domenica 5 settembre 2010

Recensione di Phoenix-Portrait by Ensemble Phoenix Basel, Swiss Grammont, 2008



“The form of the work of art gains its aesthetic validity precisely in proportion to the number of different perspectives from wich it can be viewed and understood. These give it a wealth of different resonances and echoes without impairing its original essence” U. Eco Opera Aperta

Un disco impressionante, questo ultimo lavoro dell'Ensemble Phoenix Basel, realizzato nel 2008 per l'etichetta Musique Suisse. Impressionante per molte ragioni: design, suoni, registrazione. Questo disco sembra rappresentare una serata, un concerto dell'Ensemble. Tutti i cinque pezzi sono stati registrati dal vivo e possono essere accostati assieme creando una effettiva testimonianza dell'abilità e della forza musicale che guida questo gruppo di ottimi musicisti. Il suono che esce dai nostri altoparlanti è un suono aperto, ricco, preciso, pulito, solido, caratterizzato da un'attenzione quasi maniaca per il dettaglio, un'attenzione che per la mia umile opinione qualche volta è stata trascurata ingiustamente nella musica contemporanea, in un contesto tra forme seriali, dove il feticismo del dettaglio, reso saturo da un eccesso di informazioni, rende l’ascolto e la performance e quasi impraticabili, e forme aleatorie dove il riguardo per il dettaglio trasforma il lavoro stesso in un unico abnorme dettaglio il cui risultato in termini di suono sembra alla fine piuttosto riferirsi alle associazioni mentali che evoca (le nubi, il vento, il mare..).
Dal mio personale punto di vista, una concezione di forma musicale che tende verso l’apertura implica il desiderio ed il bisogno di seguire e sviluppare sentieri formali alternativi, inaspettati, non-omogenei e non lineari.

Il rischio in questi casi è quello di disegnare una mappa, una forma di linguaggio auto referenziale, dal quale possa risultare difficile uscirne e comunicare. Non è il caso di questo CD, dove ci si può semplicemente rilassare e lasciarsi affascinare dal suono tridimensionale dell'Ensemble. Davvero un bel disco, accompagnato da un bel libretto di 26 pagine pubblicato in tre lingue.

“… you .. games? .. there are no games from here to eternity…”

Jim Grimm (1928-2006): Kammerkonzert für 7 Spieler;
Beat Furrer (*1954): still für Ensemble;
Fausto Romitelli (1963-2004): Cupio dissolvi für 14 Spieler;
Jorge Sánchez-Chiong (*1969): Veneno 5 für Schlagzeug und Ensemble;

Alex Buess (*1954): Ghosts of Schizophonia (Phylum II) für Ensemble und Live-Elektronik.
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