lunedì 6 settembre 2010

Fausto Romitelli: il compositore come virus di Empedocle70, prima parte


Al centro del mio comporre c’è l’idea di considerare il suono come una materia in cui sprofondare per forgiarne le caratteristiche fisiche e percettive: grana, spessore, porosità, luminosità, densità, elasticità. Quindi scultura del suono, sintesi strumentale, anamorfosi, trasformazione della morfologia spettrale, deriva costante verso densità insostenibili, distorsione, interferenze, anche grazie al ricorso alle tecnologie elettroacustiche. E sempre maggiore importanza data alle sonorità di derivazione non accademica, al suono sporco e violento di prevalente origine metallica di certa musica rock e techno.

Nato a Gorizia il 1 febbraio 1963, Fausto Romitelli si è diplomato in composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, frequentando successivamente i corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena e alla Scuola Civica di Milano. Nel 1991 si è trasferito a Parigi per studiare le nuove tecnologie al “Cursus d’Informatique Musicale” dell’Ircam, istituto con il quale ha collaborato dal 1993 al 1995 come “compositeur en recherche”.
La sua attenzione si è rivolta alle più importanti esperienze musicali europee (in particolare, György Ligeti e Giacinto Scelsi), ma la sua principale fonte di ispirazione è stata la musica francese spettrale, in particolare Hugues Dufourt e Gérard Grisey, con il quale c'è addirittura un passaggio "formale" che crea un anello di congiunzione, una vera e propria richiesta di filiazione con questi compositori, Grisey in particolare. Tale punto di contatto, al di là dei dati puramente biografici che legano gran parte dei compositori contemporanei italiani a Parigi e all'IRCAM, lo si coglie con forza nella composizione Domeniche alla periferia dell'impero (1994-95), opera per quattro strumenti divisa in due parti, la seconda delle quali dedicata esplicitamente a Grisey. Nell'uscita dalla gabbia cromatica attraverso un disinvolto utilizzo dei glissando che pervadono le pagine di questa partitura, più che nella periodicità, si determina il legame più forte tra il compositore italiano e lo spettralista francese. Nell'analisi che Alessandro Arbo fa dell'opera (Il corpo elettrico - Viaggio nel suono di Fausto Romitelli, Quaderni di cultura contemporanea, Teatro Comunale di Monfalcone 2003) si parla, a proposito dei suoni sviluppati, di "raglio grattato e stridente e ancora di "gesto barbaro" contrapposto alla finezza generale del trattamento dei rapporti sonori. Ciò che forse tende a mancare in Grisey è proprio quel tipo di evidenza barbara, dettata probabilmente anche dalla distanza con il mondo "barbaro" contemporaneo per eccellenza: quello del rock (da intendersi nella sua accezione più ampia e generica). Se in An Index of Metals tale legame viene reso esplicito nell'iniziale citazione, e conseguente manipolazione, dell'accordo di apertura di Shine on your Crazy Diamond dei Pink Floyd, dietrologia vuole che proprio nella seconda parte delle Domeniche non sfugga un'altra citazione pinkfloydiana rappresentata dalla linea discendente del refrain di Astronomy Domine di sydbarrettiana memoria…
La cosa importante è riscontrare in Romitelli un universo estetico di riferimento che trova sintonie sia con la sensibilità spettrale nei confronti dell'unità suono, sia con un immaginario molto prossimo alla cultura psichedelica che dal rock degli anni '60 e '70 trova in un'elettronica dalla pregnante componente acida il suo più correlato sviluppo. E tra le composizioni che più rimasticano quell'universo, corredandolo con altri possibili rimandi culturali (da Henri Michaux al cyberpunk, da William Burroughs e Philip Dick a Jimi Hendrix) c'è assolutamente Professar bad Trip (1998-2000), un'opera divisa in tre "lezioni" scritta per un organico da 8 a 10 strumenti tra i quali anche tastiere elettroniche, basso, chitarra elettrica e trattamenti sul suono del violoncello.






- prima parte
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