro maestro del Pop (stavolta inglese) per «Sgt. Pepper's Lonely Heart Club Band», capolavoro dei Beatles dello stesso anno: sir Peter Blake che per quel lavoro storico, secondo la leggenda, avrebbe incassato appena 200 sterline. Lo stesso Warhol tornerà più volte sul tema grazie ai Rolling Stones (indimenticabile «Sticky fingers» del '71 ma bello anche «Love you live» del '77) ma anche a prodotti più commerciali come il «Silk electric» di Diana Ross dell'82. Per restare in ambito Pop, Roy Lichtenstein presta uno dei suoi celebri profili da comics a Bobby O per «I cry for you» (1983). Il fotografo Robert Mapplethorpe interpreta a suo modo il piano americano di Patti Smith nella copertina di «Horses» (1975). La mostra napoletana passa per il graffitismo dei vari Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, le linee sensuali di Guido Crepax e Milo Manara, fino ad approdare ai recenti esperimenti di Julian Schabel per «By the way» dei Red Hot Chili Peppers (2002) e Damien Hirst per «See the light» degli Hours (2009). Ma il supporto, in questi ultimi due casi, è il ben più piccolo Cd. Tutta un'altra musica.

«Cover. L'arte a 33 giri»

Napoli, Museo Madre,

dal 3 luglio al 9 settembre 2009

A cura di Carmine D'Onofrio

Orari: 10-24. Martedì chiuso

Ingresso: intero euro 7; ridotto euro 3,50

Per informazioni: 081 19313016

http://www.museomadre.it/

sabato 29 agosto 2009

L'industria musicale in risalita in Gran Bretagna

Secondo i dati raccolti da Prs for Music (la Siae britannica), nel 2008, il giro d'affari del settore è salito del 4,7% raggiungendo quota 3,6 miliardi di sterline. Un dato rilevante perché riguarda un un settore, quello discografico, che già prima della recessione non godeva certo di ottima salute a causa sia della pirateria online che della contraffazione che hanno fatto colare a picco le vendite di cd, prodotto di punta del settore. Ma il calo che sembrava inesorabile subisce ora un'inversione di rotta ed è significativo che questa avvenga in Gran Bretagna, paese che da solo rappresenta il 10% del mercato globale. I dati della Prs for music parlano chiaro: nel 2008 i ricavi del settore hanno toccato quota 3,6 miliardi di sterline, dai 3,5 del 2007. Un risultato a cui ha contribuito notevolmente il comparto della musica dal vivo, i cui ricavi sono saliti del 13% a quota 1,391 miliardi di sterline. È proprio dal "live" che ora arrivano i principali proventi per i i musicisti. Se dieci anni fa si facevano concerti per promuovere i dischi, oggi accade esattamente il contrario. C'è poi fetta del "B2B" (diritti d'autore, licenze e pubblicità) che cresciuta del 10% arrivando a rappresentare un terzo della torta del mercato britannico (926milioni di sterline). Venendo poi alla nota dolente del "retail", si segnala la crescita a doppia cifra del download a pagamento (+50%) che ha limitato i danni legati al crollo della vendita di cd (-10%). L'intera fetta della musica a pagamento (che con 1,309 miliardi di sterline rappresenta ancora oltre un terzo del business nel Regno Unito) ha così registrato un calo del 6%. Un dato che, coi tempi che corrono, viene giusticato ampiamente positivo. Il download digitale rappresenta ancora una fetta limitata dei ricavi (circa il 15%). Ma la strada è segnata. «Prs for music» stima che, se i trend e i volumi rimarranno stabili, nel 2011 il calo della vendita dei cd potrà essere compensato dall'aumento del download a pagamento. E in Italia? La strada appare ancora lunga da fare. Ma, anche se a ritmo più contenuto, stiamo andando nella stessa direzione. Nel primo trimestre del 2009, secondo i dati di mercato raccolti da Deloitte, che la Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana) ha anticipato al sole24ore.com, il fatturato della musica su internet è salito del 45 % (con un +32% per i singoli brani e un +24% per gli album e un +150% per i ricavi dal video streaming tipo YouTube)

fonte (IlSole&24Ore)

venerdì 28 agosto 2009

Recensione di The Stroke that kills di Seth Josel, New World Records 2008

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Electric guitar gets run over by a car on the highway
This is a crime against the state
This is the meaning of life.

To tune this electric guitar


Non so se Seth Josel conosce i Talking Heads e in particolare questa canzone contenuta nel disco Fear of Music e intitolata Electric Guitar, perché il testo della canzone si sposa particolarmente bene con le musiche contenute in questo suo cd realizzato nel 2008 per l’etichetta newyorchese New World Records e interamente dedicato a musiche composte esclusivamente per la chitarra elettrica da sei diversi compositori in un periodo di tempo che va dal 1993 al 2005. Lo sforzo e la cifra stilistica qui espresse dal chitarrista newyorkese sembrano essere quelle di assemblare e registrare un repertorio di musiche ad hoc per lo strumento elettrico conferendogli una dignità pari a quella degli strumenti classici con dei brani studiati appositamente. Non si tratta quindi di trascrizioni di musiche previste originariamente per altri strumenti ma musiche strettamente specifiche che facciano uso qui anche dei vari effetti e pedaliere che sono da più di 40 anni patrimonio comune di tutti i chitarristi elettrici indipendentemente dallo stile seguito.
Si inizia col sognante Until It Blaze di Eve Beglarian. Poco più di dieci minuti di delicate sovrapposizioni melodiche generate tramite l’effetto delay fino al crash distorto finale, all’epico e malinconico Strum City I,II,III di Alvin urran per 5 chitarre e 2 bassi elettrici, a 12 minuti del distorto Slapback di Michael Fiday, ai cluster di accordi del brano che da il nome al disco The Stroke that Kills di David Dramm, al quasi noise Stoned Guitar/TIG Welder di Gustavo Metamoros chiudendo con il progressivo Canon for Six Guitars di Tom Johnson.
Sicuramente non un disco facile e magari più alla portata di chi viene dal rock alternativo piuttosto di chi ha studiato in un Conservatorio, ma comunque un disco sicuramente interessante, innovativo, che lascia molte domande e chiede altrettante risposte e un’altra prova della bravura e dell’intelligenza di Seth Josel: non è da tutti saper e voler rischiare così!

Empedocle70

All listening to records
This is a crime against the state
This is the verdict they reach:

Never listen to electric guitar

giovedì 27 agosto 2009

Recensione di Black Sea di Fennesz,Touch 2008

Fennesz

C’è un qualcosa di ipnotico nella musica di Fennesz che ti spinge ad ascoltare e riascoltare questo disco, ultimo prodotto delle sue fatiche e delle sue intuizioni sulla chitarra elettrica processata dal computer. Comprato d’impulso alla fine del suo coinvolgente e applauditissimo concerto a Venezia al Teatro Fondamenta Nuove, questo cd non tradisce nè le atmosfere del concerto né il suo titolo: è un mare di suoni e di musiche, compatto, denso, di cui non si vede ne avverte la profondità e in cui si intravedono tra le lente, distorte, irridiscenti onde bagliori sonori e sprazzi cromatici.
Siamo lontani dagli assolati pomeriggi di Endless Summer, qui si ascolta un continuum sonoro potente, visionario, senza alcun alleggerimento nella sua pressione acustica, un tessuto sonoro venato di imperfezioni, screzi, sostanze grumose, con uno spessore armonico ad elevata densità materia. Il tutto si muove su un equilibrio perfetto tra manipolazione, creatività, improvvisazione e ricerca sonora, giocando tra i chiaroscuri cromatici e gli impercettibili silenzi, alla fine rimane nelle orecchie un eco potente, nostalgico e quasi epico, tracce di uno spleen lontano e allo stesso tempo futuribile. Meraviglioso e potente.

Empedocle70