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giovedì 31 luglio 2014

II° BOLOGNA "SAN GIACOMO" GUITAR FESTIVAL



SECONDA edizione del BOLOGNA SAN GIACOMO GUITAR FESTIVAL, a cura di Gian Marco Ciampa.

Dopo la fortunata prima edizione e il grande consenso del pubblico, diamo il via alla seconda edizione del BOLOGNA SAN GIACOMO GUITAR FESTIVAL: l’intento del festival è quello di proporre concerti di chitarra di alta qualità, per la diffusione e la conoscenza del repertorio chitarristico e allo stesso tempo la promozione di giovani concertisti e vincitori di importanti Concorsi Internazionali.


La splendida cornice che ospiterà l’evento è il Chiostro di Santa Cecilia in via Zamboni 15 a Bologna, punto di riferimento ormai per tutti gli appassionati di musica classica grazie alla sua intensa attività di concerti organizzati durante tutto l’anno da Padre Domenico.

I quattro concerti saranno ogni lunedì di Agosto, alle ore 21:00 con INGRESSO UP TO YOU:

LUNEDÌ 4 AGOSTO – FLAVIO NATI (Vincitore Concorso “Giulio Rospigliosi”) musiche di Bach, Scarlatti, Berkley.

LUNEDÌ 11 AGOSTO – DAVIDE TOMASI, musiche di D’Angelo, Walton, Josè.

LUNEDÌ 18 AGOSTO – FRANCESCO SCELZO, musiche di Ginastera, Llobet, Regondi.

LUNEDÌ 25 AGOSTO – GIULIA BALLARÈ, musiche di Tarrega, Mertz, Turina.

Per ulteriori info:

http://www.sangiacomofestival.it

www.facebook.com/gianmarcociampa

martedì 6 maggio 2014

Generazione di Fenomeni, saggio e interviste di Andrea Chiarello, seconda parte



GIAN MARCO CIAMPA

1. Partendo da questa citazione di E.Fisk qual’ è la figura didattica italiana a cui fai riferimento,dalla quale pensi di trarre forte ispirazione o con la quale hai avuto l’occasione di studiare?

Fare l'insegnante è un mestiere difficilissimo e, che sia chiaro, non coincide assolutamente con il suonare. Conosco moltissimi insegnanti bravissimi che poi magari a suonare non sono questi grandi fenomeni. Io fortunatamente nella mia storia di studente sono stato molto fortunato.
A partire dal mio primo insegnante che mi ha messo la chitarra in mano e mi ha impostato, Fabrizio Verile, senza il quale probabilmente adesso non sarei il musicista che sono,passando per  Fernando Lepri che mi ha trasmesso sin da ragazzino una certa professionalità e serietà nel fare quello che facevo, arrivando poi ai grandissimi Bruno Battisti D'Amario di cui sono stato allievo per anni e che mi ha formato moltissimo come artista e musicista al quale sono grato ogni giorno e che è
riuscito a tirar fuori le mie caratteristiche migliori e Oscar Ghiglia che in Chigiana mi ha aperto un mondo nuovo e mi ha reso conscio delle mie possibilità artistiche nonché un modo di vedere la musica magico.
Fondamentale è poi il mio attuale Maestro Arturo Tallini che mi "allena" ogni giorno e con il quale sto facendo una ricerca di me stesso sia artistica che non. Mi sta insegnando ad essere un vero professionista e soprattutto a fare delle mie virtù i miei punti di forza.
Ho avuto la fortuna di fare moltissime Masterclass con tantissimi Maestri di fama internazionale:Carlo Marchione, Judicael Perroy, Fabio Zanon, Angelo Gilardino, Marcin Dylla e tantissimi altri;ognuno di loro mi ha insegnato e lasciato qualcosa anche con una sola lezione.
Tirando le somme insomma la caratteristica fondamentale che fortunatamente tutti i miei insegnanti avevano è la passione con la quale questi fanno il proprio lavoro. Non sopporto, e ogni tanto mi capita di vederli in giro, quei docenti che insegnano tanto per guadagnare il loro stipendio e non capiscono invece che il loro è un lavoro fondamentale che formerà quelli che saranno poi i musicisti di domani. Senza bravi insegnanti non esisterebbero bravi musicisti.

2. Essendo un giovane concertista,sicuramente lo studio giornaliero occuperà molto tempo della tua giornata. Ti senti valorizzato dalle varie organizzazioni chitarristiche(Festival) e soprattutto ti vengono dati spazi adeguati per esibirti?

Purtroppo nel mondo della chitarra si è innescato un meccanismo un po' particolare: le Associazioni e i Festival tendono a chiamare a suonare i giovani solamente come premio di concorsi vinti. Quindi  un giovane rischia che per fare concerti deve vincere più concorsi che può facendo diventare la musica quasi una gara continua più che una professione artistica.
Certo non è sempre così e io non posso lamentarmi perché in questi due anni ho fatto tantissimi concerti in tutta Italia, però molti dei concerti li devo al fatto che ho vinto dei concorsi internazionali importanti e conosciuti da tutti. Quindi per quanto riguarda la mia esperienza personale sono molto soddisfatto perché ho suonato quasi sempre in situazioni di alta qualità. Insomma è giusto che chi vinca venga premiato, ma è vero anche che non si può fare e vivere tutta la vita di concorsi, sarebbe bello dunque se le associazioni, organizzazioni e festival fossero anche più curiose e si informassero sui giovani talenti e su chi vale la pena far suonare. Fortunatamente qualcuno già lo fa, ma per ora è ancora in minoranza.

3. Sei soddisfatto della didattica del tuo paese? Andresti a studiare il tuo strumento in qualche posto(Paese) in particolare? Se si,dove?

Il nostro paese è patria di chitarristi e di didatti eccezionali. Abbiamo delle personalità fondamentali per la chitarra e conosciute in tutto il mondo. Gli insegnanti validi non ci mancano, il problema è che spesso le istituzioni dove insegnano non aiutano molto ne i maestri ne gli studenti. Il problema è che quindi spesso famosi chitarristi e insegnanti di grandissima fama italiani si trasferiscono all'estero per insegnare e per il nostro paese questo significa solamente perdere un patrimonio che va a giovare invece altri paesi dove magari non hanno una grande tradizione chitarristica o grandi talenti ma hanno delle strutture formidabili. Basti pensare ad esempi come quello di Oscar Ghiglia che ha insegnato a Basilea per una vita o a Carlo Marchione che vive a Maastricht da sempre: insegnanti di alcuni dei chitarristi più famosi al mondo e di tantissime generazioni, Maestri che probabilmente se avessero avuto possibilità migliori in Italia sarebbero rimasti ed avrebbero fatto sicuramente la fortuna di molti chitarristi del nostro Paese.

4. Che obbiettivi lavorativi vorresti raggiungere in futuro?

Gli obiettivi sono tanti e lavoro di giorno in giorno per ottenerli. La cosa più importante e più bella sarebbe girare il mondo con la mia chitarra. Poi credo anche che con il passare degli anni e dell'età gli obiettivi, le esigenze e le priorità posso tranquillamente cambiare, per ora mi godo questo momento dove faccio tanti concerti e sto sempre in giro.

5. Che consiglio senti di dare ai giovani chitarristi come te che vogliono affrontare una carriera da concertista.?

In realtà non so se sono in grado di dare chissà quali consigli perché sono nel pieno di questo momento che sto vivendo e anche io a volte non mi rendo bene conto di ciò che mi accade intorno. L'unica cosa che posso dire, che è poi quello che faccio io, è impegnarsi e crederci ogni giorno ma sopratutto vivere la musica in tutta la sua essenza perché siamo tra i pochi fortunati che possono goderne veramente ogni giorno.


Giulia Ballarè

1. Partendo da questa citazione di E.Fisk qual’ è la figura didattica italiana a cui fai riferimento,dalla quale pensi di trarre forte ispirazione o con la quale hai avuto l’occasione di studiare?

Rispetto alla condizione di Fisk, credo che noi giovani italiani ci possiamo considerare più fortunati: rispetto  a 50 anni fa, il numero di bravi insegnanti in circolazione è maggiore e quindi la tecnica chitarristica è cresciuta più velocemente. Credo sia  estremamente difficile trovare una sola  figura di riferimento, soprattutto perché ho notato molte figure degne di attenzione. Posso però affermare che, per me,  è stato determinante il mio insegnante Guido Fichtner.  Il M ° Fichtner mi ha cresciuta con la tecnica di tipo scientifica di Mauro Storti e secondo i precetti della scuola francese di Alberto Ponce sul suono e sull'interpretazione. Con lui ho fatto quasi tutto il mio percorso in Conservatorio a Novara, fino al Biennio d'Interpretazione. Tanti anni che ci hanno legato molto e hanno fatto sì che si instaurasse quel rapporto unico tra allievo e insegnante: ormai, quando faccio lezione con lui basta un gesto, una parola per intendersi al volo.
Fortunatamente, visti i mezzi disponibili nel XXI secolo (addirittura è possibile vedere masterclass del grande Segovia su YouTube, senza neanche dover uscire dalla propria camera!), è facile raggiungere i maestri che mi interessano. Una delle prime occasioni dove mi sono guardata attorno è stata ai corsi estivi di chitarra. Frequentando quelli di Ascoli Piceno, poi  di Acquasparta, ho conosciuto nuovi insegnanti (come ArturoTallini, Walter Zanetti, Maurizio Norrito, Monica Paolini, Stefano Palamidessi) e ho scoperto che le tante cose che ti sono state insegnate da sempre, dette in un modo diverso da un'altra persona, ti accendono una lampadina! 
Così, parallelamente al biennio, ho frequentato un corso con il M° Walter Zanetti a Bologna. Anche lui aveva studiato con Alberto Ponce a Parigi, come Fichtner, con il quale addirittura faceva il viaggio insieme per andare a lezione in Francia. Diciamo, quindi, che ho continuato sulle stesse orme, ma che è stato importantissimo per la mia crescita frequentare un altro insegnante ... ti si apre la mente! Sentirsi dire cose già note ma in maniera nuova, forse, è la strada per scoprire e scoprirsi. Credo sia limitativo per un artista pensare solo al proprio paese, soprattutto nell'era della globalizzazione che effettivamente qualche vantaggio lo offre. Con il tempo ho ‘alzato il tiro’ e, sfruttando anche  le molte masterclass organizzate dal mio conservatorio all’interno del Festival ‘Il Mondo della Chitarra’, ho conosciuto chitarristi di fama internazionale come Frank Bungarten, Pablo Marquez, Claudio Marcotulli, François Laurent, Lorenzo Micheli. E, dopo avere frequentato molte masterclass con alcuni suoi allievi (Fichtner, Marcotulli, Norrito e Zanetti), ho potuto incontrare Alberto Ponce stesso.
Finito il biennio, all’interno del Festival milanese ‘Corde D’Autunno’, ho avuto l’onore di aprire il concerto di Pavel Steidl … mi innamorai letteralmente di quel chitarrista, dotato di una tecnica fenomenale, ma eccentrico e curioso! Dopo quel concerto, faccio di tutto per riuscire a partecipare a ogni sua masterclass tenuta in Italia o nel resto d’Europa.Ho avuto il piacere di conoscere i modi e gli insegnamenti di  Carlo Marchione che, dopo due sole lezioni, mi è rimasto impresso nella memoria con la definizione di ‘Enciclopedia Vivente’. Ho incontrato David Russell e Marcin Dylla al festival di Koblenz nel 2013. Tanti grandi e famosi personaggi del mondo della chitarra che, con la loro umiltà, sono in grado di trasmettere il loro sapere senza scoraggiare mai. Chitarristi che ti danno uno stimolo enorme e, nello stare con loro, capisci che non si studia mai abbastanza! È una continua ricerca!Per tornare alla frase sopracitata di Eliot Fisk … , tra i contemporanei , nessuno è riuscito, tra i chitarristi, a imporsi nel panorama culturale mondiale. Un esempio banale: Segovia è conosciuto dai miei genitori che non sono chitarristi, ed è conosciuto in quanto ‘chitarrista’; tanti altri bravi musicisti vengono conosciuti nell’ambito della mia famiglia solo in seguito ai miei racconti, dopo le mie masterclass e, in generale, dopo mie esperienze personali.

2. Essendo un giovane concertista,sicuramente lo studio giornaliero occuperà molto tempo della tua giornata. Ti senti valorizzato dalle varie organizzazioni chitarristiche(Festival) e soprattutto ti vengono dati spazi adeguati per esibirti?

Facendo concorsi e masterclass in giro per l' Europa, sempre in contesti internazionali, conosco tanti miei coetanei che mi raccontano delle loro diverse realtà e possibilità e con cui posso confrontarmi per capire meglio la mia realtà. Per alcuni c'è  l'enorme vantaggio che la scuola paghi allo studente promettente i costi del concorso, del viaggio, dell'albergo... insomma alcuni miei colleghi sono sovvenzionati perché le scuole di provenienza credono che i successi ottenuti dagli studenti  portino prestigio anche a loro! 
E’ inutile dire che io, avendo studiato in un conservatorio italiano, Il quale non  ha queste possibilità, ho sempre dovuto fare i conti con il MIO portafoglio per decidere a quali concorsi partecipare. Insomma è  sicuramente un mio orgoglio quello di poter dire di aver raggiunto tutti gli obiettivi solo con le mie (della mia famiglia all’inizio) possibilità! Certo è triste pensare che forse un chitarrista di talento, ma che non sia in grado economicamente di affrontare spese e viaggi, solo per il fatto che sia cresciuto in Italia, debba perdere occasioni su occasioni, rimanendo relegato nel suo cantuccio …
Ma tornando alla mia esperienza, in questi ultimi tempi mi accorgo che suonare nei Festival diventa sempre più difficile: siamo tanti e bravi! Le associazioni, nei Festival, fanno il possibile per riservarci spazi adeguati, ma è innegabile che ci siano numerose difficoltà per loro quando le Istituzioni non si interessano e solo i privati si preoccupano di sostenere manifestazioni culturali! 

3. Sei soddisfatto della didattica del tuo paese? Andresti a studiare il tuo strumento in qualche posto(Paese) in particolare? Se si,dove?

Come detto in precedenza, in Italia esistono persone molto valide, ma queste non sono per forza riunite in   un' unica struttura: è come giocare alla caccia al tesoro! E non è solo per fare del sarcasmo. Credo fermamente che il nostro mestiere sia una ricerca sia materiale (ovvero la ricerca di persone capaci e stimolanti), personale (cioè la ricerca di una propria personalità musicale) e assolutamente strumentale.
Indispensabile, credo io,  è avere anche un confronto con altri Paesi! e per la chitarra in particolare ritengo sia fondamentale un’esperienza in Spagna, patria di tale strumento. 
Io, e sono grata dell’esistenza di tale possibilità, ho avuto la fortuna di partecipare al progetto europeo ‘Erasmus’ nella città di Murcia, nella Spagna meridionale, e qui, oltre a vedere il rapporto che la gente comune ha con la 'guitarra' - simile a quello che noi italiani abbiamo con il pallone!-, essendo stata a contatto con flamenchisti,  ho potuto ampliare la mia tecnica chitarristica imparando ‘rasgueado’, le scale appoggiate (‘todo picado’) e apprendendo la tecnica del ‘todo pulgar’ (tutto pollice).

4. Che obbiettivi lavorativi vorresti raggiungere in futuro?

Sarebbe bello poter  insegnare in un Conservatorio, girare il mondo con la chitarra, vivere di musica: mi è stato insegnato che i sogni non costano, quindi punto in alto!!

5. Che consiglio senti di dare ai giovani chitarristi come te che vogliono affrontare una carriera da concertista.?

Guardarsi intorno, confrontarsi con il più bravo della classe, poi con il più bravo della regione, poi dello stato e così via; cercare di imparare da tutti! ognuno ci può trasmettere una parte di quest' arte.
Rimboccatevi le maniche, studiate sempre di più con l' obbiettivo di imparare ancora e ancora, non per una mera e triste competizione. Forse il trucco è proprio questo: un rapporto personale con la chitarra, uno studio che nasca come fine a se stesso e non per la vittoria di questo o quel concorso. Vittorie, premi e ‘gloria’ saranno forse conseguenze, ma l’importante è il proprio studio, per il proprio rapporto con lo strumento, per la propria persona! E poi … in bocca al lupo!



Flavio Nati

1. Partendo da questa citazione di E.Fisk qual’ è la figura didattica italiana a cui fai riferimento,dalla quale pensi di trarre forte ispirazione o con la quale hai avuto l’occasione di studiare?

Personalmente credo che in Italia abbiamo una serie di didatti e musicisti di altissimo livello. Io ho avuto la fortuna di studiare con maestri del calibro di Arturo Tallini, Giuliano Balestra, Carlo Marchione, Oscar Ghiglia: ognuno di essi ha esercitato una forte influenza sul mio modo di suonare, di concepire la musica e il mio mestiere, ma soprattutto ogni personalità ha contribuito a formare il mio essere “artista”- cioè creatore di arte - nel senso più completo della parola, che alla fine penso sia la cosa più importante di tutte. Chiaramente ho solamente citato gli
insegnanti con cui ho avuto il piacere studiare, ma posso tranquillamente affermare che ce ne sarebbero ancora tanti altri da elencare.

2. Essendo un giovane concertista,sicuramente lo studio giornaliero occuperà molto tempo della tua giornata. Ti senti valorizzato dalle varie organizzazioni chitarristiche(Festival) e soprattutto ti vengono dati spazi adeguati per esibirti?

Ci sono alcuni festival che danno uno specifico spazio ai giovani, ma in generale penso che si possa – e si debba - fare molto di più. La cosa che mi diverte è piuttosto vedere come i nostri colleghi più anziani rimangano spesso stupefatti dalla qualità delle proposte di noi giovani: il livello della chitarra si è alzato, ci stiamo finalmente avvicinando ai nostri colleghi pianisti, violinisti ecc … ma questo ancora non basta.
Poiché la chitarra rappresenta una nicchia all’interno di un genere che al giorno d’oggi sta vivendo una profonda crisi – quello della musica classica, si è venuta a creare una combinazione tra una concorrenza molto agguerrita e la carenza di sufficienti situazioni adeguate che infine non favorisce chi vuole emergere. Una via sicuramente è quella di vincere concorsi, ma forse non è l’unica e comunque non garantisce un successo a lungo termine.

3. Sei soddisfatto della didattica del tuo paese? Andresti a studiare il tuo strumento in qualche posto(Paese) in particolare? Se si,dove?

Secondo me il problema fondamentale dello studio della musica in Italia non risiede tanto nel livello didattico degli insegnanti, che invece ritengo elevato considerati gli standard europei, ma piuttosto nella situazione dei conservatori: corsi che partono in ritardo, continui problemi burocratici, troppe materie da seguire con relativi esami. La situazione non cambia neanche per il biennio, dove in teoria si dovrebbe essere preparati alla professione da un punto di vista ancora più pratico. Perlomeno mi riferisco all’esperienza che ho avuto io nel conservatorio della mia città natale, Roma. Ritengo che sia giusto voler paragonare il percorso di studi musicali in conservatorio a qualunque altro studio universitario, cosa che avviene normalmente in tutta Europa, ma studiare musica è ben differente da studiare matematica, architettura o filosofia: esso richiede un impegno giornaliero non indifferente sullo strumento, cosa che – per il modo in cui sono organizzati i corsi della riforma – non viene a mio avviso tenuta sufficientemente in considerazione. Per questo motivo ho deciso di seguire un biennio di specializzazione in Olanda, a Maastricht, con il maestro Carlo Marchione.
Qui non ho molte materie complementari, pochi esami da dare e questo mi permette di concentrarmi sullo studio giornaliero e di prepararmi per concerti, concorsi, studiare altro repertorio con la dovuta calma e senza troppi problemi.

4. Che obbiettivi lavorativi vorresti raggiungere in futuro?

Chiaramente penso che un obbiettivo ragionevole possa essere quello di ottenere un posto fisso in una scuola, preferibilmente non privata: il mio sogno sarebbe quello di insegnare in un conservatorio italiano, ma il problema è che le assunzioni nel nostro paese sono tutte bloccate e mettersi in graduatoria vuol dire aspettare molti, troppi anni. E anche le tanto agognate scuole medie ad indirizzo musicale non mi convincono, poiché non credo permettano al docente di creare un percorso di qualità e difficilmente lasciano abbastanza spazio per la propria carriera personale (basti vedere il numero di giorni di permesso artistico che un insegnante può chiedere in anno). Personalmente credo che al giorno d’oggi l’estero possa riservare situazioni più semplici e dignitose per i giovani musicisti, vista anche la considerazione che si ha altrove per la musica: tutto questo però a caro prezzo, soprattutto per quelli che come me amerebbero poter vivere nella propria patria.

5. Che consiglio senti di dare ai giovani chitarristi come te che vogliono affrontare una carriera da concertista.?

Innanzitutto direi di non trascurare mai la qualità di quello che si fa. Purtroppo al giorno d’oggi siamo abituati a percepire le cose alla velocità della luce, ma per avere risultati soddisfacenti nello studio di uno strumento sono necessari tanta calma, concentrazione e forza di volontà. Altra cosa: cercate sempre di studiare con buoni maestri. Solo così possiamo percorrere ed essere guidati lungo un cammino di crescita musicalmente valido, e questo secondo me è il miglior biglietto da visita che si possa avere per il futuro. Personalmente non credo molto nel talento, penso che sia molto più fruttuoso un percorso di studio portato avanti con serietà – e anche con una sana dose di divertimento - giorno dopo giorno: solo con esso si gettano basi veramente solide per creare la propria carriera futura.
Un altro consiglio è quello di essere propositivi: suonare nella propria stanza può essere molto d’aiuto ma è quando si comunica con gli altri che si mostra il nostro vero valore. Ciò vuol dire di cercare il più possibile tutte quelle opportunità che facciano al proprio caso, senza temere troppo di non essere adeguatamente pronti, anche perché non lo si sarà mai al cento per cento (è anche questo il bello di essere musicisti): un po’ di audacia in fin dei conti non guasta mai.

martedì 18 marzo 2014

Supernova - Interview with Flavio Nati



When did you start playing guitar and why? What did you study and what is your musical background? What guitars do you play and you've played with ?

I started playing when I was 8 years old, just for the fun. I started in a school district near my home with Maurizio Greco , a good teacher that never forced me and permitted me to discovered the guitar in my personal way. When I realized that I really liked playing ( I have to say after several years! ) I began to spend more time on the instrument, studying harder and playind more difficoult songs ... So it happened that my teacher introduced me to his teacher , Giuliano Balestra, who had recently retired from the Conservatorio Santa Cecilia. All this happened in 2007 : I started to follow Balestra in annual masterclass , then in the summer courses ... it was a like to “how to get into his class at the conservatory” , also his students continued to follow him, and at least I’m still in contact with this group of fine people ...
Then finally I made the big decision to get into the conservatory : so I began my studies with Arturo Tallini , which opened me to a world , or rather has opened me the world of music, giving me totally unexpected perspectives in the sense that managed to pull off what I first thought it was not even remotely possible, both technically and expressively , pushing me toward something new every time ... I was in his class at the Conservatory for three years, which have literally flown by . In 2012 I graduated and I decided to move to the Netherlands to attend a two-year specialization with Carlo Marchione , in Maastricht, on the Belgian border . Even with Carlo I played very well, he is great a musician and a wonderful teacher , the class is excellent and I am glad of the course, in general compared to two years in Italy I had a lot less complementary subjects to study, which allows you to concentrate much more on the study of the instrument, even managing to find some time for myself. But I must admit that - coming from Rome - a city of 100,000 inhabitants may be a little bit "tight", at least I admit that after almost two years I miss Italy a little bit ...
At the moment I play acedar top guitar made by Canadian luthier Robert Mikhail in 2005. It's a very comfortable guitar with a great sound and I’m very happy to have it. Every now and then I think I’m a little bit too much squeezed between trips , concerts , competitions, tests , though for the moment it is better that way ... In the past I have also played a Locci & Mancini , made in 1992 if I'm not wrong, an italian guitar model built on Ramirez , sound really nice but with a really hard neck,such a pity! I’m thinking about buying a romantic guitar, since I believe that it can really open up a world for the interpretation of nineteenth-century music : who knows maybe I could find her soon ...

What were and are your main musical influences?

I have always tried to draw a lot of inspiration from my teachers, not only from the technical
or instrumental point of view, but also from the human point of view, the most personal, that is, the aspect that makes the bottom of the "simple" musicians by trade (which already is by no means simple in itself ) of the real artists in the round. Every teacher that I had followed - with its different personality – had a strong influence on my guitar and above all being a musician.
Then there was the world of rock , in fact I have also played the electric guitar for a long time. It's been a very challenging also because I studied pretty much all alone, just by listening to CDs and imitating the great guitarists: Hendrix, Page , Clapton , Gilmour ... The fact that I was " self-taught " (even if my classical studies helped me a lot) has allowed me to rely more on instinct , something from my point of view should not to be underestimated even for classical musicians and with pleasure that I keep in my musical knowledge . Then with Supernova I had to brush up my Strat , I honestly did not think I could still enjoy it so much that world, so distant and yet so close!

What prompted you to enter t in Supernova .. ?

First of all, the desire to continue to work closely with my teacher Arturo Tallini, who is a person that fills me every time for new ideas, always offers a different perspective, very personal perspectives, but in the end always consistent because is the result of a thorough search of himself. This is one of the most important things he taught me and that made me grow infinitely , as a musician and as a person ... Then the urge to have a meeting with other members of Supernova , which are all great friends and talented musicians colleagues! Too often we met in such occasions, especially in competitions, we did not have the possibility to spend some time together in peace ... Of course we work very hard making rehearsals, but we always manage to find the moments to spend together and do group, which is an essential aspect of making music in this kind of project.

What are your other future projects?
I currently have several things in mind for my solo career : I will continue to study new repertoire and to participate in various competitions , which are always a stimulus for me , although I would decrease the number of them rather to focus on quality.
I also play in a duo with flutist ,
Gloria Ammendola, with which we had in mind to prepare an all-Italian program , focusing mainly on the twentieth century: a repertoire which is usually less played but instead is of great interest and which we try to overcome those clichés that still affect this kind of duo since nineteenth century’s music. Who knows - maybe in the future I would be able to release a CD 


Contacts:

www.facebook.com/flavionatiguitar www.youtube.com/flavionati


lunedì 17 marzo 2014

Supernova - Intervista con Flavio Nati



Quando hai iniziato a suonare la chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con cui hai suonato?

Ho iniziato a suonare a 8 anni, come molti un po’ per caso e un po’ per gioco. Ho iniziato in una scuola di quartiere vicino casa mia con Maurizio Greco, un insegnante bravo che non mi ha mai forzato e ha sempre lasciato che scoprissi la chitarra a modo mio. Quando ho capito che suonare mi piaceva davvero (devo dire dopo vari anni però!) ho cominciato ad impegnarmi sempre di più, a studiare brani più difficili e a dedicare più tempo sullo strumento… Così è successo che questo insegnante mi ha presentato a suo volta al suo maestro, Giuliano Balestra, che era da poco andato in pensione dal Conservatorio di Santa Cecilia. Tutto questo è successo nel 2007: ho iniziato a seguire Balestra nelle masterclass annuali, poi nei corsi di perfezionamento estivi… è stato un po’ come entrare nella sua classe di conservatorio, anche i suoi ex alunni continuavano a seguirlo, e sono tuttora in contatto con questo bel gruppo di persone…
Poi finalmente ho preso la grande decisione di entrare in conservatorio: è così cominciato il mio periodo di studio con Arturo Tallini, il quale mi ha aperto un mondo, o meglio mi ha aperto al mondo della musica, dandomi prospettive totalmente inaspettate, nel senso che è riuscito a tirare fuori quello che prima non pensavo fosse neanche lontanamente possibile, sia tecnicamente che espressivamente, spingendomi ogni volta verso qualcosa di nuovo… Sono stato nella sua classe in conservatorio per tre anni, che sono letteralmente volati. Nel 2012 mi sono diplomato e ho deciso di trasferirmi in Olanda per seguire un biennio di specializzazione con Carlo Marchione, a Maastricht, al confine col Belgio. Anche con Carlo mi trovo molto bene, è un musicista e un insegnante splendido, la classe è di ottimo livello e sono contento del corso in generale: rispetto ad un biennio in Italia ho molte meno materie complementari, il che permette di concentrarmi molto di più sullo studio dello strumento, riuscendo anche a trovare del tempo per me stesso. Devo però ammettere che – venendo da Roma – una città di 100.000 abitanti possa risultare un po’ “stretta” dopo quasi due anni: in fondo l’Italia, con tutti i suoi difetti, un pochino mi manca…
Al momento suono una chitarra in cedro del liutaio canadese Mikhail Robert del 2005. È una chitarra comodissima, con un suono magnifico e che sono contentissimo di avere. Ogni tanto penso di spremerla un po’ troppo tra viaggi, concerti, concorsi, prove, però per il momento è meglio così… In passato ho suonato anche una Mancini & Locci, del 1992 se non sbaglio, una chitarra italiano costruita su modello Ramirez, dal suono veramente bello ma con un manico durissimo, un vero peccato! È un po’ di tempo invece che stavo pensando di cercare una chitarra romantica, in quanto credo che mi possa veramente aprire un mondo per l’interpretazione della musica dell’Ottocento: chissà che non riesca a trovarla presto…

Quali sono state e sono le tue principali influenze musicali?
Ho cercato sempre di trarre molta ispirazione dai miei maestri, non solo dal punto di vista tecnico o strumentale, ma anche dal punto di vista umano, quello più personale, cioè quell’aspetto che in fondo rende dei “semplici” musicisti di mestiere (che già non è per niente semplice di per sé) dei veri e propri artisti a tutto tondo. Ogni maestro che ho seguito ha avuto – con la sua differente personalità – una forte influenza sul mio essere chitarrista e soprattutto musicista.
Poi c’è stato il mondo del rock, infatti ho suonato anche la chitarra elettrica per un lungo periodo. È stato un percorso molto stimolante anche perché ho studiato praticamente tutto da solo, semplicemente ascoltando cd e imitando i grandi chitarristi: Hendrix, Page, Clapton, Gilmour… Il fatto di essere stato “autodidatta” (anche se il percorso classico mi ha aiutato enormemente come è ovvio che sia) mi ha permesso di fare affidamento molto di più sull’istinto, un aspetto dal mio punto di vista assolutamente da non sottovalutare anche per i musicisti classici e che con piacere tengo da parte nel mio bagaglio musicale. Poi con Supernova ho dovuto rispolverare la mia Stratocaster, sinceramente non pensavo potesse divertirmi ancora così tanto quel mondo, così distante eppure così vicino!

Cosa ti ha spinto a entrare in Supernova?
Prima di tutto la voglia di continuare a lavorare a contatto col mio insegnante Arturo Tallini: è una persona che mi riempie ogni volta di nuovi stimoli, propone sempre una prospettiva diversa, del tutto personale, ma in fondo sempre coerente con sé stessa perché frutto di una profonda ricerca su di sé. Questa è una delle cose più importanti che mi ha insegnato e che mi hanno fatto crescere infinitamente, come musicista e come persona… Poi la voglia di avere un momento di incontro con gli altri membri di Supernova, che sono tutti miei grandi amici nonché bravissimi colleghi musicisti! Troppo spesso infatti ci siamo incontrati in occasioni tali, soprattutto nei concorsi, che non avevamo del tempo da passare insieme in tranquillità… Beninteso anche alle prove in realtà si lavora tantissimo, ogni volta sono due giorni di attività frenetica, ma riusciamo sempre a trovare dei momenti da passare tutti insieme e fare gruppo, che è un aspetto essenziale del fare musica in un progetto di questo tipo.

Quali sono i tuoi futuri altri progetti?
Al momento ho varie cose in mente per la mia carriera solistica: continuerò a studiare nuovo repertorio e a partecipare ai vari concorsi, che sono sempre uno stimolo per me, anche se vorrei diminuire un po’ il numero per concentrarmi piuttosto sulla qualità.

Suono anche in duo con una flautista, Gloria Ammendola, con la quale avevamo in mente di preparare un programma tutto italiano, focalizzandoci soprattutto sul Novecento: è un repertorio in genere poco battuto ma di grande interesse, che cerca di superare quei cliché che questo tipo di formazione si porta appresso fin dalla musica del diciannovesimo secolo. Chissà - magari in futuro potrà uscirne fuori un cd!

Contatti:

www.facebook.com/flavionatiguitar www.youtube.com/flavionati