giovedì 9 settembre 2010

Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, quarta parte


La sensazione è quella, nettissima, di trovarci tra le mani un'opera epocale: An Index of Metals è un capolavoro (prima di tutto musicale, in seconda istanza anche visuale) che crea un'ideale fusione tra vecchie e nuove avanguardie, così come tra vecchi e nuovi linguaggi progressivi: spettralismo, elettronica, psichedelia, rock e techno (non solo evocata, ma direttamente campionata dalle tracce autorizzate dei Pan Sonic). Un'opera che vive di una modernità allucinata, che è post-moderna perché frutto post-industriale, ovvero segnato dall'abbandono della destinazione d'uso e dal conseguente disorienta mento, dalla perdita di centralità dell'uomo in un mondo che ha costruito e che ora sfugge dal suo controllo. Non a caso l'unica immagine reale che si può cogliere nel video è proprio quella di una centrifuga per la separazione dei rifiuti che vomita in continuazione materiali all'interno di un enorme cestello che mescola tutto senza mai fermarsi. Trovare la poesia o !'immagine per un viaggio psichedelico in un impianto per DVD è frutto di un'intuizione degna di un ramo estinto dell'arte letteraria come la fantascienza e di scrittori ricchi di immaginazioni distorte, ma assolutamente liriche, come Philip Dick.
AI di là del portato culturale, sebbene davvero illuminato soprattutto nella sua prospettiva post-accademica, è l'aspetto emotivo quello che riesce a catturare più di ogni altra cosa: An Index of Metals è proprio questo: un sacco pieno di rifiuti scagliato nella segreteria di un Conservatorio, un virus in un organismo imbottito di steroidi e anfetamine, un segnale, in ultima analisi, al mondo della musica che lavora sui suoni per continuare a suggerire anche che senza un "pensiero musicale", senza un'organizzazione, senza una logica formale o costruttiva un suono più rimanere elemento solitario, inutilmente innocuo, come una buona fetta delle musiche che si producono da un po' di tempo a questa parte, specie in seno alla cosiddetta musica contemporanea.
In certi altri casi l'anima rock di Romitelli prende il totale sopravvento, annichilendo l'aura conservatoriale, come nell'enfasi glitch-hendrixiana di Trash TV Trance per chitarra elettrica (2002), che attualizza la lezione del chitarrista di Seattle nell'ottica del recupero estetico di ogni elemento disturbo da effetto feedback.

Fausto Romitelli non è stato un compositore "innocuo", ma non per meriti che un tempo si sarebbero detti politici o meglio ideologici, bensì per le sue qualità intimamente espressive, soprattutto perché anche l'espressione può riuscire e diventare strumento politico, necessario cioè a combattere l'afasia sociale, il conformismo, la miseria del nostro sistema mediatico, l'apnea culturale, la mistificazione musicale prodotta da scorciatoie culturali che azzerano anni di sforzi. Considero quindi Romitelli uno degli innovatori di un linguaggio che già alla fine del Novecento mostrava tutti i segni del deterioramento, con certezza ha lasciato un segno importante all'interno di questa deprimente periferia dell'Impero culturale che viviamo ogni giorno nello sbando di una italietta che si bea del dietrologismo culturale e del trash televisivo/culturale/politico. Un povero paese che, lungi da subire minacce alla sua esistenza, sembra disinteressarsi a qualsiasi cosa non sia la pura replica adulterata di se stesso. la sua proiezione distortamente grottesca, deformata da un approccio alterato dei rapporti sensoriali e della comunicazione.
L'immagine ci viene suggerita dallo stesso Romitelli in un breve, ma illuminante saggio dal titolo Il compositore come virus (presente nel già citato 1/ corpo elettrico). In poche righe si illustra la realtà del presente della musica contemporanea come luogo di "sopravvivenza alla periferia dell'impero culturale", come figlio di tecnologie che liberano il suono emancipando il rumore ("comporre il suono anziché con il suono"), infine come esito di una riflessione sull'intero universo sonoro che comprende anche, e in maniera non puramente accessoria e ornamentale, musica techno e rock. Una presa di posizione importante quella raccolta in questo saggio di presentazione del 2001, del quale si consiglia un'attenta lettura soprattutto a chi parla spesso a vanvera di sedimentazioni culturali e nuovi scenari sonori. A conclusione del saggio queste brevi parole: "lo mi sento talora come un virus troppo isolato per attaccare un corpo così forte e ben nutrito: cosicché il virus se ne sta quieto e sognante nel corpo che vorrebbe distruggere, aspettando tempi migliori."
Colpito da una grave malattia, Fausto Romitelli è scomparso il 27 giugno 2004 a Milano, all’età di 41 anni.



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- seconda parte
- terza parte
- quarta parte
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