sabato 4 settembre 2010

Recensione di Ensemble Phoenix Basel plays Buess/Hodgkinson/Feiler



Non so se capita anche a voi. A me talvolta succede di essere così preso dalla musica e dal mio desiderio quasi ossessivo di volerla ascoltare TUTTA che qualche volta mi ritrovo allo stesso tempo nauseato e desideroso di ascoltare qualcosa di nuovo, qualcosa di completamente diverso e fresco. A volte tutto quello che vorrei sentire è del rumore nel quale potrei immaginare della musica, uno spazio, un tempo.
Credo che mi succeda perché talvolta percepisco che la musica occupa uno spazio culturale enorme, una cartina geografica e un territorio semiologico quasi infinito in cui è sia facile rigirarsi che perdersi e ho voglia di un qualsiasi rumore non inteso inizialmente come musica che sia fresco e complicato e libero sia dall’intenzione estetica che dall’invenzione estetica. Ovviamente si tratta di una mia pura utopia stilistica, ma anche la realtà può riservare le sue belle sorprese. Come questo disco dell’Ensemble Phonix Basel, creativo gruppo di 25 musicisti di stanza a Basilea in Svizzera dedicato al repertorio comtemporaneo dedicato alle musiche di tre compositori: Alex Buess (anche lui di stanza in svizzera), Tim Hodgkinson (già membro dell’art rock band Henry Cow e sodale di Fred Frith e Chris Cutler) e Dror Feiler.
Un rumore non inteso inizialmente come musica? Il cd si apre con la «Biomechanical Version» di “Parallaxe A”, scriita 2002 per Ensemble e astro magnetico da Alex Buess. Un pezzo caratterizzato da una forte dinamica e intensità sonora: le percussioni sono “massicce”, gli attacchi musicali dei fiati sono forti e intensi, masse di suono dense si spostano in continuazione combinate con tracce di musica elettronica che sembrano rimandare più a forme rock massimalista e techno, il tutto pur rimanendo evidenti le matrici compositive contemporanee, un pezzo deicsamente sconsigliato per chi cerca un tranquillo relax serale ma di sicuro impatto.
Più tranquillo (si fa per dire) il pezzo “Repulsion” di Tim Hodgkinson per clarinetto, chitarra elettrica, trombone e batteria. Non c’è la potenza del brano di Buess ma si avverte la profonda e ricca esperienza musicale del compositore inglese, che crea un tessuto sonoro quasi filigranato, dai colori sfumati, dai sottintesi lasciati in sospeso. “Restitutio in Pristinum” di Dror Feiler è per violino amplificato, chitarra elettrica, sassofono sopranino, trombone e batteria, sembra quasi una via di mezzo tra i due brani precedenti: blocchi sonori energici si contrappongono al tema principale in modo pulito e bilanciato, senza sconfinamenti e sovrapposizioni di una parte rispetto a un’altra.
Chiude il cd un altro pezzo di Buess, scritto quasi dieci anni prima di “Parallaxe A”, intitolato “Maxwell's Demon” per tromba, trombone, basso elettrico, tre batterie e live electronics, registrato dal vivo alla Gare du Nord, dalla struttura aperta e improvvisata.
Che aggiungere altro? Tre compositori, Buess, Hodgkinson e Feiler dalle idee e dalle visioni differenti e un Ensemble in grado di dare forma sonora alle loro idee musicali. Un bel cd dove la disciplina dell’interpretazione, la libertà dell’improvvisazione, le idee dei compositori, la forza dei musicisti si incontrano e si amalgamano creando un suono denso, forte, come il vento che spazza le nuvole in una giornata primaverile di marzo. Al diavolo chi dice che la musica è morta.

Empedocle70
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