mercoledì 29 settembre 2010

Intervista con Giacomo Parimbelli, seconda parte

Lei è il responsabile dell’Associazione Bergamo Chitarra Centro Studi e Ricerche Archivio Chitarristico Italiano, ogni anno curate seminari, concerti, presentazioni per quanto attiene al mondo della chitarra classica, che cosa avete in cantiere per il 2010?

Siamo già verso il 2011 mentre scrivo, ma il concetto è far muovere la chitarra fuori dalle istituzioni musicali e conservatoriali per tutto l'anno, con eventi che attirino professionisti ed appassionati ( e farli reciprocamente conoscere ed incontrare ). Così funziona da molti anni nell'Associazione che ho fondato, senza aspettare i puntuali saggi istituzionali di fine anno. Inoltre la programmazione dell'Associazione tende a promuovere la storia della chitarra locale ed italiana e, posso dire, con buoni risultati perchè si è creata una base di appoggio e di visibilità per il lavoro di molti musicisiti e musicologi.

Ascoltando la sua musica ho notato la tranquilla serenità con cui lei si approccia allo strumento indipendentemente dal repertorio, da con chi sta suonando, dal compositore, dallo strumento che lei adopera dimostrando sempre un totale controllo sia tecnico che emotivo, quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

Nella sua domanda c'è tutta la verità della risposta: la chitarra va soltanto accarezzata...il resto viene da sé per ogni tipo di repertorio, basta farlo con umiltà e rispetto di quanti nei secoli passati ci han donato perle musicali da suonare. L'importante è avere tra le mani ottimi strumenti, conoscere bene le qualità delle corde che si usano e credere in quello che si fa.

Berlioz disse che comporre per chitarra classica era difficile perché per farlo bisognava essere innanzitutto chitarristi, questa frase è stata spesso usata come una giustificazione per l’esiguità del repertorio di chitarra classica rispetto ad altri strumenti come il pianoforte e il violino. Allo stesso tempo è stata sempre più “messa in crisi” dal crescente interesse che la chitarra (vuoi classica, acustica, elettrica, midi) riscuote nella musica contemporanea. Come musicista e storico di questo strumento quanto ritiene che ci sia di veritiero ancora nella frase di Berlioz?

Per conoscere la chitarra classica e scrivere per essa ci vuole un certo impegno ed una certa attrazione al colore del suono “estratto a mano” . La chitarra ha bisogno di una scrittura idiomatica, non è uguale al pianoforte: ma il suo contrario. Con la chitarra si possono ottenere i legati sulla medesima corda o arpeggiare dal suono basso a quello acuto, senza spostare troppo le mani, poiché note alte e basse stanno su corde parallele e non in senso orizzontale come per la tastiera del pianoforte. Questo è uin retaggio degli strumenti antichi, giàò praticato prima dell'avvento del pianoforte, e che la tecnica per chitarra ha ben conservato e valorizzato. Quindi chi si cimenta con nuove opere per essa, deve passare prima del tempo per provare ad estrarre quel misterioso e fascinoso suono proprio a mano nuda, poi altro tempo per conoscere ed ascoltare il repertorio passato e moderno, poi potrà intuire o comporre. Preciso inoltre che il problema della nuova composizione oggi non è solo chitarristico. Vi è infatti un grande bisogno di opere assolute e durevoli ( al livello dei Villa Lobos, dei Barrios, dei Sor ) alla portata di quel “tutti” che vivono di musica classica, nella più alta accezzione e tradizione. Specie con la chitarra è facile scribacchiare per le molteplici sfaccettature sonore di cui essa dispone, rispetto ad altri strumenti omofoni e mono-toni.

Luciano Berio ha scritto “la conservazione del passato ha un senso anche negativo, quanto diventa un modo di dimenticare la musica. L’ascoltatore ne ricava un’illusione di continuità che gli permette di selezionare quanto pare confermare quella stessa continuità e di censurare tutto quanto pare disturbarla”, che ruolo può assumere la ricerca storica e musicologica in questo contesto?
La ricerca storica è essenziale per spiegarci l'orgine e l'evoluzione stessa dell'arte compositiva. Sarebbe come chiudere il Palazzo degli Uffizi, e proporre una nuova arte!
continua domani
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